I Millenni
Nati nel dopoguerra, I Millenni sono il sogno einaudiano di una biblioteca universale: opere destinate a durare, curate con quella sobrietà luminosa che solo l’editoria di grande respiro sa mantenere. Ogni volume è un incontro tra la filologia e la grazia tipografica, tra la memoria e la forma. Scorrere un Millennio significa toccare la sostanza viva della letteratura, ascoltare la voce dei secoli che continuano a parlare con una limpidezza intatta. Libri che non si possiedono: si abitano, come si abita un tempo ritrovato.
Cronache di San Gallo. Testo latino a fronte
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2004
pagine: 502
L'abbazia di San Gallo fu eretta nel 720 su un eremitaggio fondato dal monaco irlandese Gallo nel 612. La sua storia è raccontata in una cronaca, il "Casus Sancti Galli", composta in epoche e da autori diversi e scritta in latino con l'ultima sezione in tedesco, che copre il periodo che va dalla fondazione dell'eremo alla prima metà del XIII secolo. Gli autori di maggior rilievo sono Ratperto, che scrive la parte che giunge all'833, seguito da Ekkeardo IV di San Gallo che compone la parte più estesa fino al 1053 e da Corrado di Favaria con cui si giunge al terzo decennio del Duecento. Pur apparentemente senza pretese, il testo descrive con chiarezza i rapporti e la vita del monastero ed è un documento di grande imporatanza per la storia della cultura.
Le fiabe
Hans Christian Andersen
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 655
Andersen, viaggiatore instancabile, ospite delle corti europee, dei nobili castelli danesi, uccello migratore mai sazio di becchime esotico, si nutrì di tutte le letterature e di tutti i paesaggi, e tuttavia , pur tra le sue molte peregrinazioni, è tutt'altro che un "déraciné". Rivivono nei suoi libri i vari aspetti dei paesi da lui visitati: la Spagna, l'Italia la Svizzera, la Scozia, l'Oriente; ma le radici della sua poesia sono nella terra danese, egli è forse il più danese di tutti gli scrittori. In fondo al cuore egli serberà sempre il mondo della sua infanzia: l'immagine della madre povera, il piccolo giardino di cipolle e prezzemolo sul tetto che vediamo rifiorire nella Regina della neve. Negli ambienti aristocratici che la celebrità gli dischiuse, non si scordò mai delle proprie origini popolane, e pur essendo un assiduo lettore della favolistica mondiale, fonte di tutta la sua poesia restò sempre quel mondo fantastico che gli si rivelò quando, bambino, ascoltava, nelle lunghe veglie, i racconti della povera gente. La grandezza e l'originalità di Andersen derivano in gran parte dalla sua fede; in quel mondo di fantasmi che esprimono gli spaventi e le speranze della vita, lui, come la semplice gente del popolo, crede e crea. Prefazione di Knud Ferlov, con trenta tavole di illustrazioni di bambini di tutto il mondo. Età di lettura: da 10 anni.
La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene. Con uno scritto di Emilio Tadini
Pellegrino Artusi
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2001
pagine: LXXXI-776
Per oltre vent'anni Pellegrino Artusi raccolse le ricette di tutte le cucine italiane, mescolò assieme tutti i riti reciprocamente esotici, la polenta e la pasta con le sarde. Entrò da laico nel corpo misto del mangiare collettivo italiano. Ogni ricetta di questo volume evoca una serie di figure. Ma queste figure non sono destinate a rendere astratto ciò che si dà come concreto, cioè gli elementi naturali e la procedura mediante la quale quegli elementi naturali si sono trasformati dalla cucina in cibo. Si può leggere una di queste ricette, ogni tanto anche per il solo piacere di leggere, considerando lo stile linguistico con cui sono scritte, oppure seguire le vie del gusto e cucinare i piatti proposti.
L'universo di Kama. Testi d'amore dell'antica India
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2014
pagine: 702
"Amore (Kama) è una divinità potente e temibile. Nell'epica è spesso ricordata la sua distruzione a opera di Siva, il grande dio dedito all'ascesi. Kama, arso dal fuoco sprigionatosi dal terzo occhio di Siva proprio mentre lo colpisce con una freccia incantata per farlo innamorare della divina Parvati, ridotto in cenere si trasforma in Ananga, "l'Incorporeo". Come tale gli sarà ancora più facile insinuarsi non visto nelle menti di quelli che vuole rendere schiavi della passione, tanto che persino Siva sarà infine conquistato dalla dea innamorata". Cosi racconta Fabrizia Baldissera nell'introduzione del volume. Kama e Siva rappresentano l'antitesi radicale dell'antica cultura indiana: l'amore da un lato, l'ascesi dall'altro. E il mito ci racconta dunque che Kama sembra aver perso il duello con il suo avversario, ma alla fine è invece proprio lui a trionfare. "Omnia vincit amor", come diceva Virgilio. Anche in India. In questo Millennio il fior fiore degli indologi italiani ha tradotto per la prima volta tutta una serie di testi che appartengono all'"universo di Kama". Pochi, rispetto alla quantità dei testi esistenti, ma significativi per uno sguardo d'insieme, perché toccano praticamente tutti i temi dell'antica letteratura amorosa indiana spaziando fra i generi più diversi.
L'Asia. Istoria della Compagnia di Gesù
Daniello Bartoli
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 1464
"Alla penna di Daniello Bartoli si dovette la prima grande storia dell'Asia pubblicata in Europa, l'unica ad abbracciare in un solo disegno e in lingua italiana una vicenda destinata a rimanere in ombra nel bilancio storiografico dei secoli successivi che vide solo il versante atlantico dell'Europa trionfare oltre le colonne d'Ercole dello Stretto di Gibilterra. Quanto a Bartoli, il suo si può definire un merito involontario. L'aspirazione profonda che condusse l'autore a diventare gesuita fu simile a quella di tanti altri prima e dopo di lui, un indipeta, un adolescente attirato dal sogno di «andare alle Indie» e di morirvi martire della fede. Come molti adolescenti formati nelle scuole dei gesuiti, anche il quindicenne Daniello che bussò alla porta del noviziato di Novellara nel 1623 vi fu condotto dal desiderio di una missione tra i pagani, dalla volontà di diventare un apostolo e di trovare magari il premio supremo del sacrificio nelle remote terre d'oltreoceano. Ma anche nel suo caso, come in tanti altri, i superiori decisero altrimenti. E a giudicare dal risultato, l'averlo destinato al compito di scrivere non fu l'ultima delle scelte giuste che fecero." (dall'Introduzione di Adriano Prosperi)
I libri di Oz
L. Frank Baum
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2017
pagine: 917
Dopo II meraviglioso Mago di Oz, Baum scrisse altri tredici romanzi ambientati nello stesso mondo, con la piccola Dorothy e i suoi vecchi amici, ai quali se ne aggiungono via via di nuovi non meno bizzarri e simpatici, come Testadizucca, lo Scarasaggio Sommamente Eccessivo, la gallina Billina, la Tigre Famelica, l'automa Tic-Toc e tanti altri. I romanzi successivi, sebbene poco o nulla conosciuti in Italia, non sono affatto inferiori al capostipite. Chiara Lagani ha tradotto e antologizzato i quattordici romanzi, ha scritto i collegamenti tra un episodio e l'altro e ha corredato il volume di brevi note che mettono in luce ulteriori riferimenti tra i vari racconti. In collaborazione con lei, Mara Cerri ha realizzato una serie di disegni a colori e in bianco e nero che accompagnano le storie di Dorothy e dei suoi soci. Cosi anche il pubblico italiano può percorrere in un solo volume, per la prima volta, l'intero ciclo dei libri di Oz. Una saga il cui assoluto valore sta nel non farsi costringere in nessuno schema interpretativo; la libertà narrativa di Baum, la sua continua invenzione fantastica, gli esilaranti giochi linguistici, l'ambivalenza emotiva, fra comicità, paura e malinconia, attivano da sempre una misteriosa complicità con i lettori di ogni età che appartiene ai piaceri dell'intelligenza e alla sostanza della vera letteratura.
Commentario filosofico
Pierre Bayle
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2018
pagine: 800
Il Commentario filosofico di Bayle è uno dei grandi testi che hanno fondato le teorie sulla tolleranza religiosa, e questo settanta-ottant'anni prima di Voltaire. Bayle lo scrive in un momento drammatico, a ridosso della revoca dell'editto di Nantes che aveva garantito, almeno teoricamente, uguali diritti fra cattolici e protestanti. Con questo gesto, nel 1685 Luigi XIV riavviava una politica persecutoria nei confronti dei protestanti. Bayle, già prudentemente riparato in Olanda, veniva a sapere dell'uccisione del fratello. L'anno dopo inizia a scrivere il Commentario. Dunque il suo trattato è sicuramente un libro teorico, ma pensato a tamburo battente nel vivo delle più accese e feroci controversie. Il fuoco centrale del libro, detto un po' in soldoni, è l'affermazione del diritto di sbagliare. Quella che viene chiamata la «coscienza errante» ha il diritto di persistere nel suo errore e non può essere forzata a venerare ciò che le appare una falsità. Questo vale per la diatriba fra cattolici e protestanti, ma vale per qualsiasi credo religioso. Ognuno può pensare che l'altro sbagli, ma deve rispettarne la libertà di coscienza. Per fondare il suo discorso Bayle contesta l'interpretazione capziosa di un famoso passo evangelico, usato dai religiosi integralisti per autorizzare le conversioni coatte, e confuta due lettere di sant'Agostino in cui viene giustificata la persecuzione degli eretici.
I sonetti
Gioachino Belli
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Einaudi
anno edizione: 2018
pagine: 5038
Belli tenne sempre nascosti i suoi Sonetti, che mostrò e recitò solo ad amici fidati. Dei 23 pubblicati durante la sua vita, solo uno uscì con il suo consenso: un omaggio in versi all'attrice Amalia Bettini che apparve nel 1835 su una rivista teatrale milanese. Meditò tuttavia a lungo di pubblicarli, a partire dal 1831, quando cominciò a sgorgare fluente la sua vena romanesca, che produrrà oltre duemila sonetti prima di arrestarsi nel turbine politico e militare che sconvolse Roma nel 1848-49. Coabitarono in lui la tentazione di bruciarli e la volontà di predisporli per una stampa futura, magari postuma. Nelle sue carte testamentarie ordinò di distruggerli ma affidò in mani sicure i loro autografi, corredati da preziose note per lettori non romani, e disconobbe le copie apocrife o deformate che circolavano sotto il suo nome, in manoscritti o in opuscoli stampati alla macchia. La prima vera edizione delle Poesie inedite belliane, che uscì nel 1865-66, due anni dopo la morte del poeta, a cura del figlio Ciro, contiene 166 poesie italiane in vario metro e 797 sonetti romaneschi, un terzo circa del corpus. Per prevenire la censura pontificia vennero scartati i testi di satira politica e religiosa e quelli di materia erotica. I sonetti inclusi vennero depurati dalle espressioni indecenti e dai riferimenti polemici al clero. Pur così castigata, e perciò criticata, questa silloge è frutto di un'iniziativa coraggiosa, intrapresa quando Porta Pia era ancora intatta. L'anno della breccia, 1870, uscì l'antologia di Duecento sonetti che Luigi Morandi attinse in parte dalla stampa purgata, in parte dalla «tradizione popolare»: nonostante questi limiti, l'antologia pubblicata da un editore di importanza nazionale, il Barbèra di Firenze, diede un sensibile impulso alla conoscenza di Belli oltre i sette colli. La prima edizione complessiva e fondata sugli autografi uscì tra il 1886 e il 1889 per le cure dello stesso Morandi, che aggiunse note integrative a quelle dell'autore: vi riunì i 2143 sonetti allora noti - altri 123 saranno rintracciati poi - e li dispose in ordine cronologico, con la rilevante eccezione dei sonetti osceni, estrapolati e riuniti in tomo a sé, che divenne un vero bestseller. Una svolta decisiva nella tradizione a stampa dei Sonetti si ha nel 1952 con l'edizione di Giorgio Vigolo, corredata di un'attenta annotazione che, per i sonetti più congeniali al criticopoeta, si dilata in suggestivi commenti. Egli riporta i 2279 sonetti secondo la lezione degli autografi, fatta salva l'uniformazione dell'oscillante grafia diacritica del poeta; li dispone in ordine cronologico, con la rilevante eccezione della lunga collana sul colera, Er còllera mòribbus, posta a chiusura della raccolta, come fosse un poemetto autonomo. Importanti acquisti per chiarire la genesi e l'elaborazione dei Sonetti si hanno con la pubblicazione degli appunti preparatori e delle varie stesure dell'Introduzione belliana (Roberto Vighi, Belli romanesco, 1966) e delle correzioni d'autore (Pietro Gibellini, Le varianti autografe dei sonetti romaneschi, 1973). Con la monumentale Edizione nazionale (Poesie romanesche, 1988-93), Vighi arricchisce la raccolta di un massiccio corredo esegetico; sul piano strutturale segue a grandi linee l'ordine cronologico, accostando però liberamente sonetti di tema affine ma di data diversa. Ora, in questa nuova edizione critica, a cura di Pietro Gibellini, Lucio Felici e Edoardo Ripari, i 2279 sonetti di sicura paternità belliana sono riccamente annotati e commentati. La lezione è fedele agli autografi anche nella grafia, e l'ordine dei testi ripristina la sequenza cronologica, più o meno alterata da tutte le edizioni precedenti. L'apparato filologico che la completa comprende la lista delle correzioni d'autore, i sonetti incompiuti e le poesie romanesche in altro metro.
Ragion di Stato
Giovanni Botero
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2016
pagine: 426
Con Giovanni Botero la "ragion di Stato", per la prima volta nella storia delle idee, diventa oggetto di una riflessione ampia e articolata che fa emergere (anche se poi la formula è stata usata con un'accezione riduttiva, distante da quella originaria) una scienza del governo monarchico, di ispirazione cattolica e con intenti chiaramente antimachiavellici, ma con non pochi debiti nei confronti dell'autore del "Principe". Lungi tuttavia dal limitarsi a un'opera di confutazione, il trattato di Botero sfrutta un'ampia informazione che alla solida cultura classica e scritturale congiunge conoscenze storico-geografiche derivanti dalle scoperte avvenute durante il secolo. E rispecchia una visione in cui la politica è legata non solo alle leggi e alle armi, ma anche all'economia e alla demografia. Decisamente moderna è la sua concezione di misurare la potenza di uno Stato dalle variabili economiche, fra le quali dà la massima importanza allo sviluppo delle attività produttive e commerciali. La presente edizione critica propone il testo definitivo del 1598, arricchito da tutte le varianti delle principali versioni precedenti (non solo la princeps del 1589, ma anche quelle del 1590 e 1596), il che consente di seguire il lavoro di revisione condotto dall'autore. Introduzione di Romain Descendre.
Il Rinascimento italiano. Civiltà e arte
Jacob Burckhardt
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2023
pagine: 1120
Dopo aver pubblicato nel 1860 la "Civiltà del Rinascimento in Italia", Jacob Burckhardt si era proposto di completare l'opera con una seconda parte sulle varie forme dell'arte italiana. L'idea era di «fondere in un'unica opera storia della civiltà e arte». Poi in lui lo storicismo prevalse sulla morfologia e lasciò cadere il progetto. Il manoscritto sull'arte, ritrovato tra le carte dello studioso basileese e già pubblicato da Beck Verlag nell'ambito dell'edizione critica di tutte le opere di Burckhardt ma inedito in Italia, viene qui pubblicato nella sua interezza facendolo seguire a una nuova traduzione della "Civiltà del Rinascimento in Italia". Così, anche il lettore italiano può disporre della ricostruzione integrale del progetto abbandonato. La parte inedita sull'arte rinascimentale (architettura, decorazione, scultura e pittura) è interessante o addirittura sorprendente perché non viene esposta storicamente, bensì per generi (ad esempio: fontane, chiese a pianta centrale, ritratto, scultura monumentale e così via). Dunque un utilizzo di categorie metodologiche, o potremmo dire di una forma mentis, che sembrerebbero lontane da Burckhardt, e che invece gli appartenevano, o perlomeno gli erano appartenute in una certa fase della vita. Lo studio del Rinascimento italiano era stato per Burckhardt anche un tentativo di indagare quella che lui riteneva la genesi, nonché il destino politico e culturale dell'Europa moderna. E in questa genesi e destino l'arte ha avuto indiscutibilmente un ruolo di collante fondamentale, come questa ricostruzione filologica dimostra.
Artù, Lancillotto e il Graal. Volume Vol. 4
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2023
pagine: 632
"I due ultimi romanzi del ciclo offrono letture assai diverse della vicenda arturiana, e la tensione tra queste due alternative, così a lungo preparate e annunciate, accresce la sensazione di trovarsi di fronte al senso ultimo della storia: non solo la storia dei singoli protagonisti, o del mondo arturiano, ma la storia universale che quel mondo intende rappresentare. Nella Ricerca del Santo Graal, la dimensione ultraterrena irrompe nelle vicende umane. Dopo il momento mitico dell’accesso di Galaad sul Seggio Periglioso della Tavola Rotonda, lo svolgimento della queste è costellato di eventi miracolosi che coinvolgono i cavalieri, eventi puntualmente interpretati da chierici ed eremiti. L’allegoria escatologica trasforma ogni atto in una manifestazione del disegno divino, di fronte al quale si infrangono le aspirazioni dei cavalieri, cui il peso del peccato impedisce di attingere il Graal. Anche i migliori, Gauvain e soprattutto Lancillotto, falliscono nell’impresa. Il compimento della missione da parte di Galaad e degli altri due eletti, Perceval e Bohort, comporta dunque un giudizio sulla Tavola Rotonda: il Graal tornerà nella sua terra di origine e sarà assunto in cielo, senza alcun effetto salvifico sul mondo arturiano. Nella Morte di re Artú si torna sulla terra, tra donne e uomini. Il ciclo deve raggiungere la meta già prefissata dalle fonti, la morte del re per mano di suo figlio, frutto dell’incesto, e l’ultimo romanzo costruisce con straordinaria tensione narrativa il percorso che porterà a quell’attesa chiusura, incrociando i grandi temi di tutto il ciclo: l’amore tra Lancillotto e Ginevra, il difficile equilibrio tra i baroni e il re, la potenza dei legami di sangue che definiscono il lignaggio, l’aura mitica che avvolge Artú tramite il ricordo di Merlino e l’intervento di Morgana. È un percorso tragico, in cui eventi casuali e azioni intenzionali si sovrappongono in modo tanto indistricabile quanto inesorabile, provocando una scia di morte e di guerra, fino alla carneficina nella battaglia di Salisbury. In questa dimensione così intensamente terrena i protagonisti si confrontano con il loro ultimo destino, portando alle estreme conseguenze ogni aspetto che ha fin qui costruito il mondo arturiano, amore e amicizia, fraternità e nobiltà, tradimento e lealtà, generosità e valore. Così, dopo la morte del re, il racconto si chiude nel nome di Lancillotto, oscurato nella grande ricerca ma tornato infine a rappresentare l’ideale del migliore tra i cavalieri, al di là dell’escatologia del Graal e anche del mito di Artú: e tutto il ciclo della Vulgata può essere definito «la storia di Lancillotto del Lago»." (dalla Premessa di Lino Leonardi)
Anatomia della melanconia
Robert Burton
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2023
pagine: 2136
«L'opera di Burton resiste a qualsiasi tentativo di inquadrarla in un genere letterario ben definito; essa è stata di volta in volta considerata un'enciclopedia, un centone, una satira menippea, un trattato di medicina, un'opera di retorica, ma nessuna di queste definizioni riesce a rendere ragione di tutte le sue caratteristiche. Il fatto è che carattere principale dell'Anatomy è l'interdisciplinarietà, perché Burton, per illustrare le sue argomentazioni, procede per accumulo e tutto quello che gli serve a provare quello che vuole dimostrare viene messo in campo, senza troppa attenzione alla sfera conoscitiva a cui appartiene. Così, un'osservazione scientifica può essere provata tramite un argomento tratto dall'astrologia, da un trattato filosofico o da una commedia antica. Quello che soprattutto gli interessa è mostrare il momento in cui un'idea prende forma e il modo in cui una serie di elementi, che ancora vivono una vita relativamente indipendente, concorrano a formare un oggetto, e farne scrittura. È uno dei modi in cui l'autore ricrea con la parola quella relazione tra le cose che dal punto di vista ontologico stava scomparendo.» (dall'Introduzione di Stefania D'Agata D'Ottavi)
Mistica ebraica. Testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 719
Il volume costituisce un'antologia di testi della tradizione mistica ebraica, meglio nota come Qabbalah, che copre un periodo storico culturale di oltre mille anni (dall'antichità al Cinquecento) e contiene per lo più testi inediti o mai tradotti in italiano. Le opere qui presentate non hanno solo valore di sapienza mistica, di ricerca nelle profondità del mondo; esse sono anche testi letterari di grande bellezza, di autentica poesia. Il panorama italiano mancava di basi adeguate alla conoscenza delle tradizioni ebraiche e mistiche, per altro non estranee alla cultura del nostro paese. Fra Medioevo e Rinascimento, infatti, gli umanisti italiani dimostrarono grande interesse per il mondo ebraico in generale e in particolare per la Qabbalah.
Città di luce. La mistica ebraica dei palazzi celesti
Giulio Busi
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 408
«La letteratura dei palazzi, o Hekalot, come si chiamano in ebraico, è antica, misteriosa, difficile. Mette soggezione anche al lettore esperto, abituato a vedersela con i testi astrusi della qabbalah, la sapienza segreta del giudaismo, che si è forgiata tra il XIII e il XVI secolo. Per quanto siano complesse le allegorie dei mistici medievali e della prima età moderna, questi palazzi a perpendicolo su dirupi di luce rimangono una meta proibitiva, quasi irraggiungibile. La letteratura degli Hekalot precede la qabbalah. La precede nel tempo, giacché comincia a costituirsi nei primi secoli dell'età volgare, e la precede nell'ordine mentale e nell'immaginario collettivo. Chi giunge alle dimore divine, e riesce a penetrarvi, entra in un'aristocrazia sapienziale, invidiata e ambita. Il percorso è pericoloso. Alle porte degli edifici superni vigilano guardiani scorbutici e maneschi. Bisogna saperli prendere con le buone, ingraziarseli, oppure aggirarli ricorrendo a qualche aiuto altolocato. Ma non è solo l'itinerario difficile a respingere molti, o forse quasi tutti. Il problema, con cui si scontrava l'adepto in età antica, e che ancora oggi scoraggia più di un lettore, è capire il perché di tanta fatica. Cosa si trova in cielo? Beninteso, non nel cielo volgare dei nostri viaggi intercontinentali. Quello che qui importa è il cielo incontaminato della sapienza primordiale. Il cielo abitato da Dio e dalla sua corte celeste. Il cielo affollato di angeli, protetto da mura altissime di tizzoni accesi, a un tempo percorso da melodie dolcissime e scosso da paurosi boati. Cosa c'è da vedere, cosa c'è da sapere? Questo è l'argomento del nostro libro. Le pagine che seguono sono una risposta alla domanda che, da sempre, s'è fatta a chi torna. Cos'hai visto? Ne valeva la pena? Cosa c'è "là"»? (dall'Introduzione)
La Qabbalah visiva
Giulio Busi
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2005
pagine: 503
Professore di Lingua e letteratura ebraica all'Università Ca' Foscari di Venezia, considerato tra i maggiori esperti di qabbalah, Giulio Busi si concentra in questo volume sugli aspetti visivi del simbolismo ebraico. Nel corso dei secoli, la qabbalah (o cabala) ha sviluppato un'enorme produzione grafica, e il libro propone una vasta scelta di immagini dotate di una notevole capacità di evocare l'invisibile.
La sposa mistica. Corpi terreni, erotismo divino. Dal «Cantico dei cantici» a Paul Celan
Giulio Busi
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 544
Ripetuta nelle sinagoghe e nei chiostri, centellinata dagli esegeti, scandagliata dai cabbalisti, vagheggiata dai poeti, la tradizione della sposa mistica, così estesa, variegata, lussureggiante, non esisterebbe senza il “Cantico dei cantici”, che avvolge, nella sua energia, dimensione fisica e simbolismo cosmico. Ma la mistica erotica non si ferma certo al “Cantico dei cantici”: il tema dell’amplesso fra due coniugi distanti, diseguali, incompatibili, uno in cielo e uno in terra, si fa largo nelle antiche culture orientali, nella filosofia antica, medievale e rinascimentale, e attraversa via via epoche e culture diverse fino ai giorni nostri. Per la prima volta, grazie a Giulio Busi, abbiamo un’antologia di questo universo tematico che comprende testi ebraici, egizi, mesopotamici, gnostici greci e latini, mistici medievali. E non mancano i sufi, alcuni poeti indiani, e una scelta di brani dalle letterature europee otto e novecentesche, fino ai versi di Paul Celan e Cristina Campo. Il volume non segue un freddo ordine cronologico, ma cerca il calore dei corpi, dei gesti, dei desideri. La sposa mistica anticipa, di millenni, la moderna fluidità di genere. È femmina, è maschio, è femmina e maschio assieme, amante binaria e omoerotica, incerta su tutto tranne che sulla sua passione. I testi raccolti da Busi sfiorano il suo viso, il ventre, le gambe, i piedi. La mostrano quando è sdegnosa oppure ha paura. La descrivono mentre danza, ci dicono come bacia, il modo in cui si vela e quello che usa per togliersi il velo. Una fenomenologia della sposa mistica a partire dai testi che l’hanno cercata e hanno saputo raggiungerla, grazie all’inarrestabile onda di desiderio che coinvolge ogni grado dell’essere.
Lettere famigliari e diplomatiche
Baldassarre Castiglione
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2016
pagine: 3558
Il volume raccoglie l'intero corpus epistolare di un uomo che fu al centro delle questioni culturali, artistiche e politiche nei primi, decisivi decenni del Cinquecento.
La fortuna di essere donna. E altre storie per il cinema
Suso Cecchi D'Amico
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 824
Per quanto dietro le quinte, Suso Cecchi d’Amico è stata una protagonista del cinema italiano per oltre mezzo secolo, dall’immediato dopoguerra fino ai primi anni Duemila. Ha scritto piú di centoventi sceneggiature per registi come De Sica, Visconti, Antonioni, Comencini, Monicelli e tanti altri. Per dare un’idea dell’opera complessiva di Suso, ma anche per dare un’idea della varietà delle scritture per il cinema, Caterina d’Amico e Francesco Piccolo hanno scelto quattro sceneggiature, sei soggetti e un trattamento (che è una via di mezzo tra il soggetto e la sceneggiatura), e anche un racconto focalizzato su un solo personaggio (la Nadia di “Rocco e i suoi fratelli”) e una lettera al regista Michalkov in cui c’è già l’idea di “Oci ciornie” per come verrà poi effettivamente realizzato. Insomma, il volume si propone come ritratto di una grande scrittrice ma anche come repertorio delle forme di scrittura cinematografica. L’intento è quello di rivalutare la scrittura per il cinema, finora considerata unicamente ancillare nei confronti del lavoro registico. Gli sceneggiatori sono stati e sono scrittori “tout court”. Questo vale senza alcun dubbio per Suso e tanti suoi colleghi che hanno costruito, insieme ai registi, la leggenda del cinema italiano del dopoguerra. Un discorso a parte meriterebbe il fatto che ai tempi di Suso “la fortuna di essere donna” non si abbinava al fare fortuna nel mondo del cinema (attrici a parte). Il caso di Suso è stato più unico che raro nel mondo della sceneggiatura italiana. Oggi la situazione è molto diversa, ma la carriera di Suso va considerata per certi versi pionieristica da questo punto di vista e dunque porta con sé un valore aggiunto. Da film come “Bellissima” e “Speriamo che sia femmina” a una sceneggiatura e tre soggetti inediti, il campione qui proposto spazia dai lavori più noti a quelli sconosciuti e copre pressoché l’intero arco della carriera di Suso. Con un apparato di foto tratte dai film, dai backstage e dall’archivio di famiglia.
Genio del cristianesimo
François-René de Chateaubriand
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2014
pagine: 878
Il 14 aprile del 1802 il "Génie du Christianisme" appare per la prima volta in libreria. Quattro giorni dopo, nella cattedrale parigina di Notre-Dame sono unitamente celebrate con un solenne "Te Deum" la recente pace con l'Inghilterra - la Pace di Amiens - e l'entrata in vigore del Concordato tra Santa Sede e Repubblica francese. Un'opera concepita allo scadere del secolo dei Lumi col principale intento di dare un'articolata illustrazione del mondo cristiano - soprattutto cattolico - a correzione dell'entusiasmo rivoluzionario che ha tentato di cancellarlo, dimostrandone la superiorità morale ed estetica. Un libro vessillo, che avrebbe sostituito in tutta Europa i gusti neoclassici dell'illuminismo con il "nuovo" immaginario romantico. Col suo "Génie", Chateaubriand pone le basi di un rinnovato umanesimo, insieme cattolico e popolare, sintesi di ragione e fede, di storia e poesia: un umanesimo sottratto alla presunzione di ogni forma di razionalismo e umilmente aperto all'accoglienza di una "religione rivelata", capace di rendere efficace la potenza creatrice della parola. Opera "faziosa", colonna portante del romanticismo, il "Génie" non ha mai smesso di dividere gli animi e di suscitare, talvolta, reazioni virulente ed estreme. Specchio di un'età di transizione particolarmente complessa e drammatica, non molto dissimile dalla nostra attuale.
Gli angeli custodi. Storia e figure dell'«amico vero»
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2004
pagine: 639
Dai primi secoli del Cristianesimo al Medioevo, gli angeli compongono una "celeste" gerarchia che presiede alle sfere dell'universo aristotelico. È però nel Seicento di Galileo e Pascal che l'angelo discende dal cielo e diventa "consolatore dolcissimo", "compagno affettuoso", angelo custode. Attraverso un'antologia di testi rari che hanno per oggetto la definizione teologica e antropologica della "custodia angelica", questo studio si propone di documentare il nuovo statuto dell'angelo agli esordi dell'età moderna. Testi che parlano di angeli, della loro bellezza invisibile e tremenda, con un'inattesa e spesso sorprendente modernità, precorrendo la poesia di Rilke o il cinema di Wim Wenders. Con un racconto e un apologo di Nikolaj Leskov.
Le avventure di Pinocchio
Carlo Collodi, Lorenzo Mattotti
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2008
pagine: XXXVII-313
Pinocchio accompagna Lorenzo Mattotti da molti anni, quasi lo ossessiona. E Mattotti da molti anni disegna, appunta schizza immagini, ipotesi di illustrazione. È un work in progress quello testimoniato da questo libro, una botola nell'atelier mentale di un artista che nella storia di Collodi sembra trovare i nodi originari della propria ispirazione. D'altra parte la prima musa di Mattotti è la metamorfosi, la dialettica tra la forma e la perdita della forma. E quale libro più di Pinocchio è la metamorfosi fatta narrazione? Il legno che diventa carne, l'andirivieni tra il burattino e il bambino, passando magari per l'asino, il mondo dei vivi e dei morti. Pinocchio come mutante continuo è il soggetto ideale per lo sguardo di Mattotti, che cerca di cogliere il momento dinamico delle trasformazioni, quando una forma non è più e non è ancora. In tutto questo c'è una pulsione vitale forte, ma c'è anche un aspetto drammatico. Quello di Mattotti è indiscutibilmente un Pinocchio noir: le sue illustrazioni colgono il nucleo oscuro della favola, il mistero, a volte l'horror. Come spiega Tiziano Scarpa nella suo saggio introduttivo, il Pinocchio che leggiamo è frutto di due libri scritti da Collodi uno di seguito all'altro. Il primo è un libro di morte, è una storia nera, buia e disperata; il secondo è un libro moralistico-edificante. Con questo secondo Pinocchio Mattotti c'entra poco, con il primo è quasi in simbiosi. Con un'introduzione di Tiziano Scarpa e note alle illustrazioni di Emilio Varrà.
Bibbia
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Einaudi
anno edizione: 2021
pagine: 3920
Progetto e direzione: Enzo Bianchi. La nuova edizione Einaudi della Bibbia si caratterizza innanzitutto per la nuova traduzione, non confessionale, frutto del lavoro di un'équipe di filologi ed esegeti fra i più autorevoli al mondo, profondi conoscitori dell'ebraico, dell'aramaico e del greco. Una traduzione che vuole rendere accessibile il testo biblico al lettore odierno, ma senza omogeneizzare le sue asperità linguistiche, culturali e teologiche. «La Bibbia è sempre disponibile a una lettura infinita, e non solo per le interpretazioni che sono sempre molte, come testimonia tutta la copiosissima letteratura dei commenti biblici, ma infinita perché diventa diversa a partire da chi la legge. Ci sono letture diverse nella fede ebraica, letture diverse nella fede cristiana, letture diverse di chi non è credente né in Dio, né in Gesù Cristo e legge la Bibbia come «il grande codice» secondo la ben nota espressione di Northrop Frye. Grande codice della cultura occidentale soprattutto, ma non solo! Per il non ebreo e il non cristiano, la Bibbia non contiene «la parola di Dio», ma resta una testimonianza scritta del pensiero umano che si esprime imputando al soggetto «Dio» parole e azioni che hanno un significato alto per l’umanità. Ma non si dimentichi che nella lettura della Bibbia anche il credente non potrà fare a meno di tutti gli strumenti umani necessari per leggerla, interpretarla e comprenderla. Nella lettura infinita c’è un cammino comune del credente e del non credente che deve assolutamente essere messo in rilievo e praticato senza sospetti. D’altronde, le chiese oggi riconoscono che la Bibbia, pur contenendo la parola di Dio, è innanzitutto parola umana, che gli autori sono autori umani, e che la Bibbia è un testo che va interpretato rifuggendo ogni lettura fondamentalista. Oggi possiamo dire che la Bibbia è la biblioteca che non divide, non separa, non apre a fondamentalismi, chiede l’affermazione della diversità, delle pluralità e dunque del dialogo perché essa è strutturalmente dialogica!» (dalla Prefazione di Enzo Bianchi)
La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico
Charles Darwin
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2011
pagine: 914
"La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico" va considerata una delle tre opere maggiori di Darwin, insieme all'Origine delle specie e all'Origine dell'uomo. Sono i tre libri che fondano il pensiero evoluzionista. Però del terzetto, la Variazione è senz'altro quello che ha avuto meno attenzione fra gli studiosi. In Italia, addirittura, non ha avuto traduzioni successive a quella di Giovanni Canestrini del 1876. Qualcuno ha pensato che quest'opera valesse soltanto per le pezze d'appoggio che forniva alla teoria generale darwiniana, ma in realtà è il luogo dove Darwin definisce questioni fondamentali come le leggi per l'ereditarietà, l'incrocio e la variazione. I meccanismi della selezione naturale e della selezione artificiale indotta dall'uomo procedono con modalità diverse, ma appartengono allo stesso ordine di fenomeni, e questa è un'acquisizione scientifica che conferma la teoria evoluzionistica e la apre a una serie di questioni mai affrontate prima da Darwin. Per il lettore non specialista va anche aggiunto che lo stile argomentativo di Darwin è sempre comprensibile e accattivante, anche perché gli scienziati dell'epoca non avevano ancora elaborato linguaggi troppo tecnici, accademico-esoterici. E dunque ripercorrere queste pagine significa accedere a uno degli snodi principali della scienza moderna imparando tante cose che riguardano piante e animali ben noti coi quali abbiamo a che fare quotidianamente. Prefazione di Telmo Pievani.
Fiabe campane. I novantanove racconti delle dieci notti
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: XV-1487
Fino a quarant'anni fa nella provincia di Caserta, in particolari periodi festivi la gente si raccoglieva di sera nei cortili intorno al fuoco. Si consumava una rituale pietanza fatta di pasta asciutta e castagne, dopodiché i narratori ufficiali intrattenevano i presenti fino a tarda notte con storie di maghi, di orchi, di santi. La manifestazione si protraeva per dieci notti dal giorno successivo all'Epifania fino alla vigilia di Sant'Antonio Abate con la partecipazione dei più dotati narratori della zona. Novantanove racconti, che fanno capo unicamente alla tradizione orale della Campania, sono stati raccolti in un lavoro ventennale di ricerca che De Simone ha registrato e trascritto.
La canzone napolitana
Roberto De Simone
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2017
pagine: 482
La canzone napoletana studiata e raccontata non nei suoi aspetti folcloristici più standardizzati, ma come mito che affonda negli archetipi musicali più antichi, come sonorità rimosse dalla memoria e affioranti dove meno te l'aspetti: in un mercatino domenicale dove si vendono dischi di prima della guerra o nel negozio di un barbiere cantante che conserva tradizioni perse nei secoli. Roberto De Simone ci conduce in una ricerca che diventa inventario di testi e musiche, ma anche racconto di personaggi, di luoghi, di rappresentazioni popolari devote e profane. Sempre nei libri di De Simone alto e basso, popolare e colto si intrecciano indissolubilmente; così avviene anche in questo libro, che insieme al saggio sul Presepe napoletano è forse il suo capolavoro, la summa delle sue ricerche e della sua antropologia culturale. Dunque nelle pagine della Canzone napolitana l'arte canterina di un anonimo venditore ambulante e la raffinata poesia di Salvatore Di Giacomo vanno a braccetto fra loro, come i melodrammi di Rossini e Donizetti e la performance di tre femminelli in processione a un santuario. L'alternanza fra capitoli di rigorosa musicologia e altri di spericolata narrazione è più apparente che reale, perché nei capitoli storico-musicali si insinua la fiction (come in un bellissimo colloquio immaginario fra Torquato Tasso e Monteverdi) e nelle narrazioni c'è molta filologia (peraltro le partiture delle canzoni sono raccolte in fondo al volume). Attraverso la trattazione storica e il racconto, De Simone delinea un genere musicale ma tratteggia anche il ritratto della sua città: una Napoli cangiante nei secoli eppure sempre se stessa. Un collage di sovrapposizioni (splendidamente rappresentate in un parallelo visivo dalle illustrazioni di Gennaro Vallifuoco, antico sodale di De Simone) legato da un filo rosso che arriva fino alla seconda guerra mondiale e, attraverso le testimonianze più resistenti ai cambiamenti della modernità, a saperle trovare e ascoltare, fino ai giorni nostri.
Diario (1804-1863)
Eugène Delacroix
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2002
pagine: 1170
Pubblicato da Einaudi per la prima volta nel 1954, il "Diario" di Delacroix viene ora riproposto nella cura di Lamberto Vitali, con un aggiornamento delle note e una nuova resa delle illustrazioni. Il percorso artistico accanto a studi e bozzetti; l'incontro con Baudelaire e Hugo insieme ai resoconti di viaggio e agli appunti su Raffaello: il "Diario" è un universo di pensieri, esperienze e personaggi.
Artù, Lancillotto e il Graal. Volume Vol. 2
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2021
pagine: 896
Nella pagina con cui si è concluso il primo volume di questa serie, dopo l'addio di Merlino imprigionato dall'amata Niniane, è annunciata al lettore la nascita di Lancillotto. Così le grandiose vicende narrate nei tre romanzi che introducono il ciclo (Storia del Santo Graal, Storia di Merlino, Seguito della storia di Merlino) trovano il loro punto di arrivo in un nuovo inizio. Lancillotto sarà il protagonista del romanzo più lungo della serie, di estensione mai prima sperimentata nelle letterature in volgare. Attraverso la sua vita, la sua infanzia e formazione, le prime imprese e la scoperta del suo nome e del suo casato, l'arrivo alla corte di Artù e l'innamoramento per Ginevra, l'entrata nella cavalleria e le infinite prodezze di armi e di generosità nel nome della regina, l'amicizia con Galehaut, il rapporto con Gauvain e con gli altri cavalieri della Tavola Rotonda, le avventure lontano dalla corte, in incognito, le imprese impossibili, i momenti di follia quando pensa di non essere amato da Ginevra, il ruolo decisivo nelle guerre di Artù, il concepimento del figlio Galaad dalla figlia del custode del Graal che lo ha ingannato con un filtro, l'impossibilità di attingere il Graal per il peccato con la regina: attraverso la sua vita si intrecciano tutte le vicende del mondo arturiano, di cui la trilogia iniziale era stata come la preparazione. Il lettore è dunque chiamato a disporsi su una lunghezza d'onda diversa da quella del primo volume. Lo aspettano duemila pagine, in cui la traccia principale delle avventure di Lancillotto si interseca con altre innumerevoli linee di racconto, tra castelli e foreste, damigelle e draghi. Accettando di perdere talvolta il filo dell'intreccio, si entra a poco a poco in un'atmosfera fantastica in cui la potenza dell'amore per Ginevra agisce come motore segreto di ogni azione dell'eroe, e determina in modo sotterraneo ogni evento del mondo arturiano. (...) L'andamento della prosa è regolato da una serie di moduli ricorrenti, per i duelli alla lancia o alla spada, per gli incontri fortuiti e le descrizioni dei castelli e delle foreste, per le manifestazioni della gioia o del dolore: sono i moduli formulari che proprio nel Lancillotto del Lago hanno visto una loro prima elaborazione, poi grammaticalizzata nella prosa narrativa che da questo romanzo prende le mosse. Ma al di là dei modelli retorico-sintattici che strutturano il tessuto connettivo della narrazione, l'ignoto autore del Lancillotto si segnala per la straordinaria intensità con cui è in grado di presentare sia le azioni sia le emozioni. La delicatezza del colloquio tra Ginevra e Lancillotto nel loro primo incontro, la fulminea serie di prodezze di Lancillotto dopo la sua follia, la meschinità di Artú nel rapporto con la Falsa Ginevra, l'entusiasmo dei progetti di Galehaut per un futuro impossibile, l'imbarazzo di Lancillotto di fronte alla seduzione della damigella di Morgana, sono solo alcuni esempi delle diverse tonalità di registro che si alternano da un episodio all'altro.
Umanisti italiani. Pensiero e destino
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2016
pagine: 555
Umanesimo come scuola di retorica, culto dei latini e dei greci, nascita della filologia? Cacciari ci fa capire come le cose sono più complesse e meno schematiche, e come la stessa filologia umanistica vada in realtà inserita in un progetto culturale più ampio nel quale l'attenzione al passato è complementare alla riflessione sul futuro, mondano e ultramondano. Dunque una filologia che è intimamente filosofia e teologia. E i nodi filosofici affrontati dagli umanisti (che in quest'ottica non iniziano con Petrarca o con i padovani, ma con lo stesso Dante) sono difficilmente ascrivibili a sistemi armonici o pacificanti, secondo una visione tradizionale del Rinascimento. C'è un nucleo tragico del pensiero umanistico, fortemente "anti-dialettico", in cui le polarità opposte non si armonizzano né vengono sintetizzate... Tra gli autori antologizzati: Petrarca, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Pico della Mirandola, Poliziano, Savonarola, Leonardo da Vinci, Machiavelli. Con un saggio di Massimo Cacciari.
Nebbia. Testo originale a fronte
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2009
pagine: XL-404
Sono molti i testi della letteratura che collegano la nebbia con alcuni luoghi specifici: la Londra dei romanzi di Dickens e Stevenson o dei racconti di Conan Doyle; le valli e le coste della Scozia, dell'Irlanda, delle isole britanniche; la brughiera di Thomas Hardy; la Parigi di Baudelaire, Maupassant, Zola, dei romanzi noir; la città belga di Bruges presentata come particolarmente tetra e nebbiosa in tanti testi non solo di autori locali come George Rodenbach ma anche di visitatori come D. G. Rossetti, Mallarmé e Rilke; le terre basse di Fiandra, percorse da fiumi svogliati e cantate da Jacques Brel; la Milano del narratori realisti dell'Ottocento (cascinali sommersi dal vapore bianco, osterie fuori porta, miseri cortei funebri nella nebbia), quella dei romanzi polizieschi di De Angelis, quella di scrittori novecenteschi come Savinio, Bianciardi, Testori, Sereni, Erba; la Torino di Pavese e Calvino, le città piemontesi e quelle padane; la San Pietroburgo dei realisti e dei simbolisti russi, da Gogol a Nekrasov a Belyi; la San Francisco mitica degli scrittori e poeti locali ma anche di viaggiatori come Robert Louis Stevenson e John Dos Passos; le grandi città scandinave. Questo libro nasce dalla doppia passione di Remo Ceserani e Umberto Eco i quali, indipendentemente uno dall'altro, hanno catalogato nel corso degli anni i brani sulla nebbia in cui via via si imbattevano: a un certo punto, scoperta la comune mania, hanno deciso di mettere insieme i loro appunti.
Modi di dire. Adagiorum collectanea. Testo latino a fronte
Erasmo da Rotterdam
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2013
pagine: XLI-644
Gli "Adagiorum collectanea" sono pubblicati a Parigi nel 1500 da un Erasmo poco più che trentenne. L'idea era quella di raccogliere e commentare detti, proverbi, massime, modi di dire popolari e letterari dell'antichità. Nell'edizione del 1500 gli adagia sono 818. Le successive edizioni (una ventina) alle quali Erasmo lavorò per tutta la vita portarono il numero degli adagia a 4151. "Adagiorum chiliades" è il nuovo titolo che Erasmo diede alla sua opera nel 1515 e che rimase fino all'edizione definitiva del 1533. Carlo Carena traduce e commenta qui, col testo latino a fronte, la prima edizione dei Collectanea fornendo in appendice alcuni esempi delle riscritture a cui Erasmo sottopose i suoi commenti nelle ultime Chiliades. Gli Adagia sono dunque, per Erasmo, l'opera della vita, il primo e l'ultimo libro che pubblica, quello a cui torna fra un lavoro filologico e l'altro, fra un trattato morale e uno scritto teologico. Quello che affascinava Erasmo era il tentativo di riprodurre la sapienza antica attraverso parole che fossero state usate e riusate, che avessero avuto un passaggio dalla letteratura all'uso popolare o viceversa, che costituissero insomma un sedimento linguistico tramandato dagli antichi ai moderni. Modi di dire che possono essere pronunciati dal filosofo e dal furfante, nutriti dalla stessa forza metaforica e analogica, dagli stessi guizzi della creatività linguistica greca e latina, che per Erasmo erano il migliore nutrimento dell'uomo moderno.
Le tragedie
Euripide
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2002
pagine: 1096
Il volume raccoglie tutte le tragedie di Euripide nella traduzione di Filippo Maria Pontani. Ma la novità del commento, affidato a Anna Beltrametti, sta nella scelta di raggrupparle per temi, con introduzioni di tipo antropologico e storico-culturale per ogni sezione. Queste le aree tematiche: Eros e gamos; Alle radici del mito ateniese; Lo sguardo rovesciato delle donne di Troia; Dai legami di sangue ai crimini di famiglia; Gli eroi folli e la fine dell'eroe; Idoli e sostituzioni mitiche; Dioniso e Reso, il suo profeta.
Anima mundi. Scritti filosofici
Marsilio Ficino
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2021
pagine: 600
I poeti e i pittori a lui contemporanei lo ritraevano come un novello Orfeo che aveva saputo scendere nei recessi dell'antichità per riportare alla luce la vera sapienza. Marsilio Ficino è l'intellettuale più influente della famosa cerchia medicea intorno a Cosimo (che Marsilio considerava un secondo padre) e poi a Lorenzo il Magnifico. Punto di riferimento imprescindibile, prima da emulare poi da contrastare, per Pico. Spesso associato al neoplatonismo, che grazie a lui in effetti diventò la «moda» filosofica degli anni Settanta-Ottanta del Quattrocento in tutta Italia, Ficino ha un percorso molto piú variegato e complesso. Questa antologia dei suoi scritti (opere e lettere) prova per la prima volta a dar conto dell'evoluzione del suo pensiero. A partire dall'epicureismo degli anni giovanili, quando il filosofo fiorentino faceva della voluptas il vero motore del mondo, alle più originali sintesi di platonismo e aristotelismo, fino al pensiero magico-ermetico dell'età matura. Compresa l'iniziale infatuazione savonaroliana e la furiosa invettiva finale contro il frate domenicano finito sul rogo. Un percorso punteggiato da un apparato iconografico che presenta alcuni capolavori della pittura tardo-quattrocentesca, tutti strettamente legati alla biografia o ad alcuni passaggi delle opere di Ficino.
Trattati rinascimentali di architettura
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2024
pagine: 1000
Questo volume antologico è destinato a chi desideri leggere, l'uno accanto all'altro, e almeno per parti, i principali trattati italiani d'architettura: dal "De re aedificatoria" di Leon Battista Alberti fino ai "Quattro libri dell'architettura" del Palladio e all'"Idea dell'architettura universale" di Scamozzi, passando per il Filarete, Francesco di Giorgio, Serlio, Vignola... Durante il Rinascimento, ognuno di questi trattati divenne il mezzo per elaborare e diffondere una nuova cultura e trasmettere specifiche ragioni dell'operare. Portatori di teorie, norme e proposte destinate alla diffusione, questi testi, insieme alle illustrazioni che li accompagnano e ne sono parte integrante, hanno condizionato secoli di produzione architettonica e sono una chiave per entrare nella dimensione storico-artistica del periodo. Il volume, organizzato secondo i principali temi allora in discussione - cosa siano architettura e architetto; l'esempio degli antichi; l'ambiente e la scelta del sito; la città; le fortificazioni; il tempio e la chiesa; la casa e la villa; gli ordini e le proporzioni; gli strumenti e le macchine -, permette al lettore di comprendere i contenuti e i limiti della sintesi raggiunta dai vari autori, per lo più architetti, nel trattare le diverse componenti dell'architettura, trasmettere teorie e modelli da imitare, promuovere sé stessi e la disciplina; comunicando un'ideale di architettura che intendeva rinnovare e superare la grandezza dell'architettura antica e rispondere, allo stesso tempo, a una società in trasformazione.
I vangeli. Marco Matteo Luca Giovanni. Testo greco a fronte
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2006
pagine: 1255
I testi dei quattro evangelisti canonici non cessano di sorprendere a distanza di millenni, e la materia che trattano è ancora fonte di interesse e di sorpresa. A spiegare questo paradosso è il valore non solo storico ma anche culturale, narrativo e letterario che i vangeli possiedono - è il talento che Marco, Matteo, Luca e Giovanni dispiegarono nella stesura dei loro "romanzi", campionari di figure, episodi, immagini che hanno ispirato generazioni e generazioni di artisti. A questo aspetto Giancarlo Gaeta ha dedicato il suo commento, un commento laico che intende evidenziare le fonti storico-culturali relative sia alla tradizione ebraica, sia alla tradizione ellenistico-popolare, e distingue il letterario dal teologico.
Dalla mia vita. Poesia e verità
Johann Wolfgang Goethe
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2018
pagine: 758
Il rapporto col padre, visto come figura grigia e pedante; quello con la madre, fondamentale dal punto di vista affettivo e creativo; la passione infantile per le marionette, che prelude al suo amore maturo per il teatro; i precoci interessi per la medicina e le scienze; i primi amori e le prime scritture letterarie; il periodo alchimistico ed esoterico; un viaggio sul Reno con i grandi scienziati Lavater e Basedow; la scoperta della filosofia di Spinoza... L'autobiografia di Goethe, scritta in tarda età, copre gli anni giovanili fino al 1775, quando lo scrittore aveva ventisei anni. E ambientata per la maggior parte in una Francoforte che sembra una città mediterranea, con la gente che vive per strada nei dehors abusivi costruiti davanti ai portoni delle case. E anche casa Goethe ha qualcosa di italiano, non fosse altro perché il padre l'italiano lo sapeva leggere e l'aveva fatto studiare alla moglie e ai figli. "Poesia e verità" è una specie di «ritratto del genio da giovane» ma, attraverso i mille incontri e le frequentazioni che vengono raccontati, è anche l'affresco di una delle epoche più esaltanti, fra Illuminismo e Sturm und Drang, di tutta la cultura europea. E d'altra parte Goethe era ben determinato - lo sappiamo dalle sue lettere e dai suoi diari - a scrivere un'autobiografia che, al di là dei modelli storici di Cellini, Montaigne e Rousseau, realizzasse il più possibile l'intreccio di individualità e coscienza storica. Dunque un appassionato libro di confessione, un prezioso quadro storico-culturale e ovviamente, trattandosi di uno scrittore come Goethe, una narrazione coinvolgente. Il risultato è uno dei testi fondamentali della letteratura europea moderna.
Lettere dal carcere
Antonio Gramsci
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2020
pagine: 1257
Lettere dal carcere è un libro unico. Forse interminabile. E un libro postumo, la cui prima edizione ho sotto mano, un libro di famiglia, come lo è per non poche famiglie italiane. La sua storia, come spiega Francesco Giasi nell'introduzione, inizia il giorno dopo la morte del suo autore, avvenuta a Roma il 27 aprile 1937. La prima edizione contava 218 lettere. Qui sono 511, di cui 12 inedite. E la storia personalissima di un pensiero conteso fra logiche di apparato, libertà di visione, dolore e tenacia di impegno. Le lettere corrono parallele alla stesura dei Quaderni del carcere, che rappresentano a loro volta una delle vette del pensiero saggistico italiano del Novecento, tradotti e studiati in tutto il mondo. Ne costituiscono il parallelo esistenziale e, forse, la premessa e la condizione. In tutte le sue edizioni, per merito dei o nonostante i suoi curatori, Lettere dal carcere è sempre apparso al suo lettore non come un libro-archivio, ma come un'opera compiuta e autonoma, perché autoritratto di un pensiero vivente nel suo divenire, nel suo dispiegarsi, ma anche nella sua novità radicale. L'ultima lettera della prima edizione (qui 442) era diretta al figlio Delio: «... mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti piú uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti piú di ogni altra cosa. Ma è cosí?». Con un album fotografico.
I miracoli di san Martino
Gregorio di Tours (san)
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2020
pagine: 514
Restano famose le pagine che Auerbach dedicò a Gregorio di Tours in Mimesis, facendone il prosatore esemplare di un'epoca che aveva nel realismo immediato, cioè senza forti mediazioni intellettuali, la sua caratteristica stilistica. Poche idee astratte, nessuna strutturazione sintattica del mondo, ma in compenso immagini vive e tangibili, di grande forza espressiva. Tutto questo Auerbach lo diceva a proposito della Storia dei Franchi. Ma Gregorio di Tours, oltre che storico, fu un fecondissimo agiografo. I suoi otto libri di "Miracoli" rappresentano una delle testimonianze più importanti per lo studio di quello che viene considerato l'aspetto distintivo della religiosità del periodo post-romano: il culto dei santi e delle loro reliquie. Dei quattro libri dedicati a san Martino, patrono della città di Tours di cui Gregorio fu vescovo metropolitano, viene qui proposta la prima traduzione italiana accompagnata da un ampio commento. Il racconto dei miracoli di Martino si snoda in una narrazione realistico-simbolica che possiede molteplici motivi di interesse: in primis quello propriamente religioso, per il significato quasi liturgico delle ripetute sequenze miracolistiche, e per il carattere a un tempo fisico e spirituale proprio del santo presente ancora in questo mondo attraverso le sue reliquie; poi quello culturale, per il rapporto con la medicina popolare e con la tradizione medica greco-romana, ma anche per il significato attribuito alla malattia del corpo interpretata come segno dell'unica vera malattia: quella dell'anima; infine quello pastorale e politico, sia per quanto riguarda le modalità e i contenuti della predicazione svolta da Gregorio, sia per la connessione di quest'ultima con una visione interamente confessionale della società umana che il vescovo di Tours condivise con Gontrano, il sovrano della dinastia merovingia a cui fu maggiormente legato. Si tratta di motivi tra loro interconnessi, difficilmente scindibili l'uno dall'altro, rintracciabili nei resoconti di ogni singolo miracolo: resoconti strutturati all'interno di un protocollo che ha strettamente a che fare con l'organizzazione dei pellegrinaggi e la conservazione delle reliquie, e rimanda a un impasto complesso di spiritualità e agire politico. Quest'opera di Gregorio di Tours ci immerge in un mondo non sempre facile da comprendere, e in una religiosità affascinante anche perché così diversa da quella delle epoche precedenti e successive.
Storia della città di Roma nel Medioevo
Ferdinand Gregorovius
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 2583
Fiabe del focolare
Jacob Grimm, Wilhelm Grimm
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 652
Le vicende del bravo soldato Svejk durante la guerra mondiale
Jaroslav Hasek
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2010
pagine: 1002
Romanzo che si snoda per libera accumulazione di frammenti disordinati (o ordinati secondo una logica "altra"), lo Svejk si appaia alle grandi narrazioni digressive di Cervantes e di Sterne, alle quali lo affratellano anche alcuni procedimenti comici. Come scrive nell'introduzione Giuseppe Dierna, che ha interamente ritradotto il romanzo, "l'elemento centrale nello Svejk è il continuo sdoppiamento della narrazione, un'ambiguità di fondo, un discorso che procede costantemente su un doppio piano, mantenendosi in bilico tra una narrazione realistica e la sua continua messa in parodia, e questo ai vari livelli del testo (voce narrante, personaggio Svejk, linguaggio, sviluppo della trama). O ancora meglio: delegando ora a Svejk e ora al narratore la guida delle operazioni, Hasek mette premeditatamente in atto nel suo romanzo un ininterrotto e diabolico gioco parodico con i codici del linguaggio e della narrazione, in un contesto da ultimi giorni dell'umanità che di tanto in tanto affiora in tutta la sua violenza". Con questa edizione si ripropone dunque un'opera con la dichiarata intenzione di cambiarle radicalmente di posto nel panorama della letteratura del Novecento: da classico marginale, espressione di una facile tradizione popolare, a raffinato capolavoro di grande complessità. Ma non per questo di meno godibile lettura.
Legenda Aurea
Jacopo da Varagine
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2007
pagine: XLIII-1142
La tradizione ci ha consegnato questa "Legenda aurea" come una monumentale raccolta di storie di santi cui un candore di gusto antico serve a compensare una straordinaria rozzezza intellettuale, degna del Medioevo (come piace ancora immaginare) che l'ha prodotta. Ma le cose non stanno così. L'autore (1228 ca. - 1298) era persona di qualità intellettuali straordinarie, le cui responsabilità che oggi diremmo istituzionali danno chiare indicazioni: vescovo di Genova dal 1292, già priore dell'intera Provincia domenicana di Lombardia dal 1297, in momenti di violentissime tensioni religiose, sociali e politiche, ebbe incarichi di notevole responsabilità in Francia e in Ungheria, a contatto con alcune fra le persone di massimo spicco culturale e intellettuale del momento. Dalla sua "Legenda aurea" non ci si può dunque aspettare quel tono da "Fioretti" di san Francesco che tradizionalmente le si attribuisce: anzi tutto il suo sforzo sta nel ricondurre a un principio unificante le disparatissime tradizioni di vite di santi secondo un gusto sistematico che è proprio della cultura domenicana. Le vite non saranno raccolte a caso, o secondo la loro importanza locale, o secondo la loro tipologia formale o culturale, ma ricondotte al circolo dell'anno liturgico, per costruire un solo grande monumento di esempi di vita, che si dispongono con naturalezza secondo le partizioni dell'anno.
Racconti di artisti
Henry James
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2005
pagine: 372
Questa è una raccolta storica di racconti di James, uscita negli Stati Uniti nel 1944 e ora proposta per la prima volta al pubblico italiano. Il suo ideatore, Francis Otto Matthiessen, è stato uno dei più grandi studiosi di James, ma anche di Whitman, Hawthorne, Melville e altri ancora. La sua è una raccolta che ha contribuito non poco alla fortuna moderna dello scrittore americano, creando, all'interno del corpus dei racconti jamesiani, un canone di testi basati sulla riflessione intorno all'arte e alla scrittura. Non sono tutti i racconti che James scrisse con protagonisti artisti e scrittori: ma tutti i racconti scelti da Matthiessen si tengono fra loro, oltre che per la qualità, per struttura, tematiche esplicite e sotterranee.
Mistici italiani dell'età moderna
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2007
pagine: LX-703
Estasi, rapimenti, visioni, elevazioni che alterano e ispirano sono talvolta divenuti linguaggio, costituendo un patrimonio culturale che è stato studiato solo a tratti e non sempre con sistematicità. Più conosciuta è la mistica medievale, assai meno quella fiorita nei primi secoli dell'età moderna. Questa antologia, frutto di una lunga ricerca, raccoglie i più importanti testi mistici del Cinque e Seicento, molti dei quali per la prima volta riprodotti da stampe antiche. Come scrive Carlo Ossola nell'introduzione: "La mistica non è un territorio o un genere, ma un orizzonte creato da una molteplicità di punti di vista: è un'esperienza che inonda il corpo che la patisce; è una memoria di testimoni, di confessori, di biografi, di quella manifestazione divina; è una via della teologia, breve, compendiaria, fatta di aspirazioni, afasie, orazioni giaculatorie, che annulla sé ma anche ogni distanza dal divino, che non ha gradi o misura: la mistica si definisce come "adhesio, copulatio, coniunctio"; è infine un dettato di poesia biblica, "cella vinaria" che riscrive il Cantico dei Cantici, ma che attraversa il deserto di Giobbe, il pelago di Giona, sale alla Gerusalemme dei Salmi e dell'Apocalisse. Questo libro, per la prima volta rispetto ad altre antologie della mistica, distingue dunque i quattro "registri" della parola mistica, i quali - sebbene indichino un'ideale parabola sull'asse temporale - non sono mai altro che registri, partitura di un canto che brucia le note e rimane eco interna".
I libri della giungla e altri racconti di animali
Rudyard Kipling
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1996
Completamente ritradotti, vengono riproposti i due classici libri di Kipling, più due raccolte di racconti su animali scritti più tardi, alcuni dei quali inediti in Italia. Il volume è arricchito dalle illustrazioni originali dello stesso Kipling che era anche pittore e illustratore.
Sentenze e massime morali. Testo francese a fronte
François de La Rochefoucauld
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2015
pagine: 417
C'è una sola verità in questo libro", diceva Voltaire. E aveva ragione. Scaturite da un lavoro collettivo e da un gioco di salotto, le "Massime" costituiscono una specie di sistema in miniatura, dominato da un'idea-forza, e una sola: l'interesse personale regna dovunque negli animi e assume atteggiamenti virtuosi, mentre le virtú non sono altro che le maschere dei nostri desideri. "Le nostre virtú non sono il piú delle volte che vizi travestiti" o "Le virtú si perdono nell'interesse, come i fiumi si perdono nel mare". Il procedimento costante è quello di dissolvere ogni virtú nelle passioni ad essa contigue. Il pessimismo di La Rochefoucauld si traduce in letteratura con una formula che egli costituisce e declina in tutti i modi possibili: l'amor proprio. L'edizione di Carlo Carena presenta oltre al testo francese a fronte, le varianti del manoscritto e delle principali edizioni che uscirono vivente l'autore: una vera e propria edizione critica.
Storia pittorica della Italia dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del XVIII secolo
Luigi Lanzi
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Einaudi
anno edizione: 2022
pagine: 2088
Edita nel 1792 e poi progressivamente ampliata fino al 1809, la Storia pittorica della Italia di Luigi Lanzi supera per la prima volta il modello storiografico-biografico di Vasari e Bellori a favore di quello delle scuole pittoriche, che tanta fortuna avrà nelle epoche successive fino ai giorni nostri. Inoltre si avvale di capillari ricognizioni sul campo che hanno permesso una concreta analisi dei quadri come mai era stata attuata in precedenza. La Storia pittorica è una fonte essenziale per la storia dell'arte italiana dal Duecento alla fine del Settecento, ma anche un testo ricchissimo di suggestioni culturali, che gli studi più recenti hanno contribuito a mettere in luce, toccando i rapporti di Lanzi con gli artisti contemporanei e il gusto neoclassico, con le altre storiografie coeve (per esempio il Tiraboschi per la storia letteraria) e con le vicende letterarie e politiche dei suoi giorni. Questo Millennio presenta due saggi introduttivi che ricostruiscono la figura intellettuale di Lanzi, la storia delle edizioni dell'opera e della sua ricezione nelle varie epoche, nonché un ampio commento, opportuni apparati critici e imponenti indici. Inoltre, trentadue tavole fuori testo danno conto del gusto estetico di Lanzi, offrendo una carrellata dei suoi artisti e quadri prediletti.
Tresor. Testo francese a fronte
Brunetto Latini
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2007
pagine: 889
"Tresor" nel senso di scrigno pieno d'oro e di gioielli, una raccolta di beni spirituali preziosi: la filosofia teorica, "denaro contante"; la filosofia pratica e la logica, "pietre preziose"; la retorica e la politica, "oro fino". L'opera più famosa di Brunetto Latini è di fatto un'enciclopedia medievale scritta in forma abrégée rispetto alle trattazioni latine del XIII secolo, perché al pubblico della nuova cultura laica di mercanti, amministratori, giudici e notai (come Brunetto) servivano strumenti più agili e compendiati. Per la stessa ragione Brunetto non scrive il suo trattato in latino, ma in francese, la lingua emergente di allora, non essendo ancora il toscano, prima di Dante, una lingua abbastanza strutturata per potervi sostenere un'opera impegnativa in prosa. La storia universale, la medicina, le scienze naturali, la geografia, l'agricoltura, l'architettura, il bestiario di tutti gli animali conosciuti: sono materie in cui Brunetto si dimostra supremo divulgatore. Ma il cuore dell'opera risiede nelle parti sull'etica e sulla politica. La retorica come fondamento dell'arte di governo è uno snodo che caratterizza le idee nuove di Brunetto, mutuate dalle antiche di Aristotele e Cicerone. Porre la cultura classica a fondamento della gestione del potere nelle società comunali italiane significava avviare un processo che avrebbe avuto conseguenze durature. E per questo si può dire che Brunetto fu il capostipite di un rinnovamento della cultura che avrebbe riguardato molte generazioni.
Scritti
Le Corbusier
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2003
pagine: 502
Il volume dei "Millenni" si compone di un saggio introduttivo firmato dalla curatrice Rosa Tamborrino e da un'ampia sezione antologica che raccoglie saggi, articoli, conferenze e interventi scritti da Le Corbusier nel corso della sua attività artistica. Dalle pagine, legate l'una all'altra nonostante il carattere asistematico, emerge un discorso continuo e coerente che affronta i nuclei del pensiero di Le Corbusier: la città del futuro, la casa dell'uomo, il rapporto con la tradizione, le tecnologie, le avanguardie.
Il libro dei nonsense. Testo inglese a fronte
Edward Lear
Libro: Copertina morbida
editore: Einaudi
anno edizione: 2012
pagine: 440
"Il libro dei nonsense" è una ricca raccolta di brevissime composizioni in versi, che illustrano un eguale numero di disegni caricaturali, anch'essi opera di Lear. I versi e i disegni sono nati gli uni per gli altri nell'intenzione dell'autore per divertire bambini e ragazzi - e formano un tutto indivisibile. Ma la leggerezza, lo humour e l'assurdità di questi "limericks" - la particolare forma metrica usata da Lear - li rendono di grande fascino per tutti. Basta sfogliare a caso il volume, lanciare un'occhiata all'inizio di qualche pagina, per farsi catturare immediatamente dall'universo stralunato che affiora: "C'era un vecchio di Licata - Dalla bocca smisurata". Oppure: "C'era un vecchio di Bomba - Dal gran naso fatto a tromba". O ancora: "C'era una signorina in blu - Che ripeteva: "Sei tu? Sei tu?"".
Artù, Lancillotto e il Graal. Volume Vol. 1
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2020
pagine: XXXVI-1116
"Il ciclo di romanzi in antico francese che gli specialisti conoscono con il titolo 'Lancelot-Graal', o ciclo della Vulgata, non è mai stato tradotto integralmente in italiano in epoca moderna, nonostante sia una delle opere più grandiose del Medioevo europeo, e abbia esercitato uno straordinario influsso sull'immaginario narrativo della cultura occidentale. Di autore ignoto, forse più autori al lavoro insieme, composta nei primi decenni del XIII secolo in una località imprecisata della Francia del Nord, non incardinata né sui miti del mondo greco-romano né sul confronto tra il mondo cristiano e il mondo islamico, la Vulgata non sembra possedere i connotati che definiscono un classico secondo i parametri correnti, e di fatto non è stata ancora pienamente riconosciuta come tale. Non è tra le opere entrate nei canoni della modernità letteraria, non è tradotta in molte lingue, anche in Francia è entrata nella collana della Pléiade solo pochi anni fa. Eppure è in questa successione di romanzi che per la prima volta trova una struttura compiuta, e riesce quindi a porsi come nuova fonte mitologica, un mondo narrativo la cui potenza è rimasta memorabile fino a oggi. Non solo il bacio dell'amore tra Lancillotto e Ginevra, o il regno di Artù e le magie di Merlino, ma il potere di Escalibur, la spada nella roccia, l'equilibrio utopico della Tavola Rotonda, l'idea dell'avventura come condizione del cavaliere errante, le foreste e i draghi, le damigelle e i giganti, la gratuità e la follia dell'amore e dell'amicizia, e infine l'intreccio di questo mondo con le tragedie della guerra e soprattutto con il mito del Graal, che a partire dal nostro ciclo diventa il riferimento originario – in quanto strumento eucaristico dell'Ultima Cena – della storia cristiana, e insieme il segno escatologico del suo compimento. L'efficacia di questo nuovo sistema articolato di racconti fantastici si è manifestata, oltre che nel successo del ciclo in quanto tale, anche e anzi soprattutto nella fortuna di alcune sue componenti e nella capacità di offrire materia inesauribile alla letteratura per i secoli a venire. A partire dall'invenzione del 'Lancelot-Graal' vedono la luce gli altri grandi cicli di poco successivi, il 'Tristan en prose' e il 'Guiron le Courtois', e da questo bacino tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento Boiardo e l'Ariosto reinventeranno il poema cavalleresco, incrociandolo con la materia epica nel nome di Orlando. (…) Questa incredibile fecondità tematica del mondo arturiano così come fu per la prima volta organizzato nel Lancelot-Graal si deve anche a un fattore del suo successo che è sicuramente meno noto, ma che ha svolto un ruolo non secondario nello sviluppo della narrativa europea moderna. È infatti nei romanzi del nostro ciclo che si sperimentano per la prima volta, con un'estensione fino ad allora impensabile, i meccanismi narrativi della prosa di finzione in una lingua volgare. La gestione dei personaggi e dei loro rapporti, le sfumature dei dialoghi e dei monologhi interiori, l'intreccio di più piani concomitanti dell'azione, l'organizzazione del tempo narrato e delle sue diverse velocità, l'interazione fra il romanzo-biografia e il romanzo-mondo, sono elementi costitutivi della narrazione moderna che nel ciclo arturiano trovano il loro già organico fondamento. Nel dibattito sulle origini del romanzo, il genere per eccellenza con cui il sistema culturale occidentale ha tentato di interpretare letterariamente la realtà dell'uomo e della storia, la Vulgata occupa un posto di tutto rilievo". (dall'Introduzione di Lino Leonardi)
Artù, Lancillotto e il Graal. Volume Vol. 3
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2022
pagine: 904
Lettrici e lettori che siano arrivati fin qui, nel loro percorso attraverso le pagine del ciclo di Lancillotto e del Graal, avranno già oltrepassato la metà dell'immenso edificio narrativo. Dopo gli antefatti della Storia del Santo Graal e le storie di Merlino e del giovane Artú (vol. I), le prime due sezioni del grande romanzo centrale, il Lancillotto del Lago (vol. II), hanno seguito il migliore dei cavalieri dall'infanzia presso la Dama del Lago e dall'arrivo alla corte di Artù attraverso le sue mille avventure, l'amore ricambiato per la regina Ginevra, l'amicizia con Galehaut, l'odio di Morgana, l'ammissione alla Tavola Rotonda, le guerre, i tornei, le foreste e gli incantamenti. A metà del romanzo, nella pagina che chiude il volume precedente di questa edizione, quel mondo sembra essere arrivato a un punto di non ritorno, con la tragica morte di Galehaut. Il re delle Isole Lontane, che pur essendo in grado di sconfiggere Artù gli si era sottomesso solo per amore di Lancillotto, e che aveva avuto poi un ruolo decisivo nel favorire la reciproca dichiarazione d'amore e il primo bacio tra lui e Ginevra, l'amico che aveva assicurato a Lancillotto in ogni momento un punto d'appoggio sicuro nel suo complesso rapporto con la corte arturiana, muore di dolore, credendo che il suo amico sia morto. Questo snodo dell'intreccio era necessario per introdurre la vicenda della carretta, la prova infamante a cui Lancillotto si sottopone per salvare Ginevra, rapita dal crudele Meleagant: l'episodio, con cui inizia la seconda metà del romanzo in prosa, era stato infatti oggetto del celebre romanzo in versi di Chrétien de Troyes, Le chevalier de la charrette (1180 ca.), il primo a noi noto che abbia Lancillotto come protagonista, e in quel romanzo la figura di Galehaut non è menzionata. L'autore del Lancillotto del Lago introduce qui l'episodio (CVII-CXIII), quando Galehaut è morto ma Lancillotto ancora non lo sa: lo apprenderà solo in seguito, quando troverà la sua tomba (CXX). Con questo accorgimento il romanzo in prosa può inserire l'episodio della carretta seguendo il celebre precedente quasi alla lettera, sfruttando la fama di Chrétien ma allo stesso tempo incastonando quel singolo exploit, ben noto al suo pubblico, nella complessa storia del protagonista. Dopo aver appreso della morte di Galehaut in realtà Lancillotto non sarà più lo stesso: per due volte, sebbene inconsapevolmente, tradisce Ginevra, è costretto a fare i conti con i propri limiti, che gli impediranno, a lui il cavaliere migliore del mondo, di essere il predestinato all'impresa del Graal, e in più d'un'occasione si abbandona alla follia (incarnando un modello ben presente all'Ariosto per la pazzia di Orlando). E con la trasformazione del suo protagonista, il romanzo prende un andamento diverso. Dalla Premessa di Lino Leonardi.
Fiabe ebraiche
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2003
pagine: 480
La fiaba ebraica si dipana sospesa in un tempo che non è dato immaginare, libera dai confini di ogni concepibile realtà: animali e viaggiatori, figlioli più o meno prodighi, mogli astute e fanciulle sprovvedute, giudici saggi e lestofanti, un fiume che non vuol scorrere di Sabato. Figure e circostanze, colpi di scena e finali si possono ripetere sovente eppure questi racconti sono sempre diversi. La loro ossatura biblica è scheletro di giunco intorno cui ricamare, creando una favolistica che coniuga gli elementi delle fiabe tradizionali con il racconto sapienziale legato alle fonti religiose. Elena Loewenthal ha privilegiato le fonti più antiche e la possibilità di risalire a un testo in lingua ebraica.
L'amore nei pazzi e altri scritti (1851-1909)
Cesare Lombroso
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2022
pagine: 792
Lombroso è stato uno degli italiani più celebri al mondo nella sua epoca, una figura di grande spicco nel panorama del positivismo europeo di fine e inizio secolo. Ma dopo la sua morte il suo pensiero è stato perlopiù ridotto alle teorie sull'atavismo, liquidato in toto o irriso (e in quanto ebreo, il fascismo ha cancellato ogni sua traccia dalla toponomastica e ogni scultura commemorativa dai luoghi pubblici). Con questo volume si vuole proporre un'immagine più sfaccettata di Lombroso a partire da testi meno noti. Alberto Cavaglion ci propone il Lombroso divulgatore, giornalista, poligrafo che si occupa di medicina sociale, ma anche di architettura, di politica, di questioni giuridiche, di storia, linguistica e letteratura. Un ritratto intellettuale molto diverso e, dal punto di vista della scrittura, molto più piacevole rispetto a quello conosciuto attraverso i suoi controversi saggi accademici. Il volume, che ripercorre un ampio arco temporale (dal 1851 al 1909, poco prima della morte) inizia con le pagine più intime: quelle dal diario giovanile, le lettere alla fidanzata che poi diventerà moglie, le pagine autobiografiche. Poi si ripercorre la vasta gamma dei suoi interessi intellettuali, dalla passione per la filologia e la letteratura alla musica, dalla politica (socialista moderato) agli interventi sull'antisemitismo. Non mancano pagine sulla medicina sociale e quelle tratte dal giornale che Lombroso aveva organizzato nel manicomio di Pesaro, facendo collaborare i pazienti. E naturalmente i suoi studi sulla follia in rapporto alla criminalità e alla genialità, ma sintetizzati in pubblicazioni divulgative mai riprese prima d'ora. Il volume comprende anche un saggio di Silvano Montaldo sulla storia della collezione di reperti anatomici, antropologici e criminologici avviata in vita da Lombroso e diventata poi il museo torinese a lui dedicato.
Da Cimabue a Morandi
Roberto Longhi
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2024
pagine: 1200
La più famosa antologia degli scritti di Roberto Longhi uscì nel 1973, curata da Gianfranco Contini, nei «Meridiani» Mondadori. Ora quella stessa scelta di scritti viene riproposta in un’edizione completamente rinnovata. Ogni saggio longhiano viene introdotto da uno storico dell’arte specialista dell’argomento trattato: in questo modo i saggi vengono contestualizzati nel percorso di studi di Longhi, con riferimenti alle eventuali mostre da cui scaturivano, e soprattutto vengono evidenziate le intuizioni del critico che hanno influenzato gli studi successivi e che “fanno testo” ancora oggi, o viceversa gli atteggiamenti critici (e le proposte di attribuzione) che sono stati superati nel tempo. Più di trenta gli studiosi che hanno collaborato a questa nuova edizione, e più di cinquanta le immagini a colori riprodotte. Rispetto all’edizione di Contini, questa è dunque più focalizzata sul valore e sull’attualità dei saggi di Longhi dal punto di vista storico artistico, ma ciò non vuol dire dimenticare i pregi della sua scrittura, così sostanzialmente intrecciati al discorso critico. Molte delle introduzioni ai saggi evidenziano come le intuizioni critiche di Longhi fossero tutt’uno con le metafore che usava e con il suo stile a volte arduo ma sempre affascinante. Ma c’è anche uno scritto introduttivo di Lina Bolzoni che, tra le altre cose, mette in luce la vena teatrale della lingua di Longhi, che gli permetteva di essere straordinariamente icastico nelle sue descrizioni e nelle sue valutazioni, tanto più se limitative. Se oggi Caravaggio è considerato uno dei grandi artisti di tutte le epoche, se Morandi è una delle vette della pittura italiana del Novecento, lo dobbiamo al magistero critico di Longhi. Ma leggendo o rileggendo i saggi di questo libro si potrà vedere quanto ampio sia stato il raggio dei suoi studi e quanto innovative siano state le sue posizioni su tutta la storia dell’arte italiana.
De rerum natura. Testo latino a fronte
Tito Lucrezio Caro
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2003
pagine: 466
I sei libri del "De rerum natura" sono disposti a coppie: i primi due riguardano la fisica atomistica; il terzo e il quarto, la psicologia; gli ultimi la storia del cosmo e dell'umanità. L'incipit di ogni libro è una celebrazione di Epicuro. Lucrezio vuole guardare a fondo nell'esistenza e la scoperta del vero si rivela tutt'uno con la coscienza della fragilità dell'uomo: ciascun libro si chiude con un potente quadro di desolazione.
Tirante il Bianco
Joanot Martorell
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2013
pagine: 1094
"Novela total" lo ha definito Mario Vargas Uosa in un suo famoso saggio degli anni Sessanta: "Tirante il Bianco" come romanzo totale. E ha paragonato Martorell a Flaubert e Faulkner, collocandolo tra i più grandi narratori della letteratura di tutti i tempi. A quasi cinquantanni dal giudizio entusiastico di Vargas Llosa, si può forse leggere più pacatamente questo romanzo cavalleresco scritto in catalano nel XV secolo, ma resta la convinzione che si tratta di un'opera affascinante e fortemente innovativa: ha aperto le strade della narrazione moderna con personaggi che "maturano" attraverso le vicende raccontate nel libro e che dimostrano un'interiorità e una dimensione psicologica effettivamente in anticipo sui tempi, oltre le schematizzazioni tipologiche medievali. Un punto di forza del libro, oltre le parti epiche e guerresche, riguarda l'amore e la sessualità, trattati molto esplicitamente, con arditezza di situazioni e di linguaggio che ancora oggi possono colpire. La storia principale è quella di Tirante il Bianco, gentiluomo bretone, campione di tornei cavallereschi, che riesce con il coraggio e con l'ingegno a liberare l'isola di Rodi dall'assedio del sultano di Babilonia, dopodiché viene cooptato dall'imperatore di Costantinopoli per condurre la guerra contro i Turchi. Tirante si innamora della figlia dell'Imperatore, Carmesina, e Carmesina di lui, ma una serie di equivoci e di vicende allontana i due innamorati.
Il capitale. Volume Libro 1
Karl Marx
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2024
pagine: 1336
Se per un certo periodo “Il capitale” è potuto sembrare un testo superato, gli attuali andamenti delle società e dell’economia mondiale sembrano invece avvalorare alcune intuizioni di Marx. Del resto, la teoria marxiana del capitale resta una delle poche a proporre spiegazioni organiche a molti dei fenomeni storico-economico-sociali in atto. Dunque un grande classico e insieme un’utile chiave di lettura del mondo contemporaneo. Il primo libro, l’unico scritto integralmente da Marx, è dedicato all’analisi del processo di produzione del capitale, esamina la base dei meccanismi economici delle società moderne, la loro complessiva struttura di funzionamento. È un testo che ha avuto una genesi travagliata e molte edizioni, vivo Marx e postume. Partendo dalla più recente edizione storico-critica, viene qui tradotta la quarta edizione tedesca del 1890, messa insieme da Engels tenendo conto degli appunti di Marx e delle sue postille alle edizioni precedenti. Dando però in apparato le varianti significative delle prime tre edizioni tedesche e della traduzione francese. Molte le variazioni nella struttura del libro e nell’elaborazione concettuale di alcuni nodi importanti, come la distinzione tra valore e valore di scambio, tra lavoro e processo lavorativo, o riguardanti la teoria del plusvalore. D’altronde quella di Marx era una riflessione in fieri, perennemente provvisoria, in costante elaborazione. E questa nuova traduzione permette per la prima volta di seguirne gli sviluppi, gli scarti e i ripensamenti.
Fiabe giapponesi
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 403
Una raccolta di fiabe presentate da Maria Teresa Orsi. Sono testi di vario tipo, principalmente apologhi morali, non raramente percorsi da una vena metafisica e surreale come in questo caso. Divise per provenienza geografica (Nord-Est, Centro e Sud-Ovest del Giappone, con forti differenze di temi e di stile), danno un quadro affascinante di un patrimonio favolistico peculiare e assai diverso dalla tradizione occidentale.
Le metamorfosi. Testo latino a fronte
P. Nasone Ovidio
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Einaudi
anno edizione: 2022
pagine: 1472
"Nell’incipit delle Metamorfosi Ovidio dichiara con lucida concisione l’argomento del poema: «L’animo mi spinge a cantare le forme mutate in nuovi corpi...» Subito dopo, nel corso dello stesso v. 2, si saggia lo spettro semantico di mutare. Invocando l’ispirazione divina sui suoi progetti (coeptis) il poeta insinua, con un rapido slittamento metalinguistico («avete mutato anche quelli»), che di origine divina sia anche il mutamento della propria attività e della propria carriera poetica. Sarà bene ricordarsi di questo lampo polisemico, quando nel libro XV si approssima il termine del carmen perpetuum, che dai primordi del caos giunge fino all’impero di Augusto, e proprio la categoria del mutamento è collocata al centro del discorso di Pitagora, che ne fa il puntello di due forti posizioni ideologiche, tra loro collegate: la metempsicosi, o rinascita dell’anima dopo la morte novis domibus (XV, 159), cioè in un nuovo corpo, proprio come recitava l’incipit, e il vegetarianismo, misura prudenziale contro il rischio che il nuovo corpo sia quello di un animale. Ma nel potente respiro di un linguaggio indebitato con Lucrezio, ancorché divergente per molti contenuti, il principio che omnia mutantur (XV, 165) si allarga alla struttura globale dell’universo: nel tempo, inarrestabile come un fiume, cuncta novantur (XV, 185), a cominciare dall’alternanza tra notte e giorno e tra sole e luna e dalla successione delle stagioni, per poi proseguire con le epoche della vita umana, nel suo processo di sviluppo e successivo declino. (...) Non sembra ragionevole dubitare che il discorso di Pitagora costituisca nel suo insieme l’attribuzione di un senso unitario all’insieme delle metamorfosi della persona in animale, vegetale o minerale, che sono oggetto del discorso poetico, inquadrandole nel genere prossimo del mutamento; quello che manca è invece il riferimento alla differenza specifica, consistente nel fatto che, mentre il sistema descritto da Pitagora è governato da un ritmo fisiologico (o a questo assimilabile), che consente di trarre conseguenze certe da premesse dotate di valore complessivo, la trasformazione che i personaggi di Ovidio subiscono rappresenta una rottura, un evento inatteso e saliente rispetto a vicende di vita ordinaria, che viene spesso veicolato dal ricorrere della parola mirum, «che suscita meraviglia». Ciò potrebbe far pensare al profilo del poema come un insieme di situazioni polarizzate fra un linguaggio neutro, connettivo, interlocutorio o al massimo preparatorio, e un’esplosione di senso, o forse di nonsenso, un profilo piatto intercalato da punte che si ripresentano a intervalli non regolari. Quello che abbiamo di fronte nell’affascinante lettura è qualcosa di molto diverso, che fa onore alla definizione di carmen perpetuum: un’unità insieme fusa e fluida che fa appena avvertire le giunture episodiche, che scavalca con macro-enjambement la stessa partizione in libri, che esplora il gusto inesauribile del narrare in tutte le sue pieghe, comprese quelle ritagliate nelle scatole cinesi del racconto nel racconto. Credo che questo risultato discenda soprattutto dalla riduzione, o traduzione, della metamorfosi da alterità assoluta a un rapporto di mutua comprensibilità e comunicazione col quotidiano." (dall’Introduzione di Guido Paduano).
Gli uomini illustri. Vita di Giulio Cesare
Francesco Petrarca
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2007
pagine: 787
In ossequio al modello culturale legato al mito di Roma, Petrarca praticò quasi tutti i generi: dalla poesia, al trattato morale, all'epistolografia, alla storiografia. Ed è proprio a quest'ultimo filone che appartengono i testi raccolti in questo "Millennio": il "De viris illustribus" e il "De gestis Cesaris". Con il "De viris", Petrarca riprende apparentemente le forme della storia universale medievale, iniziando la trattazione da Adamo e dai personaggi biblici. Ma nello stesso tempo forza questa tradizione focalizzando i suoi personaggi illustri, per quantità di voci e loro dimensioni, nell'ambito della storia di Roma. Con questa "mossa" dà il via alla storiografia umanistica. Al "De viris" (in cui grande rilievo ha la vita di Scipione e che documenta l'appassionato repubblicanesimo del giovane poeta) viene abbinata l'opera più matura del Petrarca storico, il "De gestis Cesaris", interamente centrata sulla vita e le imprese di Giulio Cesare; in essa il Petrarca si muove verso un approfondimento storico-psicologico che assolve Cesare dall'accusa di aver provocato, per ambizione, le guerre civili, e fa affiorare i segni di una sua "conversione" in favore della monarchia imperiale.
Storia naturale. Con testo a fronte
Plinio il Vecchio
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 852
Storia naturale. Con testo a fronte. Volume Vol. 2
Plinio il Vecchio
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 705
Storia naturale. Con testo a fronte
Plinio il Vecchio
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 996
Storia naturale. Con testo latino a fronte
Plinio il Vecchio
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 917
Storia naturale. Con testo latino a fronte
Plinio il Vecchio
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 645
Antologia palatina. Testo greco a fronte. Volume Vol. 1
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2022
pagine: LVIII-526
L'Antologia Palatina è il deposito finale della grande lirica greca. Adunata a più riprese tra i secoli dell'impero romano e il medioevo, comprende nei suoi sedici libri centinaia di autori e migliaia di epigrammi, sparsi in un arco di tempo che va dalla Grecia arcaica ai cristiani e all'impero bizantino, ed ha nell'età ellenistica il suo momento di maggior forza. Avviata lentamente nei primi libri, dedicati a iscrizioni e prefazioni, l’Antologia spiega tutta la sua bellezza nel quinto, con i trecento carmi erotici di indicibile fascino dovuti a maestri quali Callimaco e Asclepiade, Meleagro e Filodemo, fino a Paolo Silenziario. Ancora il settimo libro contiene delicati epigrammi sepolcrali, e poi vengono quelli descrittivi di luoghi, di edifici, di oggetti, della natura e della vita; e poi quelli simposiaci, e quelli satirici, e gli indovinelli, e gli oracoli… sfilano le etere e i giovinetti, i guerrieri e i potenti, i santi e i diseredati, le ore tristi del lutto e quelle folli del banchetto, spaccati dell’esistenza e riflessioni gioconde o amare… Il favore dei lettori, incantati da questo che fu definito «il libro d’oro», non lo ha mai abbandonato. La perfezione poetica delle pagine della Palatina ha abbagliato il Cinquecento europeo, la sua ricchezza sentimentale ha attratto l’Ottocento e i toni sensuali hanno affascinato i Decadenti. Quella che qui si pubblica, a fronte del testo originale, è tuttavia la prima versione italiana completa. Dovuta all’esperienza e al gusto di Filippo Maria Pontani, questa impresa colossale completa il panorama dell’intera lirica greca antica, uno dei momenti più alti della poesia d’ogni tempo.
Antologia palatina. Testo greco a fronte. Volume Vol. 2
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2022
pagine: 546
«Ospite, presso la tomba passando, / non dire che morta son io, / mitilenese cantatrice. / Opera d’uomini è questa: travolti / da rapido oblio i lavori degli uomini / periscono. / Ma se riguardo alle Muse tu valuti me, / che d’ognuna un fiore posi / nei miei nove libri, / tu capirai che dal buio dell’Ade fuggii, / che di Saffo poetessa / il nome a nessun sole manca». (Tullio Laurea). «L’uomo non valutarlo dal marmo: / modesta la tomba in vista, l’ossa / d’un grand’uomo cela. / Questi è Alcmane, saprai, che di Sparta / vibrava le corde, che nove Muse / stimano sublime. / V’è fra i due continenti la disputa: / lido? spartano? Piú d’una madre / c’è per i poeti». (Antipatro di Tessalonica). «Poco mangiai, poco bevvi, malato / fui spesso; alla fine, tardi, morii. / Che il diavolo vi porti!» [Simonide].
Antologia palatina. Testo greco a fronte. Volume Vol. 3
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2023
pagine: 760
L'Antologia Palatina è il deposito finale della grande lirica greca. Adunata a più riprese tra i secoli dell'impero romano e il medioevo, comprende nei suoi sedici libri centinaia di autori e migliaia di epigrammi, sparsi in un arco di tempo che va dalla Grecia arcaica ai cristiani e all'impero bizantino, ed ha nell'età ellenistica il suo momento di maggior forza.
La rivoluzione
Edgar Quinet
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: LXII-821
Mistici bizantini
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2008
pagine: CVIII-803
Dall'XI al XIV secolo si svolgono due grandi stagioni della mistica bizantina. Questo volume testimonia di entrambe riportando alla luce, grazie all'assiduo lavoro di studio e di traduzione di Antonio Rigo, numerosi autori e testi pressoché sconosciuti al pubblico italiano. Ne risulta un quadro quanto mai variegato, in cui la lezione dei Padri della Chiesa è intrecciata con la tradizione filosofica greca e con gli ideali di vita virtuosa dello stoicismo e di altre scuole. Tendenze e filoni si diversificano in modo notevole: ci sono autori che privilegiano il percorso ascetico, altri che trattano come centrale l'esperienza della contemplazione; per alcuni prevale una "mistica intellettualistica", per altri la "mistica del cuore"; chi propone un'adesione a Dio chiudendo progressivamente le porte dispersive dei sensi, e chi ritiene che solo attraverso la sensibilità più accesa si possa vivere questo contatto. Se la nozione di preghiera è la base per tutti, le pratiche del pregare possono differire alquanto, così come le tecniche psicofisiche di purificazione. L'intera storia della mistica bizantina, che si svolge prevalentemente in ambiente monastico ma non solo, è di enorme ricchezza e ha prodotto una tradizione carsica che è affiorata successivamente nel mondo cristiano ortodosso giungendo fino alla recente rinascita del Monte Athos.
Leggende del deserto americano
Alex Shoumatoff
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2000
pagine: 618
"Leggende del deserto americano" è una guida inconsueta della regione più filmata e travisata del Nuovo Continente. Alex Shoumatoff può contare sull'aiuto di un paesaggio folcloristico straordinario, sui miti di fondazione hopi, navajo, pueblo, havasupai, sulle leggendarie figure di Billy the Kid e Wyatt Hearp e sui racconti di viaggio di D. H. Lawrence e Carl Gustav Jung. E non tralascia di descrivere anche il lato oscuro del Sud-Ovest, dalla base atomica di Los Alamos alle immense colonie per pensionati del Midwest con i loro campi da golf.
Il Bel Paese
Antonio Stoppani
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2024
pagine: 648
“Il Bel Paese” è un capolavoro della divulgazione scientifica italiana del secondo Ottocento. In ventinove «conversazioni» serali, davanti al caminetto, uno zio molto colto che tanto ha viaggiato racconta ai nipoti, in maniera affabile e accattivante, la geologia e le bellezze naturalistiche dell’Italia. E le mille meraviglie del paesaggio italiano diventano un elemento fondante dell’identità nazionale. Insieme a “Pinocchio” e a “Cuore”, “Il Bel Paese” contribuì a forgiare cittadini consapevoli, educati all’amor di patria e alla solidarietà. Dalla sua prima edizione del 1876, il libro ebbe una vasta diffusione nell’Italia da poco unita, contribuendo a formare negli italiani i presupposti di una cultura scientifica da affiancare a quella filosofica, letteraria e religiosa. Dagli scorci più suggestivi del Lago Maggiore alle colline toscane, dalle marine allora incontaminate alle amate montagne degli Appennini e delle Alpi – Stoppani fu il primo presidente della neonata sezione milanese del Club alpino italiano – fino ai crateri del Vesuvio e dell’Etna, il libro racconta con competenza e amore il nostro territorio rendendolo per la prima volta un patrimonio per i nuovi italiani. L’introduzione di Walter Barberis da un lato contestualizza storicamente l’operazione di Stoppani, dall’altro sottolinea alcuni temi, come la riduzione dei ghiacciai e i pericoli del turismo di massa, che incredibilmente sono già in nuce nel libro. Il volume riproduce la versione e le incisioni originali della prima edizione nonché, in una serie di tavole fuori testo, sedici dipinti paesaggistici di alcuni fra i maggiori pittori dell’Ottocento.
Fiabe dei Balcani
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2000
Novantatre racconti popolari registrati in diverse regioni balcaniche e tradotti in italiano. I racconti sono divisi in due sezioni: le "fiabe femminili" comprendono quelli di genere fiabesco e hanno un valore principalmente formale; le "fiabe maschili" raggruppano novelle, aneddoti e apologhi in cui l'accento è posto sul valore morale della vicenda. Nella prima sezione, dunque, si susseguono le storie e i personaggi tipici di ogni fiaba che si rispetti: ascese sociali favorite da maghi e animali, prove a cui giovani eroi devono sottoporsi per conquistare o salvare l'amata, metamorfosi di uomini in bestie o in mostri. La seconda sezione, invece, raccoglie vicende esemplari: come nelle favole di Esopo o negli apologhi morali.
Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri. Nell'edizione per i tipi di Lorenzo Torrentino, Firenze 1550
Giorgio Vasari
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: 1037
Lettere
Giuseppe Verdi
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2012
pagine: XXXVII-1165
Per molto tempo si è parlato di Giuseppe Verdi come di un uomo geniale e solitario, animato da un grande amore per la patria, di cui fu anche deputato nel primo Parlamento dell'Italia unita. Questo libro però, curato dal musicologo Eduardo Rescigno, ci restituisce un'immagine ben più complessa del compositore. Adoperando una scelta tra le lettere private e dotando il testo di numerose schede biografiche, Rescigno costruisce un'opera che passa in rassegna episodi personali, riflessioni musicali e dibattiti politici, amicizie e preoccupazioni della vita quotidiana di Giuseppe Verdi. Quello che ne viene fuori è un personaggio del tutto nuovo per l'Italia dell'epoca: un moderno imprenditore che sa calcolare i rischi; un uomo duro nelle trattative artistiche, e in quelle economiche; più borghese che contadino per gusti e mentalità; cosmopolita ma legato ai luoghi delle sue origini; facile all'ira, ma anche ironico e brillante, soprattutto con gli amici. Verdi, in sostanza, rivoluziona i rapporti di forza nel mondo del melodramma a vantaggio del compositore, che con lui diventa autore, regista e produttore: un vero impresario che prefigura la nascita di un italiano nuovo. Grazie alle illustrazioni di Giuliano Della Casa e a un apparato in cui ricorrono le trame di tutte le opere del compositore e i personaggi nominati nelle lettere, il libro risulta accessibile non solo ai conoscitori della materia verdiana ma anche agli appassionati di storia e ai più semplici curiosi.
Eneide. Testo latino a fronte
Publio Virgilio Marone
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 1072
Questa edizione del capolavoro di Virgilio si caratterizza per la traduzione di Alessandro Fo, particolarmente tecnica e intimamente poetica: due connotazioni complementari del lavoro di un traduttore che è affermato studioso di letteratura latina e poeta in proprio. Tecnica per la scelta metrica di un esametro «barbaro » molto duttile, in stretta analogia con l’archetipo latino, e per la volontà di riflettere il più fedelmente possibile le numerose peculiarità e sfumature dell’originale. La rielaborazione poetica si snoda in un paziente rispetto delle singole parole e una spiccata attenzione al peculiare «concerto dei suoni» del poeta più musicale del mondo antico, riuscendo a calibrare un tono malinconico anche nelle pagine più epiche. Di grande utilità l’ampio apparato di note di Filomena Giannotti, orientato a fornire al lettore il significato dei vari riferimenti storici, geografici, mitologici, antiquari ed eruditi. Il corredo iconografico, vario e sorprendente, racconta l’interesse suscitato dal poema nei grandi artisti lungo i secoli, dalla Tarda antichità al Novecento. Si spazia dalle miniature del «Virgilio Vaticano» alle sperimentazioni di Man Ray, passando per Guercino, Bernini, Füssli, Turner e tanti altri. E il saggio di Luca Bianco conduce il lettore in questo affascinante percorso di storia dell’arte.
Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni
Voltaire
Libro: Copertina rigida
editore: Einaudi
anno edizione: 2017
pagine: 1830
Esempio di «storia universale», il "Saggio sui costumi" venne iniziato intorno al 1740, pubblicato nel 1753, ristampato con profonde varianti nel 1756, nel 1761-63, nel 1769 e nel 1775, ultima edizione uscita vivente Voltaire. Ma nelle postume "Opere complete" il testo presenta ulteriori varianti predisposte dall'autore negli ultimi mesi di vita. Questo per dire che il Saggio sui costumi è stata l'opera alla quale l'autore ha dedicato con continuità quasi quarant'anni di lavoro, considerandola forse la più importante della sua intera e vasta produzione. L'impostazione storiografica è ovviamente razionalistica, polemica contro il fanatismo e le religioni, ma cosciente che i percorsi storici sono assai spesso incoerenti e lontani da principi razionali, un insieme inestricabile di causalità e casualità. Il filo che lega in maniera più congruente i fatti degli uomini è quello economico: con il suo "Saggio sui costumi" Voltaire dialoga con i fisiocrati e con Adam Smith; con qualche forzatura possiamo dire che anticipa la centralità che l'economia avrà per la storiografia di Marx e del marxismo. Gli storici contemporanei apprezzano anche l'approccio di narrazione «globale» dell'opera, con interi capitoli dedicati al mondo asiatico, alle Americhe e alle interazioni tra l'Europa e gli altri continenti.
Astrologica. Saggi e appunti 1908-1929
Aby Warburg
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 520
L’astrologia come snodo fondamentale tra retaggi ancestrali e nascita della modernità: tale è il filo conduttore di questi undici saggi, in parte inediti anche in tedesco, che ripercorrono lo sviluppo del pensiero di Warburg: dal 1908 (saggio sulle immagini degli dèi planetari) fino agli appunti su Giordano Bruno (1929) vergati poco prima della morte. Vent’anni di riflessioni sull’astrologia, passando per il Rinascimento, Palazzo Schifanoia, il saggio sulle immagini nell’età di Lutero, ma anche sulla cosmologia babilonese e sugli influssi delle religioni orientali nella costruzione delle immagini cosmiche. Il tema astrologico percorre il pensiero di Warburg nel tempo e in profondità: l’astrologia è infatti sia pensiero magico che, dando vita a immagini, lega il destino umano agli influssi astrali, sia descrizione matematica che nel Rinascimento conduce alla scoperta dell’infinito, al sorgere della scienza moderna e alla correlata necessità di costruire un orientamento nel cosmo. Da qui traspare l’ordito delle riflessioni filosofiche e antropologiche warburghiane. La storia dell’arte e, più in generale, la storia della cultura procedono all’interno di una tensione tra «biomorfismo» (per cui, ad esempio, nelle costellazioni si vedono forme animali) e scienza dei segni, tra pensiero mitico-religioso, che si radica nel senso unitario del creato, e la progressiva presa di distanza tra l’io e il mondo esterno. Nell’introduzione Ghelardi ripercorre l’itinerario culturale di Warburg e i suoi debiti con i pensatori che più lo hanno influenzato in questo ambito: Hermann Usener, per gli studi su mito e linguaggio; Franz Boll, filologo che aveva ricostruito la Sphaera barbarica di Teucro, e lo sviluppo dei simboli astrologici; e soprattutto Ernst Cassirer, con cui Warburg intreccia stretti rapporti a partire dagli inizi degli anni Venti e con il quale condivide l’interesse per la funzione e il significato delle forme simboliche.
Fra antropologia e storia dell'arte. Saggi, conferenze, frammenti
Aby Warburg
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2021
pagine: LXXIV-726
"A leggere la vastissima bibliografia critica – e spesso agiografica – su Aby Warburg, si ha l'impressione che la sua opera, edita e inedita, cosí spesso citata, ricordata e utilizzata. sia tuttora avvolta da una luce crepuscolare, da quella che Nietzsche avrebbe chiamato «una notte di alberi scuri». L'intento di questa silloge, che raccoglie saggi, frammenti, conferenze, è delineare un orizzonte piú nitido della sua ricerca, spesso cosí frammentaria, muovendo dagli interrogativi fondamentali che l'autore si è posto, e dalle funzioni che egli ha di volta in volta assegnato ai suoi scritti. È un tentativo – pur sempre parziale – di cogliere il senso e lo sviluppo del suo pensiero attraverso l'esercizio tipico e "violento" dell'interprete e del traduttore, che si fonda su un lavoro storico e filologico, e che si prefigge di contribuire a corrodere immagini scontate o ricorrenti mitologie. Detto altrimenti: si tratta di far emergere quella capacità di vedere in grande che un autore come Warburg richiede e pretende, visto che la sua riflessione è come una ragnatela che egli ha tessuto e tenacemente sviluppato e infittito nel corso della sua intera vita. Una ragnatela che si prefiggeva di indagare le modalità espressive che stanno a fondamento dell'orientamento umano e che sono oggettivate nei linguaggi, nei simboli, nei segni e nelle immagini. Perciò Warburg si era proposto di ampliare e amplificare la vita psicologica dell'uomo attraverso quel metodo che ha definito come psicostorico. Ma forse è destino dei grandi pensieri non comprendere fino in fondo se stessi. E Warburg è andato appunto spesso ben oltre le intenzioni che si era prefisso. Ciò spiega – almeno in parte – perché la sua opera sia stata modificata da tutti i presenti che si sono accavallati, e che non hanno esitato a interpretare e a disancorare il suo lascito dal contesto in cui era maturato. Certo è che senza decodificare il suo particolarissimo linguaggio è arduo cogliere come la sua produzione scritta e la sua attività volta a fondare la celebre Biblioteca siano connesse, siano nel loro insieme simili a un macrotesto che deve essere ricostruito e collegato internamente. Per penetrare il senso dei testi warburghiani occorre dunque adeguarsi alla mobilità delle formulazioni, distinguere ciò che è essenziale dal contingente, individuare in divenire la sua opera". (dall'Introduzione di Maurizio Ghelardi)
Novelle amorose ed esemplari
María de Zayas y Sotomayor
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 1997
pagine: XX-340
Nel 1637 uscirono in Spagna, dove ebbero subito grande risonanza, queste venti novelle che si situano nella tradizione classica dei racconti del Boccaccio e dei Racconti di Canterbury e che rimandano echi del racconto cavalleresco, pastorale, moresco e bizantino. Sono tutte novelle d'amore e vi prevalgono compiacimenti sensuali e realistici, esposti con fine intuito psicologico. L'originalità del narrare sta nel fatto che Maria de Zayas è una donna-scrittrice, cosa non frequente nella Spagna del suo tempo, quasi una scrittrice femminista ante litteram, che illustra le sue opinioni su amore, castità, fedeltà, adulterio senza eccessive remore e concependo la vita non in senso tragico, ma come qualcosa che in fondo fa ridere.

