Centro Ambrosiano: La parola ogni giorno
La vita si manifestò (1Gv 1,2). Parola ogni giorno. Avvento e Natale 2023
Libro: Opuscolo
editore: Centro Ambrosiano
anno edizione: 2023
pagine: 72
Il tempo di Avvento si propone come occasione favorevole per riscoprire la dimensione di un’attesa che conduce a un incontro. È l’incontro con il Signore che viene a condividere la nostra storia. Non perdiamo l’occasione per lasciarci incontrare da lui. Coltiviamo la gioia dell’ascolto della Parola in questo tempo prezioso per poter camminare e accogliere la “Vita” che si manifesta per ciascuno di noi, nella nostra situazione concreta. Come ci ha ricordato papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento» (n. 1). La struttura del sussidio: AVVENTO Prima Settimana: La venuta del Signore Seconda Settimana: I figli del regno Terza Settimana: Le profezie adempiute Quarta Settimana: L’ingresso del Messia Quinta Settimana: Il precursore Sesta Settimana: Una risposta pronta e generosa TEMPO DI NATALE Accogliere come Giuseppe Tempo di Natale Dio in mezzo a noi
Kembé fem: la forza interiore. La missione ogni giorno. Ottobre missionario 2023
Libro: Opuscolo
editore: Centro Ambrosiano
anno edizione: 2023
pagine: 48
In questo ottobre missionario vi proponiamo di camminare con suor Luisa Dell’Orto: originaria di Lomagna nel lecchese, Piccola Sorella del Vangelo, missionaria prima in Camerun, poi in Madagascar e infine ad Haiti per oltre vent’anni, martire il 25 giugno 2022 a Port au Prince. Lo facciamo lasciandoci abbeverare dalla Parola di Dio, giorno per giorno, da un commento scelto tra i testi di suor Luisa, e da alcuni salmi, preghiere e poesie. Buon ottobre missionario!
La Parola ogni giorno. Alleluia. Tu sei la misericordia
Libro
editore: Centro Ambrosiano
anno edizione: 2023
pagine: 64
Nel tempo estivo, la liturgia ambrosiana nel tempo dopo la Pentecoste, alla luce dello Spirito Santo, ripercorre la storia della salvezza nell’ascolto della proclamazione delle letture bibliche, riscoprendo l’incessante opera di misericordia di Dio nei confronti dell’umanità. «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 1). Affermare che Dio Padre, in Cristo, attraverso l’azione dello Spirito Santo è misericordia non significa solo affermare che perdona peccati e mancanze, ma è amore, cura, accoglienza, compagnia, fedeltà, sollecitudine, lungimiranza, disponibilità, infaticabile generosità, espressione di paternità/maternità… tutto ciò che ci fa sentire amati, personalmente amati, custoditi. La misericordia di Dio si manifesta in molteplici ambiti: in questo libretto ne incontreremo alcuni, forse i più conosciuti e manifesti; probabilmente ne abbiamo una certa abitudine e a volte, purtroppo, sono vissuti con un po’ di superficialità. Essi sono: la Parola di Dio, i sacramenti, la Chiesa, la famiglia cristiana, la cultura della misericordia. Certamente, dall’esperienza personale ciascuno potrà aggiungerne altri, riconoscendo la presenza amorevole di Dio nella propria vita.
Kyrie. Il travaglio e la gioia. Quaresima e Pasqua 2023
Libro: Opuscolo
editore: Centro Ambrosiano
anno edizione: 2023
pagine: 128
Guardare alla storia dalla prospettiva della Pasqua significa riscoprire e vivere la gioia, che viene dopo il travaglio e dà senso allo stesso: per l’evangelista Giovanni la glorificazione di Gesù coincide con la sua croce, il momento di massima umiliazione coincide con la sua esaltazione. Gesù risorto attende i suoi discepoli in Galilea, laddove tutto era cominciato affinché, ripercorrendo il cammino già percorso, potessero comprenderne il senso e quindi custodirne la presenza per sempre. Già… ma quando si vive il travaglio non è così facile scoprire la gioia e non ci si accontenta di sapere che prima o poi verrà. Come dare speranza a chi speranza non ha? Come alzare lo sguardo per scoprire la presenza di un Kyrie che è sempre con noi tutti i giorni, sino alla fine del mondo? Per noi missionari fidei donum a Cuba queste domande non sono pura teoria, ma le portiamo dentro, nella carne e nel sangue, soprattutto in questo tempo di sofferenza e di crisi. Dall’inizio della pandemia, a causa della crisi del turismo e di una riforma economica sconsiderata, è iniziato un periodo di inflazione galoppante, stimata all’800% annuo. Progressivamente sono venuti a mancare sempre più beni, fino ad arrivare all’assenza di quelli di prima necessità: non ci sono medicinali, si fatica a trovare carne, frutta e verdura, latte; gli stipendi sono insufficienti per vivere; manca il carburante, l’energia elettrica viene erogata solo per 12 ore al giorno… In questo contesto ciascuno cerca di risolvere, arrangiarsi come può, con mezzi leciti o meno. La gestione della vita quotidiana assorbe tutte le energie fisiche, psicologiche e spirituali e l’attività principale è fare la coda, per qualsiasi cosa. La gente guarda al futuro con apprensione: è scomparsa ogni traccia della speranza. Moltissimi emigrano, legalmente o illegalmente, di Stato in Stato, fino ad arrivare in Messico dove attraversano il Rio Bravo per entrare negli Stati Uniti. La speranza si è ammalata e si è appiattita nell’orizzonte immanente del benessere. Il nostro compito principale è semplicemente esserci, in un contesto in cui tutti se ne vanno. La nostra semplice presenza è segno e provocazione: perché, mentre tutti passano la vita a cercare di andarsene, qualcuno viene e rimane? Saranno forse degli eroi o dei super uomini, in grado di resistere di fronte a ogni privazione? Non saranno forse testimoni di un amore più forte anche della morte? Non saranno forse segni che c’è una speranza che va oltre il semplice trovare un futuro migliore? Non vorranno forse dirci che nel travaglio è possibile incontrare e vivere la gioia? Non saranno qui per vivere il Vangelo?
Le domande che Dio fa. Mettersi in ascolto e lasciarsi guidare dalla sua iniziativa
Libro: Opuscolo
editore: Centro Ambrosiano
anno edizione: 2021
pagine: 72
Con queste pagine, vogliamo provare a lasciare l’iniziativa a Dio, alle sue domande, perché ci smuovano e ci indirizzino. Vogliamo provare a concedere a lui lo spazio, cercando di regalarci silenzio di fronte ai tumulti del nostro cuore, alle fatiche dei nostri giorni, agli affanni che riempiono le nostre giornate.
Apri al canto, Signore, le nostre labbra. Pregare i salmi con Gesù. La parola ogni giorno
Giuseppe Grampa
Libro
editore: Centro Ambrosiano
anno edizione: 2020
pagine: 88
Questo libretto suggerisce per ogni giorno un salmo, ventinove dei centocinquanta contenuti nella Bibbia. Ma perché è bello scandire i giorni con la lettura, la meditazione, la preghiera dei salmi? Semplice la risposta: Gesù stesso ha avuto sulle labbra queste espressioni. Secondo Matteo e Marco l’ultima parola di Gesù è ripresa dell’inizio del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». Secondo Luca l’ultima parola è: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito», ripresa dal Salmo 31. E Giovanni riporta l’invocazione: «Ho sete», che ritroviamo nel Salmo 42. La prima comunità legge nei salmi la vicenda di Gesù, in particolare Pietro, con le parole del Salmo 16, ne annuncia la risurrezione (cfr. At 2,25ss.). La risposta alla domanda: perché leggere i salmi, la troviamo sulle labbra di Gesù che apparendo agli undici dopo la risurrezione, dice: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi; bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Lc 24,44). Dice Gesù: «Cose scritte su di me… nei Salmi». Ecco la ragione decisiva per leggere e rileggere i salmi. Due ragioni mi hanno guidato nella scelta dei ventinove salmi di questo libretto: anzitutto ho scelto quelli che vengono ripresi nelle pagine del Nuovo Testamento e che variamente alludono alla persona di Gesù. In tal modo si conferma il legame tra i due Testamenti, tra il popolo di Israele e i discepoli di Gesù. E nel mio commento ho costantemente riletto il salmo alla luce di parole analoghe che ritroviamo sulle labbra di Gesù, di Maria, dei discepoli. La seconda ragione è squisitamente personale: ho scelto i salmi che mi facevano sognare il paese di Gesù e, commentandoli, lo confesso, intensa è stata l’emozione. Ho voluto così ringraziare il cardinale Carlo Maria Martini che mi ha contagiato con l’amore per la Terrasanta. Infine, questo scritto è nato nei giorni di “clausura” per il Coronavirus. Ve n’è traccia tra le righe, a ricordo dei morti e monito per i vivi.

