Libri di Irene Maria Mayer
Oltre la foglia: l'universo!
Irene Maria Mayer
Libro: Libro in brossura
editore: Milella
anno edizione: 2019
pagine: 32
La natura non è spettacolo da visitare, né ospitalità in cui rifugiarsi, ma mondo riflesso, da dove appare l'immagine virtuale e vera di sé. La natura, dunque, come incontro in cui riconoscersi: ne è esempio la foglia, che nel modo in cui elabora il suo vivente fa apparire il reale vissuto d'anima dell'uomo, mentre guarda e contempla. In queste poesie di partecipe liricità 'visiva', Irene Mayer sa offrire al lettore un modo non comune di guardare il mondo, con il quale distinguere il suo 'dentro', familiare e benevolo, ed il suo 'fuori', estraneo e miope. A quest'ultimo risponde l'occhio del poeta, capace di scorgere l'intima metamorfosi delle cose alla maniera delle foglie: che sanno 'essere' al di là delle loro apparenze; sanno 'realizzarsi', a dispetto della loro minuta fragilità.
Oltre il muro: l'anima mia
Irene Maria Mayer
Libro
editore: Aletti editore
anno edizione: 2017
pagine: 60
"Ci si sente impazzire per il solo fatto di essere considerati tali. Penso che questa sia una delle più insopportabili umiliazioni per l’essere umano. Vi sono sì, in alcuni soggetti, alterazioni degli stati mentali molto evidenti o più accentuati che in altri. Si tratta forse, di intelligenze che non trovano ragione o motivo d’essere, in un mondo, che ruota attorno a convenzioni sociali riconosciute 'normali' o a un buon senso comune, a volte di facciata puramente pubblica o fittizio, all’interno di uno steccato di finta democraticità che soffoca, arginando ogni forma di liberatoria soggettività innocua, proprio perché libera, relegandola, e quindi trasformandola, suo malgrado in pericolosa, poiché strettamente gelosa del suo bisogno d’essere, che difende a costo di venir considerata folle: (la perla deforme dell’ostrica, è pur sempre una perla!)" (L'autrice)
Non mi chiamo Marta la filosofia del fare
Irene Maria Mayer
Libro
editore: Aletti editore
anno edizione: 2016
pagine: 56
Si può perdere il controllo, sì, ma mantenendo le redini di sé stessi. Nella malattia mentale, si perde il controllo, sì, ma come conseguenza dell'aver perso le redini di sé stessi! È questo che gli psichiatri non capiranno mai! Parlano di volontà, di sforzarsi, di contegno, ma tutto ciò può essere il risultato di restrizioni comportamentali, (che spesso sono vissute come violenza o come autoritarismo sulla propria libertà, acutizzando la rabbia, già gonfiata dagli anni di sofferenza), e non del riappropriarsi delle redini, ma del controllo soltanto... potrebbe essere solo un fatto temporaneo... Il vero obiettivo per gestirsi e quindi controllarsi, è prima ritrovare sé stessi, e impadronirsi delle redini; poi cominciare a cavalcare, mantenere il controllo, di questa belva, ormai troppo inferocita, per essere stata incomprensibile e ingiustamente contenuta... quando il problema era solo quello di "inseguirsi", "ritrovarsi", ed "imbrigliarsi" di nuovo.

