Libri di Anna Zanon
Dunque
Jacques-Alain Miller
Libro: Libro rilegato
editore: Astrolabio Ubaldini
anno edizione: 2025
pagine: 406
Prosegue la pubblicazione dei Corsi tenuti da Jacques-Alain Miller, dal 1981 al 2011, presso il Dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII. Il ‘dunque’ di cui si occupa Jacques-Alain Miller in questo Corso è il dunque della conclusione autentica di un’analisi, il suo termine vero, da distinguere dall’interruzione, dall’uscita prematura, dall’uscita decisa dal paziente ma non ancora arrivata alla sua conclusione logica.
Clinica e teoria del grande Altro. Atti delle Giornate di studio IRPA (Milano, febbraio 2018)
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2019
pagine: 194
Nella teoria di Jacques Lacan, il grande Altro è un concetto fondamentale che è presente in tutto il suo insegnamento con figure diverse: la madre, la morte, il sesso, il corpo... Ma ciò che costituisce lo specifico della psicoanalisi è l’Altro come luogo della parola e del linguaggio, senza cui la sua esperienza sarebbe impossibile. Più radicalmente, il soggetto stesso non esisterebbe senza l’Altro, da cui in origine riceve le prime parole, ed è con le tracce lasciate dalle parole dell’Altro che il soggetto a venire si deve confrontare. A partire dagli anni ’70, Lacan lascia i suoi allievi del tutto spiazzati sostenendo che “l’Altro non esiste” proprio nel momento in cui avanza il concetto dell’Uno: enunciato paradossale che sembra annullare quanto aveva teorizzato fino ad allora, ma che esige un’interrogazione attenta sulla logica dell’“esistenza” dell’Altro, termine che Lacan non ha scelto a caso, e sicuramente non nel senso banale. In questo volume sono raccolti i contributi dei docenti dell’IRPA nelle giornate dedicate alla clinica e alla teoria dell’Altro, tenutesi a Milano nel febbraio 2018.
L'amore del nome. Psicoanalisi del processo di soggettivazione tra angoscia e nominazione
Gabriele Lo Monaco
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2017
pagine: 78
Il nome proprio porta con sé una sorta di intraducibilità; questo fa la differenza tra un nome proprio e un nome comune. Quest’ultimo, infatti, esprime qualcosa sul contenuto di un oggetto, rendendone possibile l’identificazione, ma non ci dice nulla sulla sua particolarità. Se è vero che il nome proprio è quel punto di ormeggio che veicola la costituzione del soggetto, è vero anche che porta con sé le tracce dell’azione dell’Altro sul soggetto. Nessuno sceglie il proprio nome. Il nostro nome è sempre scelto da un altro, che indica il segno del suo desiderio nei nostri confronti. Dare un nome al soggetto è, nella sua essenza, un atto d’amore. Essere chiamati, essere “nominati”, significa avere un determinato posto nel desiderio dell’altro e la dinamica di questo atto spesso orienta la vita di un soggetto e concorre alla costruzione del suo fantasma. Se dunque il nome proprio è scelto da un altro e, al tempo stesso, è connesso al processo di soggettivazione, notiamo come il destino del soggetto non possa prescindere e sia inestricabilmente vincolato alla funzione di oggetto che il soggetto stesso rappresenta per l’Altro. Dal buio del panico alla luce dell’amore, dal grido dell’abbandono alla pace del ritrovare (e del ritrovarsi) la vita che aveva, per troppo tempo, lasciato in sospeso, Alessandra troverà una salvezza, che, nel suo caso, non può che passare attraverso le vie dell’amore del nome. Ecco quali sono alcuni dei compiti fondamentali di un’analisi e i doni che essa può offrire: dare un nome al soggetto, favorire il processo di soggettivazione, promuovere la singolarità dell’esperienza, umanizzare una vita. Prefazione di Anna Zanon.

