Neri Pozza: I narratori delle tavole
Il diario di Renia 1939-1942
Renia Spiegel
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 382
«Ho solo voglia di un amico. Di qualcuno a cui poter parlare delle mie inquietudini e gioie quotidiane. Qualcuno che provi quel che provo io, che creda a quel che gli dico e non riveli mai i miei segreti. Nessuna persona potrebbe mai essere un'amica così, ed è per questo che ho deciso di cercare un confidente sotto forma di diario». Inizia così uno dei più straordinari e importanti documenti storici sulla Shoah, rinvenuto in una cassetta di sicurezza, dove è stato custodito per settant'anni. Pagine dense delle riflessioni di una ragazza, Renia Spiegel, nata il 18 giugno 1924 a Uhryn'kowce, nella Polonia sudorientale, da una famiglia ebrea di estrazione borghese. Nel settembre 1939, a seguito dell'invasione nazista della Polonia, Renia e sua sorella, Ariana, vennero separate dalla madre, rifugiatasi a Varsavia. Ospiti dei nonni a Przemys'l, mentre la guerra infuriava, Renia affidò al diario i suoi pensieri di adolescente folgorata dai primi amori e piena di speranze per il futuro, ma al contempo angosciata per la separazione forzata dai genitori e la morsa che, giorno dopo giorno, si stava stringendo attorno a lei e alla sua gente. Negli ultimi quarant'anni, i sopravvissuti alla Shoah che hanno pubblicato le loro memorie sono stati numerosi. I diari, tuttavia, sono altra cosa dalle memorie; poiché sono resoconti stilati sul momento, offrono immediatezza emotiva e permettono di ascoltare anche la voce di chi non è più tra noi. Mentre riportava sulla pagina i suoi sogni e le sue paure, Renia, nascosta clandestinamente in una soffitta insieme con altri ebrei, non poteva sapere che nel 1942 i nazisti avrebbero posto fine alla sua giovane vita con un colpo di pistola. Chi ha salvato il suo diario non ha certo potuto sottrarla a questo crudele destino, né concederle quell'avvenire in cui aveva riposto i suoi sogni, ma l'ha indubbiamente salvata dall'ulteriore sofferenza di essere dimenticata. Dense di toccante poesia e pervase dalla dolorosa tensione tra una realtà sempre più cupa e una straziante speranza nel futuro, queste pagine mostrano come preservare la memoria della Shoah sia, oggi più di ieri, un compito ineludibile.
La ricamatrice di Winchester
Tracy Chevalier
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 344
Winchester, 1932. A trentotto anni Violet Speedwell sembra ormai inesorabilmente destinata a un’esistenza da zitella. La Grande Guerra ha preteso il suo tributo: il suo fidanzato, Laurence, è caduto a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati, e ora le «donne in eccedenza» come lei, donne rimaste nubili e con scarse probabilità di convolare a nozze, sono ritenute una minaccia, se non una vera e propria tragedia per una società basata sul matrimonio. Dopo essersi lasciata alle spalle la casa di famiglia di Southampton, e le lamentele della sua soffocante madre, ferma all’idea che dovere di una figlia non sposata sia quello di servire e riverire i genitori, Violet è più che mai intenzionata a vivere contando sulle proprie forze. A Winchester riesce in breve tempo a trovare lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazione, e ad aver accesso a un’istituzione rinomata in città: l’associazione delle ricamatrici della cattedrale. Fondata dalla signorina Louisa Pesel e diretta con pugno di ferro dall’implacabile signora Biggins, l’associazione, ispirata a una gilda medievale, si richiama a un’antica tradizione: il ricamo di cuscini per i fedeli, vere e proprie opere d’arte destinate a durare nei secoli. Sebbene la Grande Guerra abbia mostrato a Violet come ogni cosa sia effimera, l’idea di creare con le proprie mani qualcosa che sopravviva allo scorrere del tempo rappresenta, per lei, una tentazione irresistibile. Mentre impara la difficile arte del ricamo, Violet stringe amicizia con l’esuberante Gilda, i capelli tagliati alla maschietta, la parlantina svelta e un segreto ben celato dietro i modi affabili, e fa la conoscenza di Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri e luminosi come schegge di vetro. Due incontri capaci di risvegliare in lei la consapevolezza che ogni destino può essere sovvertito se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi del tempo. Due incontri che insegnano anche che basta a volte un solo filo per cambiare l’intera trama di una vita.
Scandalo in casa Mitford. I delitti Mitford
Jessica Fellowes
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 334
Inghilterra, 1928. È una tiepida sera di giugno, Hyde Park è in piena fioritura e il ballo dei Guinness, al culmine della stagione londinese, vede radunata negli ampi saloni di Grosvenor Place tutta l'élite della società. Anche Nancy e Diana Mitford sono lì, e la loro presenza non sfugge a Louisa Cannon, la quale, dopo aver lasciato l'impiego di dama di compagnia delle sorelle Mitford, ha dovuto ripiegare su un lavoro come cameriera nelle cucine di Grosvenor Place. Sono trascorsi alcuni anni dal loro ultimo incontro e Diana, a differenza di Nancy, appare molto cambiata. La bellezza del suo viso, che nell'adolescenza era stata come un abbozzo a gessetto, è ora un dipinto a olio dalle magistrali sfumature rosa pallido e crema. In virtù di questo straordinario fascino, su di lei ha messo gli occhi nientemeno che Bryan Guinness, aristocratico irlandese ed erede della birra. A un tratto, nonostante la musica e il vociare, Louisa ha l'impressione di udire uno scricchiolio, seguito da un grido acuto e da uno schianto. A terra, tra i frammenti di vetro, una giovane cameriera giace morta, mentre in alto, sopra di lei, un'altra è aggrappata al lampadario, gli occhi serrati e la bocca spalancata. L'indagine, affidata al detective Guy Sullivan, viene presto archiviata: le due cameriere stavano osservando la festa dal lucernario, quando questo ha ceduto e le due giovani sono precipitate. Un caso tragico, ma semplice. Sette mesi dopo, Diana e Bryan convolano a nozze e partono per una scintillante luna di miele a Parigi, tra ricevimenti glamour e serate con gli amici a teatro e nei locali notturni. Diana è accompagnata da Louisa, che ha voluto con sé come cameriera personale. Ma quello che promette di essere un viaggio incantevole si trasforma ben presto in un vero e proprio incubo per i coniugi Guinness, coinvolti nello scandalo dell'improvviso e misterioso decesso di un amico di famiglia, Shaun Mulloney, trovato morto nel suo letto dopo una cena trascorsa assieme. Tutto porta a pensare a una tragedia senza spiegazione. Solo a Louisa Cannon sembra di scorgere un collegamento tra Shaun Mulloney e la giovane cameriera precipitata dal lucernario a Grosvenor Place mesi prima... Terzo capitolo della serie I delitti Mitford, "Scandalo a casa Mitford" vede nuovamente protagoniste le leggendarie sorelle Mitford in un periodo di grandi scandali, disordini politici ed efferati omicidi.
La famiglia Piotta
Silvino Gonzato
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 287
In un palazzone dell'Italia del Nord, un alveare di sette piani che si confonde con la nebbia dato che ha il suo stesso colore, vive la famiglia Piotta. È il regno incontrastato di Delfina, lavoratrice alla Pulisecco Dora Sprint per due giorni, a otto euro l'ora per un totale di sedici ore settimanali. Suo marito, Arcibaldo Piotta detto Arci, operaio stagionale in una fabbrica di dolci, gaffeur impenitente e ipocondriaco incallito, preferisce, infatti, di gran lunga il Bar Mafy alle mura di casa. Mura tra le quali abita e si raduna un piccolo, variopinto mondo. I cinque figli di Delfina e Arci, innanzi tutto: Leone, il primogenito che tutti chiamano Leo, uno spilungone di vent'anni che, coi suoi capelli rossicci e gli occhi azzurri, non assomiglia né al padre né alla madre; Gloria, che invece è tutta sua madre, e che un giorno, tornando dall'Istituto Alberghiero dove studia, si è presentata a casa con un morosetto nero di due anni più vecchio di lei, nato in Italia da genitori ghanesi; Ermes, diciassettenne che ha ereditato dal padre le orecchie a sventola e la scarsa voglia di sfogliare i libri; Kevin e Denis, i gemellini di nove anni, nati nonostante Delfina avesse dichiarato solennemente di aver chiuso bottega. E poi Elide, l'amica del cuore di Delfina, che non ha figli e vive col secondo marito Klauss Piffer, di origini altoatesine, che lei chiama per cognome, Piffer. E, infine, i vicini: i Magnabosco, marito e moglie, lui suonatore di fisarmonica ai matrimoni, lei collaboratrice domestica; la vedova Meneghetti che di notte batte il pavimento col manico da scopa e tanti altri. Per tutti Delfina ha una parola di conforto e di biasimo a seconda delle circostanze, per tutti è una consigliera irrinunciabile con la sua prontezza di spirito e la sua sagacia popolare.
L'uomo che scrisse la Bibbia
Marco Videtta
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 237
Questo romanzo narra la storia di William Tyndale il Traduttore, l'uomo che scrisse il libro più letto nella storia dell'Occidente: la Bibbia in inglese. È una storia popolata da sicari, vescovi oltranzisti, avidi mercanti, subdoli traditori, alchimisti e re, e ambientata in una delle epoche più turbolente, complesse e avvincenti che l'Europa abbia conosciuto: la prima metà del Cinquecento, il secolo che si apre con la scoperta dell'America, la Riforma luterana e la definitiva spaccatura fra Oriente e Occidente. Narra di un genio che osò scrivere la Bibbia come se fosse la prima volta, nella lingua del popolo e non dei potenti, e che, così facendo, inventò l'inglese moderno, la lingua di Shakespeare. Dalla sua penna sono scaturiti neologismi come «il sale della terra», «i segni dei tempi», «capro espiatorio» e frasi piene di ritmo che Tyndale afferra «a orecchio» dalla gente comune, dal modo di esprimersi di quei commercianti, tessitori, marinai, tosatori, sarti e venditori di stoffe che ha conosciuto da ragazzo, nel Gloucestershire, la terra di confine affacciata sul mare dove è nato e cresciuto. È, infine, il racconto di un viaggio, avventuroso e insidioso come quello dei primi esploratori, che porta da una lingua misteriosa, l'ebraico del Vecchio Testamento, a una lingua non ancora nata. Un viaggio in cui, per un libero pensatore alle prese con i demoni della propria creatività, per un rivoluzionario braccato da potenti nemici, il prezzo da pagare è sempre molto alto.
Charles Dickens
Peter Ackroyd
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 587
Il 9 giugno 1870 Charles Dickens muore a cinquantotto anni a Gads Hill, la sua casa a Higham, nel Kent. La notizia del suo decesso fa subito il giro del mondo. Negli Stati Uniti, Longfellow, il poeta più famoso del secondo Ottocento americano, dichiara di non aver mai assistito a un cordoglio tanto diffuso per la morte di un autore, con «il Paese intero colpito dal lutto». Il giorno successivo alla sua dipartita, il Daily News sentenzia: «È stato senza dubbio il romanziere di quest'epoca». In Inghilterra l'opprimente senso di perdita attraversa tutte le classi sociali, in primo luogo la classe lavoratrice che si è sentita ampiamente rappresentata nelle sue opere. La percezione generale è che l'anima stessa del popolo inglese, il suo umorismo e la sua malinconia, la sua baldanza e la sua ironia, abbiano trovato una piena espressione nei romanzi di Dickens. Scrivendo questa imponente biografia dell'autore di "Grandi speranze" e di altri capolavori della letteratura mondiale, Peter Ackroyd non soltanto non si sottrae alla percezione dei contemporanei di Dickens, ma mostra come la sua morte, per tutti i vittoriani, sia stata la testimonianza di un'enorme transizione. Più della stessa regina Vittoria, Charles Dickens appare, in queste pagine, il rappresentante illustre di un'epoca non perché ce ne restituisce semplicemente la testimonianza, ma perché percepisce, saggia, proclama, nella sua narrativa, le svolte e i passaggi fondamentali di un secolo, sino al punto che la sua stessa vita si trasforma in «un simbolo di quel periodo». Sotto la penna di Ackroyd, la biografia di un grande scrittore diventa così uno strumento di vera conoscenza, il segno più compiuto del trascorrere di un'epoca intera.
I fantasmi di Parigi
Sebastian Faulks
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 304
Tariq, diciannove anni, braccia magre e capelli scarmigliati, abita in una casa bianca appena fuori dalla medina di Tangeri. Suo padre, Malik Zafar, è un imprenditore di mezza tacca con l'ambizione che il figlio segua le sue orme; della madre, Hanan, morta quando lui aveva appena nove anni, Tariq sa invece poco e nulla, se non che la donna aveva origini francesi. Per questo motivo, quando il ragazzo decide di tagliare la corda per sfuggire alle pressioni paterne, l'unica meta possibile sembra essere Parigi, la scintillante città dove Hanan è cresciuta e dove lui spera di scoprire qualcosa su di lei. L'americana Hannah, dopo aver trascorso un periodo in Africa, sbarca a Parigi con l'intenzione di concludere la sua tesi post-dottorato e condurre delle ricerche sulla condizione delle parigine durante l'Occupazione tedesca. Dieci anni sono trascorsi dal suo primo soggiorno nella capitale francese, ma l'eco di un grande amore, e della terribile delusione conseguita, ancora non smettono di tormentarla. Hannah e Tariq hanno poco in comune, ma entrambi sono alla ricerca di qualcosa di perduto: dei fantasmi di Parigi e, al contempo, dei loro personali fantasmi. Quando le loro strade si incroceranno, e soprattutto incroceranno quella della misteriosa Clémence, venticinquenne dalla carnagione scura e gli occhi neri, il passato tornerà a galla con prepotenza, travolgendo ogni cosa.
L'imaginifico. Vita di Gabriele D'Annunzio
Maurizio Serra
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 719
Era bianco come la neve, impomatato, immacolato nell'abito e nella persona, con un guardaroba che uguagliava quello del principe di Galles, e una calvizie precoce che ne fece, con l'età, un «piccolo idolo d'ebano dalla testa d'avorio» (Marinetti). Di statura modesta, aveva la fronte alta, volitiva, il naso dritto, ma «lo sguardo e la bocca così deboli, completamente abbandonati alle fatalità e alle passioni». Nell'aspetto, non tradiva alcunché del poeta o dell'artista, ma, stando alle parole di Romain Rolland che lo detestava, «sembrava un addetto d'ambasciata molto snob». Scandali, duelli, separazioni accompagnate da tentativi di suicidio e da soggiorni all'ospedale psichiatrico suggellavano puntualmente i suoi numerosi amori. Lettore onnivoro, era un cesellatore del plagio capace di prendere tanto dai classici quanto dalle tendenze e dagli stili alla moda. Un avventuriero, dunque? Un fatuo Narciso che le bizzarre circostanze dell'epoca elevarono a «scrittore più celebre al mondo», oggetto di ammirazione di Thomas Mann, D.H. Lawrence, Pound, Hemingway, Brecht e Borges? Cercando l'uomo al di là del personaggio che lo occulta, Maurizio Serra mostra, in questa imponente biografia, come Gabriele D'Annunzio non sia stato affatto un frivolo esteta che indossava di volta in volta i panni del poeta, del seduttore, dell'uomo d'azione, del condottiero. «È stato, dall'inizio alla fine, un poeta dell'azione, un aedo epico portato alle stelle dal movimento esistenziale, paralizzato dal decadimento, ucciso dall'inerzia», un cultore dell'opera d'arte totale wagneriana il cui coerente, intimo scopo era «riproporre il vate dantesco, guida lirica e sacerdotale della nazione». Non un avventuriero, dunque, ma un principe dell'avventura, «precursore e fratello maggiore dei Lawrence d'Arabia, Saint-Exupéry, Malraux e Romain Gary».
Un'eterna domenica
Robert Lukins
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 187
Inghilterra, 1962. Nelle prime ore del giorno di Santo Stefano, il diciassettenne Radford e suo zio si avventurano fuori Londra a bordo di un'auto. Varcato il confine di contea con lo Shropshire, dopo aver attraversato solitari campi e colline innevate, la vettura si arresta nel cortile di un vecchio maniero. «Goodwin Manor» è il nome dell'isolata magione, come recita lo sbiadito cartello verde che penzola sulla pietra della sua goffa facciata. Ma, giù al paese, tutti la conoscono come la «Casa». Lo zio scarica in tutta fretta il nipote e, dopo avergli dato una breve strizzata alla spalla, corre a rimettersi alla guida, per svanire poi in un baleno in fondo al viale. A Radford non resta che afferrare i manici della sua valigia e varcare l'ingresso della Casa, ignaro e spaventato da quello che lo attende oltre quelle mura. La Casa, un incrocio tra un collegio e una prigione, sembra essere stata ricavata dalle viscere dei salotti di innumerevoli zie, tutta tappeti su tappeti e generazioni di carta da parati. E un posto per ragazzi «incappati nei guai», un luogo dove il tempo pare disancorato dal vasto mondo, un'isola di naufraghi che la tempesta ha spinto su quella spiaggia. A Goodwin Manor, Radford stringe subito amicizia con West, «un folletto vivacissimo che sorride troppo e si passa le mani tra i capelli con gesti gravidi di un sapere segreto», e con l'enigmatico Teddy, il direttore dell'istituto, capace di offrire a quel giovane inquieto una fragile pace, mentre, fuori dalle mura dell'edificio, infuria la peggiore tempesta di neve mai registrata da tre secoli a quella parte. A vegliare sui ragazzi, oltre a Teddy, ci sono pochi altri adulti: Manny, che tiene lezioni di elettronica e la cuoca Lilly. Radford scoprirà presto che nella Casa sono i ragazzi a prendersi cura l'uno dell'altro, un compito che le loro famiglie e la legge stessa non sono state in grado di assolvere. Ma sarà abbastanza, questo senso di comunione, quando la tragedia, all'improvviso, irromperà nelle loro vite, stravolgendo ogni cosa?
Le avventure di Washington Black
Esi Edugyan
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 395
George Washington Black, detto Wash, è uno schiavo di undici anni in una piantagione di canna da zucchero delle Barbados. Wash è terrorizzato dalla scelta del suo padrone di cederlo al fratello come servitore. Con sua sorpresa, tuttavia, l’eccentrico Christopher Wilde risulta essere un naturalista, un esploratore, un inventore e, soprattutto, un abolizionista. Presto Wash viene introdotto in un mondo di bizzarre invenzioni, in cui una macchina volante può trasportare un uomo attraverso il cielo, dove un ragazzo nato in catene può abbracciare una vita di dignità e libertà e dove due persone, separate da classi sociali distinte, possono vedersi solo come esseri umani. Ma quando un uomo viene ucciso e viene messa una taglia sulla testa di Wash, Christopher e Wash devono abbandonare tutto. Quello che segue è il loro volo lungo la costa orientale dell’America e, infine, verso un remoto avamposto nell’Artico. Presto la fuga spingerà Wash ancora più lontano, alla ricerca del suo vero sé. Dai campi di canna da zucchero dei Caraibi al lontano Nord, dai primi acquari di Londra agli inquietanti deserti del Marocco, La storia di Washington Black racconta una faccenda di tradimento, amore e redenzione, ponendo una domanda universale: qual è la vera libertà?
L'albatro
Simona Lo Iacono
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 221
Palermo, 1903. Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un bambino solitario e contemplativo, uno di quelli che preferiscono «la stranezza delle cose alle persone», avendo «per compagnia solo il silenzio». Figlio unico di una nobile famiglia siciliana, vive nello sfarzoso palazzo di via Lampedusa, circondato unicamente da adulti, dei cui discorsi, tuttavia, capisce ben poco. Un giorno, nella sua vita, arriva Antonno: nessuno si prende la briga di presentarli e i due bambini si ritrovano all'improvviso l'uno dinnanzi all'altro, Giuseppe con il completo all'inglese in gabardine blu, i pantaloni sotto il ginocchio e il gilet bordato di seta. Antonno con la camicia arrotolata, di due misure più grande, le scarpe estive, i calzettoni invernali e in testa una paglietta bucata sulla punta. È un misto di stagioni e taglie sbagliate, Antonno, un bambino «tutto al contrario»: se sfoglia un libro comincia dall'ultima pagina, se vuole andare avanti cammina all'indietro e non c'è verso di fargli iniziare la settimana di lunedì o di togliergli dalla testa che si nasce morendo. Giuseppe non sa nulla del passato di Antonno, né tantomeno i motivi per i quali gli sia stato messo accanto. Sa però che Antonno non è come gli altri bambini e che la fedeltà che dimostra nei suoi confronti è pari solo a quella dell'albatro: tenacissimo, l'albatro non abbandona il capitano nemmeno nella disgrazia, seguendolo nella buona e nella cattiva sorte. Da quel momento, non c'è avventura, per quanto discutibile, in cui Antonno non lo affianchi. E non c'è notte in cui non vegli su di lui, come un fedele custode. Fino al giorno in cui, all'improvviso, così come è arrivato, Antonno svanisce. Divenuto adulto, Giuseppe partecipa ai due conflitti mondiali; dopodiché si ritira a vita privata, viaggiando e dimorando per lunghi periodi all'estero, dove conosce Alexandra Wolff, detta Licy, che diverrà sua moglie, e dove inizia a confrontarsi con i grandi della letteratura europea. Saranno questi viaggi a portarlo a cimentarsi, quasi alla fine della sua vita, nella stesura di un romanzo ispirato alla figura del bisnonno paterno Giulio Fabrizio, l'astronomo, il sognatore. Un romanzo che avrà per protagonista un personaggio fugace, un nobiluomo colto e malinconico che perde il suo sguardo nel cielo per fuggire la terra: si intitolerà Il Gattopardo e, dopo lunghi anni, ricondurrà da lui Antonno e la 'sua visione rovesciata del mondo. Facendo propria l'idea che il destino di ogni adulto vada cercato nei suoi sogni di bambino, Simona Lo Iacono tratteggia il ritratto di una delle più importanti figure della letteratura italiana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scrittore dalla complessa personalità e autore del celeberrimo Il Gattopardo.
Il menestrello. La saga del dottor Faust. Volume 1
Oliver Pötzsch
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 713
1486, Knittlingen. Il piccolo Johann Georg, detto Faust, «fortunato», sa di essere diverso dagli altri bambini del villaggio: è più intelligente, più sveglio, animato da una insaziabile curiosità. Nelle sue vene scorre sangue nobile, gli ha spiegato una volta sua madre, anche se Johann non ha saputo attribuire alcun significato a queste parole. Per suo padre, un robusto contadino con la faccia bruciata dal sole, Johann non è altro che un buono a nulla con la testa piena di grilli, e lo stesso vale per gli altri bambini del villaggio. L'unica a non trovare sgradevole la sua compagnia è Margherita, la figlia del castaldo, la bambina con i capelli biondo paglierino davanti a cui Johann si sente la bocca sigillata, quasi fosse preda di un incantesimo. Un giorno a Knittlingen arrivano i saltimbanchi: giullari muniti di pifferi, zampogne e tamburelli, funamboli mascherati. Nel villaggio si vocifera che chi danzi con loro finisca dritto all'inferno, che i menestrelli siano figli del diavolo. Ne è convinta Margherita, che attribuisce ai girovaghi la misteriosa sparizione di quattro bambini del villaggio: Fritz, sette anni, il suo fratellino di soli cinque anni e due bambine della vicina Bretten. Si sono avventurati nella foresta e nessuno ha saputo più nulla di loro. L'uomo che, del resto, signoreggia sul palco tra i saltimbanchi autorizza le ipotesi più nefaste. Alto e magro, con indosso un mantello a strisce nere e rosse, che gli sventola intorno come le ali di un pipistrello, ha un viso pallidissimo, il naso affilato come il becco di un uccello rapace e occhi neri che non mancano di scrutare a lungo Johann. Dopo essersi presentato come Tonio del Moravia, Magister delle sette arti e custode dei sette volte sette sigilli, dottore della nera Università di Cracovia, il misterioso sconosciuto profetizza per Johann un destino ben diverso da quello che il figlio di un contadino può aspettarsi. Un destino per cui occorrerà pagare un alto prezzo, in futuro. Ispirato alla nota figura di Johann Georg Faust, l'alchimista tedesco protagonista di alcuni dei più celebri capolavori della letteratura, l'uomo assetato di gloria che strinse un patto con il diavolo, pagando con la propria anima la sete di conoscenza, Il menestrello è il primo capitolo di una nuova saga dell'autore de "La figlia del boia".

