Officina Libraria
Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 184
La Giuditta decapita Oloferne di Caravaggio, della Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini, è uno dei dipinti più famosi del maestro, entrato per la sua forza e la sua bellezza nell'imagerie contemporanea. Tuttavia pochi sanno che il quadro, realizzato per il banchiere ligure Ottavio Costa, tra i più appassionati collezionisti di Caravaggio a Roma, ebbe una scarsissima visibilità nel Seicento, essendo tra le opere che Costa custodiva gelosamente, tanto che non se ne conoscono vere e proprie copie antiche. La mostra intende svelare i misteri del capolavoro, indagando le possibili origini iconografiche del dipinto e analizzando le componenti storiche e antropologiche che diedero vita all'opera e ne determinarono l'incondizionata fortuna. Questa non rimase confinata alla storia della pittura barocca: la Giuditta di Caravaggio costituì invece un effettivo punto di svolta nell'immaginario collettivo del suo tempo, vera e propria eroina, ed esempio di donna virtuosa nella Roma del Seicento. Nonostante il proliferare di iniziative dedicate a Caravaggio, la scelta di concentrare l'attenzione su uno solo dei suoi capolavori, nel tentativo di testare la rivoluzione pittorica, storica e culturale attuata dall'artista, è del tutto inedita.
Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 360
Il catalogo presenta i risultati delle ricerche di alcuni dei maggiori specialisti dell’artista e del suo contesto culturale: oltre ai saggi di Melania Mazzucco e di Yuri Primarosa – autore di contributi fondamentali sulla produzione pittorica e grafica della Bricci –, gli studi di Aloisio Antinori, Carla Benocci, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Riccardo Gandolfi, Gianni Papi e Magda Tassinari e il restauro dei progetti di Plautilla conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, la scoperta di documenti inediti sulla sua vita e l’identificazione di nuove opere dell’artista permettono di fare nuova luce sulla sua carriera e sulla sua ampia produzione, pittorica e architettonica, anche dal punto di vista tecnico e stilistico. Come quasi tutte le sue colleghe, anche Plautilla era figlia d’arte, e nella bottega romana del padre Giovanni, attivo nell’entourage del Cavalier d’Arpino, acquisì molto di più che i soli rudimenti nel disegno e nel colorire. Oltre a dipingere insegne di botteghe e a impiastricciare muri e tele, il Briccio era un erudito militante in diverse accademie letterarie romane, musicista e compositore dilettante, poligrafo e poeta, attore e commediante. Il sodalizio con l’abate Elpidio Benedetti fu decisivo per Plautilla, che accanto al ricamo e alla pittura “in piccolo”, poté cimentarsi nell’esecuzione di diverse pale d’altare, nell’ideazione di importanti apparati decorativi e nella progettazione di altre «opere insigni». Servitore romano del cardinale Mazzarino e poi di Colbert nelle funzioni di «agente del Re Christianissimo », Benedetti fu per oltre un cinquantennio una figura chiave nel fervido dialogo politico e artistico tra Roma e Parigi. L’abate, inoltre, era uno scaltro marchand-amateur e artista dilettante egli stesso, in rapporti di familiarità con alcuni dei più famosi maestri dell’epoca (Bernini e la sua bottega, Pietro da Cortona, Sacchi, Grimaldi, Romanelli).
Frontiere. Arte, luogo, identità ad Aosta e nelle Alpi occidentali 1490-1540
Stefano De Bosio
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 336
L'arco alpino occidentale tra Quattro e Cinquecento è un'area di vivace circolazione di persone, manufatti e idee. Frammentata dalle griglie interpretative emerse con i moderni Stati-nazione, questa regione si è imposta tra i laboratori di metodo della storia dell'arte italiana del secondo Novecento. Ma come affrontare lo studio del locale oggi, in un'epoca percorsa da rivendicazioni identitarie, istanze europee e spinte globaliste? Esplorando su nuove basi la cultura figurativa della Valle d'Aosta, questo librone indaga i molteplici legami con altri centri delle Alpi e della pianura padana, da Lione a Ginevra, da Chambéry a Casale Monferrato. A emergere è una visione inedita dello spazio culturale alpino nella sua complessità, nonché una riflessione di metodo sugli schemi interpretativi e sulle metafore - spaziali e non - adottati dalla storia dell'arte nel suo operare e fare storia.
Rivoluzioni. Tra storia e storiografia
Francesco Benigno
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 272
C'erano una volta le rivoluzioni: eventi grandiosi capaci di produrre la trasformazione sociale attraverso un mutamento di regime politico fondatore di compagini politiche o sociali, religiose o nazionali, e il cui racconto ha continuato poi ad accompagnare nel tempo la memoria di quelle comunità. Grandi narrazioni, perciò, dense di gesta memorabili e ricche di significati, popolate di figure eroiche e tragiche, animate da simboli potenti. Oggi che è entrato in crisi lo schema evolutivo e progressivo di cui le rivoluzioni erano snodi fondamentali (attraverso il modello classico della Rivoluzione francese), oggi che dubitiamo che il futuro sia necessariamente migliore del passato, cosa resta di loro? Come si situano nell'universo complesso del conflitto politico, segnato da guerre civili, rivolte, insurrezioni? Questo libro propone una riflessione su come le rivoluzioni sono state considerate tradizionalmente dagli storici e su come esse possono oggi essere ripensate, in un andirivieni tra i fatti accaduti e la loro comprensione, tra storia e storiografia.
Tra patria particolare e patria comune. L'architettura e le arti a Bologna 1534-1584
Maurizio Ricci
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 192
La storiografia artistica, e quella architettonica in particolare, hanno riflettuto solo in parte sulla duplice natura del reggimento bolognese e sulle intersezioni tra il governo centrale e quello locale. Un aspetto particolarmente importante nel caso della produzione di opere d'arte, sia mobili che immobili, ove una committenza varia e differenziata per riferimenti politici e culturali influenza in maniera sensibile l'esito finale. Il richiamo alla tradizione, alla 'patria particolare', affermato in termini di programmi, stile, tecniche e materiali, entra così in una dialettica significativa con le novità provenienti dall'esterno, soprattutto dalla communis patria, Roma, grazie al confronto tra modelli e linguaggi favorito da spostamenti, migrazioni ed eventi di rilievo internazionale, frequenti nel caso della capitale pontificia e della seconda città del suo Stato. Basti pensare all'ingresso di Giulio II a Bologna (1506), all'incontro tra Leone X e Francesco I (1515), a quello tra Clemente VII e l'imperatore Carlo V (1529-1530), avvenimenti considerevoli non solo sul piano politico, o al contestato trasferimento a Bologna, in palazzo Sanuti, delle sedute del Concilio di Trento (1547). Pure i principali cantieri pubblici - la chiesa civica di San Petronio e la cattedrale di San Pietro, ma anche il palazzo del Legato - sono occasioni di costante confronto tra le differenti maniere. Una serie di saggi, affidati ad autori di formazione diversa, analizza il cinquantennio compreso tra l'ascesa al soglio pontificio di Paolo III Farnese (1534-1549) e la comparsa in palazzo Fava dell'opera dei Carracci (1584), che segna un momento di forte discontinuità, come spesso è stato osservato, con la tradizione figurativa precedente.
Girolamo da Carpi
Alessandra Pattanaro
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 552
Girolamo Sellari (Ferrara 1501-1556) è due anni più giovane di Giulio Romano, di due più anziano di Parmigianino, coetaneo di Perino del Vaga. I suoi modelli compositivi sono Raffaello, Giulio Romano, Parmigianino, Peruzzi, Polidoro da Caravaggio e, ovviamente, l'antico. Alle spalle di tutto è il background ferrarese di corte al quale Girolamo ha accesso tramite il padre Tommaso, del quale nulla resta, ma che dai documenti d'archivio si presenta come figura polifunzionale alla corte degli Este, dal 1503 al 1545, decoratore, corniciaio, scenografo; con lui Girolamo, giovane apprendista, ha accesso allo studio dei marmi e al camerino di Alfonso d'Este nella sua progressione, prima di trasferirsi a Bologna alla metà degli anni venti. Nella città pontificia, come attesta Giorgio Vasari, esegue molti ritratti, un genere in cui diventa specialista e che agevolerà il suo rientro alla corte estense all'avvento del nuovo duca Ercole II (1534), presso la quale sarà attivo anche come architetto fino alla morte (1556), salvo una lunga parentesi romana in cui servì il cardinale Ippolito II d'Este e, brevemente, il papa Giulio III (1550-1553). In questo libro, a più di 40 anni dalla monografia di Amalia Mezzetti, si presentano, per la prima volta strettamente interrelate, in forma monografica, l'opera pittorica e grafica. Costituisce una novità lo stesso catalogo dei disegni sciolti del maestro, riferibili a tutta la carriera del pittore, e irrinunciabile integrazionedel corpus del già bene noto Taccuino Romano (Canedy, 1976; distribuito tra la Rosenbach Library di Philadelphia, la Biblioteca Reale di Torino e il British Museum di Londra), composto da disegni di formato lungo e stretto, che annotano, copiano, estrapolano, nei tardi anni del soggiorno nell'Urbe, modelli dall'antico e dal moderno per uso personale e della bottega.
Giovan Battista Moroni. Ritorno ad Albino
Libro: Libro in brossura
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 64
La mostra e il relativo catalogo celebrano il quinto anniversario della nascita di Giovan Battista Moroni (c. 1521 - 1579/80), presentando una selezione di opere legate per ragioni diverse al borgo natale dell’artista, Albino. Nella prima sezione, intitolata Inizi, sono raccolte alcune sue prove giovanili. Si prosegue con Ritratti e personalità albinesi, una sezione dedicata al genere in cui il pittore eccelleva (quello del ritratto), anche tramite personaggi che hanno intrecciato la loro storia con quella di Albino. In questa sezione, ad esempio, sarà esposto il Ritratto di Bartolomeo Colleoni che servì da modello all’incisione pubblicata nell’Historia della vita et fatti dell’Eccellentissimo capitano di guerra Bartolomeo Coglione, scritta da Pietro Spino, umanista di origini albinesi. Infine, una sezione dedicata ai Ricordi, quadri destinati alla devozione privata eseguiti a partire da opere pubbliche che hanno riscosso particolare successo nella vicenda artistica di Moroni.
Palazzo Medici Riccardi. Guida
Valentina Zucchi
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 112
Il volume permette di conoscere la storia e le bellezze di Palazzo Medici Riccardi, uno dei palazzi più importanti della città di Firenze. Attraverso le pagine è possibile approfondire le vicende che hanno portato alla nascita dell'edificio - per volontà di Cosimo de' Medici e su progetto di Michelozzo - ed esplorarne gli sviluppi nel corso dei secoli, dall'età d'oro rinascimentale al passaggio alla famiglia Riccardi nel Seicento fino all'acquisizione della Provincia di Firenze e ai nostri giorni. Il testo si pone così come un viaggio fra ambienti, personaggi ed epoche storiche, offrendo gli elementi utili per comprendere la storia di un palazzo che tuttora è leggenda e per apprezzare i suoi celebri capolavori: fra questi spiccano la meravigliosa Cappella dei Magi, sapientemente affrescata da Benozzo Gozzoli a metà Quattrocento, e la Galleria degli specchi di età riccardiana, con volta dipinta da Luca Giordano. Lo scritto, corredato di numerose immagini, accompagna il lettore passo dopo passo alla scoperta di tutte le meraviglie del palazzo, cominciando con la facciata e i prospetti esterni, proseguendo con il raffinato cortile, il giardino, il percorso archeologico nei sotterranei, salendo poi la scala monumentale per accedere al piano nobile con la Cappella dei Magi, la sala di Carlo VIII e gli altri ambienti fino alla splendida sala dei Bassorilievi e alla già ricordata Galleria riccardiana. Non mancano schede di approfondimento su temi importanti e specifici, a complemento della lettura.
La colonia Olivetti a Brusson. Ambiente, pedagogia e costruzione nell'architettura italiana
Gabriele Neri
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 239
Il volume, promosso dall'Archivio del Moderno dell'Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana, ha come oggetto la Colonia Olivetti di Brusson, in Valle d'Aosta, costruita alla fine degli anni Cinquanta su progetto degli architetti Leonardo Fiori e Claudio Conte. Esempio emblematico delle politiche sociali promosse da Adriano Olivetti nel secondo dopoguerra, la Colonia di Brusson rappresenta un caso di studio eccezionale per diversi motivi, innanzitutto architettonici. I progettisti furono infatti selezionati dopo un concorso in due fasi che vide la partecipazione, nel 1956-1957, di oltre trenta professionisti, tra cui spiccano i nomi di Carlo Scarpa, Marcello D'Olivo, Vico Magistretti, ecc. L'analisi dei progetti in gara offre dunque uno spaccato dell'architettura italiana all'alba del miracolo economico, chiamata a cimentarsi con temi complessi e innovativi. Da un lato, il contesto alpino richiese una profonda riflessione sul rapporto tra architettura moderna e ambiente naturale di riferimento, negli anni in cui la montagna diventa luogo di fruizione di massa, con profonde ricadute sul paesaggio e sul linguaggio architettonico. Dall'altro lato, l'aggiornamento delle teorie educative e dei programmi pedagogici seguiti dalla Olivetti, implicarono la completa ridefinizione di una tipologia - la colonia - che il fascismo aveva fortemente caratterizzato durante il Ventennio a fini propagandistici. La ricerca dell'autonomia del bambino, contrapposta alla concezione massificata dell'individuo nei decenni precedenti, generò infatti - sulla scia di numerosi esperimenti coevi - un rinnovamento pedagogico che ebbe profondi influssi sull'architettura delle colonie.
La collezione Chiaramonte Bordonaro nella Palermo di fine Ottocento
Claudio Gulli
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 256
Nel panorama del collezionismo siciliano, ambito di studi ancora inesplorato, il senatore Gabriele Chiaramonte Bordonaro (1835-1914) è una figura d'eccezione. Il libro indaga il percorso culturale di questo collezionista-amatore, con particolare attenzione ai dipinti da lui raccolti. Rampollo di una delle famiglie più ricche dell'isola, la cultura e il gusto di Bordonaro si formano fra Roma, Firenze e le capitali europee. Più di quattromila opere e oltre quattrocento dipinti vanno a costituire una collezione dove spiccano opere che si possono oggi attribuire a Giotto, Sandro Botticelli, Anton Van Dyck. A Palermo, nel 1892, Bordonaro commissiona all'architetto Ernesto Basile un ampliamento della sua villa, per ospitare la sua crescente collezione. Le fotografie eseguite dalla ditta Alinari nel 1897 restituiscono gli ambienti di questo museo privato, che diventa un punto di riferimento conoscitori e studiosi di passaggio a Palermo nei primi decenni del Novecento. Gli scambi con Bernard Berenson, Adolph Goldschmidt, Gustavo Frizzoni, Hermann Voss, Adolfo Venturi, e tanti altri grandi nomi della storia dell'arte del tempo, spingono Bordonaro ad aggiornare i suoi inventari e a studiare le nuove personalità artistiche messe in luce dai conoscitori. La vita di Bordonaro, documentabile attraverso ricevute d'acquisto, fotografie d'epoca, appunti sulle opere, lettere e interventi parlamentari, attraversa l'Italia di Garibaldi e quella di Crispi. Senatore della Destra storica, Bordonaro interviene anche nel dibattito sulla tutela, da «proprietario» deluso dalla politica nazionale e difensore dei suoi interessi. Da leggere come un romanzo, il libro riporta alla luce una notevole collezione storica di primitivi, nel contesto della stagione dorata di Palermo.
Il corpo e l'anima. Da Donatello a Michelangelo scultura italiana del Rinascimento
Libro: Libro rilegato
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 512
Il catalogo della mostra parigina (Louvre) e milanese, incentrato sulla scultura, ma in continuo raffronto con la pittura e le arti grafiche, illustra i temi cardine dei maggiori capolavori realizzati in Italia dalla seconda metà del Quattrocento all’inizio del Cinquecento. Il volume si configura come naturale prosecuzione della Primavera del Rinascimento, l’esposizione tenuta al Louvre e al Museo del Bargello (2013-14), dedicata alla scultura fiorentina nel primo Rinascimento, dal 1400 al 1460. Dalla metà del Quattrocento, il panorama artistico italiano si fa più complesso: le coordinate geografiche sono più ampie e, oltre al focus sulla scultura fiorentina (con Donatello), viene presa in esame gran parte dell’Italia settentrionale (Venezia, Milano, Pavia, Padova e Bologna), ma anche Roma. La scultura fiorentina infatti, che si era dapprima imposta come punto di riferimento, in questa fase vede cambiare il proprio ruolo poiché alcuni dei maggiori scultori iniziano a viaggiare e il loro stile e le loro idee finiscono per influenzare le preesistenti tradizioni locali dando origine a nuove scuole scultoree. I nuovi linguaggi artistici hanno alcune caratteristiche comuni: il rapporto con l’antichità greco-romana, soprattutto nella rappresentazione della grazia e della passione, l’espressione del pathos, le qualità teatrali delle opere religiose e la ricchezza simbolica delle opere profane. L’interesse degli scultori si concentra sull’essere umano, tanto dal punto di vista estetico, del corpo e dei suoi movimenti, quanto dal punto di vista dei sentimenti più intimi, indagati con profondità e delicatezza. Il catalogo comprende, tra le altre, opere di Donatello, Antonio Pollaiolo, Bertoldo di Giovanni, Giovanfrancesco Rustici, Francesco di Giorgio Martini, Guido Mazzoni, Bartolomeo Bellano, Cristoforo Solari, Tullio Lombardo, Andrea Riccio, Bambaia, Sansovino e infine Michelangelo, la cui scultura è la massima espressione dello sviluppo del nuovo stile che si configurerà nel classicismo romano.
Storie di ogni giorno in una città del Seicento
Ottavia Niccoli
Libro: Copertina morbida
editore: Officina Libraria
anno edizione: 2021
pagine: 310
Questo libro oltre e prima che di "storia" si occupa di storie, che sono state vissute nella Bologna del Seicento. A raccontarle è gente comune, che si trovava a passare nel tribunale criminale della città, detto del Torrone dalla torre di Palazzo pubblico in cui aveva sede, e ci parlano di uomini e di donne, di ragazzi, di preti, di baci rubati, di onore e di matrimonio, di viaggi e di spazi domestici. Sono storie che si leggono e che si guardano, e che ci consentono di entrare in un mondo vicino ma pure lontanissimo dal nostro.

