Ombre Corte
Il soggetto collaborativo. Per una critica del capitalismo digitale
Gilberto Pierazzuoli
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2022
pagine: 254
Come scrive Cladio Kulesko nella sua prefazione, il lavoro di Pierazzuoli ripercorre le tracce delle nuove metafisiche digitali, individuandone costanti, nodi e articolazioni, definendo e descrivendo i riti e le liturgie della neoteologia tecnoscientifica. Attraverso un confronto serrato e costante tra le pratiche concrete del capitalismo digitale e alcune delle più recenti filosofie (quali il realismo speculativo, la teoria cyborg, le nuove ontologie, le metafisiche cannibali, l’accelerazionismo e la teoria queer), assistiamo a una vera e propria “messa sotto stress” della teoria, capace di rilevare limiti, vincoli e punti di forza. Quel che più conta, tuttavia, è che al centro di questo vortice vi siano le vicissitudini della materia, gli eventi e i processi generati dalle loro concatenazioni: la storia e le storie – piccole o grandi che siano, storie vere e storie inventate. All’interno della matassa elaborata dall’autore, il lettore non mancherà certo di scoprire trame, dettagli, sincronie e ricorrenze – come in una sorta di piccola simulazione, per uno o più giocatori. Dipanandosi lungo l’asse che collega il modo di produzione capitalista all’universo digitale, il lavoro restituisce una mappa interpretativa generata dall’intersezione di questi due dispositivi che esprimono tutta la potenza prometeica di condizionare le azioni di un soggetto atomizzato lasciando intravedere però una via di fuga verso quel soggetto collaborativo che la tecnologia digitale sembra permettere.
Eterotopie dell'umano. Metamorfosi antropologiche
Ubaldo Fadini
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2022
pagine: 195
In questo suo nuovo lavoro, Ubaldo Fadini rilancia le ragioni di una seria attenzione ad alcune delle più importanti tradizioni di pensiero novecentesche, a partire dall’antropologia filosofica moderna. Alcuni dei percorsi di ricerca più interessanti di quest’ultima, combinati con altre indagini di respiro più propriamente teorico-critico, possono consentire di valutare non soltanto negativamente gli intrecci dell’umano con il tecnologico, il tecnologico umano, ma di aprire a un loro possibile sviluppo nel segno della emancipazione/liberazione da quei vincoli, da quelle logiche di funzionamento della società contemporanea che portano a un approfondimento delle dinamiche di assoggettamento, di resa sempre più subordinata della nostra sensibilità e della nostra intelligenza, dei loro potenziali di sviluppo. È rispetto a tali virtualità che nel testo si fa strada una proposta teorica, di segno propriamente filosofico, che si può sintetizzare nella formula di un rinnovato umanesimo dell’attualità in grado di porsi all’altezza delle ragioni e delle cause delle metamorfosi antropologiche odierne.
L'intollerabile presente, l'urgenza della rivoluzione. Classi e minoranze
Maurizio Lazzarato
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2022
pagine: 256
Per due secoli la rivoluzione è stata la forma stessa dell’azione politica. Le lotte sindacali, le lotte di liberazione nazionali, il mutualismo operaio, le lotte per l’emancipazione erano strategie che, per essere efficaci, dovevano necessariamente articolarsi con la rivoluzione. Partendo dalla sconfitta storica della rivoluzione mondiale, dall’affermarsi di un neoliberismo aggressivo a metà degli anni Settanta, questo nuovo lavoro di Maurizio Lazzarato non pretende di rivelare quale forma avrà la rivoluzione del XXI secolo o se sarà ancora possibile; più modestamente, si propone di tracciare un bilancio delle rotture rivoluzionarie del xx secolo e di definire le condizioni oggettive e soggettive a partire dalle quali si potrebbe ricominciare a parlare di rivoluzione. La prima di queste condizioni è subito indicata nel saper cogliere e teorizzare il passaggio dalla “lotta di classe” (tra capitale e lavoro) alle “lotte di classe” al plurale (operaie, sessuali, razziali). È unendo le critiche e le teorie del marxismo, del femminismo e del pensiero anticoloniale che si potranno mettere in discussione i rapporti tra classi e minoranze, tra Nord e Sud globali, tra tempi della rivoluzione e irruzione di nuove soggettività. I molti lavori che oggi descrivono i processi di sfruttamento economico e di dominio politico delle donne, dei razzializzati, dei lavoratori e della natura, sembrano tutt’al più tracciare una nuova cartografia delle “vittime”, senza proiettarle in una soggettivazione imprevista capace di porre il problema dell’urgenza della fine del capitalismo e delle classi. La catastrofe che si annuncia, e che eufemisticamente chiamano “crisi ecologica“, ha le sue radici nella vittoria della classe dei capitalisti, ma l’implosione dell’umanità è proprio ciò che ci attende se non ci sarà una ripresa dell’attività rivoluzionaria.
Dono e desiderio. L'associazionismo tra volontariato e lavoro
Alessia Fiorillo
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2022
pagine: 183
L’associazionismo nasce con le lotte per il miglioramento delle condizioni di lavoro e affonda le sue radici nel concetto moderno di solidarietà, su cui si fondano le costituzioni europee del Novecento. Universo variegato e complesso, accoglie le pratiche del volontariato e si avvicina al lavoro sociale, affiancandosi alle istituzioni per diventare un fattore insostituibile del sistema di welfare. Al suo interno, si sono consolidati progetti di innovazione sociale che hanno favorito il processo di professionalizzazione del lavoro di relazione. In questo contesto, la Riforma del Terzo Settore del 2016, ha messo in luce potenzialità e contraddizioni che emergono con forza nel contatto diretto con le associazioni. Volontariato e lavoro, dono e professionalità, gratificazione personale e formazione specialistica si compenetrano e rinsaldano la coesione sociale in nome di valori che oltrepassano la vita individuale. In un periodo di disoccupazione crescente, l’associazionismo offre solidarietà, empatia, reti sociali salde e in costante movimento; a fronte di un valore di legame, stabile e condiviso, l’analisi delle pratiche dimostra tuttavia che l’associazionismo antepone il valore del dono al diritto del lavoro. Il saggio esamina le proposte delle associazioni inscrivendole nell’orizzonte di crisi delineato da Ernesto De Martino e si affida all’analisi della metamorfosi del lavoro condotta da André Gorz, per avventurarsi nello studio delle pratiche associative attraverso la lente scientifica della letteratura antropologica sul dono. Il dibattito sul rapporto tra dono e strutturazione del sistema di welfare, che si dispiega nelle pagine de “La Revue du Mauss”, restituisce il dialogo tra antropologia e sociologia su un tema, quello del lavoro, che è all’origine della fondazione di entrambe le discipline accademiche nella scuola francese.
L'integrità dell'intellettuale. Scritti su Franco Fortini
Giuseppe Muraca
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2022
pagine: 122
Franco Fortini è stato uno dei maggiori intellettuali italiani ed europei della seconda metà del Novecento. Nato a Firenze nel 1917 e morto a Milano nel 1994, nel corso della sua attività ha partecipato ad alcune delle imprese intellettuali più rappresentative della sinistra critica ed eterodossa del suo tempo (basta pensare alle riviste “Il Politecnico”, “Ragionamenti”, “Officina”, “Quaderni piacentini”, alla casa editrice Einaudi ecc.). Polemista, critico letterario (anche se questa definizione gli sta abbastanza stretta), saggista, traduttore e organizzatore culturale, Fortini è stato anche uno dei più importanti poeti della sua generazione (che conta personalità di grande rilievo come Sereni, Luzi, Zanzotto, Pasolini, Roversi, Giudici). Da “Foglio di via” (1946) a “Composita solvantur” (1994), i suoi libri di saggistica e di poesia hanno scandito, con calcolata e regolare cadenza, le diverse fasi del secondo dopoguerra, contribuendo in maniera determinante al rinnovamento della cultura italiana e del pensiero marxista. In questo libro, che raccoglie diversi contributi maturati nel corso degli anni, Giuseppe Muraca attraversa e interroga con passione alcuni dei momenti più significativi del lavoro culturale e letterario di uno dei più grandi scrittore e intellettuali del Novecento.
Il prisma della flat tax. Dal liberismo illuminato al populismo economico
Mario Pomini
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 143
La proposta di una tassa sul reddito con una sola aliquota (flat tax) ha trovato recentemente ferventi sostenitori in Italia. Secondo alcuni, il passaggio a questo nuovo strumento tributario, peraltro mai applicato nei paesi ricchi – nemmeno negli Usa, nonostante la sua forte tradizione culturale liberista –, sarebbe in grado di rendere il nostro sistema fiscale più semplice ed equo, e inoltre contribuirebbe a sradicare alcuni vizi antichi, primo tra tutti una evasione fiscale che in Europa probabilmente non ha eguali. Altri invece, e finora sono i più, non condividono questo ottimismo e anzi la criticano come uno dei tanti miti economici che nascondono ben altre intenzioni, e possono avere degli effetti molto negativi sull’economia e sulla società. Di fronte a valutazioni così radicalmente differenti, l’opinione pubblica non può che risultare frastornata, anche perché il terreno delle riforme fiscali, come la storia ci insegna, è insidioso e pieno di tranelli. Rimane la domanda fondamentale: quali sono i rischi e le opportunità per l’individuo e per la società nell’abbandonare l’imposta progressiva sul reddito nata nel secolo scorso, per passare a un sistema completamente differente? Evitando il linguaggio specialistico, il volume, che esamina puntigliosamente l’evoluzione del sistema fiscale italiano alla luce dell’emergere della proposta della flat tax e del suo impatto sul sistema politico attuale, intende fornire gli strumenti per una piena comprensione del tema e demistificare i molti elementi che lo circondano.
Il «nuovo» Cile dei militari. Dottrina della sicurezza nazionale, guerra psicologica e propaganda (1973-1975)
Alessandro Guida
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 319
Quando si pensa a dittature come quella che si affermò in Cile dopo il colpo di Stato che rovesciò Salvador Allende l’11 settembre del 1973, la prima cosa che viene in mente è, nella stragrande maggioranza dei casi, e comprensibilmente, la violenza. L’associazione con le uccisioni, le sparizioni, i campi di detenzione e le torture poste in essere da militari senza scrupoli risulta quasi immediata. In realtà, quello cileno fu sì un regime del terrore dedito a pratiche di sterminio, ma fu tanto altro ancora, e questo invita a un approccio più problematico alla questione e, allo stesso tempo, amplia la portata delle ferite così come il campo delle responsabilità concrete di queste lacerazioni. Sul fronte interno, infatti, la popolazione venne letteralmente conquistata anche attraverso una manipolazione che fu implacabile, permanente e che venne condotta attraverso tutti i mezzi disponibili. La guerra psicologica del regime si fondò sul lavoro di esperti della comunicazione, tecnici dell’influenza, psicologi, sociologi, e su analisi di tipo scientifico. Sul fronte esterno, quella messa in campo dalla dittatura cilena fu, probabilmente, una delle più grandi e dispendiose campagne di propaganda del periodo della Guerra fredda, dopo, naturalmente, quelle realizzate da Stati Uniti e Unione Sovietica. Il tutto si produsse nel quadro di una versione specifica e originale dell’“ideologia della sicurezza nazionale”, accanto alla quale iniziò a farsi largo, nella seconda metà degli anni Settanta, l’“ideologia del mercato”, che avrebbe a sua volta contribuito al disciplinamento della società.
Scrittura e movimento
Franco «Bifo» Berardi
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 113
Pubblicato per la prima volta quasi cinquant’anni fa – e qui riproposto con una nuova introduzione dell’autore –, Scrittura e movimento è un piccolo classico di quella teoria radicale che, nata in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta, ha conquistato la scena culturale internazionale. Un breviario di estetica “operaista” scritto con un stile brillante e nervoso in cui, risalendo alla tradizione delle avanguardie sovietiche e riallacciandosi alla grande trasformazione attraversata dalle società Occidentali alla fine del xx secolo, l’autore analizza e mette in discussione il modo di produzione del testo. Quando l’avanguardia diventa di massa, le pratiche significanti non possono più essere quelle ereditate da una tradizione moderna fondata sulla separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Che cos’è e come funziona il lavoro culturale a partire da questa trasformazione radicale del processo produttivo? Che cosa diventano allora la letteratura, le arti e la loro teoria? Che cos’è un’estetica anti-idealista e materialisticamente piantata nel mondo? Come si compone un’opera e chi la compone? Chi è, oggi, l’autore? A queste e altre domande prova a rispondere questo testo, che è anche uno dei migliori saggi critici sul lavoro di Nanni Balestrini. Un libro che parla del lavoro culturale, artistico, e creativo contemporaneo, entrando nel vivo delle sue contraddizioni.
Lavoro, opera, azione. Le forme della vita attiva
Hannah Arendt
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 100
“Nel breve tempo di cui dispongo, vorrei sollevare una questione che può sembrare strana: in che consiste una vita attiva? Cosa facciamo quando siamo attivi? Nel sollevare questa questione assumerò come valida l’antica distinzione tra due modi di vita, tra una vita contemplativa e una vita activa, distinzione che incontriamo nella nostra tradizione di pensiero filosofico e religioso fino alle soglie dell’epoca moderna. E presupporrò che parlando di contemplazione e di azione non ci riferiamo soltanto a determinate facoltà umane, ma a due modi distinti di vita”. Così Hannah Arendt in apertura a Lavoro, opera, azione, testo della relazione che presentò nel 1964 a un convegno tenutosi presso l’Università di Chicago. Come scrive Guido D. Neri nella introduzione, nelle sue parti esso corrisponde puntualmente ai capitoli centrali dell’opera più densa della Arendt, apparsa nel 1958 negli Stati Uniti con il titolo The Human Condition e nota in Italia come Vita activa. L’analisi fenomenologica di queste tre forme di comportamento – che nel loro variabile intreccio danno una chiave dell’esistenza storica umana –, sciolte dalle numerose digressioni che infittiscono l’opera maggiore, costituisce una esposizione chiara e sintetica del pensiero della filosofa tedesca attorno ad alcuni temi centrali della sua riflessione non solo teorica.
Spacciati rabbiosi coatti. Periferia romana e costruzione del panico morale
Mario Marasco
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 135
Al centro di questo lavoro etnografico c’è una comitiva di circa quindici ragazzi, cresciuti in un blocco urbano, ai margini della multiforme metropoli romana. Dipinti come “gang” dai media, la narrazione intende restituire la complessità delle esistenze di questi giovani – che provano a navigare la difficile transizione verso una complessa età adulta –, analizzando e decostruendo stereotipi e pregiudizi, senza trascurare quei locali rapporti di potere in grado di mutare continuamente l’orizzonte morale. Nel lavoro emergono anche gli “altri” abitanti di Marozia (nome fittizio per questa porzione di periferia, ripreso da Le città invisibili di Italo Calvino): immigrati, Rom, operatori del sociale, volontari, forze dell’ordine, ricercatori, giornalisti, politici. Nonostante tali presenze, ciò che risalta è la quasi totale assenza sul territorio di agenti istituzionali. D’altronde è la stessa genesi di Marozia (un complesso abitativo rimasto vuoto, occupato e infine “negoziato” con la politica romana) che ne sottende il destino: l’isolamento. L’analisi antropologica tenta di indagare la dimensione della violenza e della sofferenza – fisiche e simboliche – che si sommano all’illegalità, la quale può apparire l’unica via praticabile per alimentare una diffusa etica della sussistenza e di mutuo aiuto dal basso. Il testo di Marasco rende giustizia dei tanti facili luoghi comuni con i quali si guarda alle periferie in generale. Ne ricostruisce la complessità e le contraddizioni, con sguardo lucido, non indulgente ma senz’altro partecipato. Riflette sui rapporti di forza che regolano la costruzione dei destini individuali, senza dimenticare le pratiche di resistenza e i tentativi di riscatto.
Il mondo come metropoli. Capitalismo, arte e rivoluzione nell’epoca della grande trasformazione urbana, 1853-1933
Leonardo Lippolis
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 235
Da più di un secolo il mondo si sta trasformando in un’enorme metropoli e gli effetti di questa urbanizzazione sono sempre più drammaticamente visibili. Tra la Parigi della seconda metà dell’Ottocento e la Berlino dei primi decenni del Novecento si è sviluppata una grande trasformazione urbana, un processo decisivo dettato dalle rinnovate esigenze del capitalismo avanzato. Il dogma dell’utilitarismo e del produttivismo che ha generato la città contemporanea ha determinato una radicale mutazione sociale, politica e antropologica, tanto che l’esperienza urbana che si è forgiata in quei nuovi spazi è, nelle sue fondamenta, la stessa che viviamo ancora oggi. Se Simmel, Kracauer e Benjamin sono stati i primi a descriverne i tratti peculiari, una generazione di artisti, architetti, scrittori e una larga parte dell’avanguardia tentarono di opporvisi, cogliendone immediatamente le conseguenze pericolose e facendosi parte attiva del movimento rivoluzionario. Essi elaborarono una nuova idea di arte e felicità e la misero letteralmente alla prova delle barricate, dei tumulti del loro tempo, identificando il nemico a cui muovere guerra proprio nella disciplina annichilente delle nuove città. Scopo di questo studio è allora contribuire a ricostruire la genesi dello spirito della metropoli capitalista, ma anche restituire le voci di chi provò a concretizzare l’idea benjaminiana della rivoluzione come azionamento del freno di emergenza del treno di un “progresso” lanciato verso un abisso che pare sempre più vicino. Voci lontane nel tempo ma ancora cariche di una urgenza dirimente per il presente.
Capitalismo in quarantena. Pandemia e crisi globale
Anselm Jappe, Sandrine Aumercier, Clément Homs, Gabriel Zacarias
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2021
pagine: 126
Questo lavoro è stato pubblicato in Francia quando stava terminando la prima ondata di coronavirus, ma il tempo trascorso non ne sminuisce l’attualità né l’efficacia del metodo con il quale analizza la crisi pandemica. Si propone infatti di confrontarsi non su questioni contingenti, ma di mettere in relazione i più recenti accadimenti socio-economici e politici con una riflessione sul tema del rapporto tra capitalismo e condizione pandemica. La tesi su cui insiste è che siamo di fronte a una pandemia socio-naturale legata al capitalismo e alla sua crisi strutturale (economica, sociale ed ecologica), che data dall’inizio degli anni Settanta. Il virus non è la causa della crisi globale della società capitalista mondiale, ma piuttosto un suo acceleratore, che getta inoltre una luce impietosa sulle logiche economiche, politiche e di controllo che governano la nostra società. La crisi pandemica e i relativi interventi pubblici sono dunque letti guardando all’insieme del processo di crisi fondamentale, al rapporto capitale/ Stato, alla crisi della valorizzazione e al ruolo delle politiche pubbliche nel “governo“ dei processi in corso. In questi mesi, la gestione dell’epidemia è stata spesso ondivaga, stretta com’era tra gli imperativi inconciliabili di salvare le vite (senza le quali non c’è economia) o l’economia (senza la quale, in un regime capitalista, non si possono salvare le vite). Ora si crede di aver salvato capra e cavoli con i vaccini. Ma basterà un liquido a salvare l’umanità e il capitalismo allo stesso tempo?

