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Società e cultura: argomenti d'interesse generale

Rimpatrio

Eve Guerra

Libro: Libro in brossura

editore: Gramma Feltrinelli

pagine: 192

18,00

Micromega. Volume Vol. 6

Micromega. Volume Vol. 6

Libro: Libro in brossura

editore: MicroMega

anno edizione: 2025

pagine: 192

Che cosa sappiamo del mondo? E, soprattutto, che cosa ancora non sappiamo? Questo numero di MicroMega scandaglia lo stato della ricerca scientifica nei diversi ambiti del sapere, esplorando le frontiere più avanzate della conoscenza: dall’internet quantistica ai buchi neri, dalla transizione ecologica alle neuroscienze passando per la terapia genica, la paleoantropologia, la filosofia della scienza. Ma non si tratta solo di raccontare i progressi della scienza: ci interroghiamo anche sul suo ruolo nella società e sul modo in cui viene percepita, finanziata, comunicata. Perché la scienza oggi non è solo un’impresa di conoscenza: è anche il terreno su cui si giocano grandi sfide collettive, dalla crisi climatica alle pandemie, dalla transizione energetica alle disuguaglianze cognitive. Con interventi di: Giorgio Parisi, Guido Tonelli, Luciano Rezzolla, Telmo Pievani, Antonello Pasini, Stefano Caserini, Valentina Poletti, Angela Sara Cacciapuoti, Marcello Caleffi, Paolo Vineis, Scott Gilbert, Eleonora Montuschi, Guido Barbujani, Giorgio Manzi, Francesco d’Errico, Andra Meneganzin, Federico Zilio, Silvia De Bianchi, Alberica Toia, Karl Jakobs, Paolo Ferri, Carlo Rovelli.
18,00

Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia

Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia

Valentina Tanni

Libro: Libro in brossura

editore: Einaudi

anno edizione: 2025

pagine: 200

Siamo condannati a essere spettatori passivi davanti alle mutazioni digitali che regolano e mettono a profitto le nostre vite? Oppure esiste un modo diverso di usare la tecnologia, che la sfidi e la metta in crisi? La risposta è sì, esiste. Perché le macchine sono scatole dalle quali possiamo uscire, che possiamo imparare a guardare da fuori e smontare, appropriandocene. L’autrice di “Exit reality” ci ricorda che quando la tecnologia impone regole e dogmi, l’unica reazione sana è mancarle di rispetto. Oggi tendiamo a vivere la tecnologia come una minaccia. Abbiamo sempre la sensazione che ci sottragga tempo, attenzione, identità, dati. E non abbiamo tutti i torti, perché in tanti casi è proprio quello che succede. I dispositivi che ci troviamo tra le mani sono progettati per condizionare i nostri comportamenti ed estrarre valore dall’utilizzo che ne facciamo. Ogni innovazione tecnologica che arriva sul mercato è avvolta da un involucro narrativo fatto di promesse, speranze e credenze. Una cornice ideologica che la innalza a dogma e richiede un’adesione totale e incondizionata. Il legame tra tecnologia e religione, del resto, non è nuovo. Se un tempo però si trattava di una fiducia ingenuamente entusiasta nel progresso, adesso questa fede ha assunto sfumature cupe e apocalittiche: la tecnologia deve salvare il mondo oppure minaccia di distruggerlo. E quindi possiamo solo accettarla supinamente o rinnegarla. Ma dev’essere proprio così? Non potremmo invece provare a usarla a modo nostro, disobbedendo alle regole prestabilite e spingendoci nei territori dell’imprevisto, dell’improprio, persino dell’errore? Soltanto immaginando (e praticando) soluzioni alternative, è possibile rigettare l’idea di un progresso lineare e predeterminato, oltre che demistificare le narrazioni sproporzionate e ingannevoli prodotte dall’industria tecnologica. In queste pagine Valentina Tanni esplora il lavoro di artisti, hacker, attivisti e comuni utenti che hanno scelto di ignorare «il libretto delle istruzioni» e usare la tecnologia, il digitale e la rete in modi inaspettati, radicali ed emancipatori. Perché se credere nella tecnologia oggi è un dogma, rifiutare la macchina come oracolo e come sistema di potere è un’eresia necessaria. Se la dottrina prevede una fede incondizionata, allora va smontata e derisa, mettendo in crisi il pensiero unico, e coltivando forme pratiche di scetticismo e atti insensati di disordine.
18,00

Novanta. Una controstoria culturale

Novanta. Una controstoria culturale

Valerio Mattioli

Libro: Libro in brossura

editore: Einaudi

anno edizione: 2025

pagine: 552

Gli anni Novanta italiani, oltre la sonnolenta cappa della superficie catodica, sono stati un irripetibile laboratorio di linguaggi, politiche e immaginari radicali. Un’esplosione di rabbia, gioia e brama di futuro arrivata in un momento in cui il conflitto sembrava essere sparito dall’orizzonte esistenziale. Queste pagine riportano alla luce una scena entusiasmante e troppo presto dimenticata, tra centri sociali, concerti rap, rave parties, cultura cyber e attitudine punk, restituendone tutta la carica rivoluzionaria. Per la retorica ufficiale, gli anni Novanta portano una data d’inizio precisa e una data di chiusura altrettanto netta: da un lato il 9 novembre 1989, col crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra fredda. Dall’altro l’11 settembre 2001, con l’attacco alle Torri gemelle di New York e l’inizio dello «scontro di civiltà». In mezzo: dieci anni di trionfo dell’Occidente, fine delle ideologie e pace generalizzata. Ma in Italia, gli anni Novanta sono stati anche il decennio in cui questo racconto idilliaco è stato messo in discussione. Da chi? Da tutta una generazione che stava ai margini e pensava che il conflitto non fosse finito, scriveva su riviste underground e frequentava spazi fuori dalle rotte della cultura dominante. Da Nord a Sud del Paese, un intero movimento si raccolse attorno a una geografia alternativa fatta di spazi autogestiti e centri sociali occupati, dando vita a una resistenza culturale e politica straordinariamente vivace. Fu da simili fortini di resistenza che scaturirono fenomeni come il primo rap in italiano, le visionarie distopie del cyberpunk, una cultura rave radicale e combattiva; fu in luoghi come il Leoncavallo, il Forte Prenestino, il Livello 57 e Officina 99 che trovarono spazio tanto gruppi musicali come Assalti Frontali, Sangue Misto e 99 Posse quanto riviste come «Decoder» e «Torazine», tanto esperimenti situazionisti come Luther Blissett e i gruppi di ufologia radicale quanto compagnie come Motus e Mutoid. E fu sempre grazie a questi luoghi che emersero riflessioni su temi che allora erano avanguardia e adesso sono il mondo in cui viviamo: il capitalismo della sorveglianza, la necessità di un reddito base universale, gli sviluppi e i pericoli del binomio tra nuove tecnologie e ideologia ultraliberista. Dal movimento della Pantera alle tragiche giornate del G8 di Genova, Valerio Mattioli ci racconta questo decennio rimosso con lo sguardo appassionato di «uno dei tanti» per cui quegli spazi e quegli eventi hanno rappresentato un’esperienza umana e politica fondamentale, che può servirci ancora oggi per costruire un’alternativa a un futuro sempre più tetro.
23,00

Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità

Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità

Massimo Montanari, Pier Luigi Petrillo

Libro: Libro rilegato

editore: Laterza

anno edizione: 2025

pagine: 116

Possiamo definire ‘italiana’ un’esperienza gastronomica basata sulla diversità e sull’ibridazione culturale? Quale valore identitario riconoscere a ingredienti o ricette o modalità di preparazione che la nostra cucina ha mutuato da altre culture? O, viceversa, alle esperienze italiane assorbite da altre culture? Seguendo il filo di queste e altre domande, Montanari e Petrillo chiariscono il senso della candidatura UNESCO, che riguarda la cucina italiana come realtà profondamente incorporata nella cultura e nel sentire quotidiano, non solo nelle sue espressioni più alte ma anche e soprattutto nella ‘normalità’ delle pratiche comuni. Ecco perché gli italiani hanno grande confidenza con la cucina e, come spesso (e giustamente) si dice, parlano sempre di cibo, mettendo tutto in discussione. Non è un caso che la cucina italiana si possa definire soprattutto per ciò che non è: non monolitica, non codificata, ma fondata su principi di libertà e di inclusione. L’opposto dello sciovinismo, del sovranismo o del fondamentalismo gastronomico. Proprio per questo è da considerare un patrimonio universale.
15,00

L'ho uccisa perché l'amavo

L'ho uccisa perché l'amavo

Loredana Lipperini, Michela Murgia

Libro: Libro in brossura

editore: Einaudi

anno edizione: 2025

pagine: 96

Anni di storie, veicolate da libri, film o melodrammi, ci hanno abituato a pensare che uccidere una donna che fugge, che si nega, è qualcosa che può essere tollerato. È chi uccide che va compreso, perché in preda a un raptus o troppo innamorato. Ma chiamare “gelosia” l’ansia del controllo perso e “amore” il rifiuto di accettare la libertà dell’altra persona è un’insopportabile manipolazione del significato delle parole. Un invito potente a riconsiderare il linguaggio con cui parliamo di femminicidio, e a non cedere alle narrazioni che tendono a giustificare o minimizzare la violenza di genere. Lo schema è sempre lo stesso: lei gli dice che vuole lasciarlo, o lo ha appena lasciato, ma accetta volentieri di rivederlo. E lui, quel lui che verrà descritto così mite e disperato, arriva all’appuntamento con un coltello o una pistola o una tanica di benzina, oppure con le mani sole. Nella testa un pensiero fisso: o mia o di nessun altro. Secondo l’Istat, in Italia più di cento donne vengono uccise ogni anno da uomini che spesso, come recita il titolo di questo saggio, dichiarano di amarle. Tutti episodi di violenza che nella maggior parte dei casi vengono poi commentati sui giornali, sui social, in tv. Solo che quando leggiamo la notizia di un femminicidio, ancora troppo spesso leggiamo la storia e la prospettiva di chi quel gesto l’ha compiuto, e quasi mai di chi l’ha subito. Di volta in volta si partecipa, con le parole che la raccontano, alla violenza contro le donne, parlando di delitto passionale, di gelosia, di raptus, oppure di depressione, e la vittima viene cancellata, come se non fosse al centro della vicenda e non avesse diritto – neppure da morta – al proprio punto di vista. Dunque bisogna imparare a parlare di femminicidio. Dobbiamo farlo tutti: perché siamo ormai, ognuno nel proprio ambito, comunicatori. Dobbiamo trovare le parole. Loredana Lipperini e Michela Murgia le hanno trovate e ce l’hanno donate con questo libro: sta a noi raccogliere il testimone.
11,00

Le vergini funeste

Le vergini funeste

Giancarlo Marmori

Libro: Libro in brossura

editore: Gramma Feltrinelli

anno edizione: 2025

pagine: 160

Odori e profumi, nudi eseguiti con torbido furore, feticismo per vesti e capigliature femminili, parafilie degne della Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing, e paesaggi fatti di città sepolte, archeologie romantiche e simboliste, orientalismi utili a ridestare la morbosa attrazione per la “schiava bianca”: l’intero campionario morfologico di un femminino scomparso rivive in queste pagine. È il mondo della vergine funesta e derelitta fin de siècle che, con differenti sfaccettature di una medesima ossessione, si annuncia nei testi e nelle immagini dell’epoca, nelle opere di Flaubert e Rossetti, di Mallarmé e Gustave Moreau, di Rilke e Beardsley. Marmori si tiene lontano da ogni esegesi critica di tale mondo. La vergine funesta, che affiora a cavallo di secolo, è per lui un Urphänomen, un fenomeno archetipico irriducibile a ogni interpretazione sociologica e psicoanalitica. Il volto illanguidito dall’estasi mistica che Rossetti posa parimenti su Maria Maddalena e su Beatrice, la “testa cadaverica” che “circola sui busti delle femmine del repertorio demoniaco preraffaellita” svelano l’antica unione del “tipo meduseo”: Lilith e Beatrice, la donna funesta e benigna, insieme. Le vergini funeste di Giancarlo Marmori, centocinquanta pagine di corpi fluidi, di chiome nere, occhi magnetici e labbra carnose, non sono perciò altro che la celebrazione, in una lingua che sorprende per eleganza e ritmo, della perenne bellezza medusea.
16,00

Nutrirsi. Storia di un gesto umano

Nutrirsi. Storia di un gesto umano

Jenny Linford

Libro: Libro rilegato

editore: Einaudi

anno edizione: 2025

pagine: 256

Una sontuosa storia illustrata del cibo e del nostro rapporto con la cucina, dall’antico Egitto ai moderni bistrot.
50,00

C'era una volta un regno

C'era una volta un regno

Natalia Augias

Libro: Libro in brossura

editore: Einaudi

anno edizione: 2025

pagine: 248

Regine carismatiche e mogli decapitate, principi ribelli e principesse borghesi, re che abdicano e sovrane che dedicano tutta la loro vita a servire la nazione: la storia di un Paese che ha costruito il più grande impero del mondo attraverso il racconto di una monarchia millenaria che non smette di affascinarci. C’è chi l’ha conosciuta sui banchi di scuola. Magari attraverso la lettura dei grandi classici oppure dei manuali di studio. Per altri, invece, è stata la musica la chiave per entrare in un mondo di tendenze all’avanguardia. Altri ancora, gli addetti ai lavori, hanno visto nella Gran Bretagna l’inesauribile capacità di essere un laboratorio politico sempre pieno di significative novità. Per alcuni, infine, è la monarchia con i suoi membri l’attrazione più seducente. Ed è proprio attraverso il prisma della famiglia reale che Natalia Augias, corrispondente del Tg 1 da Londra, raccontandoci di monarchi del passato che hanno costruito un impero straordinario e principi del presente che riempiono le cronache, ci accompagna a scoprire o riscoprire le istituzioni, i riti, le tradizioni di un regno antico, ricco di storia e di storie, che con la sua malia manifesta ancora oggi, nonostante la Brexit e una minore influenza, tutta la sua forza evocativa. Perché a dispetto dei diversi motivi di interesse, la Gran Bretagna rappresenta per ognuno di noi un punto di riferimento, un mondo nel quale le cose avvengono come in un sogno prezioso. La compostezza civile e il valore militare; la forza della letteratura e le tentazioni del populismo; un’eredità storica senza uguali e il cedimento alla confusione del presente. Su tutto, una dinastia data più volte sull’orlo della fine e che si rivela invece un legame forte che contribuisce a tenere insieme il Regno Unito.
16,00

Maestri. Sulla persa animalità dell'uomo

Maestri. Sulla persa animalità dell'uomo

Luigi Maria Taccani

Libro: Libro in brossura

editore: Liberedizioni

anno edizione: 2025

pagine: 164

L'autore, veterinario dalle pluriennali esperienze, parte da Lucy per raccontare il percorso compiuto dall'essere umano e quello che sarebbe da compiere. Un essere umano che deviando dall'innata e buona animalità verso l'involuitiva bestialità, vive l'alterazione dei rapporti intessuti sia con i suoi simili sia con il mondo animale, sia con il MEST - Materia Energia Spazio Tempo.
18,00

L'Africa non è così. Cronache da un continente frainteso

L'Africa non è così. Cronache da un continente frainteso

Chiara Piaggio

Libro: Libro in brossura

editore: Einaudi

anno edizione: 2025

pagine: 192

L’Africa è un’idea oltre che un luogo. Una sagoma abitata da immagini, spesso distorte. Dall’alto sembra racchiusa in un disegno coerente, ma per vedere meglio occorre avvicinarsi, scoprirne la pluralità e guardare la contemporaneità: l’espansione caotica di una città, la spinta di una protesta, i dubbi degli scrittori, le ambiguità degli aiuti. I numeri colpiscono – 75% della popolazione sotto i 35 anni, crescita urbana del 3,5% – ma non raccontano tutto. È nei dettagli che qualcosa si incrina e ci si trova a fare i conti con il proprio sguardo. Perché parlare di Africa vuol dire addentrarsi in un universo di fraintendimenti, ereditato da secoli di discorsi che le hanno cucito addosso un copione: povertà, violenza, poi riscatto. Rappresentazioni che non sono solo cliché, ma nascondono, ancora, una logica gerarchica. In questo libro Chiara Piaggio, seguendo il filo di intense esperienze vissute in diversi Paesi dell’Africa Subsahariana, propone storie, riflessioni, fatti di cronaca di ieri e di oggi, in un tentativo corale di rimettere al centro la complessità di un continente immenso.
17,00

Il riso della Medusa. Manifesto femminista

Il riso della Medusa. Manifesto femminista

Hélène Cixous

Libro: Libro in brossura

editore: Feltrinelli

anno edizione: 2025

pagine: 80

“Bisogna che la donna si scriva, perché è l’invenzione di una scrittura nuova, insorta, che le permetterà di effettuare, venuto il momento della sua liberazione, le rotture e le trasformazioni indispensabili nella sua storia.”
10,00

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