Libri di Federico Giorio
La geometria del vuoto. 100 haiku e altre forme dell'attimo
Federico Giorio
Libro: Libro in brossura
editore: Youcanprint
anno edizione: 2026
pagine: 232
Sono le 5:30 del mattino. Esco di casa per andare al lavoro. L'alba è ancora buia, le strade deserte; il silenzio del paese è attraversato dal profumo del pane fresco. È capitato a tutti. Ma si può davvero spiegare, a parole, la sensazione di quel profumo? Se lo dicessi semplicemente "buono", cosa resterebbe di quel filo di nostalgia, dell'impressione di sfiorare un ricordo irrimediabilmente perso, di quel brivido che sta risalendo lungo la schiena? Mi piace questo esempio perché descrive un'intimità condivisa, eppure praticamente inesprimibile. La poesia ci prova, ed io con lei: fa del linguaggio un ponte verso un ambito interiore tanto presente e reale quanto ineffabile. "La geometria del vuoto" è una silloge che tenta di cogliere e comunicare la meraviglia che pervade la trama del quotidiano in modo altrimenti impercettibile; vorrebbe diventare uno strumento per imparare a riconoscere, tra le pieghe della realtà, il senso del nostro percorso. Nella speranza di riuscire nel mio intento, affido a chi legge il compito di ricamare sulle mie parole la propria intima riflessione, completando così una tra le infinite possibilità interpretative dell'intuizione iniziale.
Ricordi di Questura (1882)
Federico Giorio
Libro: Libro in brossura
editore: Biblion
anno edizione: 2021
pagine: 146
«È il popolo che odia la polizia! Sì l'odia, e con ragione»: così Federico Giorio, nel suo scritto "Ricordi di Questura", edito a Milano dalla Tipografia Artistica nel 1882 e ripubblicato a cura di Marco Soresina, sintetizza il sentimento di fondo che pervade tutto il pamphlet: la ferma denuncia contro l'immoralità della polizia, contro una serie di pratiche comuni nelle questure d'Italia tra anni Sessanta e Ottanta dell'Ottocento. Per farlo, l'autore si serve della narrazione di un cospicuo numero di "fatti" (alcuni veri, altri presunti e privi di validi indizi probatori), racconti di violenze e umiliazioni a cui venivano sottoposti gli arrestati, allo scopo di testimoniare l'uso arbitrario e discrezionale delle leggi da parte dei poliziotti e denunciarne l'ingiustizia, l'illegalità, la prepotenza e l'impunità. Il testo è preceduto da una riflessione storiconarrativa sulla variegata società cittadina tardo-ottocentesca e sulla sua evoluzione, ben rappresentata nella vivacità delle scene e dei quadri di vita dipinti nei "Ricordi di Questura". Il tono provocatorio e la prosa di Giorio, alternativamente moralistica, dissacrante, a tratti calata in un registro voyeuristico, sono indice del tentativo di suscitare la curiosità e fomentare un pubblico eterogeneo di lettori, di estrazione prevalentemente piccolo borghese, affascinato da vicende scabrose, crimini, scandali. Il risultato è un libro «sdrucciolevole per lo storico», che difficilmente si inscrive in una categoria univoca, sfiorando e, al contempo, discostandosi sia dalla memorialistica sia dal genere dei pamphlet politici.

