Libri di Michael Shermer
Homo credens. Perché il cervello ci fa coltivare e diffondere idee improbabili
Michael Shermer
Libro: Copertina morbida
editore: Nessun dogma
anno edizione: 2015
pagine: 432
Perché crediamo in quello che crediamo? Perché il nostro cervello ci spinge a farlo. È infatti una sorta di motore di credenze: raccoglie informazioni dai sensi e con naturalezza genera convinzioni che si incanalano in schemi predefiniti e che ci sembrano perfettamente plausibili. Così plausibili che siamo pronti a difenderle a oltranza. Anche quando non lo sono, e anche quando tutti - a partire dagli scienziati - le ritengono estremamente improbabili. Credere in idee improbabili è estremamente probabile! Nessuno può considerarsi immune da questo rischio, che pervade ogni ambito della vita umana: religione, politica, economia... Michael Shermer ci spiega come possano formarsi nella nostra mente tante false credenze. Ma ci indica anche la strada per identificarle, e cercare così di arrivare a comprendere la realtà con cognizione di causa.
Bugie. Indagine su pseudoscienze, superstizioni, notizie-spazzatura, falsi storici
Michael Shermer
Libro
editore: Avverbi
anno edizione: 2004
pagine: 240
Negare la storia. L'olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perché
Michael Shermer, Alex Grobman
Libro
editore: Editori Riuniti
anno edizione: 2002
pagine: 367
"Negare la storia" è un viaggio nella mentalità e nella cultura dei negazionisti dell'olocausto. Considerati dalla maggior parte degli studiosi come neonazisti antisemiti che non meritano l'attenzione del mondo scientifico, essi vengono analizzati da uno scienziato sociale e da uno storico, che hanno visitato le sedi in California e a Toronto, hanno letto i loro scritti e esaminato i loro siti web, li hanno coinvolti in dibattiti e hanno condotto ricerche nei campi di sterminio nazisti. Gli autori indagano in primo luogo sul perché le persone entrino a far parte di gruppi neonazisti. Confutano quindi le affermazioni dei negazionisti e ci mostrano come possiamo essere certi che l'olocausto sia avvenuto nel modo che conosciamo.