Neri Pozza
Casa Trelawney
Hannah Rothschild
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 368
Per ottocento anni Trelawney Castle – una stanza per ogni giorno dell’anno, undici scaloni e oltre sei chilometri di corridoi – è stato il più maestoso e il più sontuoso castello della contea di Cornovaglia, rappresentando degnamente la famiglia omonima. Ma con l’incespicante trascorrere dei secoli, la mollezza delle abitudini ha smorzato l’ambizione dei signori di Trelawney: gli ultimi otto dei ventiquattro conti si sono distinti per dissolutezza e inettitudine finanziaria, mentre due guerre mondiali, il crollo di Wall Street e le tasse ereditarie hanno finito col dissipare il patrimonio della famiglia. Nel 2008 le finestre sono ormai oscurate dall’avanzata dell’edera e dei rovi, alcuni soffitti parzialmente crollati rivelano gli ambienti soprastanti e gli attuali abitanti del castello tengono a bada il degrado chiudendo le porte a chiave. Jane Tremayne, nuora del ventiquattresimo conte di Trelawney e moglie dell’erede, Kitto, svolge la maggior parte delle mansioni domestiche e accudisce il giardino, gli anziani suoceri e l’ultimo cavallo rimasto nella stalla. Kitto investe in progetti improbabili, con l’inettitudine di chi è consapevole di essere l’ultimo, biasimato superstite di una nobile dinastia. Dei loro tre figli solo il maggiore, Ambrose, frequenta l’ultimo anno a Harrow, mentre le tasse esorbitanti della scuola privata costringono il secondogenito, Toby, e la sorella, Arabella, a frequentare il liceo pubblico locale. E poi ci sono Enyon e Clarissa, conte e contessa di Trelawney, intenzionati a fingere che ogni cosa si sia conservata nello splendore di un tempo, mentre l’eccentrica prozia Tuffy si è barricata in un villino fatiscente in fondo al parco, dedicando la sua esistenza allo studio delle pulci. L’unica che sembra essersi salvata dalla rovina è Blaze, la sorella di Kitto: allontanata da Trelawney Castle per questioni ereditarie, ha rinnegato il passato e fatto fortuna nella finanza a Londra. Ma quando una vecchia amicizia in comune, Anastasia, chiede ospitalità per la figlia diciannovenne, Ayesha, Blaze e Jane, da tempo estranee, dovranno necessariamente riunirsi per salvare quel che resta di Trelawney Castle dal dissesto finanziario, ora che i mercati e le banche sono sull’orlo del tracollo. Un’occasione, forse, per scoprire anche cosa tiene davvero unita una famiglia. Con sferzante humour britannico, e grazie a una prosa vivace, Hannah Rothschild dà vita, attraverso le vicende di un’antica casata sull’orlo del lastrico, a una trascinante commedia sociale.
In lotta contro il destino. Lettere (1945-1959)
Albert Camus, Nicola Chiaromonte
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 256
«Bisogna essere stati soli e randagi per sapere il valore dell’ospitalità». Nelle primavera del 1941, prostrato dalla perdita di Annie Pohl, la sua prima moglie, e dalla sensazione di non avere più speranze, Nicola Chiaromonte decide di partire per Marsiglia, facendo poi rotta per l’Africa. Fugge da un’Europa devastata dalla guerra, fugge soprattutto dalla Francia, da «tutto ciò che poteva essere dolcezza, compagnia, consolazione»: la cerchia degli amici, innanzi tutto, e poi Parigi, la città raggiunta nel 1934 da esule antifascista, dove ha conosciuto Annie e stabilito un intenso sodalizio spirituale con l’intellettuale libertario italo-russo Andrea Caffi. Giunto ad Algeri, viene introdotto nel gruppo dei giovani artisti, scrittori e giornalisti che, riuniti attorno ad Albert Camus e alla Maison Fichu, cercano di ricreare, grazie all’attività teatrale, un’esperienza fraterna ed egualitaria, ispirata alla bellezza e alla libertà. All’epoca del loro primo incontro, Albert Camus ha appena terminato i suoi tre «Assurdi» – un romanzo, Lo Straniero, un saggio, Il mito di Sisifo, e una tragedia, Caligola – che esaminano il problema della società e del nichilismo contemporanei. Per Chiaromonte, tuttavia, la frequentazione di Camus e della sua cerchia, non è che l’occasione per ritrovare, in terra africana, «la Francia amata, il calore puro e netto dell’amicizia francese». Soltanto qualche anno dopo, leggendo le opere dello scrittore francese a New York, Chiaromonte comprende che una profonda affinità spirituale lo unisce all’autore dello Straniero. Dall’esilio americano, durante i drammatici anni di guerra che condussero alla disfatta di Hitler e alla bomba atomica, dà allora avvio a un intenso scambio epistolare con Camus che dura fino alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 1960. Testimonianza, talvolta commossa e commovente, dell’«amicizia tanto intensa e pudica» che unì per due decenni due giganti del secolo scorso, la corrispondenza tra Albert Camus e Nicola Chiaromonte svela, attraverso la «dura fraternità degli uomini in lotta contro il destino», i segni di una stessa condizione umana e di un comune atteggiamento dello spirito nei confronti della barbarie e della violenza, che farà dire a Camus nel 1954: «Io l’avevo riconosciuta e lei era tra le decine di esseri con i quali avevo sempre vissuto, anche in loro assenza».
Fango e stelle. Viaggio in Russia in compagnia di Puskin, Tolstoj e altri geni dell'Età dell'oro
Sara Wheeler
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 304
Puškin era un uomo licenzioso, lascivo, impetuoso, che ben di rado si lasciava sfuggire l’occasione di una rissa. Non ebbe mai un lavoro vero e proprio e, per lo più, visse con i soldi di suo padre. Dostoevskij usciva di casa con temperature rigidissime e sedeva poi per ore in una sala riscaldata per correggere le bozze. Spesso lavorava quindici ore al giorno e aveva sei attacchi epilettici alla settimana. Gogol’ aveva le gambe corte e un’andatura goffa, portava i capelli lisci che gli penzolavano ai lati del collo e il naso era tanto lungo e aguzzo che era in grado di toccarlo con il labbro inferiore: forse è per questo che le sue prime storie raccontano tanto bene gli odori. Tolstoj era l’uomo più famoso di tutta la Russia, dopo lo zar, e indubbiamente uno dei più egoisti. Morì in una stazione, un decesso appropriato, dato che nelle sue narrazioni associò spesso la ferrovia alla morte: Anna Karenina perisce sotto un treno, e lungo tutto il romanzo eponimo la ferrovia rappresenta l’orrenda minaccia della modernità, l’adulterio, l'incubo. Attraverso otto fusi orari, viaggiando sulla Transiberiana in inverno e navigando sul Mar Nero in estate, Sara Wheeler raggiunge i luoghi più disparati e remoti della Russia per raccontare gli scrittori dell’Età d’Oro, i mostri sacri della letteratura russa del XIX secolo, coloro che ancora oggi continuano a dominare la letteratura mondiale. "Fango e stelle" non è, tuttavia, soltanto un corso intensivo sui classici russi. Ripercorrendo il paesaggio letterario russo, Sara Wheeler svela l’anima di una nazione ben diversa da quella descritta oggi dai giornali: un grande paese in cui le glorie letterarie del passato continuano a essere fonte d’ispirazione per la vita concreta, le lotte e la cultura dei suoi abitanti.
L'illusione del libero mercato. Il sistema penale e il mito dell'ordine naturale
Bernard E. Harcourt
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 336
Dal 1973 al 2009, un periodo segnato dall’ascesa della razionalità del mercato e del neoliberalismo, la popolazione carceraria americana è passata da meno di 200.000 a più di 2 milioni di persone entro il 2002 e, nel 2008, a oltre l’1% della popolazione adulta: il tasso più alto al mondo, cinque volte quello dell’Inghilterra e dodici volte quello del Giappone. Dati inconfutabili, che spingono inevitabilmente a chiedersi se vi sia una connessione tra questa espansione della sfera penale e l’affermazione del neoliberalismo e della sua incontrastata fede nel libero mercato. Per appurare la realtà di questa connessione, questo libro avanza un’affascinante ricostruzione del rapporto esistente tra l’idea di “ordine naturale” del mercato e la svolta punitiva della cosiddetta “penalità neoliberale”. Una ricostruzione che passa innanzi tutto per una genealogia del concetto di “ordine naturale”. Harcourt mostra come questo concetto non si debba affatto a Hayek e ai teorici del neoliberalismo, ma risalga alla riflessione dei fisiocratici francesi del Settecento. È al fisiocratico Quesnay che si deve l’edificazione del mito di un ordine spontaneo del mercato in cui lo Stato non deve intervenire, pena il disordine e l’asfissia delle regolamentazioni. È a Quesnay che si deve anche una ridefinizione del dispotismo giuridico settecentesco in cui, tolta allo Stato ogni possibilità di intervento nell’economia, all’arte del governo non resta altro che la sfera della sanzione penale. Vecchi miti che riappaiono poi identici nelle «tecnologie governative liberali avanzate» degli anni Settanta con il trionfo del liberismo della Scuola di Chicago e l’idea, comune tanto alla destra quanto alla sinistra degli schieramenti politici, che governare non sia altro ormai che «governare attraverso il crimine» (Jonathan Simon). Harcourt non si limita, tuttavia, alla genealogia del mito del libero mercato, ma mostra come e perché questo concetto sia, appunto, un mito. I fisiocratici volevano sottrarre i mercati parigini della metà del Settecento all’intervento del governo. Al contrario, il Board of Trade di Chicago o la Borsa di New York appaiono oggi come il paradigma stesso del libero mercato nel mondo occidentale. Nulla di più irreale. Gli orari di apertura e chiusura, l’identità dei trader e degli acquirenti, i mezzi di consegna, i controlli sulle variazioni dei prezzi, persino il prezzo stesso del denaro, la merce più importante di tutte, tutti gli aspetti del trading sui mercati sono regolamentati e, proprio come quelli parigini del Settecento, attentamente sorvegliati. L’ordine spontaneo del mercato è, in realtà, per Harcourt, un ordine artificiale, una “riregolamentazione” in cui la proclamata astensione statale nella sfera economica, combinata con un effettivo intervento statale nella sfera criminale, è destinata, sin dalle origini, a produrre devastanti conseguenze sociali.
Gli ultimi giorni del potere imperiale. I dodici
Aleksandr Blok
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 192
Nel febbraio del 1917 Aleksandr Blok è di leva, soldato semplice in una compagnia di genieri acquartierata nelle paludi di Pinsk, in Bielorussia. Non ha visto le violente dimostrazioni nelle vie di Pietrogrado né ha assistito al rapido sfacelo del potere imperiale. L'eco del crollo del regno di Nicola II, quel lungo disastro cominciato con i milletrecento morti nei giorni dell'incoronazione e proseguito poi con una feroce e sciagurata politica interna, è arrivata però chiara al suo orecchio. Blok sa che Nicola II ha abdicato ed è agli arresti. Ne gioisce a tal punto da fare richiesta di trasferimento, tornare nella capitale e farsi nominare redattore capo delle registrazioni stenografiche della «Commissione inquirente straordinaria per l'inchiesta sulle attività illegali degli ex ministri, dirigenti amministrativi e alti funzionari». Nella fortezza di Pietro e Paolo assiste, in un misto di atrocità, confusione e cinismo, agli interrogatori dei dignitari che per vent'anni sono stati i padroni assoluti della nazione. Uno spettacolo miserevole, dinanzi al quale si rafforza in lui l'assoluta convinzione che la tempesta della Rivoluzione sia necessaria, che per lasciarsi alle spalle la «falsa, sporca, tediosa, mostruosa vita» del potere imperiale occorra, «con tutto il corpo, con tutto il cuore, con tutta la coscienza», ascoltare la Rivoluzione. La quasi totalità dell'intelligencija russa, tuttavia, fraintende. Crede che Blok sia salito sul carro dei vincitori bolscevichi. Il poeta risponde allora con la lingua che gli è propria, scrive di getto e pubblica I dodici, il grande poema mistico in cui Gesù Cristo, cinto da una bianca coroncina di rose, capeggia una pattuglia di guardie rosse. La pubblicazione suscita il disprezzo e l'indignazione sia degli intelligenty, per i quali Blok diventa definitivamente un traditore, sia dei bolscevichi, per i quali il poeta, con il suo misticismo, non è altro che un nemico di classe. Nell'aprile del 1918, Blok termina Gli ultimi giorni del potere imperiale, un resoconto preciso, scandito da un ritmo angoscioso, della fine della Russia zarista, poi smette di scrivere. Muore improvvisamente tre anni dopo dicendo nell'addio «la Russia mi ha mangiato come uno stupido maiale mangia il suo porcellino». I due testi, attentamente tradotti e curati da Igor Sibaldi, sono qui riuniti per la prima volta in un'unica edizione.
Nascita e avvento del fascismo. L'Italia dall'armistizio alla marcia su Roma
Angelo Tasca
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 496
Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1938 con il titolo "Naissance du fascisme", a distanza dunque di più di ottanta anni dalla sua apparizione, questo libro non cessa di stupirci per la sua puntuale ricostruzione della nascita del fascismo e delle ragioni che ne permisero l’affermazione. Militante socialista dopo essere stato espulso dal Partito comunista alla fine degli anni Venti, Tasca era riparato a Parigi nel 1926. Lontano dall’Italia, per comporre l’opera si era affidato alle memorie personali e alle testimonianze degli esuli antifascisti come lui. Un materiale limitato che, tuttavia, diede origine alle pagine forse più avvincenti dal punto di vista narrativo, e più chiare nell’argomentazione storica, che siano state scritte sull’avvento del fascismo. Il libro narra degli eventi intercorsi tra il 1918 e il 1922, quattro anni destinati a cambiare la storia del nostro paese e del mondo, e ad approntare la barbarie poi naufragata nella tragedia della Seconda guerra mondiale. Quattro anni narrati attraverso una cronaca serrata, in cui le circostanze e i fatti decisivi si susseguono lasciando il lettore senza respiro: ecco dunque la «rivoluzione democratica del 1919», il movimento sorto nel primo dopoguerra con le rivendicazioni dei reduci, le proteste operaie e la richiesta di Costituente, un movimento per l’emancipazione sociale e civile del paese che non trovò alcuna espressione politica degna di questo nome; ecco il «biennio rosso», l’occupazione delle fabbriche, la fine dell’ondata rivoluzionaria e l’insorgere della violenza squadrista nelle stesse zone «rosse»; ecco, infine, la «Caporetto socialista» dell’estate del 1922, con la sconfitta definitiva del movimento operaio e la dilagante reazione fascista culminata poi nella marcia su Roma. Ciò che, tuttavia, colpisce di più in questo libro, ed è tuttora una imprescindibile lezione per la difesa della democrazia, è l’argomentazione delle ragioni sociali della sconfitta del movimento operaio e dell’avvento del fascismo. Le forze socialiste, non l’imbelle fronte liberale, avrebbero certamente potuto impedire la barbarie fascista se solo avessero fatto davvero propria l’affermazione di Marx per la quale una classe è davvero rivoluzionaria soltanto quando non è «una classe particolare, bensì la rappresentante dei bisogni generali della società». Durante tutta la crisi postbellica il socialismo, come rappresentante dei bisogni generali della società, fu del tutto assente, col risultato che, avendo la società «“orrore del vuoto”, se lo si lascia sussistere troppo a lungo, le forze più selvagge, attratte e moltiplicate da esso, si affrettano a colmarlo». Prefazione di Ignazio Silone.
Questa è la felicità
Niall Williams
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 400
La pioggia è cessata. Nessuno, nel piccolo e dimenticato villaggio di Faha, ricorda quando è iniziata. Sulla costa occidentale irlandese la pioggia è una condizione esistenziale: scende diritta e di sghimbescio, presentandosi in veste di pioggerella, di acquerugiola, di bruma, di acquazzoni frequenti e di nebbia bagnata; arriva a ogni ora del giorno e della notte, in tutte le stagioni, senza badare al calendario né alle previsioni meteorologiche, tramutando il suolo in fango e l’aria in una cortina. Ma ora che non piove più, nessuno sembra essersene accorto. Forse perché è successo subito dopo le tre del Mercoledí Santo, e l’intera parrocchia è stipata nella chiesa di Santa Cecilia, dove Padre Coffey, il viceparroco, pallido e sottile come un’ostia, sta annunciando l’arrivo dell’elettricità. Faha è infatti un luogo in cui, settantotto anni dopo l’accensione della prima lampada ad arco davanti agli uffici del Freeman’s Journal di Princes Street a Dublino, e a settant’anni da quando è stata inaugurata l’illuminazione elettrica delle strade, manca ancora l’elettricità. Quel pomeriggio il diciassettenne Noel Crowe, arrivato in treno da Dublino per trascorrere le vacanze nella casa dei nonni Doady e Ganga, si affaccia alla soglia in quei primi istanti di cessazione della pioggia, ed è allora che scorge un uomo entrare in cortile a passo vivace, con una piccola valigia al fianco. Noel non può saperlo, ma quello straniero lascerà un’impronta profonda nella sua vita, allo stesso modo in cui l’elettricità è destinata a stravolgere un mondo che per secoli è rimasto sempre uguale a sé stesso. Nel nuovo romanzo dell’autore di "Storia della pioggia", c’è il commovente ritratto di una comunità, delle sue idiosincrasie e delle sue tradizioni, dei suoi paradossi e delle sue inanità, dei suoi fallimenti e dei suoi trionfi.
Questa terra così gentile
William Kent Krueger
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 496
1932, Minnesota. Rimasti orfani e senza parenti, Odie O'Banion e suo fratello Albert vengono portati alla Lincoln Indian Training School, sebbene siano gli unici due ragazzi bianchi in una scuola di indiani. Mrs. Thelma Brickman, la direttrice, soprannominata la Strega Nera, è una donna arcigna e autoritaria, che non esita a punire la vivacità del giovane Odie confinandolo nella Stanza del Silenzio, una cella d'isolamento dove i bambini vengono rinchiusi senza cibo e acqua. A rendere quel luogo ancora più spaventoso è l'occhio attento del custode, un uomo sciatto e scontroso di nome DiMarco: se un ragazzo ha bisogno di una punizione, di solito è DiMarco a somministrargliela, godendo di ogni singolo colpo della cinghia di cuoio. Ma la Lincoln Indian Training School è anche un luogo dove Odie stringe legami destinati a lasciare un segno indelebile nella sua vita: quello con Mose, un ragazzino indiano che non è in grado di articolare le parole perché a quattro anni gli è stata tagliata la lingua, ma dalle cui labbra sgorga una bella risata contagiosa; e quello con la piccola Emmy Frost, la figlia dell'insegnante di economia domestica, una bambina con un dono speciale. Quando, a seguito di un terribile crimine, Odie sarà costretto a fuggire dalla scuola, Albert, Mose ed Emmy lo seguiranno. A bordo di una canoa, pagaieranno sul fiume Gilead al chiaro di luna, lasciandosi alle spalle le piantagioni di cotone diretti al Mississippi: quattro orfani salpati insieme per un'odissea che vedrà le loro vite andare incontro a pericoli di ogni genere, in un'avventura destinata a diventare epica. Con l'atmosfera di un classico moderno, tra omicidi e rapimenti, bambini perseguitati e demoni dai mille nomi, "Questa terra così gentile" racchiude in sé tutti gli elementi in grado di animare una grande storia: il coraggio e la codardia, l'amore e il tradimento. E, ovviamente, la speranza.
Italiani dovete morire. Il massacro della divisione Acqui a Cefalonia
Alfio Caruso
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 400
A ventun anni dall’aver scritto il nome della divisione Acqui nel Pantheon della memoria, torna Italiani dovete morire, il libro che ha riportato al centro della storia nazionale il massacro dei nostri soldati a Cefalonia. Arricchito di nuovi capitoli e di nuove testimonianze, racconta i vani sforzi condotti dal 2000 dalla magistratura militare e ordinaria di portare a giudizio i militari tedeschi che si macchiarono dell’immonda strage (oltre cinquemila soldati e ufficiali passati per le armi dopo la resa). Purtroppo i pochi responsabili individuate e ancora vivi l’hanno scampata. La giustizia della Germania ha fatto muro archiviando i procedimenti, assolvendo i colpevoli, negandone l’estradizione. Così il sottotenente del 98◦ Otmar Muhlauser, mastro pellicciaio in pensione a Dillingen sul Danubio, nel cuore della Svevia, si è sottratto alla condanna. Muhlauser comandava il secondo plotone, che cominciò la tragica giornata del 24 settembre fucilando il generale Gandin. Così l’ha scampata il caporale Alfred Stork, reo confesso: «Dovevamo sparare in tre su ogni ufficiale: uno in testa e due al petto. Al termine ero completamente sfinito. Abbiamo caricato i corpi su un vecchio traghetto, che si è diretto verso il mare aperto. Quando sono tornati abbiamo chiesto che cosa ne avessero fatto dei cadaveri, ci hanno risposto di averli legati insieme e gettati in mare». Hanno tutti ripetuto di aver eseguito gli ordini ricevuti da Hitler. In ciascuno di loro il profondo convincimento bene sintetizzato alla sentenza choc con cui la procura di Monaco ha respinto il desiderio di giustizia delle vittime italiane: «archiviazione perché i soldati italiani a Cefalonia erano traditori, e quindi andavano trattati come i disertori tedeschi: fucilati». Per fortuna il ricordo dei tanti ragazzi (età media 24 anni), che s’immolarono in nome di un’Italia non più fascista e non ancora repubblicana, è tenuto vivo dai figli, dai nipoti, da quanti hanno scoperto in anni recenti il loro sacrificio. L’eccidio di Cefalonia, «una delle azioni più arbitrarie e disonorevoli nella lunga storia del combattimento armato», così fu definito a Norimberga, non è in tal modo caduto nell’oblio, grazie anche alle pagine di questo commovente e straziante libro che ne ricostruisce la tragica vicenda.
Nietzsche il nichilista
Lars Iyer
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 416
Alla scuola pubblica di Wokingham è l'ora della Vecchia Talpa, la professoressa di economia con i suoi immancabili grafici sui titoli di stato, l'andamento delle Borse, la bolla immobiliare. Che cosa significano? chiede, sorridendo torva. Art, Paula, Merv, Chandra, apocalittici studenti dell'ultimo anno, avanzano le loro catastrofiche interpretazioni: iperinflazione, stagflazione, dispotismo finanziario, distruzione delle risorse, e poi fascismo, guerre commerciali, guerre vere... La Vecchia Talpa continua a sorridere torva. E cosa si può fare? Il nuovo arrivato alza la mano. Viene dal Trafalgar College. Roba seria, edifici eleganti, giardini eleganti, elegantemente recintati per tenere fuori i proletari. Roba distante un continente intero da Wokingham e dalla sua scuola di periferia. Sembra uno che ha carisma, il nuovo, anzi uno a cui non interessa avere carisma e che, proprio per questo, ha carisma. Niente, dice, che vada tutto in malora, è l'economia il problema, l'economia svaluta tutto ciò che ha importanza. Così si annuncia al piccolo gruppo degli apocalittici protagonisti di queste pagine il più apocalittico di tutti loro: Nietzsche il nichilista, il ragazzo il cui bisogno primario è non essere morto e non portarsi in spalla il cadavere di un mondo che, secondo lui, è in irreparabile rovina. È un incontro fatale per Art, Paula, Merv e Chandra. Loro non sono come gli sfigati insaziabili e inerti che stanno sempre a controllare il telefono, sempre a ingozzarsi, a consumare; loro vogliono sollevare le pietre, mettere in discussione tutto, senza lasciare intatto niente. Hanno una band e vorrebbero fare qualcosa di nuovo, suonare la fine delle cose, la musica delle ceneri, la musica dopo la musica. Per questo vorrebbero diventare filosofi, filosofi di periferia, filosofi di Wokingham e della valle del Tamigi! Che Nietzsche sia il loro uomo, venuto ad aprire il cuore della tempesta nichilista? Con disincantata ironia, "Nietzsche il nichilista" narra della gioventù ribelle in un'epoca in cui lo spirito della ribellione ha a che fare con un mondo in cui «nulla è più vero del nulla».
Un semplice caso di infedeltà. Le inchieste di Maisie Dobbs
Jacqueline Winspear
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 320
Nel 1910 la tredicenne Maisie Dobbs prende servizio come cameriera in una elegante dimora di Belgravia, casa Compton. La moglie di Lord Julian Compton, Lady Rowan, una fervente suffragetta, non tarda a rendersi conto che la schiva ragazzina possiede una mente eccezionale, un’intelligenza così brillante da meritare più dell’angusto destino che il lavoro domestico potrebbe riservarle. Nulla di meglio, dunque, che indirizzarla presso l’amico Maurice Blanche, uno degli investigatori preferiti dall’élite europea del tempo. Un utile apprendistato prima di tentare di accedere al prestigioso Girton College di Cambridge. Lo scoppio della guerra, però, muta radicalmente le cose. Maisie si forma come infermiera e parte per la Francia, dove l’orrore non lascia scampo a niente e nessuno, nemmeno a lei. Rientrata in Inghilterra, nel 1929 la giovane donna decide di rilevare l’attività di Blanche e mettersi in proprio come investigatrice privata. Il suo primo caso, tuttavia, appare di poca rilevanza: il commerciante Christopher Davenham le chiede di indagare sulla presunta infedeltà della moglie Celia, una donna che sembra aver fatto della menzogna un’arte. Dopo tutto il tirocinio, tutti gli studi e i successi con Maurice Blanche, quel semplice caso di adulterio pare a Maisie un affronto. Ma la giovane investigatrice non si tira indietro. Non è forse vero che le cose straordinarie si camuffano sempre da cose qualsiasi? Maurice le ha insegnato a non dare nulla per scontato, e così ecco che, pedinando Celia Davenham, Maisie si ritrova nell’ultimo luogo in cui avrebbe pensato di trovarsi: il cimitero di Nether Green, dinnanzi a una lapide con inciso un nome e null’altro. Primo di una serie di avvincenti gialli ambientati negli anni Venti e Trenta, "Un semplice caso di infedeltà" presenta al lettore l’investigatrice privata Maisie Dobbs: geniale e intuitiva come Sherlock Holmes, decisa e determinata come Lisbeth Salander.
Côte d'Azur. 1920-1960: gli anni d’oro della Riviera francese
Mary S. Lovell
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 544
Meta invernale prediletta, negli ultimi decenni del XIX secolo, delle famiglie reali e aristocratiche inglesi e russe, negli anni Venti del secolo scorso la Côte d’Azur divenne il luogo per eccellenza della villeggiatura estiva del Jet Set internazionale. Nel 1926 i ricchi newyorkesi Gerald e Sara Murphy, che ispirarono i personaggi di Dick e Nicole Diver in Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald, la elessero a loro luogo di residenza attirando, nel giro di pochi anni, un gruppo eclettico di pittori, scrittori e altri artisti, tra i quali Pablo Picasso, Paul Robeson, Cole Porter, Dorothy Parker, Jean Cocteau, Scott e Zelda Fitzgerald. Attorno al circolo dei Murphy gravitavano altri personaggi, come l’americana Maxine Elliott: attrice, forse amante di un re d’Inghilterra e certamente abilissima investitrice. A lei va infatti il merito di aver concepito lo Château de l’Horizon, una deliziosa villa bianca in stile art déco sulla Riviera francese, che non tardò a diventare la residenza estiva delle più illustri personalità dell’epoca: Churchill vi trovò rifugio per riprendersi dalle delusioni del forzato esilio dalla politica britannica, e così fecero anche il duca e la duchessa di Windsor, anch’essi maltrattati dall’opinione pubblica. Disegnato da un giovane americano, Barry Dierks, che sarebbe diventato uno degli architetti più famosi sulla Riviera, per tre decenni lo Château de l’Horizon avrebbe rappresentato il santuario di uno stile di vita sensuale, lussuoso, eccentrico. Questo libro racconta la storia di questa celebre dimora modernista, ma parla anche del primo, ammaliante periodo in Riviera, quando l’accettazione da parte dei circoli più esclusivi esigeva una ricchezza che i comuni mortali neanche sognavano, l’appartenenza a famiglie nobili o le maniere giuste per intrattenere e divertire il prossimo.

