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Carocci: Biblioteca medievale

Cantari fiabeschi arturiani

Cantari fiabeschi arturiani

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 194

A partire dalla metà del Trecento i cantari costituirono una sorta di "poesia per tutti", che trionfava, codificata nella forma dell'ottava rima, sulle piazze dei comuni italiani. Questa narrativa breve conosce un ampio spettro di possibilità (epico-cavalleresche storiche, rnitologiche, agiografiche, novellistiche), ma il filone fiabesco e leggendario resta pur sempre il più antico e il più tipico. I cantari fiabeschi arturiani, per lo più irrelati rispetto ai grandi romanzi della "matière de Bretagne", appaiono saldamente legati ad un luogo (la corte di Artù), alle sue convenzioni (grandi assemblee, richiesta di soccorso,vanti, inchieste..) e alle sue situazioni topiche (impegno di vendetta, duelli per conquistare una dama, fanciulle a rischio di subire violenza, castelli incantati, giganti..). I testi che qui si presentano editi criticamente, sottratti alle occasionali e antiquate edizioni dove erano disperdi - Carduino, Il Falso Scudo, Astore e Morgana, Lasancis, Galasso dalla Scura Valle - acquistano forza e significato proprio dal fatto di essere raccolti così da sottolineare alcuni elementi comuni. Essi rivelano una sorta di narrativa "sommersa", quella delle piazze, cara agli artigiani più o meno alfabetizzati, ma nota e ascoltata anche da meno sprovveduti personaggi, siano l'autore della Tavola Ritonda o il frate Evangelista Fossa traduttore di Seneca e dì Virgilio o il conte Matteo Maria Boiardo.
17,80

I trovatori e la crociata contro gli albigesi. Testo provenzale a fronte
14,90

Erec e Enide. Testo francese a fronte
13,94

Il disprezzo del mondo

Il disprezzo del mondo

Innocenzo III

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 200

Nel corso dei secoli XI e XII si assiste alla nascita di un genere letterario, che divulga il tema ascetico del disprezzo del mondo: è una letteratura che si sviluppa in opposizione agli ideali aristocratici e borghesi, reagendo contro una cultura edonistica che sempre più si diffondeva in Europa. Il capolavoro di questo genere è Il disprezzo del mondo (De contemptu mundi) di Lotario di Segni, poi divenuto papa Innocenzo III. Un senso di angoscia e di disperazione, appena attenuato dalla speranza nella salvezza eterna, grava su quest'opera che conobbe un immenso successo fino al XVII secolo, quando Pascal ne riprese la tematica in modo del tutto nuovo. Nel descrivere la miserabile condizione dell´uomo, corrotto dai peccato fin dal momento della nascita, il linguaggio di Lotario assume toni di allucinato e violento realismo che a tratti fanno pensare a un Gongora o a un John Donne: «L'uomo è putredine e il verme è figlio dell'uomo».  L'uomo viene concepito dal sangue putrefatto per l'ardore della libidine, e si può dire che già stanno accanto al suo cadavere i vermi funesti». Ci si può chiedere allora se il futuro organizzatore della crociata contro gli Albigesi non condividesse in qualche misura, nel suo intimo, la pessimistica visione catara di un creato in balia del Principe delle tenebre.
17,80

L'arte della politica

L'arte della politica

Nizâm Al Mulk

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 366

"Nessun re sovrano può sottrarsi alla necessità di possedere e conoscere questo libro, specialmente ai nostri giorni, perchè  più lo sì leggerà, più sarà illuminata la condotta delle faccende civili e religiose nel mondo; più ampia si aprirà la capacità di conoscere amici e nemici..." Così affermava, orgogliosamente Nizām al-Mulk, potentissimo primo ministro, nel suo Siyāsatnāma, scritto tra il 1086 e il 1092 per Malikshāh, signore dell´immenso impero turco-persiario. Ai consigli sul buon governo si mescolano con una grande arte del racconto, che fanno di questo testo uno dei capolavori della prosa persiana antica, aneddoti dì costume, vicende storiche, gustosi episodi romanzeschi. Nei capitoli fìnali il quadro si cupo e drammatico, dominato da falsi profeti - eredi dei sovversivi del passato Bābak e Mazdak - da donne ambiziose malvage. Arroccato in una ferrea difesa dell´ordine del regno. dell´ortodossia sunnita e anche del proprio potere personale, Nizām al-Mulk verrà assassinato nel 1092, vittima degli intrighi di corte e insieme dell´opposizione sciita.
19,30

Lais. Testo francese a fronte

Lais. Testo francese a fronte

Maria di Francia

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

13,94

Castia Gilos. Testo provenzale a fronte

Castia Gilos. Testo provenzale a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 156

Raimon Vidal, catalano di nascita, fu trovatore provenzale, attivo fra la fine del XII e i primi anni del XIII secolo presso varie corti occitaniche e alla corte di Barcellona, con Pietro il Grande. Il Castia-Gilos (Castiga gelosi) è tra le pochissime opere di narrativa breve provenzale che ci sia pervenuto. Il Castia-Gilos è il romanzo di una gelosia infondata, narrata a corte da un giullare, che debitamente punita, si placa proprio quando i timori che l'avevano scatenata sono divenuti concreta realtà. La novella di Raimond Vidal applica al contrario la tecnica del racconto nel racconto, intervenire all'inizio e alla fine la voce di un "io narrante" che si identifica con l'autore, e che formula la cornice entro la quale il giullare, narratore inseriva il proprio racconto che contiene un insegnamento determinante nel quadro della cultura trobadorica: il rifiuto, anzi, la condanna della "gelosia".
13,30

Le gesta di Artù. Testo inglese a fronte

Le gesta di Artù. Testo inglese a fronte

Lazamon

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 416

Le «Gesta di Artù» è la sezione arturiana «nascita e morte di Artù» dal Brut di Lazamon. Le «Gesta di Artù», che è la prima versione in inglese della storia di questo mitico re, è parte del poema Brut composto tra la fine del XII-XIII secolo. Il Brut si basa su un testo anglo-normanno composto da Wace che Lazamon non sempre segue pedissequamente, svelando in tal modo la sua cultura ed originalità. Egli difatti dilata il tema della battaglia - tema proprio della poesia in antico inglese, di cui Lazamon sembra essere un buon conoscitore - mentre riduce il tema dell´amore, sconosciuto al suo ambiente. È un test molto interessante sia dal punto di vista linguistico sia dal punto di vista semantico.
18,60

Tristano riccardiano

Tristano riccardiano

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

L'anonimo Tristano Riccardiano - di cui si fornisce qui la ormai introvabile edizione di E.G. Parodi uscita nel 1896 - è uno dei capolavori dimenticati della nostra letteratura medievale. Esso rappresenta la più antica rielaborazione italiana (fine ´200) della leggenda tristaniana e riflette con ogni probabilità una redazione perduta, e più arcaica di quelle conservate, del Tristano in prosa francese. Il romanzo ci presenta, in uno stile conciso e di rara efficacia narrativa, una biografia completa dell´eroe, che diventa qui il modello perfetto del cavaliere arturiano. Al centro della vicenda rimane naturalmente il suo "folle amore" per Isotta, che condurrà entrambi alla morte; ma il carattere tragico della prima grande storia amorosa dell´Occidente moderno si attenua qui un poco. In accordo con i gusti del nuovo pubblico borghese e comunale cui l´opera era con ogni probabilità destinata, l´autore ama così indugiare anche sulle gioie e sui piaceri che il destino largì, malgrado tutto, ai due infelici amanti - da quando, dopo aver bevuto il fatale filtro e abbandonata la partita a scacchi che stavano giocando sulla tolda della nave, "andarosine anbodue disotto inn una camera, e quivi incominciano quello giuoco insieme che infino a lloro vita lo giucarono volentieri".
21,60

Daurel e Beton. Testo provenzale a fronte

Daurel e Beton. Testo provenzale a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 200

Nell'inarrestabile crisi dei valori feudali, di fronte a nobili avidi e omicidi, la salvezza viene forse dal giullare, dalla letteratura. L'eroe di questa avvincente canzone di gesta provenzale (1180-1210 ca.), insieme truce idilliaca, è Daurel, che con l'esempio o con l'insegnamento, con la sua joglaria e la sua dedizione, diventa l'ultimo rappresentante degli ideali cortesi. Se il nobile Gui approfitta di una partita di caccia per uccidere il duca Bovo - l'amico e il «compagno» di cui brama i feudi, di cui insidia la moglie -, per trafiggerlo a tradimento accanto al grande cinghiale che andavano insieme inseguendo nella foresta delle Ardenne, il giullare Daurel, fedelissimo e incorruttibile, fugge con il piccolo erede, Beton, arriva a sacrificare il proprio figlio per salvarlo, lo alleva con amore per dodici anni nella lontana Babilonia, prepara lentamente la vendetta. Sarà una sua canzone di gesta sull'uccisione di Bovo, cantata da lui stesso alla corte di Gui - vero teatro nel teatro - a segnare inizio della rivolta e la fine del traditore.
15,60

Pianto sulla distruzione di Rjazan'. Testo russo a fronte

Pianto sulla distruzione di Rjazan'. Testo russo a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

´Linvasione dell´Orda d´oro degli eredi di Gengis Khan, che «ruggendo e gloriandosi» prendono e saccheggiano Rjazan´ nel 1237, Kiev nel 1240, imponendo il giogo tartaro, è vissuta dalla Rus´ come una catastrofe, ma anche come segno divino che invita a ritrovare le origini cristiane. Ne è prezioso documento il Pianto sulla distruzione di Rjazan´ che, allontanandosi dai temi e dallo spirito dei cantari antichi, come il Cantare di Igor´, apre un nuovo filone epico-religioso, dominato dalla lotta tra il Bene e il Male, da un acre senso della colpa e dell´espiazione - «E scorreva / come un fiume impetuoso / il sangue cristiano / in ragione dei nostri peccati» - attraversato da un pathos sublime e lamentoso: «Giacquero sulla terra nuda / sull´erba della steppa / periron per la neve e il gelo / da nessuno accuditi / i loro corpi divorati dalle fiere / fatti a brani da un´infinità di uccelli. /Tutti giacquero infatti / e perirono insieme /e bevvero / la stessa coppa della morte». Nell´ossessiva e immaginosa trama figurale del Pianto questa coppa, tremenda e salvifica insieme, si identifica ormai con il calice della Passione.
18,60

L'immagine riflessa. Testo francese a fronte

L'immagine riflessa. Testo francese a fronte

Jean Renart

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 120

Autore di due notevoli romanzi in versi, l'Escoufle ("Il Milvio") e il Roman de la rose o Guillaume de Dole, Jean Renart, vissuto nel nord-est della Francia, si cimentò con il Lai de l'ombre, cioè "dell'immagine riflessa" (scritto fra il 1217 e il 1222), anche con il racconto breve che era stato portato al successo da Maria di Francia. È la storia di un cavaliere che corteggia senza speranza la donna amata, finché la situazione si rovescia nello squisito finale a sorpresa grazie a una galante trovata - quasi una agudeza da poeta barocco - del protagonista; egli riesce infatti a vincere la resistenza dell'amata riottosa donando l'anello che ella aveva rifiutato alla sua immagine riflessa in un pozzo: "A voi - dice, - mia dolce amica! / Poiché la mia signora non lo vuole, / lo prenderete voi, senza contrasto". Dimensione altra, regno dell'immaginario e del sogno, il breve cerchio d'acqua del pozzo è anche un riflesso speculare del racconto, sulla cui in- consistente superficie il reale, dissolvendosi, si trasfigura.
14,50

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