Libri di Gianni Di Claudio
Fango, bandiere e polvere da sparo
Gianni Di Claudio
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2025
pagine: 538
La storia del “nostro” mucchio selvaggio: una banda di disperati sbandati, accomunati dall’epiteto di “briganti”, con i loro nomignoli grotteschi, scorrazza nel secolo XIX sui territori del Sud Italia; sono tutti giovani sotto i trent’anni (quasi nessuno di loro supererà questa età), sono tutti figli e figlie di contadini senza terra e pastori senza greggi. Nel 1860, con la spedizione garibaldina, questi disperati intravedono nel reclutamento su larga scala, effettuato dagli annunciatori del “mondo nuovo”, con promesse di terre demaniali e incolte concesse a chi le avesse lavorate, cancellazione dei reati pregressi e arruolamento, per i volontari, nell’esercito del Nuovo Stato in caso di vittoria, una opportunità di riscatto dalla miseria che li ha attanagliati sin dalla nascita, umiliandoli e soffocandoli nel fango dell’ignoranza e dell’abbrutimento. Per avere più peso nella trattativa, visto che in quel momento cruciale della storia sono corteggiati sia dai Borbone che da Garibaldi, i gruppi briganteschi si riuniscono e si affidano al capobanda Carmine Donatello Crocco, uno dei pochi tra loro a saper leggere e scrivere, nominandolo “Generale” e facendolo loro comandante in capo di un piccolo esercito di oltre duemila uomini armati e avvezzi ai combattimenti. A metà Agosto 1860 questi uomini sono già inquadrati sul fronte del Volturno nella battaglia decisiva per l’unità d’Italia, agli ordini dei Generali Medici, Sirtori e Bixio, da cui riceveranno plausi, per il loro valore, e promozioni sul campo. Ma all’indomani della vittoria ottenuta, invece di mantenere la parola data, da Garibaldi e da chi aveva arruolato a suo nome, a questi piccoli grandi delinquenti, il nuovo Stato nega il promesso e reputa i superstiti, molti sono morti o resi storpi, tuttora dei “briganti”; li costringe a tornare alla macchia, disgregati in decine di gruppi, e scatena una caccia spietata nei loro confronti, dispiegando sul territorio malato del Sud centocinquantamila uomini della Milizia Nazionale, per una guerra che durerà oltre un decennio, macchiando ancora di più di sangue e ingiustizie quelle terre che i “briganti”, col loro sangue, avevano contribuito a liberare dal giogo straniero, gettando le basi per una nuova Nazione: “una d’arme, di lingua, d’altare / di memorie, di sangue e di cor”.
Cento merli per coda
Gianni Di Claudio
Libro
editore: Carabba
anno edizione: 2018
pagine: 434
Insediamento, attecchimento e declino di una piccola comunità di mezzadri in una desolata e irraggiungibile landa dell’Appennino centrale. Un iniziale pionierismo obbligato dalla miseria; l’orgoglioso florido proliferare e prosperare con alto senso di appartenenza, reputandosi un ombelico di mondo, anche se limitato, compiuto, finito; l’inevitabile decadenza e il finale crollo delle illusioni con l’aprirsi delle frontiere e la presa di coscienza della microscopicità del proprio universo. Un mondo perduto, un piccolo villaggio la cui disintegrazione, alla luce della “civiltà che avanza”, degli abbattimenti delle barriere, dello sfruttamento intensivo e della manomissione sistematica del territorio, delle guerre dilaganti, delle mutazioni climatiche, dell’affarismo ed efficientismo tecnologico, si fa metafora del destino prossimo futuro del nostro stesso pianeta.

