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Neri Pozza

La fabbrica

La fabbrica

Hiroko Oyamada

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 208

La fabbrica è grande, grigia e assomiglia in tutto e per tutto a una vera e propria città, con un ponte a due corsie, un servizio di autobus e una propria compagnia di taxi. Vetture e furgoni con il suo celebre logo percorrono tutti i giorni le strade dei dintorni, e non vi è genitore che non auguri ai figli una brillante carriera alle sue dipendenze. Per la giovane Yoshiko, fresca di laurea, l'assunzione nella fabbrica rappresenta di certo un sogno che si realizza, e poco importa che il lavoro le venga pagato a ore, sia a tempo determinato e preveda un'unica mansione: azionare una macchina distruggi documenti per tutto il giorno, in qualità di membro della cosiddetta «Squadra distruttori». Per il briologo esperto in muschi Yoshio il salto di qualità è evidente: da ricercatore precario di una università di provincia a dipendente a tempo indeterminato nella famosa azienda in cui, a detta del suo professore, tutti i migliori laureati del paese sognano di entrare. E così Yoshio si ritrova a dirigere l'ufficio «sviluppo tetti verdi» del Reparto nuove soluzioni ambientali, che nemmeno esisteva prima del suo arrivo. L'assunzione nella fabbrica pare provvidenziale anche per Ushiyama, che lavorava come tecnico informatico per una piccola ditta prima di essere licenziato in tronco e senza spiegazioni. Ora lavora come correttore di bozze al Reparto dati e documenti della fabbrica. Ha a che fare solo con fogli di carta, penne e matite e ancora non ha capito se deve ritenersi fortunato. Tre giovani vite dedicate a una liturgia, il lavoro nella fabbrica, che, come un servizio di culto dovuto a un dio sconosciuto, governa il loro tempo. Che cosa produce, infatti, la fabbrica? Ed esiste ancora un mondo oltre i suoi confini?
18,00

Estate a Baden-Baden

Estate a Baden-Baden

Leonid Cypkin

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 224

«In un campo ampiamente attraversato come la letteratura della seconda metà del XX secolo, sembra improbabile che esistano ancora capolavori in attesa di essere scoperti. Eppure una decina di anni fa, rovistando in un bidone di tascabili usati dall'aria malmessa davanti a una libreria di Charing Cross Road, a Londra, mi sono imbattuta proprio in un libro del genere, Estate a Baden-Baden, che potrei annoverare tra i frutti più belli, originali ed entusiasmanti di un intero secolo di narrativa e paranarrativa». Così scrive Susan Sontag nella prefazione di questo sorprendente romanzo, la cui originalità sta nel modo in cui passa dalla narrazione autobiografica del mai identificato narratore, imbarcato in un viaggio nel desolato paesaggio sovietico contemporaneo, alla vita itinerante dei coniugi Dostoevskij. "Estate a Baden-Baden" appartiene a un sottogenere di romanzo raro e particolarmente ambizioso: il racconto della vita di una persona di grande talento realmente esistita in un'altra epoca, intrecciato a una storia al presente, quella del romanziere che medita, cercando di accedervi sempre più a fondo, sulla vita interiore di un personaggio destinato a diventare non solo storico ma monumentale. Oltre a narrarci le vicende di Fëdor Dostoevskij e della moglie Anna che - appena sposati - partono per un viaggio di quattro anni alla volta della Germania, dove lo scrittore russo sperimenterà la propria ossessione per il gioco d'azzardo, perdendo tutto nei casinò di Baden-Baden, Cypkin - che non vide mai pubblicata, nel corso della propria vita, una sola pagina della sua opera letteraria - ci offre anche un corso intensivo su tutti i grandi temi della letteratura russa. È un romanzo, questo, dal quale si emerge purificati, scossi, fortificati, capaci di un respiro un po' più profondo, e grati alla letteratura per ciò che può accogliere ed esemplificare. La presente edizione dell'opera è corredata per la prima volta delle fotografie originali di Leonid Cypkin.
16,00

Le tombe di Whitechapel

Le tombe di Whitechapel

Claire Evans

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 368

Londra vittoriana, 1882. Londra, 1882. Conosciuto come «il paladino degli innocenti», l'avvocato Cage Lackmann non ha mai perso una causa, nemmeno quando si è trattato di difendere i peggiori tagliagole. L'arte teatrale, del resto, così come l'inganno e la simulazione, ce le ha nel sangue: sua madre, Honor Dossett, è una consumata attrice. Ora, però, la carriera di Cage Lackmann rischia di essere travolta da uno scandalo che scuote la buona società londinese. Cinque anni prima, Cage ha difeso con successo Moses Pickering, accusato di uno di quegli omicidi spettacolari che sono la delizia dei quotidiani: il figlio quindicenne dell'abbiente famiglia Crewler, presso cui Pickering alloggiava, era stato trovato vestito da donna, violentato e strangolato. In realtà, l'accusa non aveva in mano niente contro il gentile e sofisticato Moses Pickering. Certo, Moses si trovava in quella casa la sera in cui il ragazzo era stato ucciso, ma erano presenti anche il fratello maggiore della vittima e l'intera servitù. A far cadere il sospetto su di lui erano stati solo e unicamente i suoi modi effeminati. Il caso vuole, però, che a un tiro di sasso dalla casa di Cage, in una delle strade più pericolose di Whitechapel, cinque anni dopo il caso Crewler, venga rinvenuto il corpo di un altro ragazzo vestito da donna e strangolato. Gli indizi sembrano condurre nuovamente a Pickering, svanito nel nulla proprio il giorno dell'omicidio. Incalzato dall'ispettore Jack Cross, più che mai intenzionato a smascherarlo come il peggior bugiardo che abbia mai calcato le aule di un tribunale, l'infallibile avvocato deve trovare Pickering al più presto e provare a salvarlo per la seconda volta con una delle sue magie. Tra false piste, intuizioni geniali e un'indagine dal ritmo serrato, l'autrice della "Quattordicesima lettera" ritorna con un thriller che trasporta il lettore nelle incantevoli, oscure atmosfere della Londra vittoriana.
18,00

Storia di un'altra Firenze. Viaggio controcorrente in 25 tappe

Storia di un'altra Firenze. Viaggio controcorrente in 25 tappe

Daniela Cavini

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 240

Firenze, città feticcio, strapazzata dall'imperativo turistico, assediata da mandrie di auricolari. Nata e cresciuta all'ombra del Duomo, l'autrice lascia la polis costruita dagli avi per vivere fra guerre e campi profughi come addetta stampa della Commissione Europea. È a Sarajevo mentre la Nato bombarda la Serbia, a Belgrado quando la rivoluzione abbatte Milosevic, a Beirut mentre Israele cannoneggia il Libano e a Damasco ad accogliere i rifugiati iracheni. Ma quando nascono due gemelli, decide di lasciare l'ultima tappa del suo peregrinare - Amman - e di tornare a casa. Qui quasi casualmente si trova a incontrare per la prima volta il passato della sua città. Uno sguardo maturato da anni di macerie, avido di riparazione, si pone in modo nuovo rispetto alle pietre fra cui era venuto al mondo. È un incontro che non smette più di accadere. Inizia la ricerca smaniosa di luoghi e informazioni, di visite guidate, letture, studi notturni: ogni angolo custodisce un racconto, ogni manufatto porge un segreto. Il vecchio territorio prende lentamente una forma nuova. Risalendo alle origini, collegando i significati, la giornalista si addentra in una città quasi "accessoria": non sono i capolavori assoluti ad attirarla, ma i luoghi secondari, quelli senza fila all'ingresso, quelli tenuti aperti poche ore al giorno, o pochi giorni al mese, magari da volontari. È una trama corale, la storia di un'altra Firenze, un intreccio che unisce tanti punti minori, smarriti all'ombra di idoli ingombranti, eppure parte dello stesso tessuto, di un patrimonio stratificato dal tempo, impreziosito dall'arte, costruito pezzo per pezzo, strada per strada. Venticinque siti restituiti dalle origini ad oggi, un ordito a scacchiera che parte dalle gualchiere di Remole - opificio medioevale dove la forza del fiume è sfruttata per convertire la lana in tessuto pregiato - e finisce a Villa Salviati, sede dell'archivio storico dell'Unione Europea. In mezzo ci sono oratòri preziosi tenuti in vita dalla testardaggine di preti ribelli, antiche scuole custodi della storia della scienza, parchi botanici unici al mondo, cenacoli dove una tavolata fra amici soppianta la Crocifissione, corridoi soprelevati per nascondere l'infermità dei potenti, chiostri che uccidono il Rinascimento. Uno slalom fra arte e storia, scienza e economia. Ma soprattutto un racconto di uomini, il cui lavoro continua a riscattare nei secoli l'insita barbarie vincolata alla specie umana.
22,00

Scandalo Italia. Corruzione, trasformismo, populismo:1870-1900

Scandalo Italia. Corruzione, trasformismo, populismo:1870-1900

Pierangelo Sapegno

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 240

L'Italia di oggi nasce il 20 settembre 1870, quando Roma diventa la capitale del nuovo regno, e i primi trent'anni di vita nazionale sono già lo specchio di ciò che siamo diventati: dal trasformismo in politica alla corruzione generalizzata, dalla compravendita dei voti parlamentari al populismo che rischia di sfociare in qualcosa di peggio, dalla malavita organizzata in strutture mafiose alle malversazioni ai danni dello stato e del cittadino. Persino le «trame nere» e quelle «rosse». Sembra incredibile, ma per quanto ci si sforzi non si riesce a trovare una sola «triste novità» del nostro tempo che non fondi le sue radici nelle cattive abitudini acquisite allora: depistaggi, ingiustizie nei tribunali, processi mediatici... Anche i personaggi sembrano sempre gli stessi: le vittime abbandonate dallo Stato, gli eroi neri della cronaca, i radical chic dei salotti. La verità è che non siamo mai cambiati e non abbiamo imparato nulla dagli errori e dalle bestialità commesse in passato. Dunque era davvero tutto già scritto? Perché non siamo stati capaci di crescere e di acquisire una diversa coscienza civile? Perché abbiamo perseverato nei nostri «peccati»? C'è una ragione che può giustificare tutto questo? Poteva andare diversamente? Se la Storia non si ripete mai, perché proprio in Italia è rimasta cristallizzata? Un giornalista conduce un'inchiesta serrata per cercare una risposta a tutte queste domande.
18,00

Una stanza fatta di foglie

Una stanza fatta di foglie

Kate Grenville

Libro: Libro in brossura

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 352

Durante la ristrutturazione di una residenza storica di Sydney, viene rinvenuta una scatola di latta sigillata e incastrata dietro una trave del sottotetto. La scatola, gremita di vecchi fogli quasi illeggibili, contiene le memorie di Elizabeth Macarthur, moglie di John Macarthur, passato alla storia come primo colono e padre dell’industria laniera australiana. Il ritrovamento è eccezionale, perché svela ciò che nessun documento della storiografia ufficiale osa raccontare: la vita di una donna straordinaria, capace di amministrare un’azienda agricola enorme, allevando pecore da lana pregiata e gestendo, con grande temperamento, una manodopera composta da galeotti abbrutiti. Gelosamente conservate, sottratte alla furia di un mondo in cui il ruolo della donna si perdeva in un desolante nulla, le memorie diventano la finestra attraverso cui è possibile affacciarsi su un’esistenza non comune. Elizabeth nasce nel 1766, figlia di un agricoltore del piccolo villaggio di Bridgerule, nel Devon. Ancora bambina, viene accolta nella casa del pastore, dove cresce in modo analogo a quello della quasi contemporanea Jane Austen. È qui che incontra e sposa il sottufficiale John Macarthur, un uomo irrequieto, sgradevole, roso dall’ambizione. Un anno dopo i due sposi, con il figlio in fasce, salpano verso la colonia penale del Nuovo Galles del Sud, appena istituita: poco più di due granelli d’Inghilterra in mezzo a incalcolabili miglia che non lo sono affatto. Un destino, per la giovane donna, approntato dalle regole sociali del tempo che non tengono in alcun conto la sua volontà. Tuttavia, nei vasti paesaggi di quel continente sconosciuto, nel regno delle foglie, delle rocce e del vento, Elizabeth scoprirà un coraggio che non avrebbe mai immaginato di possedere, cedendo a quel mistero insondabile che è il desiderio.
18,00

Loro

Loro

Roberto Cotroneo

Libro: Libro in brossura

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 192

Può il memoriale di una giovane donna sconvolgere a tal punto, da turbare persino coloro che si avventurano abitualmente nei recessi più oscuri della mente? È quanto accade in queste pagine, nelle quali Margherita B. narra dei fatti accaduti nel 2018, quando prende servizio, stando alle sue parole, come istitutrice presso una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi, in una magnifica villa progettata da un celebre architetto alle porte di Roma: la casa di vetro. Il compito che le viene affidato è prendersi cura delle gemelline Lucrezia e Lavinia. Nella casa di vetro, tutto sembra meraviglioso quell’estate. Ogni cosa è scelta con gusto, con garbo, con dedizione. Le gemelle, identiche, sono una meraviglia di educazione e di talento. Lucrezia ama il pianoforte, Lavinia l’equitazione. Ma pochi giorni dopo l’arrivo di Margherita cominciano a rivelarsi presenze terrificanti. Sono loro, dicono le bambine, gli antichi ospiti della casa, tornati per riportare in luce l’orrore. "Loro" rivisita le ossessioni che da anni segnano la narrativa di Roberto Cotroneo: il tema della verità e dell’ambiguità, del bene e del male, della violenza, del sacro e della felicità, quando brucia fino a farsi cenere. Le sue pagine, oscure e strazianti, si muovono per territori sinistri, e indagano soprattutto quella terra di nessuno che è la nostra mente. Un romanzo che, nel suo finale del tutto imprevedibile, è un omaggio alla grande letteratura e, nello stesso tempo, un racconto nitido che si muove dentro uno scenario torbido e sa guardare oltre l’ignoto. Alla fine, a prevalere saranno il fallimento di ogni ragione e il trionfo di un mondo che non è di questo mondo. Perché, come ha scritto Nietzsche: «quando scruterai in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te».
17,00

La condizione anarchica

La condizione anarchica

Frédéric Lordon

Libro: Libro in brossura

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 224

La condizione anarchica, il tema proprio di queste pagine, non ha nulla a che vedere con l’anarchismo, il movimento politico che si prefigge un mondo senza potere e dominio. L’«anarchia», di cui qui si tratta, indica infatti una mancanza più radicale: la mancanza di ogni archè, principio primo, origine, fondamento su cui basare non soltanto ogni autorità e comando, ma ogni sistema di valori in quanto tale. La condizione anarchica mostra, insomma, che non vi è alcun fondamento di verità assoluta, alcun ancoraggio oggettivo non soltanto alle pretese di dominio che caratterizzano il mondo politico, ma persino ai nostri giudizi e alle nostre decisioni. Decidiamo e formuliamo costantemente giudizi, ma non «nelle condizioni di sicurezza assiologica che presumiamo», con il risultato che viviamo in base a valori, ma precipitiamo nell’incertezza se chiamati a indicare il valore dei valori. Come può, tuttavia, sussistere una società priva del valore dei valori? Rispondere a questa domanda è il compito proprio dell’assiologia critica sviluppata in questo libro. Per farlo, Lordon conduce il lettore nel cuore di una delle più affascinanti avventure del pensiero: la riflessione condotta da Spinoza sulla natura degli affetti e sulla ragione come condotta di vita. Alla luce della filosofia di Spinoza, ciò che regge i giudizi e i valori, quando essi non possono più reggersi su un fondamento assoluto, sono gli affetti, le formazioni passionali collettive. Formazioni passionali che impongono una razionalità della condotta di vita che si affidi alle norme della potenza e del depotenziamento, anziché a un principio primo che distribuisca le ragioni del bene e del male, categorie che, secondo una delle più “scandalose” affermazioni di Spinoza, non indicano alcunché di positivo «nelle cose in sè considerate».
25,00

I rivoluzionari marginalisti. Come gli economisti austriaci vinsero la Battaglia delle idee

I rivoluzionari marginalisti. Come gli economisti austriaci vinsero la Battaglia delle idee

Yanek Wasserman

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 338

Nell'epoca fra le due guerre, emerge a Vienna una nuova generazione di economisti che trasforma le teorie marginaliste di Carl Menger, e di altri studiosi della seconda metà dell'Ottocento, in una visione generale della società e dell'agire umano. Marginalisti rivoluzionari, Ludwig von Mises, Joseph Schumpeter, Hans Mayer e poi Friedrich von Hayek, Gottfried Haberler e Oskar Morgenstern propugnano un "neoliberalismo" radicale in aperto conflitto con ogni ipotesi collettivista e socialista. Negli anni Trenta, emigrano in gran numero da un'Europa in balia del fascismo e, a partire da allora, nelle patrie di adozione, diventano rispettati teorici politici ed esperti di politica economica. Dopo la Seconda guerra mondiale alimentano importanti think thank, la rand Corporation, la Mont Pelerin Society, il Gruppo dei Trenta e, negli anni Settanta, capeggiano il contrattacco conservatore all'economia keynesiana, aprendo le porte alla «fede nella globalizzazione, nei liberi mercati, nello Stato di diritto, nell'imprenditorialità e nel neoliberalismo che caratterizza la nostra epoca». Il successo è tale che le idee austriache, di Hayek e di Mises in particolare, raggiungono non soltanto i fautori di un libertarismo estremo, ma anche - ed è uno di quegli eclatanti paradossi che la Storia spesso riserva - i gruppi populisti radicali. Come un piccolo collettivo di studiosi dell'alta borghesia centroeuropea abbia esercitato un potere simbolico simile, vincendo la battaglia delle idee non soltanto per il governo dell'economia, ma della società in generale, è l'argomento di questo libro, che costituisce «la prima storia intellettuale critica della Scuola austriaca dalle origini ai giorni nostri». Una storia che parte dalla Vienna fin-de-siècle, con la sua vivace cultura dei caffè per far emergere il quadro di un collettivo che aveva assunto a regola di vita il motto di Hayek: «Nessuno può essere un grande economista, se è solo un economista».
28,00

Di pietra e d'osso

Di pietra e d'osso

Bérengère Cournut

Libro: Libro in brossura

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 208

Il sole è scomparso dietro la linea dell’orizzonte da tre lune quando una giovane inuit, Uqsuralik, infila calzoni, stivali, giacca e scivola fuori dalla casa di neve dove dorme la sua famiglia. L’aria è gelida, la notte è chiara come un’aurora e tutto intorno corre un vasto gregge di stelle. Mentre cammina sul ghiaccio Uqsuralik avverte un boato in lontananza. Potrebbe gridare, ma non servirebbe a niente: la banchisa si sta spaccando a pochi passi da lei, il suo iglù è al di là della fenditura, e così anche la slitta e i cani. L’enorme scricchiolio ha svegliato suo padre, che fa appena in tempo a gettarle un involto pesante, una pelle d’orso strettamente arrotolata, prima che la fenditura si trasformi in canale e la sua famiglia scompaia nella foschia. Lasciata a sé stessa nell’oscurità e nel freddo polare, Uqsuralik sa che la sua unica possibilità di sopravvivere è raggiungere un lembo di terra, una delle montagne in lontananza. Sperando che la luna resti in cielo abbastanza a lungo per illuminarle la via, la giovane donna si mette in cammino senza voltarsi indietro. Ha inizio così un viaggio che la porterà a confrontarsi non solo con le condizioni estreme dell’ambiente che la circonda, ma anche con sé stessa. Discendente di un popolo di cacciatori nomadi le cui uniche risorse per sopravvivere sono gli animali, le pietre lasciate libere dalla terra congelata, le piante e le bacche che crescono al sole di mezzanotte, Uqsuralik perfezionerà le sue tecniche di caccia, si muoverà con le stagioni e vivrà con le tribù nomadi che abitano l’estremo nord, ma anche con gli spiriti e gli antichi elementi della sua terra. Ispirandosi alle tradizioni della Groenlandia orientale e dell’Artico canadese, e intrecciando tra di loro animismo, sciamanesimo e folclore, Bérengère Cournut racconta una storia di formazione che, attraverso il vagabondaggio nell’immenso bianco di una giovane donna, diventa anche un viaggio indimenticabile nel ricchissimo universo del popolo inuit.
18,00

Piccoli piaceri

Piccoli piaceri

Clare Chambers

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 320

Londra, 1957. La guerra e le sue privazioni sono passate solo da un decennio e i danni delle bombe sono ancora visibili nel paesaggio londinese. Sulle pagine del North Kent Echo, un piccolo giornale locale, appare un giorno un trafiletto che parla dei progressi negli studi sulla partenogenesi: gli esperimenti compiuti su ricci di mare, rane e conigli fanno ipotizzare che la si possa applicare anche all'uomo. Probabilmente i lettori del North Kent Echo non l'avrebbero nemmeno notato, se non fosse stato per il sensazionale titolo: «I maschi non servono più per la riproduzione!». A seguito dell'articoletto, la redazione viene invasa da una valanga di lettere indignate. Tra di esse ve ne è però una alquanto singolare. A scriverla è una certa Gretchen Tilbury, residente a Sidcup, che dichiara di aver dato alla luce una bimba quando era ancora vergine. L'affermazione suonerebbe priva di qualunque fondamento, se non fosse che, nel lasso di tempo in cui asserisce di aver concepito la figlia per partenogenesi, Gretchen Tilbury era ricoverata presso la clinica St Cecilia di Broadstairs, dove ha trascorso mesi a letto, a causa di una grave forma di artrite reumatoide, dividendo la corsia con altre tre giovani donne, assistite da suore e infermiere. A fare luce sul controverso caso viene inviata Jean Swinney, responsabile delle rubriche di economia domestica e unica donna presente nella redazione del North Kent Echo. Trentanove anni e alle spalle un'esistenza fatta di aspettative deluse, Jean ha imparato da tempo a sopravvivere grazie ai piccoli piaceri quotidiani che la vita concede, quando non è troppo avara. Mentre indaga per scoprire se si tratta di un miracolo o di una frode, Jean stringe, con i Tilbury, un legame destinato a cambiare profondamente la sua esistenza tranquilla e abitudinaria. Ma quale sarà il prezzo da pagare per conoscere la verità?
18,00

Il vino dei morti

Il vino dei morti

Romain Gary

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 192

A lungo inedito e pubblicato per ultimo solo nel 2014, quando venne ritrovato da Philippe Brenot che ne ha curato l'edizione francese, "Il vino dei morti" è la prima opera di Romain Gary. Il grande scrittore di origine lituana, di recente celebrato in Francia con l'ingresso della sua opera nella Pléiade, la scrisse nel 1937, quando aveva appena diciannove anni, nella sua stanza di studente in rue Rollin, a Parigi. Il romanzo narra della fuga dagli inferi del giovane Tulipe, tra un sabba di tombe, loculi, bare e morti che, come scrive Riccardo Fedriga nella postfazione alla presente edizione, «paiono gli inquilini bislacchi di un cimitero simile a una casa popolare di Belleville», come quella di Madame Rosa nella "Vita davanti a sé", il romanzo che Gary firmò con lo pseudonimo di Émile Ajar. Di certo, il suo giovane protagonista ha molto in comune con il giovane Romain che, negli anni Trenta, viveva con la madre a Nizza, nella pensione Mermonts in cui si aggiravano ospiti altrettanto bislacchi, o con il Gary studente e "immigrato" a Parigi, che nell'ebbrezza del vino cercava il balsamo alle sue prime pene d'amore. "Il vino dei morti", tuttavia, «contiene in sé già tutti i romanzi di Gary», poiché anticipa largamente i tratti fondamentali del mondo narrativo dello scrittore che vinse due volte il Goncourt. Il sottile umorismo, innanzi tutto, che nelle sue pagine genera una esilarante galleria di personaggi: dal portaborse di un ministro importante al redattore del ministero delle Belle Arti, dal cantante russo di un coro cosacco al masturbatore seriale, al prete che non crede ai miracoli. Infine, il carattere disperato e grottesco, picaresco e ridanciano, insieme, della narrazione. Una proprietà inconfondibile del libro che, in un passo dell'opera postuma "Vita e morte di Émile Ajar" (1981), farà dire a Gary stesso: «Tutto Ajar è già in Tulipe».
15,00

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