Libri di Giulio Cogni
Religione e arte
W. Richard Wagner
Libro: Libro in brossura
editore: Iduna
anno edizione: 2021
pagine: 172
Nel volume vengono presentate dall'autore le idee sull'arte. Si tratta di un commento filosofico a margine del Parsifal, teso a mostrare il primato dell'arte e in particolare della musica. Egli critica la superficialità della idea di progresso, la cui esaltazione moderna stava conducendo al disequilibrio uomo-cosmo. Il volume comprende, oltre al saggio Religione e Arte, una appendice e i complementi a questo scritto, il testo Del femminino nell'umano, la lettera aperta a Ernst von Weber, la lettera programmatica sul Parsifal a Luigi Il di Baviera, il saggio Metafisica, arte e religione. Prefazione di Giovanni Sessa.
Che cosa è la musica? Elementi di psicologia della musica
Giulio Cogni
Libro
editore: Curci
anno edizione: 2009
Ahamannam. Io sono cibo
Giulio Cogni
Libro
editore: Edizioni Mediterranee
anno edizione: 1983
pagine: 130
Bhagavadgita, il canto del beato
Giulio Cogni
Libro
editore: Edizioni Mediterranee
anno edizione: 1983
pagine: 112
La Bhagavad-Gita (« Canto del Beato ») è il famoso canto del Mahabharata del leggendario Vyasa cui Arjuna, prima della battaglia con i cugini traditori nel campo di Kurukshetra, pieno d'angoscia per il male che si prepara a compiere, interroga il grande re Krishna. Questi gli risponde incitandolo all'azione, che egli ritiene giusta e, in una tremenda visione, gli si rivela come un aspetto del divino Brahman. Il dialogo tra Arjuna e Krishna si svolge in 18 capitoli, e costituisce da secoli il Vangelo dell'India, per i sublimi concetti etici e religiosi che espone con un'altissima intuizione lirica. La Bhagavad-Gita è certamente il massimo canto epico-didascalico del mondo. La fondamentale dottrina unitaria che domina tutto il pensiero filosofico indiano, quella cioè per la quale ogni aspetto del mondo è soltanto manifestazione dell'Uno, dell'Io trascendentale, del Sé, Atman universale, viene qui espressa nell'esposizione dell'essenza dello Yoga che troviamo nel VI capitolo. E da queste prime spiegazioni prende avvio un discorso profondissimo, che abbraccia ogni aspetto dell'agire umano e universale; un discorso, però, che non perde mai il suo altissimo valore poetico. Il commento e la traduzione lirica di uno dei più profondi studiosi della materia fanno di questa nuova versione italiana un'opera di particolare pregio, grazie alla perfetta conoscenza della pronuncia e della metrica indiana che ha permesso, per la prima volta, un'esposizione in versi che rispetta perfettamente il ritmo e la rapidità sintetica della lingua originale.
Il cannibalismo. Civiltà, cultura, costumi degli antropofagi nel mondo
Ewald Volhard
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2019
pagine: 578
Tema solo in apparenza scabroso e inquietante, il cannibalismo è una lente preziosa attraverso cui leggere l'esperienza umana. Se è vero che sono esistite tribù che vi hanno fatto ricorso per autosostentamento, ma più spesso per fini rituali, per molto tempo è sopravvissuto un «mito del cannibalismo» che ha spinto gli occidentali ad attribuire fantasiosamente questa pratica a popolazioni ritenute inferiori, semplicemente perché lontane dalla loro comprensione. Il cannibalismo di Volhard, uscito nel 1939, è stato il primo studio veramente scientifico sull'antropofagismo, frutto di anni di osservazioni in diverse aree del globo, e rimane a tutt'oggi l'opera più completa e documentata sull'argomento. Distinguendo tra cannibalismo profano, giuridico, magico e rituale, e adducendo una ricca serie di esempi per ciascuno, Volhard contribuì in maniera decisiva a demitizzare il fenomeno e a riportarlo nella sua corretta cornice storica, geografica e culturale.
Il cannibalismo. Civiltà, cultura, costumi degli antropofagi nel mondo
Ewald Volhard
Libro: Libro in brossura
editore: Res Gestae
anno edizione: 2013
pagine: 600
Tema quanto mai scabroso e inquietante, il cannibalismo è un campo di ricerca su cui c'è ancora molto da dire. Sono esistite tribù che ricorrevano a pratiche antropofagiche come forme di autosostentamento, altre che vi ricorrevano per fini prettamente religiosi. Ma soprattutto, per molto tempo, è esistito un vero e proprio "mito del cannibalismo", una forma di paura e di "razzismo" che spingeva molti europei ad attribuire questa pratica in maniera fantasiosa a popolazioni lontane dalla loro comprensione. Per queste ragioni, il lavoro di Ewald Volhard fu fin da subito accolto come la prima e insuperabile opera scientifica sul fenomeno del cannibalismo. All'inizio del Novecento, Volhard era un giovane antropologo con un ostinato interesse per l'antropofagia. Non particolarmente convinto delle classificazioni elaborate dai colleghi della sua epoca, si gettò anima e corpo nello studio della materia. Spostandosi in varie aree del mondo, raccolse numerose testimonianze e, alla fine, stilò un'innovativa classificazione suddividendo le pratiche cannibaliche in quattro distinti gruppi (cannibalismo profano, giuridico, magico e rituale).

