Libri di Robin Mackay
Teoria del navigatore solitario
Gilles Grelet
Libro: Libro in brossura
editore: Luiss University Press
anno edizione: 2024
pagine: 180
Il pensiero intrattiene con i luoghi un rapporto speciale. Ci sono i pensieri che crescono verticalmente, come gli alberi di una foresta; altri sono saldi, rocciosi come le certezze della terraferma. Esistono anche pensieri burrascosi, inafferrabili come i mari e profondi come gli abissi. Il pensiero di Gilles Grelet appartiene a quest'ultima categoria: è un pensiero vorticoso come le maree, solitario come un navigatore che conduce un'esistenza errante, lungo rotte incerte. Se la filosofia è da sempre il tentativo di garantire un senso stabile all'esistente, quella di Grelet è allora una vera e propria anti-filosofia che si infrange contro ogni certezza per abbracciare la vastità e la mutevolezza della vita. "Teoria del navigatore solitario", impossibile incrocio tra i lavori di Laruelle e Badiou, il diario che Thoreau scrisse a Walden e i romanzi di Herman Melville e Joseph Conrad, è il tentativo di articolare un pensiero all'altezza dell'irrequieto divenire del tutto. Libro "in cui il mare confluisce nella teoria" anziché esserne semplicemente l'oggetto e in cui i pensieri, spesso scritti con stile aforistico e poetico, affiorano taglienti come scogli dal flusso delle pagine, il Navigatore solitario "troppo marino per le persone d'intelletto, che conoscono solo la terra, troppo teorico per la gente di mare, che si appassiona solo alla vita", è un'opera unica che a ogni lettura sembra svelarsi e diventare al contempo più enigmatica, dedicata a tutte quelle persone che, in qualche misura, vi si sono già riconosciute. Introduzione di Robin Mackay.
Collasso. Scritti 1987-1994
Nick Land
Libro: Libro in brossura
editore: Luiss University Press
anno edizione: 2020
pagine: 224
“Ricordo la prima volta che ho letto Nick Land. All’epoca circolava una certa quantità di teoria cibernetica ma nessuno scritto sembrava provenire da dentro le macchine – ossia da fuori di noi – come facevano i testi di Land. Il testo non aveva il distacco che ci si aspetterebbe da uno scritto accademico: si serviva della narrativa e dei film come di terreni da occupare, anziché come artefatti da commentare. Aveva trovato un piano di consistenza in cui la narrativa cyberpunk di William Gibson si connetteva con la filosofia di Immanuel Kant, Blade Runner con la finanza. La teoria non veniva applicata, veniva collegata, come un cavo a una macchina. La sensazione era che il testo provenisse da qualche posto reale, da un altrove esterno, e non da un’interiorità psicologica. Il tutto era pervaso da una sorta di incosciente rigore: mancava qualsiasi forma di quel distacco che rende buona parte della scrittura accademica così noiosa. C’era la nitida sensazione che si prova qualora si incontri un progetto autentico: la sensazione che qualcosa del genere dovesse essere scritta”. (Mark Fisher) Introduzione di Robin Mackay e Ray Brassier. Con un testo di Mark Fisher.

