Storia
C'era una volta in Italia. Gli anni Ottanta
Enrico Deaglio
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2025
pagine: 672
Gli anni ottanta cominciano con un boato. Alla stazione di Bologna, il 2 agosto, ottantacinque persone muoiono sotto le macerie. È l’inizio di un decennio che si apre con una strage e si chiude con un muro che crolla e segna la fine del Novecento. In mezzo ci sono le guerre di mafia, camorra e ’ndrangheta, P2 e fascisti. Al Sud si uccide con ferocia, mentre il paese, spensierato, non bada agli spari e cambia pelle: smette di credere nella politica e comincia a credere nella televisione, il “popolo” diventa “audience” e il successo individuale dà forma a un nuovo codice morale. Il Nord prospera e il Sud disperato sta per diventare un narcostato. Ci sono gli assassinii di Piersanti Mattarella, di Pio La Torre, di Walter Tobagi, di Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma anche la morte di un bambino di nome Alfredo; ci sono l’ascesa di Cutolo e di Riina e la voce ferma di Giovanni Falcone, un uomo solo, il grande eroe riluttante. Ci sono i funerali di Berlinguer e un’Italia commossa e commovente nel dargli l’addio, e poi Bettino Craxi e la Milano da bere, i fagioli di Raffaella Carrà e i giovani milanesi ghiotti di hamburger, mentre un enigmatico Cossiga diventa presidente della Repubblica e ci lasciano Italo Calvino, Primo Levi e Leonardo Sciascia. Ci sono il calcio più bello di sempre, con i Mondiali spagnoli dell’82, Maradona e lo scudetto del Napoli, la nevicata del secolo, le notti di Renzo Arbore, il “Ti spiezzo in due” del pugile russo Ivan Drago, l’alba del Pc, i nuovi cavalieri del capitalismo – Benetton, Gardini, De Benedetti e Berlusconi: l’Italia che si riscopre moderna e cinica, affamata di successo e di status. Un’euforia diffusa convive con un gigantesco e inedito esperimento criminale che marchia a fuoco il decennio. In Sicilia lo Stato sembra assente, i magistrati vengono ammazzati, la mafia entra in Borsa e il Sud si fa laboratorio di un capitalismo delinquenziale che invaderà il paese. E ci sono tanti morti. Più di diecimila. È la “guerra civile che non si volle vedere”. Enrico Deaglio e Ivan Carozzi raccontano questi dieci anni come un grande romanzo civile, costruito attraverso cronache, voci, immagini, fatti, sogni, mode e paure. Una narrazione corale in cui la Storia entra nelle case con il telegiornale e la pubblicità, con le stragi e con la musica.
Dinamite. Una storia di anarchici e poliziotti, indagini e terrore
Steven Johnson
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2025
pagine: 384
Quando nel 1863 Alfred Nobel perfezionò l’invenzione della dinamite, mise involontariamente nelle mani di rivoluzionari, estremisti e anarchici una potente arma contro le istituzioni. Fu così infatti che ai primi del Novecento gli Stati Uniti divennero oggetto di ondate di terrore, agevolate non solo dalla dinamite, ma anche da una polizia impreparata e arretrata. La situazione era però destinata a cambiare, grazie ai metodi del giovane detective Faurot e all’intraprendenza del nuovo capo della polizia di New York, Arthur Woods: il New York Police Department si popolò di giovani agenti che, con strumenti di investigazione scientifici innovativi, cominciarono non solo a individuare i criminali, ma anche a fermare delitti e attentati prima che venissero commessi. Steven Johnson, in questo real crime avvincente e documentatissimo, vivido e illuminante, racconta con una narrazione frenetica e ricca di momenti cinematografici le epiche battaglie del movimento operaio, gli attacchi terroristici falliti e quelli tragicamente andati a segno, le reazioni contro gli immigrati, le storie d’amore, le operazioni sotto copertura, i drammi giudiziari. E ancora, come il sogno anarchico di una società senza Stato venne schiacciato da uno Stato di sorveglianza sempre più potente, e le veementi passioni politiche sedate e sconfitte dalla fredda tecnocrazia.
Il coraggio della pace
Andrea Riccardi
Libro: Libro in brossura
editore: Scholé
anno edizione: 2025
pagine: 80
Dopo il 1945 sembrava essersi realizzata in Europa l'aspirazione condivisa alla pace. Ma le guerre nei Balcani, l'invasione russa in Ucraina e l'esplosione del conflitto nella striscia di Gaza hanno riabilitato la guerra come strumento di risoluzione delle controversie e contribuito alla militarizzazione dell'opinione pubblica e alla corsa al riarmo. La guerra appare sempre più come destino inevitabile e la pace come nient'altro che una parentesi. L'appello di Andrea Riccardi è quello di riscoprire il «senso di appartenenza a una comunità globale di destino» e restituire spazio al dialogo e alla diplomazia. Il vero coraggio è quello di chi sceglie la pace e si impegna per farne, oggi e per il futuro, «l'obiettivo della politica, l'aspirazione dei popoli, il fine della storia».
Dura un attimo il giorno
Claudio Magris
Libro: Libro rilegato
editore: Garzanti
anno edizione: 2025
pagine: 336
La cultura mitteleuropea, la Trieste di Svevo e Saba, le tragedie del Novecento e il dovere della memoria, il tramonto dell'Occidente e il naufragio dell'Europa come patria comune: ci sono le passioni di tutta una vita in queste pagine, che aspirano a essere una sorta di inventario degli interessi coltivati da Claudio Magris nel suo lungo percorso intellettuale, animato da un'incrollabile fiducia nella scrittura come strumento con cui dominare il caos del mondo. I grandi temi al centro della produzione narrativa e saggistica hanno trovato uno sbocco divulgativo negli articoli pubblicati sul «Corriere della Sera»: un impegno assiduo, una sfida, largamente vinta, a rendersi comprensibili senza troppe concessioni al gusto dominante. «Il lavoro giornalistico», ci ricordalo scrittore, «è una grande palestra di lotta kafkiana con la realtà e un laboratorio di linguaggio per raccontarla.» Questo volume raccoglie una ricca selezione degli interventi apparsi sul quotidiano milanese dal 2017 a oggi: testi di ampio respiro su letteratura, etica, politica, ma anche fulminee istantanee sul costume, la società, le bizzarrie della Storia e le ambiguità dell'esistenza, in cui Magris si conferma osservatore acuto, interprete sensibile, ma soprattutto straordinario testimone e maestro del nostro tempo.
I balilla andarono a Salò
Carlo Mazzantini
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio
anno edizione: 2025
pagine: 192
«Non so se i giovani di oggi riescano a immaginare quanto condizionante fu l’influenza che l’educazione ricevuta e la pressione dell’ambiente avevano esercitato sulla formazione delle coscienze e sulla visione del mondo dei ragazzi che, come chi scrive, risposero all’appello della RSI, o che volontari accorsero nelle sue formazioni armate. Credo indispensabile, per capire le nostre motivazioni, ripercorrere le tappe della nostra storia interiore». In questo pamphlet, Carlo Mazzantini torna a «quel momento in cui, nell’estate-autunno del 1943, le strade degli italiani si divaricano» e del quale «la cultura ufficiale ha consegnato alle giovani generazioni una rappresentazione di maniera, dove tutto sembra essersi svolto in modo chiaro e lineare».
Oriente. Una storia
Alessandro Vanoli
Libro: Libro in brossura
editore: Laterza
anno edizione: 2025
pagine: 464
Ecco, dunque, il punto di partenza: una mappa. Come quelle dei viaggiatori antichi: una carta un po’ ingiallita, stesa con attenzione su un tavolo di legno. Per scoprire che non c’è nessun confine naturale, nessun luogo geografico dove sia possibile affermare che abbia inizio l’Oriente. C’è invece un solo unico immenso macrocontinente, dove le divisioni tra Europa e Asia non sono geologiche ma umane, culturali e politiche. In questo libro Alessandro Vanoli racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente. Una storia fatta di viaggi, mercanti e guerre e che parla di spezie, di gioielli e di pietre preziose, ma anche di un’infinità di scoperte, dalla bussola allo zero, al divano. Ma in parallelo racconta anche come, proprio assieme a questa progressiva mescolanza, si sia costruita sempre di più una contrapposizione culturale, ideologica e politica. Perché erano in Oriente il giardino dell’Eden e le immense ricchezze sognate da Alessandro Magno, ma erano a Oriente anche i barbari e i più terribili mostri. E di secolo in secolo tutto questo sarebbe stato ripreso e rivisto in forme diverse, fino ai sogni orientalistici più moderni fatti di harem e odalische, di asceti in meditazione ma anche di violenza e di tirannide. Sino al presente, tra spiritualità indiana, ristoranti di sushi e serie televisive coreane, in un mondo sempre più frammentato e segnato dai drammi del Medio Oriente e dal potere della nuova Cina, dove nessuna facile definizione basta ormai a dirci cosa di noi sia Occidente e cosa Oriente.
Ai quattro angoli del mondo. Viaggio nelle direzioni inaspettate della storia
Jerry Brotton
Libro: Libro in brossura
editore: Feltrinelli
anno edizione: 2025
pagine: 192
Nord, sud, est e ovest: le direzioni cardinali sembrano dati oggettivi e universali, ma sono in realtà costruzioni culturali e storiche che hanno plasmato la nostra percezione del mondo. Jerry Brotton, tra i massimi esperti di storia della cartografia, esplora l’evoluzione del concetto di orientamento – dalla più antica mappa sumera ai moderni Gps – rivelando come ogni epoca e ogni civiltà abbiano dato significati diversi alle direzioni. Le mappe medievali europee collocavano Gerusalemme al centro e l’est in alto, mentre la Cina imperiale considerava il sud la direzione principale. Il concetto stesso di “Oriente” e “Occidente” è nato dalla geopolitica della colonizzazione, mentre la proiezione di Mercatore ha consolidato l’idea di un mondo dominato dal nord. Con la precisione dello storico e la passione del narratore, Brotton ci guida in un viaggio tra scoperte geografiche, simbologie religiose e manipolazioni politiche, fino a interrogarsi sul presente: nell’era del digitale e dei navigatori satellitari, stiamo perdendo la capacità di orientarci? Ai quattro angoli del mondo ci accompagna in un racconto affascinante sul modo in cui abbiamo imparato a guardare il mondo e dimostra come le mappe non siano mai semplici rappresentazioni, ma strumenti di potere e di interpretazione della realtà. Un viaggio attraverso mappe, scoperte geografiche e sistemi di orientamento dal passato più remoto fino a oggi. Un libro per chi ama la storia, la geografia e il piacere della scoperta. Perché ogni direzione è una scelta e ogni mappa è una narrazione.
Gli dei e gli eroi dei greci. Una civiltà in 30 miti
Giulio Guidorizzi
Libro: Libro in brossura
editore: Raffaello Cortina Editore
anno edizione: 2025
pagine: 288
“Queste storie non avvennero mai, ma sono sempre.” Le parole di Sallustio, forse la più bella definizione del mito, ci ricordano che da quasi tre millenni le storie degli dei e degli eroi greci fanno parte della nostra civiltà, un vivaio inesauribile di simboli e racconti. Il mito riguarda davvero ogni essere umano perché il suo mondo simbolico è uno specchio dell’esperienza psichica e ne svela i meccanismi: la gelosia di Medea, la pietà di Antigone, la passione distruttiva di Fedra, la generosità di Ettore, non c’è emozione umana di cui il mito greco non parli attraverso i suoi personaggi. “È vero solo ciò che è mitico”, ha scritto James Hillman. Se è così, il mito greco può essere guardato come una specie di stanza del tesoro in cui sono conservati i fondamenti della struttura psichica dell’umanità e le sfide principali che si incontrano durante l’esistenza. La mitologia greca è un labirinto di storie che narrano fatti diventati esemplari, racconti nati in luoghi e tempi diversi, leggende locali: un organismo vivente che continua a riprodursi, fili che si intrecciano in mille varianti e ancora sanno suscitare emozioni, perché nessun uomo è insensibile al fascino di un bel racconto.
Quasi sapiens. Dalla scimmia a Trump. Come l'umanità se l'è cavata in 100 cenni storici
Guido Damini
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2025
pagine: 432
Diciamoci la verità: per la maggior parte di noi, la Storia è fatta di alcuni capisaldi persi in una melma indistinta di ricordi annebbiati. Si stagliano magari le idi di marzo, la scoperta dell'America o l'impresa dei Mille, e intorno galleggiano imperatori romani dai nomi bizzarri (Caracalla, chi era costui?), oscure guerre franco-prussiane, date cruciali mandate a memoria ma ormai mute e insondabili come la Sfinge. Se appena ci sforziamo di ricordare meglio, nel caos della mente appaiono a lampi le invasioni di ostrogoti e visigoti, le litanie di vassalli, valvassori e valvassini, le paci di Versailles, di Augusta, di Westfalia... Ma niente paura, Guido Damini è qui per salvarci, con lo sprezzo del pericolo di un autoproclamato "storico da bar". Forte del successo del podcast Cenni storici per fare lo splendido, Damini ha infatti deciso di alzare il tiro: e se fosse possibile raccontare l'intera avventura dell'umanità in cento cenni di poche pagine l'uno? Il risultato dell'esperimento è "Quasi sapiens", una cavalcata folle nella storia mondiale, sulle tracce del buffo e forse circolare percorso che va dalla scimmia a Trump. Con l'ambizione di mescolare risate caustiche e rigore scientifico, si alternano piccole vicende di grandi statisti e incredibili avventure di personaggi ignoti ai più; illuminanti bignami sui sistemi di prestito delle banche rinascimentali (più divertenti di quello che si crede!) e feroci processi storici all'Illuminismo o alla Rivoluzione industriale, alimentati dal sacro fuoco della satira e del lol. Costruito come il podcast sulla misura brevissima del "cenno storico", "Quasi sapiens" è in grado di rivelarci una trama nascosta che intreccia spigolature e massimi sistemi - una controstoria minuscola che però rivela molto del Mondo e della Storia con le maiuscole.
L'invenzione della preistoria. L’ossessione per l’origine dell’uomo e della civiltà
Stefanos Geroulanos
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 512
Non c’è forse storia più grandiosa di quella del modo in cui l’umanità è emersa dalla confusione della natura. Non è un caso che tanti libri ne parlino. Spesso però ne parlano in maniera superficiale e insieme altisonante; e spesso lo fanno nascondendo dei secondi fini. A molti piace infatti pensare che essere umani, oggi, significhi partecipare a una grande avventura che accomuna tutti fin dalle nostre umili origini e che punta verso un futuro radioso. È una prospettiva rassicurante, certo, ma, purtroppo o per fortuna, le cose non stanno così. Diamo per scontato che la preistoria, che l’idea di preistoria, sia sempre esistita. Invece è un’invenzione relativamente recente. E lungi dall’essere un neutro settore della scienza, è invece una narrazione sempre mutevole in cui la scoperta si mescola con la rappresentazione. Fino a una trentina di anni fa, per esempio, quando a scuola si parlava degli uomini di Neanderthal venivano descritti come dei bruti: esseri ingobbiti, violenti e dai tratti scimmieschi, troppo stupidi per sopravvivere all’irresistibile ascesa dell’“Homo sapiens”. Oggi invece hanno cambiato aspetto, si sottolinea la loro enorme scatola cranica, più grande di quella di un “Sapiens”, e sono spesso mostrati con tratti somatici più gentili: hanno i capelli rossicci tendenti al biondo e gli occhi chiari. Ciò è dovuto certo a nuove scoperte, almeno in parte. Ma il fatto che somiglino così tanto a chi queste scoperte le ha fatte non è un caso, e ci dice molto su quanto le nostre origini siano un campo di battaglia che riguarda più il presente del passato. Questo discorso può valere per ogni periodo storico, ma vale molto di più per un periodo di cui ci sono poche testimonianze, nessuna delle quali è in grado di parlarci senza essere interpretata. Ma le origini umane non sono una mera astrazione, né un semplice spunto per condurre degli esperimenti di pensiero o un’indagine scientifica pura. E nel nome di queste origini, dal XIX secolo ai giorni nostri, sono state formulate teorie della razza, si sono consolidati imperi fondati sulla violenza e sulla sopraffazione e sono stati compiuti orribili massacri.
Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta
Giorgio Rochat
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 480
Il fascismo e la sua politica d'espansione: otto anni di guerre ininterrotte. In Etiopia, un fragile impero presto perduto. La guerra civile spagnola. Sulle Alpi contro la Francia. Contro la Grecia, un fallimento. Contro gli inglesi nel Mediterraneo e in Africa settentrionale, con alterne vicende. La dura occupazione dei Balcani da Lubiana all'Egeo. Guerra anche in Russia, fino al Don. Tutte guerre di espansione, alla ricerca del principale obiettivo della dittatura di Mussolini. Che tuttavia non seppe condurle con la determinazione necessaria per coinvolgere davvero gli italiani. Fino ad arrivare alla disastrosa sconfitta del conflitto mondiale. Guerre in buona parte dimenticate, rimosse. Questo volume le racconta, spiegando la tragica superficialità con cui furono affrontate e condotte: l'insufficienza degli alti comandi e degli armamenti, i limiti di addestramento delle truppe, le loro capacità di resistenza e sacrificio in conflitti che non capivano ma che combattevano per obbligo, disciplina, spirito di corpo. Guerre tragiche da restituire alla memoria della nostra nazione.
Atene in scena. Mito e attualità nella tragedia greca
Giorgio Ieranò
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 304
Qual è il rapporto tra Atene e il suo teatro? E cosa comunica una tragedia greca alla collettività e agli individui? Sulla scena teatrale gli eroi parlano spesso con il linguaggio degli ateniesi contemporanei e si dividono su problemi che rispecchiano l’esperienza quotidiana dei cittadini. È quel meccanismo che già gli antichi definivano «anacronismo»: il cortocircuito tra mito e realtà, passato eroico e attualità politica, leggenda poetica e vita di ogni giorno. L’anacronismo è il nodo chiave dell’espressione tragica. Non può essere ridotto a un banale rispecchiamento della cronaca né inquadrato in una generica relazione con l’ideologia della “polis” democratica. È invece un gioco drammaturgico complesso che crea sulla scena un tempo sospeso e irrisolto; è una lente deformante che trasforma sia il mito sia la realtà in dimensioni inquietanti e inafferrabili. La tragedia del V secolo a.C. parla sempre di Atene. Ma ne parla in un modo paradossale che trascende la dimensione politica: il teatro diventa il luogo di una trasfigurazione del reale che apre squarci sulle dimensioni più oscure ed enigmatiche dell’esistenza. Il raffinato gioco di contrappunti tra mito e attualità richiede di essere decifrato mediante un’analisi ravvicinata dei testi. Questo libro segue anno dopo anno la messinscena di dieci capolavori di Eschilo, Sofocle ed Euripide, sullo sfondo degli eventi storici dell’Atene del v secolo a.C. Per decostruire gli ingranaggi della prodigiosa macchina della tragedia che da millenni affascina spettatori e lettori.

