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Libri di Alfredo Barrella

Il viceré di Lemos. Pedro Fernández de Castro Andrade y Portugal. Il colpo alla Zecca, le false monache e i paggi amorosi. 1610-1615

Il viceré di Lemos. Pedro Fernández de Castro Andrade y Portugal. Il colpo alla Zecca, le false monache e i paggi amorosi. 1610-1615

Alfredo Barrella, Arturo Bascetta

Libro: Libro rilegato

editore: ABE

anno edizione: 2025

pagine: 144

L'Anonimo cronista introduce il governo vicereale di Don Pedro di Castro con un inconveniente: la lite tra il fratello Don Francesco e Giovanni, figlio del deposto Conte di Bonivento, allontanato da Napoli e ripartito alla volta della Spagna, intrappolati in certi «ragionamenti fastidiosi». Tra le prime opere pubbliche di Pedro, nuovo Viceré, il quale governò dal 1610 fino al 1616, e che continuò, come il predecessore, a fidarsi del Fontana, incontriamo il castello puteolano di Baia. Egli risanò le finanze dello stato, in precedenza in balìa di Giovanni del Bonivento, del Reggente della Vicaria, e di D. Baldassar di Torres, beneficiando del braccio «di Don Michele Vaaz Nobile Portoghese, huomo pratichissimo in simiglianti faccende, e che forsi non havea pari l'Europa», smorzando la fame della povera gente. Durante i sei anni del governo di Pedro molti furono i terribili e curiosi fatti che si susseguirono, a partire dall'incendio di Montevergine, dove «alli 21 de Maggio 1611, et fu tal focho, che vi morsero forsi ottocento persune»; uomini vestiti da donne e donne vestite da uomini, così come ce ne parlano le Cronache di Montevergine del Giordano. Dopo la morte di Margherita d'Austria, i cui lutti, come racconta il Parrino, furono presto dimenticati dalle nozze tra «il Principe delle Spagne con Isabella Borbone, e tra il Rè Ludovico Decimoterzo di Francia con Anna d'Austria figliuola del Rè Cattolico», prese fuoco anche il Palazzo del Viceré, il quale scappò «a Pizo Falcone ad habitare per fugire la furia del focho». A maggio dell'anno seguente fu presa d'assalto la Regia Zecca e solo in agosto del 1613 fu scoperto il vero responsabile: Bauzo di Torre del Greco. Di boccaccesca memoria sembrano le vicende peccaminose di falsi santoni, come Suor Giulia, da sempre creduta a parlare con «l'Angli beati». La donna viene scoperta a condurre una vita amorosa ben lontana dalla vocazione, finendo presto in esilio. Suor Orsola Benincasa, gelosa della oscura santità della collega, non esitò a fare la spia ai padri Teatini, mandandola così davanti al Tribunale del Sant'Uffizio. Ritornata in Napoli, per grazia di suoi potenti amici, entrò nelle grazie della Viceregina: «non vi mancò nulla che non vi incorresse la s[igno]ra D[onna]Chaterina de Sandoball moglie del s[igno]re D[on] Pietro de Castro N[ost]ro Viceré», desiderosa di avere figli, e per questo rivoltasi alla falsa santa, affinché intercedesse per lei. La prima lezione non era bastata a Suor Giulia per darsi una calmata, finendo, stavolta, murata viva. Oggi potrebbe quasi piacere di inquadrare quella peccatrice come una eroina del suo tempo, nonché paladina dei "diritti della carne". Seguono anni felici per i napoletani e per chi giunge in città: Filiberto di Savoia «andò à stanziare nel Palagio Reale, dove si trattenne per molti giorni, servito con grandissimo fasto, e splendidezza dal Vicerè». Nel 1615 la città vide anche l'arrivo dell'eminentissimo Aldobrandini. Vengono fondate così accademie e studi, come l'Edificio delle Publiche scuole fatto innalzare dov'era la Porta di Costantinopoli, progetto architettonico lavorato dalla maestria del Fontana: «il Conte di Lemos sembrò di botto integrato nella città, dalla parte della borghesia nascente più che dei nobili. Non a caso si schierò nel nome della scienza e della cultura, promuovendo la nascita delle scuole», aggregandosi così alla famosa Accademia degli Oziosi, «composta de' più begli ingegni d' Italia». Ma in questo anno, seguito poi dal sisma del 1616, e sotto questo governo «successero tre morte inaudite, l'una dopo l'altra», che spaventarono terribilmente la città: un figlio appiccatosi per denaro negatogli dal padre; Mutio Longo «per haver perso una quantità de denari al gioco»; una donna «habitante alla Duchesca per gielosia, che haveva del marito, egli anchora vinta dal Demonio se appicò per la gola».
60,00

Il viceré di Benevento. Juan Alfonso Pimentel y Herrera, conte di Benavente (o Bonivente). Il palazzo reale, i ponti, le fontane e il castello di Baia. 1603-1610

Il viceré di Benevento. Juan Alfonso Pimentel y Herrera, conte di Benavente (o Bonivente). Il palazzo reale, i ponti, le fontane e il castello di Baia. 1603-1610

Alfredo Barrella, Arturo Bascetta

Libro: Libro rilegato

editore: ABE

anno edizione: 2025

pagine: 144

Juan Alfonso Conte di Bonivento fu designato dal sovrano Fillippo III d'Austria a Viceré di Napoli, quale III prorex scelto dagli Asburgo per fare le veci della casa regnante (senza contare i luogotenenti nominati in loco durante i periodi di vacatio), in un periodo di grande turbolenza politica. Il suo incarico ebbe luogo in una fase in cui il Regno era sotto il controllo spagnolo. Sotto la sua amministrazione, Napoli, fu coinvolta in eventi di basso rilievo, sia sul piano politico che culturale, ma appariscenti. La sua figura non è associata a particolari gesta militari, ma piuttosto a un ruolo di mediazione e amministrazione del potere e dell'ordine, quello che cercava di mantenere in un periodo di grande instabilità. Gli stati dell'Italia imperiale del tempo erano influenzati dalle tensioni tra Spagna e potenze europee come la Francia, e questo ebbe un impatto diretto sulle politiche locali. Il Regno si presentava confuso, con strade malsane e gente povera, fra poveri e delinquenti, e prelati e chierici di Chiese corrotte, ricche d'argenti, con eremiti in corsa sfrenata sui monti, dove investire il patrimonio di famiglia. Dall'Incoronata a Cesarano fioriscono i nuovi cenobi dei nobili con confraternite intime, avverse ai papi e alla politica vicereale, sempre più opprimente per via delle tasse. Da Ostuni a Taranto i vecchi feudatari s'inventano la magna carta per alleviare i sudditi, che restavano servi, ma con vere regole, per scimmiottare le capitolazioni reali e le prammatiche vicereali che tardavano mettere in riga l'intero reame dal punto di vista strutturale, oltre che tassativo. Anche stavolta furono i balzelli, quelli imposti sul capo del terzo ceto, che finirono per moltiplicarsi per le esose richieste dell'Università comunale, dello Stato e della Chiesa, in un sovrapporsi di infiniti doversi rispetto a pochi diritti. Ma Napoli ha voglia di risvegliarsi e il Viceré rifà il Castello di Baia, la Piazza dove nascerà Palazzo Reale, fatto disegnare appositamente dal Fontana, inondando la città e la provincia di targhe, tabelle e marmi, murate sui palazzi, sulle fontane e sui ponti, a ricordo del nulla, con paragoni immaginari con i fasti romani, greci, e pagani. Intanto fioccano le monete false, chi le lima e chi le spaccia. L'avvocato Rovito eleva la classe avvocatizia e la Zecca ritira i soldi di latta, ristrutturando la chiesa dell'Odigitria, i Vergini, l'Ospedale di S.Giovanni. Perché questo Viceré non solo farà nascere un fortino all'Isola d'Elba e i ponti di Bovino, Benevento e Cava; ma darà vita ai giardini di Napoli: curerà l'acquedotto a S.Carlo all'Arena, la porta trionfale a Chiaia, il Palazzo di Porta Reale per inserrare il grano. Poi ci sono le feste per i nobili e le accensioni di fuochi notturni e fuochi d'artificio in continuazione per il popolino, a ogni lieta notizia che giungesse dal trono imperiale d'Austria o dal trono reale di Spagna. L'incarico finirà comunque inesorabilmente a duello, sull'Isola di Procida, con una scaramuccia provocata dal giovane figlio del Viceré, ora costretto a lasciare Napoli con l'infamante accusa di aver impoverito la città e il Regno. E così anche questo generale, dopo aver condannato a morte un asino e il suo padrone, registrò la propria fine, alquanto indegna, per aver reso potente solo il figlio e i due compari.
60,00

Fernando Domingo Ruiz de Castro Andrade y Portugal conte di Lemos. Il viceré di Castro. Parata a Napoli, cavalcata a Roma per il Giubileo (1599-1601)

Fernando Domingo Ruiz de Castro Andrade y Portugal conte di Lemos. Il viceré di Castro. Parata a Napoli, cavalcata a Roma per il Giubileo (1599-1601)

Alfredo Barrella, Arturo Bascetta

Libro: Libro rilegato

editore: ABE

anno edizione: 2025

pagine: 132

Il libro pone in rilievo, con onestà intellettuale e scavo delle fonti, interrogate sui loro più terribili segreti, tirando fuori fatti e personaggi abbandonati all'incuria del tempo, all'oscurità, se non proprio alla morta gora, la palude dell'Inferno. Fatti, avvenimenti, personaggi trattati in modo chiaro e, a volte, con linguaggio aulico, derivante direttamente dall'opera originale consultata, nei pregi e nei difetti, nelle ragioni e nei torti, come negli atti di valore che in quelli meschini. Sfilano dinanzi ai nostri occhi vicerè, conti, baroni, marchesi, nobili cardinali che fanno il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei sudditi, deboli e miseri della società. Sono le ribellioni eroiche del popolo, oppresso dalle angherie, dalle ingiustizie e dallo sfruttamento feroce che riducevano la gente alla miseria e alla fame. Il 1598 si era aperto portando sul trono il Principe delle Asturie, che prese nome, seguendo le indicazioni del padre, di Re Filippo III, sovrano anche di Napoli, dove sedeva il suo Vicerè d'Olivares. Il nuovo Re si sposò al più presto, l'anno dopo, con Margherita d'Austria, sorella dell'Imperatore Ferdinando II di Germania, dalla quale avrà otto figli, di cui quattro di vita lunga: Anna d'Austria (1601-1666), che divenne Regina di Francia, il futuro Re di Spagna Filippo IV, Ferdinando, che divenne Governatore dei Paesi Bassi spagnoli, e Maria Anna di Spagna, che divenne Imperatrice poiché sposò il cugino Ferdinando III d'Asburgo. Quelli che sembrano spagnoli, in realtà, continuano ad essere regnanti d'Austria, proseguendo la stirpe con gli intrecci di famiglia, lontano dai propositi dei Re Cattolici. Filippo III sembrò così disinterassato alla politica che fin da subito fece crescere il potere nelle mani del suo primo ministro, il Duca di Lerma, finì di dilapidare il tesoro reale, già sperperato dal padre in infinite campagne milititari. Nonostante ciò in politica estera le cose andarono meglio, almeno per la pace con l'Olanda e l'Inghilterra e, finalmente, per l'amicizia con la Francia, sancita con il matrimonio tra la figlia Anna d'Austria e Re Luigi XIII, che gli permise di fermare l'espansione dei Savoia, dando il Monferrato ai Gonzaga. A Napoli le cose restavano immutate con il nuovo Vicerè Fernando Ruiz de Castro, Conte di Lemos (1599-1601), oggetto di questo studio, in cui la storia è ricerca, continua e costante. Colpisce innanzitutto la scelta certosina delle fonti, le più svariate e miracolosamente rinvenute dalla pazienza infinita. E quella di Arturo è una vera e propria indagine, attenta e scrupolosa, dei fatti e degli avvenimenti storici, analizzati in modo diligente, esaminati con quella curiosità che è la base per conseguire risultati fecondi e fruttuosi. E' un vero e proprio scandaglio delle fonti esistenti nei luoghi più impensati. Che con la sua sagacia riesce a scoprire, perchè guidato da un fiuto storico invidiabile, che sbircia, nei cunicoli degli archivi e delle biblioteche delle varie città d'Italia e dell'Europa, testimonianze spesso sfuggite anche a storici di professione. A tale tipo di ricerca, affrontata con grande cura e impegno, si è dedicato anche il giovane studioso Alfredo Barrella, neo laureato, con una grande passione per la storia, al quale dobbiamo il contributo cronachistico della trascrizione italo-spagnola dal volgare dei cronisti contemporanei ai fatti. Molte sono le osservazioni, acute e criticamente apprezzabili (da far proprie senza alcuno indugio), sulle cause dei drammi nelle nostre zone del tanto tormentato Seicento, da parte di un risoluto Arturo Bascetta - al quale va un incondizionato plauso - come pure è da sposare il giudizio, a volte severo, su uomini, avvenimenti e fatti di tal secolo. Gli autori della ABE trattano il tutto senza alcuna pietà. Senza alcun falso moralismo. La loro storia è come una ventata di aria fresca, aperta, quasi violenta. Attira e sconvolge.
49,00

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