Libri di Antonella De Nicola
David Herbert Lawrence. The man, the South, the islands (2001–2015: a 15 year collection)
Libro: Libro in brossura
editore: Aracne
anno edizione: 2018
pagine: 280
Il volume è ispirato all'uomo e all'intellettuale D.H. Lawrence che, nella vasta produzione della sua pur breve vita, non smise mai di varcare le soglie di territori inesplorati traducendo da lingue straniere (italiano e russo in particolare), traducendosi a sua volta in modalità narrative nuove e diversificate, superando (geograficamente e metaforicamente) frontiere di luoghi incontaminati, dunque viaggiando instancabilmente nei luoghi del sud tra Europa, Asia, Nordamerica, Oceania - laddove il sud è sovente un approdo, un concetto, un'isola in cui giungere, fermarsi, soffermarsi e dal quale infine ripartire. La collettanea raccoglie i contributi che studiosi di culture e paesi diversi hanno presentato nel corso di convegni e incontri organizzati in Italia negli ultimi tre lustri, dibattendo in modo spesso originale e innovativo sulla figura dello scrittore inglese e indagando il suo particolare rapporto con il luogo mitopoietico "sud" e con la sua entità minima, l'isola.
La fatica di un uomo solo. Sondaggi nell'opera di Luciano Bianciardi traduttore
Antonella De Nicola
Libro: Copertina rigida
editore: Società Editrice Fiorentina
anno edizione: 2006
pagine: 220
Era il 1962 quando Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 - Milano, 1971) pubblicava il romanzo La vita agra e contemporaneamente dava alle stampe la traduzione delle 672 pagine di Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno di Henry Miller. Il successo come narratore lo travolse, eppure, nonostante i consensi della critica, non smise mai di tradurre. Fino al 1971, quando ancora uscivano in italiano testi di autori come William Faulkner, Bianciardi diede voce a circa 140 opere con un lavoro ai limiti delle proprie possibilità. Ed ora, a 35 anni dalla morte dello scrittore, ci si interroga sui motivi sottostanti il suo impegno come traduttore, inevitabilmente condizionato dalla sua straordinaria e camaleontica verve di narratore. È grazie alle teoria di studiosi come George Steiner, Paul Ricoeur e Antoine Berman, che è oggi possibile decostruire la figura di Bianciardi-traduttore, e finalmente comprendere le contaminazioni tra le opere tradotte e quelle create di propria mano. E capire così quel che egli stesso definì "un lavoro da artigiano", un lavoro in cui, a parte la macchina, il resto è semplicemente "fatica di un uomo solo".

