Libri di Tonio Attino
Sono rimasto putrefatto
Tonio Attino
Libro: Libro in brossura
editore: Youcanprint
anno edizione: 2024
pagine: 96
È un libriccino dedicato al mondo del calcio, agli intellettuali, a politici e sindacalisti, ai produttori di comunicati stampa, ai giornali e a chi vi lavora, raccontati nell'epoca pre-internet, quando ancora c'erano le macchine per scrivere. E quando il presidente di una squadra di calcio di provincia un giorno disse, sorpreso: "Sono rimasto putrefatto". Un libro dedicato alla città con il più grande centro siderurgico d'Europa, Taranto, che in qualche modo può rappresentare tutta la provincia italiana.
Il pallone e la miniera. Storie di calcio e di emigranti
Tonio Attino
Libro: Libro rilegato
editore: Kurumuny
anno edizione: 2018
pagine: 160
La sera del 19 settembre 1973 Bill Shankly, il coach del grande Liverpool, incontra il passato. Entra negli spogliatoi avversari e striglia il suo capitano Hughes indicandogli i giocatori della Jeunesse. Sono dilettanti, operai, minatori, immigrati italiani. Il Liverpool avrebbe dovuto travolgerli nel primo turno di Coppa dei Campioni. Non ci riesce. Lo Stade de la Frontière è incastrato tra le case, le miniere, i comignoli delle acciaierie. Il quartiere Hoehl è questo: la terra del ferro, degli operai e del pallone. A Esch-sur-Alzette, città a sud del Lussemburgo, un abitante su tre è italiano. Nel raggio di 25 chilometri sbuffano 49 altiforni. Grazie a miniere e calcio, questo pezzo di Europa ha inventato la libera circolazione delle persone un secolo prima del trattato di Schengen e attraversato silenziosamente la storia. Le lotte operaie. La resistenza al nazismo. Incontrerà poi la tragedia dell’Heysel, il Real Madrid di Alfredo Di Stefano, il Milan di Trapattoni e la Juventus di Platini. E quella sera del 1973 dà una lezione al leggendario Shankly. Che ricorda il suo passato di minatore e uomo del popolo rendendo omaggio alla piccola, sconosciuta squadra operaia.
Generazione Ilva
Tonio Attino
Libro: Libro in brossura
editore: Besa muci
anno edizione: 2013
pagine: 199
C'erano i pescatori, i contadini, i pastori. Poi arrivò l'industria. Sradicò masserie e migliaia di ulivi sostituendoli con duecento ciminiere e con l'acciaieria più grande d'Europa. Negli anni Sessanta una città povera del Sud italiano divenne la più ricca di tutte grazie alla fabbrica dello Stato: l'Italsider. Richiamò americani e giapponesi, accolse trentamila lavoratori. Fu una rivoluzione. Cinquantadue anni dopo, Emilio Riva, l'imprenditore cui lo Stato ha consegnato la fabbrica nel 1995, è accusato dalla magistratura di disastro ambientale. Lo stabilimento in cui si produce un terzo dell'acciaio italiano è finito sotto sequestro e l'Ilva - la vecchia Italsider - non è più un sogno: uccide. Taranto è ripiombata nella disperazione, come se una macchina del tempo l'avesse riportata indietro di mezzo secolo. Ecco la storia di uno scandalo, di un fallimento, di una generazione illusa dall'età dell'acciaio. E di un Sud occupato e sfruttato in cui centinaia di migliaia di persone hanno osservato senza muovere un dito uno stravolgimento gigantesco. Eppure era tutto bellissimo. "Sembra di stare ai tropici" sussurrò Walter Tobagi quando, per un istante, volse la schiena alle ciminiere e guardò il mare.

