Libri di Pier Francesco Galgani
La sovranità limitata dell'Italia sconfitta. 1948-1978: gli Stati Uniti, il mondo libero, Aldo Moro e il silenzio operoso
Pier Francesco Galgani
Libro: Libro in brossura
editore: Tra le righe libri
anno edizione: 2021
pagine: 376
L’Italia sconfitta nella Seconda guerra mondiale e colonia americana in trent’anni di storia difficile e sanguinosa. Da Eisenhower a Kennedy, da Nixon a Ford e Carter, presidenti statunitensi protesi a mantenere l’Italia nel “Mondo Libero” isolando il Pci e permettendo al terrorismo nero e rosso di spiegare la sua azione, complice un colpevole “silenzio operoso”. Per decenni la strategia di destabilizzare per stabilizzare attraverso il Piano Solo, Piazza Fontana, il Golpe Borghese, fino alla strage di via Fani e al rapimento di Aldo Moro. La peculiare posizione dell’Italia nella Guerra Fredda, snodo per Medio Oriente ed Europa dell’Est, culla del più importante partito comunista occidentale, sono vitali per gli Stati Uniti nel controllo del Mediterraneo. Ma il meccanismo di Washington rischia di incepparsi quando Moro, per aprire le stanze del potere a masse popolari a lungo escluse (elettori PSI e PCI), tentò di costruire una democrazia matura trovando in Berlinguer e nel compromesso storico un prezioso interlocutore.
La casa bianca al cinema. JFK, Nixon, W. I presidenti nella storia e nei film di Oliver Stone
Pier Francesco Galgani, Luigi Lenti
Libro
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 416
Oliver Stone è stato capace di firmare tre pellicole, caso unico nel genere, su tre presidenti emblematici, in grado di simboleggiare tre momenti diversi ma estremamente importanti della storia americana recente. JFK, Richard Nixon e George W. Bush. Per ognuno dei tre film sono state analizzate le scelte cinematografiche, il cast e la filosofia del regista, cui sono state affiancate considerazioni storiche a proposito dei tre presidenti desunte dall'impostazione data ad ogni pellicola. Per JFK, sono state sviluppate le diverse tematiche del complotto riguardo il suo assassinio; per Nixon è stato evidenziato il suo rapporto con Henry Kissinger e in generale le sue ossessioni personali, al limite del patologico. Nel caso di George W. Bush l'attenzione è stata rivolta al controverso rapporto con il padre, George H.W. Bush, alla sua fede evangelica, all'influenza nelle sue scelte di vita e alle mistificazioni politiche su cui si è basato l'impegno americano in Iraq.
La guerra in Vietnam. Le scelte presidenziali di JFK, Lyndon Johnson, Nixon e la prospettiva del grande schermo: «Berretti Verdi vs Platoon»
Pier Francesco Galgani, Luigi Lenti
Libro
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2018
pagine: 696
«Il Vietnam Veterans Memorial è un muro di marmo nero, lungo 76 metri, posto sul Mall, la spianata tra l'obelisco, eretto in ricordo di George Washington, la cupola del Congresso e la Casa Bianca. Sulla pietra scurissima sono riportati i nomi degli oltre 58.0000 caduti americani. Ogni giorno centinaia di persone si fermano, in silenzio, a cercare un parente o un amico. Un luogo del ricordo e della riflessione che testimonia quanto il conflitto in Indocina abbia segnato in modo indelebile la società e la memoria degli Usa. Gli Stati Uniti hanno voluto erigere un monumento significativo ai loro morti. Perché? Come è cambiata la politica estera americana con e dopo il Vietnam? Quali sono state le conseguenze più durature di una guerra, in fondo periferica, nella società, nel costume, nell'opinione pubblica e nella politica americana? Come è cambiato l'istituto della presidenza, a seguito della guerra? La “presidenza imperiale” dello storico Arthur Schlesinger potrebbe essere una conseguenza anche della guerra in Vietnam? È possibile che il conflitto indocinese abbia contribuito all'accrescimento dei “muscoli” dell'esecutivo in un sistema costituzionale nato per emulare l'equilibrio dei poteri di Charles de Montesquieu? Quale è stato il ruolo di Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon nell'evoluzione del conflitto?» (Pier Francesco Galgani) «Nel 1968 mentre John Wayne, forse il più famoso tra gli imboscati di Hollywood, realizzava "Berretti Verdi", il film più reazionario e agiografico sulla guerra in Vietnam, un giovane ragazzo newyorkese di appena vent'anni sceglieva volontariamente di combattere nella giungla indocinese, precipitando in un incubo che lo avrebbe segnato per tutta la vita. Era Oliver Stone. "Berretti Verdi" presentava un'immagine mitica che era familiare e confortante; John Wayne aveva vinto la guerra in Vietnam così come aveva vinto la seconda guerra mondiale. "Platoon" ha rivelato agli americani uno scenario apocalittico; la guerra del Vietnam come solo un soldato che era stato in quei luoghi poteva raccontare. Per questo motivo il sottotitolo "Berretti Verdi Vs. Platoon" accosta consapevolmente i due film al mondo del pugilato, perché questi due “pesi massimi” della cinematografia americana hanno lasciato un segno indelebile nel panorama della filmografia mondiale. Da una parte abbiamo, con la forza del mito americano incarnato da John Wayne, l'unico film sulla guerra in Vietnam prodotto durante il conflitto, realizzato con l'esplicito scopo di dimostrare le ragioni del coinvolgimento degli Stati Uniti nel sud-est asiatico. Dall'altra parte abbiamo un film scritto e diretto da Oliver Stone, che ha combattuto in Vietnam e che ha cercato di fare un film sulla guerra che “non è fantasia, non è leggenda, non è metafora, non è un messaggio, è semplicemente il ricordo di quello che gli è accaduto”.» (Luigi Lenti)
Una questione di carattere. L'eredità della politica estera di George W. Bush
Pier Francesco Galgani
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori Bruno
anno edizione: 2010
pagine: 310
L'11 settembre 2001 fu una data cruciale anche per la presidenza di George W. Bush. Da quel momento, l'uomo che era riuscito a conquistare la Casa Bianca solo grazie a una decisione della Corte Suprema, divenne un presidente di guerra. Il suo consenso, prima traballante, salì alle stelle, perché gli americani si rivolsero a lui per avere protezione. E lui, incredibilmente, riuscì a incarnare al meglio la guida politica cercata dal popolo. Bush non è però riuscito a trasformare in una eredità politica duratura l'enorme consenso e, pur se rieletto nel 2004, la decisione di invadere l'Iraq nell'ambito della guerra al terrore lo ha condotto a concludere la sua esperienza presidenziale con un apprezzamento popolare tra i più bassi della storia americana. Partendo da un excursus sulla formazione personale e politica del 43° presidente degli Stati Uniti, l'autore analizza le ragioni personali, politiche, economiche e religiose (dalle influenze dei neocon a quelle della destra evangelica, dai sostenitori conservatori di Israele al contrastato rapporto con il padre) che sono all'origine delle sue scelte riguardo l'Iraq, l'Afghanistan, la diffusione dell'ideale democratico e la trasformazione del Medio Oriente. Decisioni controverse che hanno distrutto la reputazione degli Stati Uniti e hanno portato a eleggere Barack Obama anche per ricostruire l'immagine americana nel mondo.
America Latina e Stati Uniti. Dalla dottrina Monroe ai rapporti tra G. W. Bush e Chavez
Pier Francesco Galgani
Libro: Copertina morbida
editore: Franco Angeli
anno edizione: 2007
pagine: 320
Il 20 settembre 2006, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, il presidente venezuelano Hugo Chávez pronunciò Il discorso che sarebbe stato ricordato come uno dei più duri mai rivolti verso un presidente americano e il governo degli Stati Uniti. Il provocatorio attacco di Chávez alle Nazioni Unite contro George W. Bush era solo il punto di arrivo di un anno particolare per l'America Latina, dodici mesi in cui diversi candidati progressisti erano riusciti a prevalere nelle elezioni presidenziali. I trionfi di Evo Morales in Bolivia e Michelle Bachelet in Cile, o la rielezione di Ignacio Lula da Silva in Brasile destarono molta impressione e, tra gli osservatori vicini alla realtà sudamericana, si diffuse la convinzione di assistere a un graduale spostamento a sinistra degli equilibri politici, la conferma che l'America Latina si stesse gradualmente svincolando dall'egemonia statunitense, dal Washington Consensus e dalle sue rovinose prescrizioni economiche neoliberali. Partendo da questi presupposti, di cui il volume analizza i motivi economici, politici e sociali, l'autore s'interroga sul futuro del subcontinente latinoamericano: dalla reazione di Bush e dalla capacità di Chávez, in particolare, di estendere la "rivoluzione bolivariana" tra i Paesi sudamericani e di rafforzare il processo di integrazione continentale, sostenuto anche da Lula da Silva, dipenderà il definitivo affrancamento dell'America Latina dal suo passato.

