Società e cultura: argomenti d'interesse generale
Aprile è una strana stagione
Gabriella Ambrosio
Libro: Libro in brossura
editore: Gramma Feltrinelli
pagine: 176
Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentava
Aldo Cazzullo
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2025
pagine: 144
"Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L'Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C'erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi. Però il futuro non era un problema; era un'opportunità." Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, "che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un'assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto. Mia bisnonna sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta con cui lamentarmi per le prime pene d'amore. Mio nonno fece la Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi con lui per il morbillo. L'altro nonno da bambino faceva a piedi 15 chilometri per andare al lavoro perché non aveva i soldi per la corriera: come lamentarmi se non mi compravano il motorino?". I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame; ma sapevano che c'erano state. Hanno assorbito l'energia di un Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno avuto le opportunità dell'era digitale...
Le donne erediteranno la terra. Il nostro sarà il secolo del sorpasso
Aldo Cazzullo
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2025
pagine: 228
"Voi donne siete meglio di noi. Non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo, e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere." Aldo Cazzullo racconta perché il nostro sarà il secolo del sorpasso della donna sull'uomo. I segni sono evidenti: a Berlino e a Londra governano due donne, una donna si affaccia per la prima volta sulla soglia della Casa Bianca. L'Italia resta un Paese maschilista; eppure sono donne la sindaca della capitale, la presidente della Camera, le direttrici delle principali carceri, l'astronauta più nota, la scienziata più importante. Ed è solo l'inizio. Le donne erediteranno la terra perché sono più dotate per affrontare l'epoca grandiosa e terribile che ci è data in sorte. Perché sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura; ed è il momento di prendersi cura della terra e dell'uomo, che non sono immortali. L'autore evoca il genio femminile, attraverso figure del passato e del presente, storie di grandi artiste e di figlie che salvano i padri o ne custodiscono la memoria. Racconta le battaglie che le donne conducono nel mondo e in Italia contro le ingiustizie che ancora le penalizzano, contro il masochismo che ancora le mette l'una contro l'altra o le induce a innamorarsi della persona sbagliata.
Donne, cultura e politica
Angela Davis
Libro
editore: Edizioni Alegre
anno edizione: 2025
pagine: 240
Women, Culture and Politics – qui tradotto per la prima volta in italiano – fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1989, nel momento in cui iniziavano a essere evidenti le conseguenze sociali delle politiche liberiste, avviando i processi che avremmo visto nei decenni successivi. Politiche promosse negli Usa dall’amministrazione Reagan, con cui Angela Davis aveva anche un conto personale aperto: era stato infatti Ronald Reagan, quando era governatore della California, ad accusarla di omicidio e a inserirla nella lista dei dieci criminali più ricercati dall’Fbi. I saggi qui raccolti individuano un filo rosso tra le lotte e le riflessioni che negli anni Sessanta e Settanta resero leggendaria la stessa Davis, e quelle degli anni Ottanta, il decennio segnato dal deterioramento delle conquiste precedenti. Dal ruolo politico delle afroamericane della working class nella lotta contro il liberismo a quello dell’attivismo globale del Decennio internazionale delle donne, culminato nel 1985 con il Forum mondiale a Nairobi. Dall’analisi delle idee e della militanza di figure come Winnie Mandela e Clara Zetkin a quelle sul ruolo della musica, della fotografia e dell’arte nera per rompere l’immaginario razzista delle società occidentali. Un filo rosso che attraversa i decenni e illumina il futuro, con l’idea che il femminismo sia il contrario della scalata delle donne verso le posizioni di potere e debba avere al centro le persone che subiscono contemporaneamente l’oppressione di genere, razza e classe. Nella convinzione che ogni conquista di chi si trova alla base della piramide sociale migliori automaticamente le condizioni dell’intera società.
Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia
Valentina Tanni
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 200
Siamo condannati a essere spettatori passivi davanti alle mutazioni digitali che regolano e mettono a profitto le nostre vite? Oppure esiste un modo diverso di usare la tecnologia, che la sfidi e la metta in crisi? La risposta è sì, esiste. Perché le macchine sono scatole dalle quali possiamo uscire, che possiamo imparare a guardare da fuori e smontare, appropriandocene. L’autrice di “Exit reality” ci ricorda che quando la tecnologia impone regole e dogmi, l’unica reazione sana è mancarle di rispetto. Oggi tendiamo a vivere la tecnologia come una minaccia. Abbiamo sempre la sensazione che ci sottragga tempo, attenzione, identità, dati. E non abbiamo tutti i torti, perché in tanti casi è proprio quello che succede. I dispositivi che ci troviamo tra le mani sono progettati per condizionare i nostri comportamenti ed estrarre valore dall’utilizzo che ne facciamo. Ogni innovazione tecnologica che arriva sul mercato è avvolta da un involucro narrativo fatto di promesse, speranze e credenze. Una cornice ideologica che la innalza a dogma e richiede un’adesione totale e incondizionata. Il legame tra tecnologia e religione, del resto, non è nuovo. Se un tempo però si trattava di una fiducia ingenuamente entusiasta nel progresso, adesso questa fede ha assunto sfumature cupe e apocalittiche: la tecnologia deve salvare il mondo oppure minaccia di distruggerlo. E quindi possiamo solo accettarla supinamente o rinnegarla. Ma dev’essere proprio così? Non potremmo invece provare a usarla a modo nostro, disobbedendo alle regole prestabilite e spingendoci nei territori dell’imprevisto, dell’improprio, persino dell’errore? Soltanto immaginando (e praticando) soluzioni alternative, è possibile rigettare l’idea di un progresso lineare e predeterminato, oltre che demistificare le narrazioni sproporzionate e ingannevoli prodotte dall’industria tecnologica. In queste pagine Valentina Tanni esplora il lavoro di artisti, hacker, attivisti e comuni utenti che hanno scelto di ignorare «il libretto delle istruzioni» e usare la tecnologia, il digitale e la rete in modi inaspettati, radicali ed emancipatori. Perché se credere nella tecnologia oggi è un dogma, rifiutare la macchina come oracolo e come sistema di potere è un’eresia necessaria. Se la dottrina prevede una fede incondizionata, allora va smontata e derisa, mettendo in crisi il pensiero unico, e coltivando forme pratiche di scetticismo e atti insensati di disordine.
Abolire l'impossibile. Le forme della violenza, le pratiche della libertà
Valeria Verdolini
Libro: Libro in brossura
editore: ADD Editore
anno edizione: 2025
pagine: 240
Valeria Verdolini analizza la storia della violenza, la parte che ha nelle istituzioni e i modi in cui si può presentare. La violenza fisica è soltanto l’aspetto più evidente del fenomeno, perché c’è un filo rosso che collega la storia della schiavitù alla nascita del capitalismo, il colonialismo alla costruzione dei confini, l’emarginazione degli ultimi alla nascita della cittadinanza. Abolire le prigioni, i confini, le polizie sono gli ambiti da cui Verdolini parte per allargare il discorso a nuove sfide politiche e sociali. Guardando alla storia delle abolizioni riuscite – la schiavitù negli Stati Uniti o i manicomi in Italia – si arriva al concetto di «abolizioni impossibili», ossia quelle strutture che perpetuano i meccanismi di oppressione: patriarcato, razzismo, proprietà, lavoro… Contro queste dinamiche apparentemente incrollabili si può fare qualcosa, ma la risposta chiede un duplice sforzo, culturale e operativo: l’ammissione del privilegio e l’impegno per costruire istituzioni altre. L’abolizionismo che ci racconta Verdolini si fonda sulla speranza e propone trasformazioni radicali, che sono ormai i due orizzonti indispensabili per la sopravvivenza della democrazia.
Novanta. Una controstoria culturale
Valerio Mattioli
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 552
Gli anni Novanta italiani, oltre la sonnolenta cappa della superficie catodica, sono stati un irripetibile laboratorio di linguaggi, politiche e immaginari radicali. Un’esplosione di rabbia, gioia e brama di futuro arrivata in un momento in cui il conflitto sembrava essere sparito dall’orizzonte esistenziale. Queste pagine riportano alla luce una scena entusiasmante e troppo presto dimenticata, tra centri sociali, concerti rap, rave parties, cultura cyber e attitudine punk, restituendone tutta la carica rivoluzionaria. Per la retorica ufficiale, gli anni Novanta portano una data d’inizio precisa e una data di chiusura altrettanto netta: da un lato il 9 novembre 1989, col crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra fredda. Dall’altro l’11 settembre 2001, con l’attacco alle Torri gemelle di New York e l’inizio dello «scontro di civiltà». In mezzo: dieci anni di trionfo dell’Occidente, fine delle ideologie e pace generalizzata. Ma in Italia, gli anni Novanta sono stati anche il decennio in cui questo racconto idilliaco è stato messo in discussione. Da chi? Da tutta una generazione che stava ai margini e pensava che il conflitto non fosse finito, scriveva su riviste underground e frequentava spazi fuori dalle rotte della cultura dominante. Da Nord a Sud del Paese, un intero movimento si raccolse attorno a una geografia alternativa fatta di spazi autogestiti e centri sociali occupati, dando vita a una resistenza culturale e politica straordinariamente vivace. Fu da simili fortini di resistenza che scaturirono fenomeni come il primo rap in italiano, le visionarie distopie del cyberpunk, una cultura rave radicale e combattiva; fu in luoghi come il Leoncavallo, il Forte Prenestino, il Livello 57 e Officina 99 che trovarono spazio tanto gruppi musicali come Assalti Frontali, Sangue Misto e 99 Posse quanto riviste come «Decoder» e «Torazine», tanto esperimenti situazionisti come Luther Blissett e i gruppi di ufologia radicale quanto compagnie come Motus e Mutoid. E fu sempre grazie a questi luoghi che emersero riflessioni su temi che allora erano avanguardia e adesso sono il mondo in cui viviamo: il capitalismo della sorveglianza, la necessità di un reddito base universale, gli sviluppi e i pericoli del binomio tra nuove tecnologie e ideologia ultraliberista. Dal movimento della Pantera alle tragiche giornate del G8 di Genova, Valerio Mattioli ci racconta questo decennio rimosso con lo sguardo appassionato di «uno dei tanti» per cui quegli spazi e quegli eventi hanno rappresentato un’esperienza umana e politica fondamentale, che può servirci ancora oggi per costruire un’alternativa a un futuro sempre più tetro.
L'ho uccisa perché l'amavo
Loredana Lipperini, Michela Murgia
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 96
Anni di storie, veicolate da libri, film o melodrammi, ci hanno abituato a pensare che uccidere una donna che fugge, che si nega, è qualcosa che può essere tollerato. È chi uccide che va compreso, perché in preda a un raptus o troppo innamorato. Ma chiamare “gelosia” l’ansia del controllo perso e “amore” il rifiuto di accettare la libertà dell’altra persona è un’insopportabile manipolazione del significato delle parole. Un invito potente a riconsiderare il linguaggio con cui parliamo di femminicidio, e a non cedere alle narrazioni che tendono a giustificare o minimizzare la violenza di genere. Lo schema è sempre lo stesso: lei gli dice che vuole lasciarlo, o lo ha appena lasciato, ma accetta volentieri di rivederlo. E lui, quel lui che verrà descritto così mite e disperato, arriva all’appuntamento con un coltello o una pistola o una tanica di benzina, oppure con le mani sole. Nella testa un pensiero fisso: o mia o di nessun altro. Secondo l’Istat, in Italia più di cento donne vengono uccise ogni anno da uomini che spesso, come recita il titolo di questo saggio, dichiarano di amarle. Tutti episodi di violenza che nella maggior parte dei casi vengono poi commentati sui giornali, sui social, in tv. Solo che quando leggiamo la notizia di un femminicidio, ancora troppo spesso leggiamo la storia e la prospettiva di chi quel gesto l’ha compiuto, e quasi mai di chi l’ha subito. Di volta in volta si partecipa, con le parole che la raccontano, alla violenza contro le donne, parlando di delitto passionale, di gelosia, di raptus, oppure di depressione, e la vittima viene cancellata, come se non fosse al centro della vicenda e non avesse diritto – neppure da morta – al proprio punto di vista. Dunque bisogna imparare a parlare di femminicidio. Dobbiamo farlo tutti: perché siamo ormai, ognuno nel proprio ambito, comunicatori. Dobbiamo trovare le parole. Loredana Lipperini e Michela Murgia le hanno trovate e ce l’hanno donate con questo libro: sta a noi raccogliere il testimone.

