Libri di Giuseppe Bascietto
Sicilia Nostra. Dall'Albania alla Sicilia: la rotta criminale che ha riscritto il potere mafioso
Giuseppe Bascietto
Libro: Libro in brossura
editore: Compagnia Editoriale Aliberti
anno edizione: 2025
pagine: 160
Le rotte del narcotraffico si aprono su un nuovo corridoio, più lungo e più costoso, ma più sicuro: sulle coste africane arrivano carichi di cocaina sudamericana che evitano gli scali tradizionali, ormai saturi di controlli e intercettazioni. Poi, in acque internazionali, fuori radar e fuori giurisdizione, pescherecci italiani, puliti sulla carta ma in realtà parte della filiera, prendono in consegna la merce e la portano a Vittoria, nel ragusano. Lì, nei porticcioli secondari, micro-approdi perfetti per scarichi rapidi e non tracciabili, opera un gruppo criminale albanese organizzato alleato con i clan locali di Cosa nostra. Vittoria e il Sud-Est siciliano diventano dunque un hub transnazionale, con una logistica che non ha eguali nel Sud Italia. Reti di trasporto già pronte, aziende che muovono ortofrutta in tutta Europa, tir che ogni notte partono e arrivano in Germania, Olanda, Belgio, Francia. Un’infrastruttura legale che, se infiltrata, diventa un’autostrada invisibile per la droga. È quanto raccontato dal giornalista Giuseppe Bascietto, che aveva ricostruito in anticipo ciò che le indagini stanno accertando. Questo libro è la sintesi di quel lavoro: un’inchiesta autonoma, che ha preceduto i fascicoli giudiziari.
Stidda. L'altra mafia raccontata dal capoclan Claudio Carbonaro
Giuseppe Bascietto
Libro: Libro in brossura
editore: Compagnia Editoriale Aliberti
anno edizione: 2019
pagine: 281
C'è una paranza dei bambini, come quella raccontata da Saviano a Napoli, anche in Sicilia. Erano ancora minorenni, ma già ammazzavano a colpi di pistola. Addestrati per uccidere senza pietà vecchi capimafia di Cosa nostra, furono autori di una vera mattanza, che insanguinò per molti anni le strade della Sicilia. È la storia della Stidda: un romanzo criminale che sconfina nell'horror, fatto di riti, di giuramenti, di santini bruciati tra le mani e di vite di adolescenti spezzate. Volevano essere la nuova mafia, la Stella maligna – Stidda, appunto, in siciliano – che sfidava Cosa nostra, e che riuscì, per molti anni, a metterla in crisi. Fino a compiere ciò che lo Stato non era riuscito a fare: sconfiggerla. Un cronista di mafia, anzi di mafie, di lunga esperienza come Giuseppe Bascietto, è riuscito a penetrare nel cuore nero di questa famigerata organizzazione, quasi sconosciuta al di là del nome. Ha raccolto il memoriale di uno dei suoi capi storici, Claudio Carbonaro, poi pentitosi e ultimamente tornato alla ribalta delle cronache. Una storia che purtroppo non è finita. Quei bambini con la pistola oggi sono diventati adulti, si sono mimetizzati nel mondo del commercio e, oltre a tenere sotto scacco i loro territori storici, hanno allungato le mani anche al Nord. L'ennesima trasformazione in mafia "bianca" di chi cerca nuove strade per riaffermare il suo potere criminale sulla vita del Paese.
L'uomo che incastrò la mafia. Pio La Torre
Giuseppe Bascietto, Claudio Camarca
Libro: Libro in brossura
editore: Compagnia Editoriale Aliberti
anno edizione: 2018
pagine: 254
Ci fu un uomo, nato in Sicilia, che osò sfidare il potere di Cosa Nostra. Il suo nome era Pio La Torre. Una figura storica dell’antimafia civile e politica e autore di vere e proprie rivoluzioni legislative. Figlio di contadini poverissimi e analfabeti, ancora bambino si ribellò alla famiglia e lottò per poter andare a scuola. Lo comunicò al padre in una calda giornata d’estate con quattro parole secche e fulminanti: "Voglio andare a scuola". Il padre buttò la zappa a terra e corse gridando verso casa: "Vuole andare a scuola! Non se ne parla. Lui dovrà fare il contadino come me, i suoi nonni e i suoi bisnonni!" Il dado era tratto. Pio aveva scelto. Aveva scelto la cultura come strada per il riscatto sociale. A diciassette anni si iscrisse al PCI. Esponente di primo piano del Partito, chiamato nella segreteria nazionale da Enrico Berlinguer nel 1979, presentò un disegno di legge, che ancora oggi porta il suo nome, che introdusse l’articolo 416 bis del codice penale. È il certificato di nascita della prima vera legislazione contro la mafia: la codifica del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. È da quel giorno che i magistrati possono istruire i processi di mafia. Con una lettera di Giorgio Napolitano.

