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Libri di Luca Chiurchiù

Penny Wirton e sua madre

Penny Wirton e sua madre

Silvio D'Arzo

Libro: Libro rilegato

editore: 4Punte edizioni

anno edizione: 2024

pagine: 116

Racconto dalla lunga e tormentata gestazione, "Penny Wirton e sua madre" è un'atipica storia di formazione ambientata in un'immaginaria Inghilterra settecentesca. Traendo ispirazione dalla sua stessa vita, D'Arzo delinea il personaggio di Penny, un giovane orfano di padre che - sebbene sfortunato - cerca con dignità un difficile riscatto. Fuggito dalla Contea di Pictown a seguito di una sconvolgente rivelazione, il ragazzo compie un viaggio al termine del quale otterrà finalmente, anche grazie al suo ingegno, giustizia sociale. Con una scrittura estremamente ritmica seppur semplice, l'autore crea una storia al di fuori dei canoni che ci restituisce un mondo intimo - a tratti favolistico - ma, al contempo, reale e universale. Prefazione di Luca Chiurchiù.
12,00

Primavera di incertezza. Mito e malattia della giovinezza in Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati

Primavera di incertezza. Mito e malattia della giovinezza in Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati

Luca Chiurchiù

Libro: Libro in brossura

editore: Eum - Centro Edizioni Università di Macerata

anno edizione: 2021

pagine: 358

Il libro ripercorre le tappe di una vecchia storia: quella della giovinezza intesa come costrutto culturale. Nel Settecento si è cristallizzata una precisa immagine del giovane maschio, assurto a simbolo di palingenesi. Tale immagine è stata strumentalizzata da coloro che reclamavano un posto di spicco nella sfera pubblica. Incarnare la giovinezza voleva dire essere in possesso del diritto di diventare protagonisti della Storia. Movimenti politici e artistici si sono contesi questo primato, contribuendo alla formazione di un mito capace, con la sua forza seduttoria, di mobilitare intere generazioni. Un mito che affonda dunque le sue radici nell’Europa del XVIII secolo e che transita, con riemersioni cicliche, per il romanticismo risorgimentale, per il nazionalismo e per le avanguardie, raggiungendo il suo apice nella “primavera di bellezza” del fascismo. Vi sono però degli autori novecenteschi che hanno intercettato e reso manifesto il contraltare di questo mito, come Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati. Attraverso la critica tematica, l’antropologia, gli studi culturali e di genere, il libro cerca di dimostrare come nella narrativa di questi tre scrittori la giovinezza assuma i tratti, foschi, di una malattia. Come lì emerga la parte in ombra che il mito nasconde nel suo centro, il suo più profondo rimosso storico.
16,00

Leopardi e la cultura del Novecento. Modi e forme di una presenza. Atti del 14° Convegno Internazionale di studi leopardiani (Recanati, 27-30 settembre 2017)

Leopardi e la cultura del Novecento. Modi e forme di una presenza. Atti del 14° Convegno Internazionale di studi leopardiani (Recanati, 27-30 settembre 2017)

Libro: Libro in brossura

editore: Olschki

anno edizione: 2021

pagine: 550

Il XIV Convegno internazionale di studi leopardiani ha definito la presenza di Leopardi nella cultura del Novecento, in un quadro ampio e per molti aspetti complesso. Attraverso analisi panoramiche e focalizzazioni monografiche, i trentuno saggi che compongono il volume, suddivisi in quattro sezioni, illustrano l'eredità del Recanatese nell'opera di personalità italiane e internazionali di primo piano, restituendo l'immagine di un indiscusso maestro del nostro più vicino passato e del nostro presente.
78,00

La rivoluzione è finita, abbiamo vinto. Storia della rivista «A/traverso»

La rivoluzione è finita, abbiamo vinto. Storia della rivista «A/traverso»

Luca Chiurchiù

Libro: Libro in brossura

editore: DeriveApprodi

anno edizione: 2017

pagine: 204

«Perché rileggere "A/traverso" oggi, a quarant'anni esatti dal Settantasette? "Leggere A/traverso è impossibile. Non credo che ci sia qualcuno così pazzo da farlo, né qualcuno che ci riesca". Così Franco Berardi (Bifo), filosofo e fondatore della rivista, ha risposto divertito alla mia domanda la prima volta che ci siamo incontrati. Non saprei trovare parole migliori per presentare la storia di una rivista che per sua stessa natura sfugge a qualsiasi rilettura o interpretazione postuma. Sfugge non soltanto perché i suoi editoriali sono incompleti e pieni di errori, o perché alcuni suoi numeri sono ormai quasi irrintracciabili, ma soprattutto perché non rispetta e anzi rovescia le dinamiche codificate della comunicazione. Le rompe, disarticolando e frammentando il testo, che si presenta fin da subito spurio, deviante, ingovernabile e sempre "al di là". La rivista nacque nel 1975, dall'eredità della controcultura e dell'operaismo degli anni Sessanta, ma nel contempo si presentò come il simbolo di uno scarto nel mondo antagonista della sinistra extraparlamentare di allora. Una frattura sghemba, obliqua e anche ambigua, proprio come quella barra che spaccava il titolo a metà e che si insinuava nel mezzo delle cose. Proprio in virtù del loro posizionamento «trasversale» e «trasversalista», i fondatori della rivista sono stati tra i pochi a immaginare lo scenario che si sarebbe profilato oltre quella stagione di lotte e di conquiste, a presentire il pericolo della mutazione che avrebbe preso il sopravvento con la fine della rivolta. Forse anche per questo motivo «A/traverso» può essere considerata una chiave di lettura privilegiata dei fatti del Settantasette. Oltre a essere stata una delle testate principali di quel movimento, oltre ad aver avuto sede a Bologna - luogo di uno dei più drammatici avvenimenti di quel fatidico anno - nei suoi articoli già si avvertiva la parabola di quelle speranze, tutti i rischi che esse covavano, i presagi del "tempo del dopo"».
18,00

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