Neri Pozza
Di pietra e d'osso
Bérengère Cournut
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 208
Il sole è scomparso dietro la linea dell’orizzonte da tre lune quando una giovane inuit, Uqsuralik, infila calzoni, stivali, giacca e scivola fuori dalla casa di neve dove dorme la sua famiglia. L’aria è gelida, la notte è chiara come un’aurora e tutto intorno corre un vasto gregge di stelle. Mentre cammina sul ghiaccio Uqsuralik avverte un boato in lontananza. Potrebbe gridare, ma non servirebbe a niente: la banchisa si sta spaccando a pochi passi da lei, il suo iglù è al di là della fenditura, e così anche la slitta e i cani. L’enorme scricchiolio ha svegliato suo padre, che fa appena in tempo a gettarle un involto pesante, una pelle d’orso strettamente arrotolata, prima che la fenditura si trasformi in canale e la sua famiglia scompaia nella foschia. Lasciata a sé stessa nell’oscurità e nel freddo polare, Uqsuralik sa che la sua unica possibilità di sopravvivere è raggiungere un lembo di terra, una delle montagne in lontananza. Sperando che la luna resti in cielo abbastanza a lungo per illuminarle la via, la giovane donna si mette in cammino senza voltarsi indietro. Ha inizio così un viaggio che la porterà a confrontarsi non solo con le condizioni estreme dell’ambiente che la circonda, ma anche con sé stessa. Discendente di un popolo di cacciatori nomadi le cui uniche risorse per sopravvivere sono gli animali, le pietre lasciate libere dalla terra congelata, le piante e le bacche che crescono al sole di mezzanotte, Uqsuralik perfezionerà le sue tecniche di caccia, si muoverà con le stagioni e vivrà con le tribù nomadi che abitano l’estremo nord, ma anche con gli spiriti e gli antichi elementi della sua terra. Ispirandosi alle tradizioni della Groenlandia orientale e dell’Artico canadese, e intrecciando tra di loro animismo, sciamanesimo e folclore, Bérengère Cournut racconta una storia di formazione che, attraverso il vagabondaggio nell’immenso bianco di una giovane donna, diventa anche un viaggio indimenticabile nel ricchissimo universo del popolo inuit.
Piccoli piaceri
Clare Chambers
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 320
Londra, 1957. La guerra e le sue privazioni sono passate solo da un decennio e i danni delle bombe sono ancora visibili nel paesaggio londinese. Sulle pagine del North Kent Echo, un piccolo giornale locale, appare un giorno un trafiletto che parla dei progressi negli studi sulla partenogenesi: gli esperimenti compiuti su ricci di mare, rane e conigli fanno ipotizzare che la si possa applicare anche all'uomo. Probabilmente i lettori del North Kent Echo non l'avrebbero nemmeno notato, se non fosse stato per il sensazionale titolo: «I maschi non servono più per la riproduzione!». A seguito dell'articoletto, la redazione viene invasa da una valanga di lettere indignate. Tra di esse ve ne è però una alquanto singolare. A scriverla è una certa Gretchen Tilbury, residente a Sidcup, che dichiara di aver dato alla luce una bimba quando era ancora vergine. L'affermazione suonerebbe priva di qualunque fondamento, se non fosse che, nel lasso di tempo in cui asserisce di aver concepito la figlia per partenogenesi, Gretchen Tilbury era ricoverata presso la clinica St Cecilia di Broadstairs, dove ha trascorso mesi a letto, a causa di una grave forma di artrite reumatoide, dividendo la corsia con altre tre giovani donne, assistite da suore e infermiere. A fare luce sul controverso caso viene inviata Jean Swinney, responsabile delle rubriche di economia domestica e unica donna presente nella redazione del North Kent Echo. Trentanove anni e alle spalle un'esistenza fatta di aspettative deluse, Jean ha imparato da tempo a sopravvivere grazie ai piccoli piaceri quotidiani che la vita concede, quando non è troppo avara. Mentre indaga per scoprire se si tratta di un miracolo o di una frode, Jean stringe, con i Tilbury, un legame destinato a cambiare profondamente la sua esistenza tranquilla e abitudinaria. Ma quale sarà il prezzo da pagare per conoscere la verità?
Il vino dei morti
Romain Gary
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 192
A lungo inedito e pubblicato per ultimo solo nel 2014, quando venne ritrovato da Philippe Brenot che ne ha curato l'edizione francese, "Il vino dei morti" è la prima opera di Romain Gary. Il grande scrittore di origine lituana, di recente celebrato in Francia con l'ingresso della sua opera nella Pléiade, la scrisse nel 1937, quando aveva appena diciannove anni, nella sua stanza di studente in rue Rollin, a Parigi. Il romanzo narra della fuga dagli inferi del giovane Tulipe, tra un sabba di tombe, loculi, bare e morti che, come scrive Riccardo Fedriga nella postfazione alla presente edizione, «paiono gli inquilini bislacchi di un cimitero simile a una casa popolare di Belleville», come quella di Madame Rosa nella "Vita davanti a sé", il romanzo che Gary firmò con lo pseudonimo di Émile Ajar. Di certo, il suo giovane protagonista ha molto in comune con il giovane Romain che, negli anni Trenta, viveva con la madre a Nizza, nella pensione Mermonts in cui si aggiravano ospiti altrettanto bislacchi, o con il Gary studente e "immigrato" a Parigi, che nell'ebbrezza del vino cercava il balsamo alle sue prime pene d'amore. "Il vino dei morti", tuttavia, «contiene in sé già tutti i romanzi di Gary», poiché anticipa largamente i tratti fondamentali del mondo narrativo dello scrittore che vinse due volte il Goncourt. Il sottile umorismo, innanzi tutto, che nelle sue pagine genera una esilarante galleria di personaggi: dal portaborse di un ministro importante al redattore del ministero delle Belle Arti, dal cantante russo di un coro cosacco al masturbatore seriale, al prete che non crede ai miracoli. Infine, il carattere disperato e grottesco, picaresco e ridanciano, insieme, della narrazione. Una proprietà inconfondibile del libro che, in un passo dell'opera postuma "Vita e morte di Émile Ajar" (1981), farà dire a Gary stesso: «Tutto Ajar è già in Tulipe».
Memorie dal sottosuolo
Fëdor Dostoevskij
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 192
«Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo». Così comincia quest’opera che, come scrive Serena Prina nella postfazione a questa nuova edizione, annuncia «uno dei libri più sconvolgenti della letteratura mondiale, destinato a segnare indelebilmente l’intero processo della scrittura occidentale». Un incipit che, nei tre puntini che separano le due frasi, in quello «iato iniziale tra malattia e malvagità, tra richiesta di comprensione e brusco respingimento», mostra subito l’oggetto delle sue pagine: la vita interiore di una nuova specie d’uomo, l’uomo del sottosuolo, l’«antieroe» della modernità in cui si dissolve ogni appartenenza e identità. Dostoevskij pubblicò le "Memorie dal sottosuolo" nel 1864. È molto probabile, però, che il progetto dell’opera sia nato prima, negli anni in cui, tornato dai lavori forzati e dal confino, lo scrittore russo decise di andare a vedere con i propri occhi quell’Occidente di cui tutti parlavano. Quarantenne «malato», appunto, incattivito dalla prigionia, convinto che l’umanità avesse ormai smarrito il proprio cammino, Dostoevskij viaggiatore non è lontano dall’uomo senza nome protagonista delle pagine delle "Memorie dal sottosuolo". La radice autobiografica dell’opera, però, non ne spiega certo l’universalità. L’apparizione di questo libro segna, infatti, una data fondamentale nella letteratura occidentale non soltanto perché descrive un individuo che, irrimediabilmente separato dalla società, da un mondo che non riconosce più come suo, trova riparo nella propria interiorità. «Il personaggio dell’antieroe nel quale è privilegiata non già la vita sociale ma la vita interiore» (Alberto Moravia) non è, insomma, il solo tratto fondamentale di quest’opera. Il suo cuore vero sta nel fatto che il suo protagonista, l’uomo del sottosuolo, l’«antieroe» della modernità, appare come un individuo che non può trovare in realtà alcun riparo nella propria interiorità, poiché è indelebilmente separato anche da sé stesso. In «una sorta di danza» delle parole, come scrive Serena Prina, del loro rincorrersi e delle loro contorsioni, l’uomo del sottosuolo rovescia su di sé tutte le contraddizioni possibili, sino al punto da sottoporsi a quella continua, spietata interrogazione del Sé che caratterizzerà poi le pagine migliori della letteratura del secolo successivo.
Confini. Storia e segreti delle nostre frontiere
Mauro Suttora
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 208
Perché il confine italo-svizzero sta proprio a Chiasso, e non dieci chilometri più a nord o a sud? E come mai le nostre frontiere con Francia e Slovenia sono situate a Ventimiglia e Gorizia, e non cinque chilometri più a est o a ovest? In un’epoca di rinati nazionalismi, i confini tornano d’attualità. Erano spariti con l’Europa unita e il trattato di Schengen: dopo il Duemila niente più dogane, documenti, file d’auto ai valichi. Ma sono riapparsi con il coronavirus e i controlli sui migranti. Così abbiamo dovuto riscoprire i limiti terrestri della nostra penisola. Che coincidono con le Alpi, ci hanno insegnato. Ma non sempre. Sono molti infatti gli spartiacque non rispettati: la pipì fatta dagli abitanti di Livigno (Sondrio), San Candido (Bolzano) o Tarvisio (Udine) finisce nel mar Nero, passando per il Danubio. E in Lombardia una valle non appartiene al bacino del Po, ma a quello del Reno. Anche le frontiere linguistiche, oltre a quelle geografiche,sono labili. I valdostani parlano francese, i sudtirolesi tedesco, inglobiamo centomila sloveni fra Cividale e Trieste. E oltre confine 350.000 svizzeri ticinesi conservano la madrelingua italiana dopo la separazione del 1515. Sapevate che l’attuale frontiera di Ventimiglia fu decisa da un prefetto napoleonico nel 1808? O che la sventurata Gorizia, record mondiale, ha cambiato padrone sette volte in trent’anni, dal 1916 al 1947? Questo libro traccia mappe geografiche, ma anche mentali. E svela qualche segreto: De Gaulle, per esempio, nel 1945 voleva annettere l’intera Val d’Aosta. Contro di lui, incredibilmente, si allearono partigiani e fascisti italiani. Insomma, innumerevoli sono le vicissitudini dei nostri confini: dal Frejus alla val d’Ossola, dalla Valtellina al Brennero, da Cortina al Carso. Fra storia, geografia, cultura, politica. E perfino qualche suggerimento turistico ed enogastronomico.
Donna sulle scale
Bernhard Schlink
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 208
A lungo scomparso, "Donna sulle scale", un dipinto che ritrae una donna nuda mentre scende con arcana leggerezza dalle scale, quasi fosse sospesa nell'aria, riemerge un giorno all'improvviso all'Art Gallery del teatro dell'Opera di Sidney. Un evento sorprendente per il mondo dell'arte e sconcertante per l'avvocato che, anni prima, si è ritrovato coinvolto nella lite scoppiata tra il ricco industriale Gundlach, il marito di Irene - la donna del quadro - e il pittore Karl Schwind, l'amante, incaricato dallo stesso Gundlach di ritrarre la moglie. A sua volta innamorato della sofisticata Irene, a distanza di anni l'avvocato decide di indagare sulla misteriosa sparizione del dipinto, coincisa con la scomparsa della donna stessa. Il passato certo non si può cambiare. Tuttavia, molte cose non tornano nei fatti accaduti. Innanzitutto, perché Irene è scappata anche da lui, l'unico che non desiderava possederla, ma soltanto aiutarla? E, poi, dove è stata nascosta per tutto quel tempo? In un viaggio che si snoda da Sidney fino alle Montagne Rocciose, la ricerca della donna amata diventa, per il protagonista, l'occasione di una profonda esplorazione del proprio passato e una dolente riflessione sulla sua vita, trascorsa lontana dalle passioni, nell'ossessiva ricerca del decoro e del successo professionale.
Neve d'ottobre
Angela Nanetti
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 225
Quanti segreti nasconde il rimorso? Quali segni indelebili lascia l'antico episodio di un padre che alza le mani sul figlio, di uno schiaffo che provoca una caduta? Giulio è inquieto, insofferente alle regole, un sognatore timido, spaventato. Ama le sue montagne del Trentino dove cerca una libertà che nessuno gli ha insegnato. E la sua vita sarà sempre lontana da qualcosa: da un padre potente, severo e ambiguo, da una madre debole, da un fratello indifferente. Attraversa la seconda guerra mondiale in modo spavaldo e inconsapevole, osservandola da lontano. Finisce in un orribile collegio dove gli studenti vengono molestati, ma riesce a fuggire. Torna tra le sue montagne e cerca l'amore, ma senza saperlo riconoscere, e tantomeno capire. Vorrebbe un equilibrio ma non sa tenerlo con sé. Intanto arriva l'Italia del boom industriale, del futuro per tutti, ma Giulio è sempre là, tra il maso e la montagna, sempre altrove, sempre a cercarsi un tempo in cui nascondersi. Angela Nanetti, con una scrittura cesellata e asciutta, disegna una mappa della solitudine, i confini di un uomo di poche parole e di silenzi sofferti. Un personaggio così intenso da sentirselo addosso, pagina dopo pagina. La storia di un'esistenza che è rinuncia, rassegnazione, stupore. "Neve d'ottobre" è un perfetto esempio di come la letteratura possa farsi vita più della vita stessa, fino alle pagine finali, quando tutto è scritto e nessuno è più capace di assolversi. Resta soltanto quel rimorso lontano, che unisce vittime e carnefici, a testimoniare il peso del destino, che non riscatta nessuno, a cominciare dagli innocenti. «Ma un abbraccio, quando? Non ne avevo memoria e forse non c'era mai stato. Forse non accadeva tra fratelli, o tra fratelli come noi, che avevamo smesso di esserlo troppo presto».
Gli ultimi giorni della notte
Graham Moore
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 432
New York, 1888. Le poche lampade a gas che illuminano la strada hanno vita breve, poiché tra un po’ non ci sarà più alcuna differenza tra il mezzogiorno e la mezzanotte: la luce elettrica è il futuro, e l’uomo in grado di governarla non solo farà una fortuna inimmaginabile, ma otterrà il controllo su Wall Street, Washington, i giornali, le compagnie telegrafiche e milioni di apparecchi elettrici. Al giovane avvocato Paul Cravath, appena uscito dalla Columbia Law School, viene affidato un caso che sembra impossibile da vincere: il suo cliente, George Westinghouse, l’inventore più abile in circolazione, è stato citato in giudizio da Thomas Edison, l’uomo dei miracoli, dei fulmini in barattoli di vetro, delle voci che corrono su cavi di rame, per una domanda da un miliardo di dollari: chi ha inventato la lampadina elettrica? Alla base della contesa c’è il brevetto numero 223.898, soprannominato il «Brevetto della Lampadina», accordato a Thomas Edison nel 1880. Brevetto che George Westinghouse è accusato di aver violato. I due inventori sono incredibilmente simili nella loro ostinazione, entrambi sicuri del proprio talento e sprezzanti verso quello dell’altro, e il compito che attende Paul non è di facile soluzione. Edison è inoltre un avversario astuto e pericoloso, con grandi risorse a sua disposizione: spie private, giornali e l’appoggio di J.P. Morgan, il re di Wall Street. Che la carta vincente, per Paul, sia quella di rintracciare l’introvabile Nikola Tesla, il talentuoso ingegnere che con Edison ha avuto un terribile litigio, prima di essere cacciato dalla Edison General Electric Company? Storia della spietata competizione tra i due più grandi inventori dell’era industriale, Thomas Edison e George Westinghouse, "Gli ultimi giorni della notte" è un romanzo sulla natura del genio, sul costo dell’ambizione e su una battaglia epica per cambiare le sorti del mondo.
Il naufrago e il dominatore. Vita politica di Napoleone Bonaparte
Antonino De Francesco
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 192
Il mito di Napoleone è nato con le straordinarie vittorie in Italia. Il generale seppe sapientemente orchestrarlo per legittimare il colpo di stato che segnò la sua ascesa da primo console della Repubblica fino all’incoronazione a imperatore dei francesi e a re d’Italia. Da allora, memorie e resoconti di dubbia affidabilità hanno alimentato la leggenda, oscurando la sua autentica vicenda umana e politica nel quadro della stagione rivoluzionaria. Scoprire come realmente il giovane e controverso ufficiale venuto dalla Corsica sia diventato il Napoleone dei francesi non è, però, meno affascinante di molta storia costruita ad arte. È quanto accade in queste pagine che riportano al centro della sua biografia la complessità dei fattori che lo guidavano (e condizionavano) nelle sue scelte, innanzitutto lo stato di continua tensione interiore fra poli diversi, talvolta anche opposti, che lo indussero spesso a soluzioni contraddittorie. In Bonaparte convissero, da un lato, l’ardente patriota corso votato all’indipendenza dell’isola, il fervente sostenitore dei valori dei Lumi, della Rivoluzione e della Repubblica, il riformatore, padre dell’identità della Francia moderna, il politico all’ossessiva ricerca della legittimazione tramite il consenso popolare e della conciliazione delle esigenze di tutte le parti sociali; dall’altro lato, il rappresentante della piccola nobiltà di provincia ossequiosamente legato ai capisaldi d’antico regime (la famiglia, l’aristocrazia), lo spregiudicato uomo d’armi disposto a ricorrere alla forza per sconfiggere gli avversari, non solo militari (come l’acerrima nemica Inghilterra), ma anche politici (quale il duca d’Enghien), il conquistatore che non esitava a condurre guerre coloniali contro popoli ritenuti barbari e inferiori, nonché il fondatore di una dinastia imperiale, quando i tempi sembravano suggerire un altro indirizzo al corso della storia. La parabola di Napoleone, così ripercorsa, invita il lettore a riflettere su temi di grande attualità, come le radici profonde dell’identità europea, l’influenza sulla società della propaganda e di un’oculata gestione dell’immagine pubblica da parte dei leader politici, i meccanismi e le distorsioni di un ideale rapporto diretto fra una guida carismatica e il proprio popolo.
Per lei volano gli eroi
Amir Gutfreund
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 624
In uno di quei caseggiati popolari degli anni Sessanta, nel cuore di Haifa, cinque ragazzini si incontrano ogni giorno per dare dei calci a un pallone. Sono compagni di classe, immortalati perfettamente nella foto scattata a scuola. C'è Yoram, l'ultimo arrivato, con lo sguardo perso nel vuoto. Ogni tanto si presenta al campetto con un livido o un labbro tumefatto e nessuno sa il perché. La madre, bionda, occhi perpetuamente arrossati, e il padre, tozzo, con un viso che trasuda violenza, sono per tutti un enigma irrisolto. C'è Benni, sguardo sveglio, mento sollevato. A scuola lo chiamano il senatore, un soprannome che in apparenza lo infastidisce, ma in realtà gli procura una certa soddisfazione. Entra in classe con l'andatura fiera di chi si dirige in parlamento, anziché alla scuola elementare Yizreeliya, nel quartiere di Neve Shaanan. C'è Gideon, perfettamente pettinato. Detesta fango e sporcizia, e parla con entusiasmo di igiene e di ordine. Ha casse piene di pezzi di vero Lego e un cane che cammina solo in linea retta. I suoi genitori viaggiano addirittura all'estero e festeggiano gli anniversari di matrimonio al ristorante. C'è Zion, basso, la testa quasi nascosta, gli occhi bellicosi. Da grande vuole fare l'astronauta. Intanto vagabonda senza meta per il quartiere. Quando riceve un calcio al campetto, si accascia in silenzio per poi rialzarsi con un sorriso, le labbra serrate, indifferente al dolore. C'è Arik, figlio di un sopravvissuto alla Shoah arrivato in Israele dalla Polonia e di una madre che, proveniente da una famiglia di nobili fondatori dei primi kibbutz, non si capacita di come la vita l'abbia condotta in un appartamento in un quartiere operaio di Haifa. C'è, infine, Israele, con i suoi strambi personaggi, lo zio Peretz "porta jella", capace di prevedere sciagure e attentati; Meir, il bibliotecario sfortunato che introduce Arik alla lettura; Yankele Breid, il sensale di matrimoni che crede nell'amore; e, soprattutto, c'è la Storia con i suoi ineluttabili eventi: gli attentati, le operazioni militari, le guerre, le conversioni religiose. La Storia che, a metà degli anni Novanta, chiamerà alcuni di quei ragazzi del campetto, divenuti adulti ognuno alla sua maniera, a un'impresa in nome dell'antica fratellanza: salvare. Michal, l'attraente sorella di Benni, segregata a Chicago, prigioniera di una setta guidata dal guru Epstein, israeliano rimasto ferito nel corpo e nell'anima nella battaglia per il monte Hermon durante la guerra del Kippur. Arik, Benni, Zion, Gideon e Yoram non potrebbero essere più diversi, ma sono amici inseparabili e condividono l'affetto per Michal, la sorella minore di Benni, la donna per cui «volano gli eroi».
Il rinnegato
Ariel Toaff
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 288
I racconti antichi non sempre seguono strade consuete. Chiedono al lettore dedizione e in cambio regalano sprazzi e ornamenti, nitida intelligenza e ironia, immaginazione e culto dei testi. "Il rinnegato" è un giallo letterario, ambientato in un'epoca vertiginosa e incerta, in un mondo di passaggio: all'inizio del XIX secolo. Segue le vicende di David Ajash, rabbino di origini algerine, ma nato e cresciuto in Italia. La sua famiglia è benestante. Ma a Livorno si distingue per la sua inclinazione a una vita dissoluta e spregiudicata. Tutti sanno che è un libertino, e tutti sanno che è un ebreo ateo che per convenienza e opportunismo arriverà a farsi un convinto sostenitore del cristianesimo. Non crede in niente Ajash, solo nella Kabbalah, l'unica bussola per capire un mondo confuso, pieno di segni e di presagi, che Ariel Toaff racconta come un miniatore meticoloso e maniacale. Ne esce un libro fitto di sfumature, dove la storia è maneggiata con cura ma senza soggezioni, e dove l'intreccio ti conduce di continuo altrove. Uomo senza pace, sempre in viaggio, irrequieto, irrisolto, Asjah verrà trovato morto sotto un ulivo a Nablus in Palestina, perché non poteva che finire così: «certi uomini ad aggiustarli si fa peccato». E da questo mistero, omicidio o forse suicidio, si snoda una vicenda fatta di talismani ed enigmi, di segni e rivelazioni, ma soprattutto di un ironico fatalismo e della chiara consapevolezza che l'universo delle possibilità è sempre infinito e che la ricerca del piacere non dà mai pace. Perché «l'abiezione è una scala che non conosce fine e va sempre più giù, fin dentro le viscere della terra».
Traguardo all'orizzonte
Erich Maria Remarque
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 320
Prima di dare alle stampe, nel 1929, "Niente di nuovo sul fronte occidentale" Remarque pubblicò a puntate su alcune importanti riviste dell’epoca ben tre romanzi. Tra questi spicca per sapienza narrativa e fascino dell’ambientazione "Traguardo all’orizzonte", qui offerto in traduzione italiana. L’opera è, in apparenza, un racconto mondano, anzi un Rennfahrer-Roman, il romanzo di un pilota automobilistico, come vuole la moda anteguerra. Narra, infatti, delle imprese sportive e amorose di Kai, cavalleresco viveur col cuore diviso tra tre belle giovani donne: la solare Barbara, l’americana Maud Philby, capricciosamente legata a Murphy, il pilota rivale, e l’enigmatica, emancipata, seduttiva Lilian Dunquerke. Al di là dell’omaggio al gusto del tempo, il romanzo rivela, oltre a un’impeccabile struttura narrativa che per ritmo e ripetuti cambi di scena rasenta la sceneggiatura cinematografica, anche un'indiscussa abilità nel restituire lo spirito e i costumi di un’epoca indimenticabile. La society internazionale tra la Riviera francese e un'Italia spensierata (sempre cara alla sensibilità nordica) è narrata con gusto del dettaglio: non solo le automobili, ma gli intérieurs, le mises femminili, gioielli, profumi, giochi, musiche, balli. Tanto che le parti ambientate a Montecarlo fanno pensare ai capitoli iniziali di Tenera è la notte di Fitzgerald; l’attenzione al décor e ai riti mondani a certi romanzi di Vicki Baum. Il giovane Remarque esibisce, insomma, in queste pagine, un talento già solido nella trama, nell'alternare le scene d’azione ai frequenti pensieri di Kai sui rapporti uomo-donna; e ancor più talento nell’esprimere con ritmo ed eleganza l’atmosfera di quelli che gli americani chiamavano i Roaring Twenties, e i tedeschi i Goldenen Zwanziger, gli aurei anni Venti.

