Libri di Angelo Labrini
Il clero uxorato nella Calabria greca. Il clamoroso caso di don Antonio Asprea
Angelo Labrini
Libro: Libro in brossura
editore: Città del Sole Edizioni
anno edizione: 2023
pagine: 40
Nel cuore dell'area grecanica della Calabria meridionale, tra Gallicianò, Condofuri e Bova, dove è ancora parlato un lessico ellenofono (oggetto di studio del filologo-linguista-glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, che fu docente di filologia romanza all'Università di Tubinga e all'Università di Monaco di Baviera), la cui conservazione è stata favorita dall'isolamento plurimillenario di quei luoghi e dal ricordo della tradizione della Chiesa Orientale, con le sue liturgie greco-bizantine perpetuatesi fino alla definitiva imposizione del rito latino avvenuta nel 1572, ha svolto il suo ministero sacerdotale, tra l'inizio e fino alla metà degli anni '60 del Novecento, un singolare prete di campagna, don Antonio Asprea. L'impegno dell'autore, che si è già avvalso degli studi del filologo e grecista Franco Mosino, dello storico-economista Fulvio Mazza, del glottologo-antropologo Giuseppe Tripodi e, in questa seconda edizione, di quelli del giornalista-scrittore Antonio Chilà, ha consentito di recuperare dalla memoria collettiva delle comunità dell'isola ellenofona la figura di questo arciprete, noto anche per la sua formidabile capacità di bere copiose quantità di vino di Bova e di Palizzi, pur apparendo sempre lucido e sobrio, protagonista di un episodio avvenuto in Aspromonte durante l'ultimo conflitto mondiale, noto come "L'oro della Madonna del Santuario di Polsi", ma famoso, soprattutto, per l'anomalia dei numerosi figli procreati nella convivenza more uxorio con la perpetua. È proprio questa sua singolare situazione familiare, contestualizzata in una realtà influenzata dalla tradizione greco-bizantina della Chiesa orientale (nella quale era usuale che il protopapa avesse moglie e figli) sul cui sfondo si svolgono le vicende narrate, ad essere sdoganata, dopo vari periodi di allontanamento decretati per motivi disciplinari, come sui generis. Quanto all'obbligo del celibato, proprio del clero latino, tornato recentemente di attualità con la questione del clero uxorato nell'Amazzonia (Querida Amazonia), vengono messe a confronto le altre confessioni cristiane. Nonostante il comportamento di don Asprea fosse palesemente in contrasto con la disciplina propria cui è sottoposto il clero della Chiesa di Roma, questo personaggio si è imposto all'attenzione dei contemporanei per il suo indiscutibile carisma, così come testimoniato ancora oggi da numerosi racconti che ne accrescono la fama. Al riguardo, diedero ulteriore lustro alla sua poliedrica e creativa personalità la nomina a Canonico del capitolo della cattedrale di Bova e i titoli onorifici, prima di Cavaliere e poi di Commendatore, del cavalleresco "Ordo militaris ac hospitalarius de Sanctae Mariae de Bethlehem". Degno di nota è il rapporto di antica amicizia intercorso con il cardinale Camerlengo, S.E. Ill.ma e Rev.ma arcivescovo Alfredo Ottaviani, protettore dell'Ordine Betlemita. La figura del Canonico Commendatore -tra luci e ombre- è tuttora ricordata in quel territorio anche per la sua rinomata abilità di oratore sacro, nonché attraverso numerosi aneddoti, tramandati oralmente con varie coloriture e varianti popolari, che lo rendono quasi un personaggio leggendario.
Il clero uxorato nella Calabria greca. Il clamoroso caso di don Antonio Asprea
Angelo Labrini
Libro: Libro in brossura
editore: Città del Sole Edizioni
anno edizione: 2021
pagine: 32
Con la presente monografia l'autore prende spunto da detti e fatti attribuiti ad un singolare prete di campagna, don Antonio Asprea, che ha svolto il suo ministero sacerdotale, dall'inizio del secolo scorso fino alla metà degli anni '60, nel cuore dell'area grecanica, tra Bova, Gallicianò e Condofuri, per affrontare il dibattuto tema dell'obbligo del celibato imposto al clero cattolico dalle norme del diritto ecclesiastico. La ricerca documentaria, che si è avvalsa anche degli studi del filologo e grecista Franco Mosino, dello storico-economista Fulvio Mazza e del glottologo-antropologo Giuseppe Tripodi, recupera dalla memoria collettiva delle comunità dell'isola ellenofona la figura di questo arciprete, formidabile bevitore di copiose quantità di vino di Bova e di Palizzi, restando tuttavia sobrio, protagonista di un episodio avvenuto in Aspromonte durante il periodo bellico, noto come "L'oro della Madonna del Santuario di Polsi", ma famoso soprattutto per l'anomalia dei numerosi figli procreati nella convivenza more uxorio con la perpetua. È proprio questa sua singolare situazione familiare, contestualizzata in una realtà influenzata dalla tradizione greco-bizantina della chiesa orientale sul cui sfondo si svolge la vicenda narrata, caratterizzata dall'inusitato comportamento del Nostro che ha segnato il tempo di quel territorio, ad essere sdoganata, dopo vari periodi di allontanamento decretati per motivi disciplinari, come sui generis. Nonostante il suo comportamento fosse palesemente in contrasto con la disciplina propria cui è sottoposto il clero della Chiesa di Roma, questo personaggio si è imposto all'attenzione dei contemporanei per il suo indiscutibile carisma, così come testimoniato anche dai loro discendenti con numerosi racconti che ne accrescono la fama. Al riguardo, diedero ulteriore lustro alla sua poliedrica personalità la nomina, avvenuta nel dopoguerra, a Canonico del Capitolo della Cattedrale di Bova e i titoli onorifici, prima di Cavaliere e poi di Commendatore, del cavalleresco "Ordo militaris ac hospitalarius de Sanctae Mariae de Bethlehem". Degno di nota è il rapporto di antica amicizia intercorso con il Cardinale Camerlengo, protettore dell'Ordine Betlemita, di cui abbiamo traccia non solo epistolare, ma anche in una cantilena popolare riportata nel capitolo dedicato all'Oro della Madonna, che ha sicuramente avuto benefici riflessi nei rapporti con la locale gerarchia. La figura del Canonico Commendatore - tra luci e ombre - è tuttora ricordata in quel territorio anche per la sua rinomata abilità di oratore sacro, nonché attraverso numerosi aneddoti, tramandati oralmente con varie coloriture e varianti popolari, che lo rendono quasi un personaggio leggendario.