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Un cicaleccio di perseveranza

Un cicaleccio di perseveranza
Titolo Un cicaleccio di perseveranza
Autore
Argomento Narrativa Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
Editore Arca Edizioni
Formato
Formato Libro Libro: Libro in brossura
Pagine 134
Pubblicazione 11/2025
ISBN 9788895561868
 
15,00

 
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L’estate e la scuola, la scuola e l’estate, un giro d’altalena che si rinnova ogni anno in un monotono moto perpetuo. Dopo la fugace illusione di eternità, il tempo materico riprende puntualmente il sopravvento: la luce del crepuscolo fa capolino sempre prima e la calura del sole accompagnata dal canto imperterrito delle cicale, sontuoso come un inno, piano piano attenua il suo vigore, portandosi via con sé la promessa di libertà e di pienezza che l’estate rinnova ogni anno. Ricomincia il tempo della disillusione, dell’angoscia, della speranza sempre più fuggente e chimerica, di una mal di vivere che appare ineluttabile e insensato. Questo è quanto di solito accade. Ma la catarsi estiva fuga il ritmo inesorabile dell’eterno ritorno, e lascia intravedere nuovi orizzonti, così indelebili da mostrare il loro profilo anche dopo il tramonto. I dieci racconti di Vito D’Onghia, più che di parole, sono riempiti di ideogrammi, di feritoie nella notte, attraverso i quali il buio viene squarciato da improvvise illuminazioni interiori che rivelano in modo inequivocabile una Presenza e nuove possibilità che, come torce incandescenti, rischiarano la notte e trasfigurano un cammino ignoto, ma affascinante, nel quale tutto e tutti acquistano d’improvviso un senso e un’armonia che altrimenti rimarrebbero invisibili. Inframmezzata ai ricordi di docente e di alunno e ai sapori della vita quotidiana, l’estate, come una spada fiammeggiante porta l’annuncio di una gestazione ormai prossima a dischiudersi, che si addolcisce in un’attesa fiduciosa di qualcosa d’Altro. L’eterno presente artificialmente generato in modo ossessivo, e le sue ritualità innaturali, fanno allora naufragio e lasciano intravedere la vera meta, nella quale cielo e terra si fondono. Ma, come sembra dirci Vito D’Onghia in ogni pagina, per raggiungerla bisogna desiderarla con l’intensità che si legge solo negli occhi dei bambini in piena estate, quando sperimentano una gioia senza fine. Solo a loro, infatti, è dato di riconoscere in quei lunghi e luminosi giorni il volto del Padre e della Madre che accompagnano sorridenti il loro cammino.
 
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