Libri di Adriano Valerio Rossi
Dizionario pashto-italiano
Matteo De Chiara
Libro: Libro in brossura
editore: Scienze e Lettere
anno edizione: 2024
pagine: 316
Il pashto è una delle principali lingue della famiglia iranica, parlato da diverse decine di milioni di persone nell’area afghano-pakistana. Migliaia di migranti che parlano questa lingua sono coinvolti, oggi come in passato, in un esodo diffuso in tutto pianeta, circostanza, questa, che rende particolarmente necessari strumenti conoscitivi quali grammatiche e dizionari. Dopo i primi studi europei condotti a partire dal XIX secolo, è con il linguista norvegese Georg Morgenstierne, attivo nella parte centrale del XX secolo, che gli studi pashto hanno visto il loro massimo sviluppo. In Italia, Alessandro Coletti provò, negli anni ’80, a rendere più accessibile questa lingua al pubblico italiano, ma i suoi lavori non hanno avuto sostanziale diffusione. Sono perciò lieto di accogliere nella collana Il Novissimo Ramusio il primo dizionario bilingue pashto-italiano apparso in Italia, ricco di oltre 15.000 lemmi, rappresentativi del lessico realmente utilizzato dalla maggioranza dei parlanti, comprendente cioè quelli che Tullio De Mauro chiama “lessico fondamentale, lessico di alto uso e lessico di alta disponibilità” (T.D.M., La fabbrica delle parole, Torino 2005). (dalla Prefazione di Adriano V. Rossi, presidente ISMEO)
Roots of peristan the pre-islamic cultures of the Hindukudh-Karakorum. Proceedings of the international interdisciplinary Conference ISMEO (Rome, 5-7 October, 2022)
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Scienze e Lettere
anno edizione: 2024
pagine: 976
Italia-Libia: i luoghi dell'archeologia, dagli archivi all'impegno sul campo. Italy-Libya: archaeological landscapes, from archives to fieldwork
Libro: Libro in brossura
editore: Scienze e Lettere
anno edizione: 2022
pagine: 184
«ISMEO - Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente è lieto di aver attivamente partecipato all’organizzazione, insieme alla Fondazione MedA - Mediterraneo Antico - ETS e all’Archivio Centrale dello Stato, della mostra Italia-Libia: i luoghi dell’archeologia, dagli archivi all’impegno sul campo. La mostra Libia-Italia: un’archeologia condivisa, frutto della cooperazione tra la rappresentanza diplomatica italiana a Tripoli, il Dipartimento di Antichità della Libia (DoA), la Fondazione MedA - Mediterraneo Antico, fu inaugurata nel settembre 2021. La seconda edizione del catalogo della mostra tripolina, incentrata tanto sull’operato delle missioni quanto sulla ricostruzione delle personalità che hanno contribuito allo sviluppo della ricerca e alla tutela, viene oggi presentata con questo volume nel quadro della mostra-conferenza sulla collaborazione italo-libica in campo archeologico, Italia-Libia: i luoghi dell’archeologia, dagli archivi all’impegno sul campo. [...] Crediamo in conclusione di aver dimostrato, secondo uno dei tanti paradigmi possibili, quanto la cooperazione nel campo dello studio e della valorizzazione delle fonti documentarie, sia testuali sia grafiche e fotografiche, preluda a stimolanti prospettive di condivisione scientifica, verso le quali bisogna sempre più incanalare l’interesse delle istituzioni italiane e libiche, in vista di una interdisciplinarietà e complementarietà scientifica tra le due sponde del Mediterraneo che ha tutti i presupposti per produrre risultati concreti di grande rilevanza.» (dall'introduzione di Adriano V. Rossi - Presidente ISMEO)
Il pozzo del destino. Vita di Celadet Alî Bedirxan
Mehmed Uzun
Libro: Libro in brossura
editore: Scienze e Lettere
anno edizione: 2022
pagine: 368
«Con l'edizione italiana di Il pozzo del destino di Mehmed Uzun (1953-2007), presentiamo un nuovo volume nella serie di letteratura kurda la cui realizzazione è stata resa possibile grazie a un progetto coordinato dal- l'ISMEO – Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l'Oriente, coeditore del presente volume, e dall'Istituto internazionale di cultura kurda (Roma)[...]. Il pozzo del destino è un romanzo storico incentrato sulla biografia di Celadet Alî Bedirxan, personaggio chiave del Novecento kurdo. Come nota nel suo saggio introduttivo Francesco Marilungo, il giovane kurdologo italiano che ha egregiamente tradotto e curato il romanzo, in esso viene a crearsi una sorta di sovraimpressione fra le figure di Bedirxan e Uzun: il secondo scrive il romanzo che il primo avrebbe voluto scrivere e non ha potuto. Dopo il processo del 1976, quando Uzun capisce che solo dall'esilio potrà essere utile alla causa, sulla via che lo condurrà in Svezia si trattiene ancora per qualche settimana a Damasco, per una sorta di immersione finale nel passato plurisecolare delle migrazioni kurde. [...] Attraverso la sua prosa e i suoi ragionamenti, Uzun indica nella lingua, strumento della narrazione collettiva, l'unica via di riscatto, l'unica possibilità di rompere l'isolamento. È un compito che generazioni di letterati kurdi – da Eh- medê Xanî a fine Seicento fino ai fratelli Bedirxan nella prima parte del Novecento e a Sharko Bekas nell'epoca a noi contemporanea (si veda in questa stessa collana: L. Schrader, Sherko Bekas. Scintille di mille canzoni, Il Novissimo Ramusio 4, Roma 2017) hanno sentito come compito principale dello scrittore kurdo, vale a dire il contributo alla creazione di una letteratura nazionale in una varietà linguistica comprensibile al maggior numero possibile di Kurdi.» (dall'introduzione di Adriano V. Rossi, Presidente ISMEO)

