Giuntina
Alleanza e conversazione Deuteronomio. Il rinnovo dell'Alleanza
Jonathan Sacks
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 552
Devarim, il libro del Deuteronomio, conclude il cammino della Torà
Assimilazione e antisemitismo razziale: i modelli iberico e tedesco
Yosef Hayim Yerushalmi
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 78
L'antisemitismo razzista non è un'esclusiva del nazismo
Seguendo le tracce
Assaf Gavron
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 560
Negli anni Ottanta, in un villaggio alle porte di Gerusalemme, quattro ragazzi attraversano estati che sembrano non dover fini
Giorgio Ascarelli. Filantropo e imprenditore a Napoli
Adam Smulevich
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 162
C'è stato un tempo, nell'Italia tra le due guerre, in cui il nome di Giorgio Ascarelli era noto a tutta Napoli
Erre. Periodico di divulgazione e approfondimento di Fondazione Rut
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 178
Spezzare il pane è il gesto più antico e il più attuale
Alleanza & conversazione. Numeri: gli anni del deserto
Jonathan Sacks
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 620
Il libro dei Numeri - Bemidbar, "nel deserto" - affronta uno dei momenti cruciali della storia biblica: il cammino dalla liber
Eugenio Colorni. Per un'Europa libera e unita
Massimiliano Coccia
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 194
28 maggio 1944, Roma è ancora occupata
L'angelo della storia. Testi, lettere, documenti
Hannah Arendt, Walter Benjamin
Libro: Libro in brossura
editore: Giuntina
anno edizione: 2026
pagine: 272
Chi fu Walter Benjamin? A questa domanda poteva forse dare risposta solo Hannah Arendt. Lo aveva conosciuto e frequentato a Parigi, negli anni d'esilio dalla Germania nazionalsocialista, prima che ponesse fine alla sua vita in Spagna nella fuga verso gli Stati Uniti, diventando un simbolo del tragico destino dell'ebraismo tedesco nel Novecento. Quando pubblicò un celebre saggio sull'amico nel 1968 - qui per la prima volta tradotto dalla versione originale tedesca - molte pagine erano dedicate alla biografia non già per ricercare motivi all'origine del suo pensiero, bensì per risalire alle cause della sua fama postuma. Scritti su letteratura ed estetica venivano riletti alla luce della critica politica, scoprendo intenti maturati dal confronto col marxismo dietro agli aspetti filosofici e religiosi rilevati fino ad allora dagli interpreti. Un'accusa che all'epoca si trasformò in polemica sullo sfondo dell'antagonismo tra capitalismo e comunismo, che richiedeva nuove soluzioni al problema della libertà dell'uomo d'imprimere un senso alla sua storia di catastrofi e non di progresso tra politica e teologia. Quel saggio dal lapidario titolo “Walter Benjamin” contribuì come nessun altro alla fortuna di un pensiero che accoglieva impulsi dalla metafisica per affrontare questioni della politica, come abbozzato nella serie di tesi “Sul concetto di storia”, tradotte qui dal manoscritto originale affidato all'amica e presto riconosciute come suo testamento spirituale. Oltre alle loro lettere (1936-1940) sono raccolti in questo volume anche i principali documenti sulle discussioni che si accompagnarono alla riscoperta di un autore che continua a rivelarsi nella sua inattualità perché guardò oltre ogni attualità.
Non ti farai immagine alcuna. Estetica e qedushà nella tradizione di Israele
Massimo Giuliani
Libro
editore: Giuntina
anno edizione: 2025
pagine: 246
Che cos’è la bellezza per l’ebraismo? E in che modo si intreccia con il sacro? Non ti farai immagine alcuna affronta il tema affascinante del rapporto tra arte, bellezza e santità nel pensiero ebraico. Dal roveto ardente a Chagall, da Kant a Rosenzweig, Massimo Giuliani esplora il senso dell’aniconismo – il divieto religioso di raffigurazione del volto umano e divino – come disciplina dello sguardo, capace di significare e di custodire l’irrappresentabile. Ne emerge un’estetica ebraica che intreccia filosofia, liturgia e arte, mostrando come la santità (qedushà) sia una forma di bellezza non idolatrica: il modo ebraico di riconoscere nel mondo il riflesso del sublime.

