Kurumuny
La terra, il mare e il bene che vi voglio
Libro: Libro in brossura
editore: Kurumuny
anno edizione: 2008
pagine: 46
Scoprire l'Italia. Inchieste e documentari degli anni cinquanta
Mirko Grasso
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Kurumuny
anno edizione: 2007
pagine: 128
Il tempo in frammenti. Giovani, tempo libero e consumo a Mercato S. Severino
Libro
editore: Kurumuny
anno edizione: 2007
pagine: 156
Canti di passione. Ce custi o gaddho na cantalìsi
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Kurumuny
anno edizione: 2007
pagine: 64
Anselm Strauss e l'interazionismo simbolico
Giuseppina Cersosimo
Libro
editore: Kurumuny
anno edizione: 2006
pagine: 88
Zimba. Voci, suoni, ritmi di Aradeo
Giuseppe Mighali
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Kurumuny
anno edizione: 2006
pagine: 112
Alan Lomax in Salento. Le fotografie del 1954
Libro: Libro rilegato
editore: Kurumuny
anno edizione: 2006
pagine: 108
Il cinema salvato dal Sud
Rita Picchi
Libro: Libro rilegato
editore: Kurumuny
anno edizione: 2006
pagine: 112
Stendalì. Suonano ancora
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Kurumuny
anno edizione: 2006
pagine: 96
Stendalì. Canti e immagini della morte nella Grecia salentina
Mirko Grasso
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Kurumuny
anno edizione: 2005
pagine: 88
Il testo delle lamentazioni salentine, cantato dalle donne di Stendalì e interpretato nel filmato dall’attrice Lilla Brignone, viene tradotto da Pier Paolo Pasolini che coglie e mette in evidenza la struttura “a piramide” dei canti di morte. Nel canto di Pasolini, infatti, è presente una tensione che sale gradualmente e che si sposa perfettamente con un montaggio serrato delle immagini. Pasolini metabolizza, in una personale opera di riscrittura del materiale, quel sentimento autenticamente popolare e umano che traspare dai volti dei protagonisti del filmato. La ripubblicazione in dvd del documentario di Cecilia Mangini viene accompagnata da una nostra ricerca che propone: la ricostruzione del lievito culturale che ha fatto nascere questo genere di opere cinematografiche, un’analisi del contenuto specifico di Stendalì, il legame filiale con l’opera di Ernesto de Martino, una interessante e corposa intervista alla regista. Il nostro saggio si avvale di una panoramica sui registi demartiniani: pagine queste di Gianluca Sciannameo. In meno di quindici minuti il sasso lucente e duro diviene, oggi, un vero pugno nello stomaco: inchioda lo spettatore allo schermo, traccia un sentiero nel recupero della memoria collettiva. Alla visione di questo piccolo capolavoro, una vera e propria «opera di poesia realistica» come scrive Pietro Pintus, numerose sollecitazioni tornano alla mente. Grazie a Stendalì, e questa operazione culturale è un ringraziamento più ampio a Cecilia Mangini, è possibile ripercorrere un sentiero della memoria che appariva, prima di questa sua riproposta, vicolo cieco, relegato alla memoria di pochi ultimi.

