La Vita Felice: Agape
Povera mucca
Margherita Coldesina
Libro
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 80
"Per poter leggere 'Povera mucca' di Margherita Coldesina bisogna fare un salto indietro nel tempo e immergersi in una corrente letteraria chiamata Patafisica [...] «la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità». In Povera mucca l’enunciato primario della Patafisica, ovvero l’equivalenza dei contrari (per citare Boris Vian) risuona con tutta la sua immaginifica presenza. Il linguaggio è tanto aperto quanto sfuggente e inafferrabile, talvolta profondamente oggettivo quanto disarticolato. La portata tellurica è l’estetica dell’assurdo combinata alla continuità di quel linguaggio la cui origine vocale si relaziona con l’ipotesi gestuale: il risultato è la segmentazione ricombinata, lo spostamento della struttura che regge i limiti della dimensione inventivo-comunicativa del linguaggio stesso. Liberata dalla morsa della logica, la realtà non ha più nulla di reale: la realtà non è realistica, e l’immaginazione ha la stessa consistenza (reale) di un macigno, ma è un macigno alato. La segnaletica delle nostre percezioni viene stravolta e ci troviamo in un territorio ignoto. Il coraggio è il senso dell’avventura nel volersi perdere nello spettacolo pirotecnico delle effusioni mentali contro tutto ciò che ci vuole statici. La poesia di Margherita Coldesina è scienza delle identità immaginarie, è l’azione che guida alla soluzione amoreggiante con il controsenso e con gli attriti. Ma non appena si alzano gli occhi al cielo, tutto torna puro." (Dalla prefazione di Fabiano Alborghetti)
Senza indicazione di tempo
Angela Suppo
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 103
"Questo libro di Angela Suppo sorprenderà i lettori di poesia: l'autrice lo intitola "Senza indicazione di tempo", prendendosi la libertà musicale di andare e venire tra i toni del linguaggio e le esperienze della vita con una grande sapienza, con una orchestrazione attenta, con la capacità di ascoltare i battiti minimi del cuore. Eppure questo libro parla costantemente del tempo, naturale, metafisico o esistenziale che sia. Le stagioni dell'esistenza ci sono tutte, in un testacoda tra adolescenza e anzianità, con i papaveri audaci, impudenti, l'allegro scampanellare del tram, le magie del ghiaccio di una pescheria e le panchine su cui i vecchi siedono, con il loro stupore di esserci, la loro curiosità rivolta ai disegni delle nuvole. Angela Suppo, in questo suo canzoniere che non fa mai sopravanzare le ragioni esteriori dell'io, ci parla di sé viaggiando sulla nave del suo cuore. Nella seconda parte, il libro assume toni più legati a una privata esperienza esistenziale, con un tu incombente, tra separazione, dolore, desiderio. Sul finire, affiora una vena biblica, in una religiosa, dolcissima richiesta al Signore: «dacci oggi ancora / il palpitare delle stelle, / un anticipo di Te». Per la preghiera non esistono "indicazioni di tempo": esiste l'eternità, e l'autrice lo allude, con la grazia che percorre tutto questo libro". Dalla prefazione di Giuseppe Conte.
Gridi e preghiere. Poesie dal carcere. Laboratorio di lettura e scrittura creativa
Libro
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 116
“Che rapporto c’è tra poesia e preghiera? Non tutte le preghiere sono poesia, perché a volte rimangono al balbettio inespresso oppure ripetono formule rituali. Ma in ogni vera poesia – io credo – c’è una segreta preghiera: la parola poetica dice di Dio e, ultimamente, è detta a Dio. Anche se fosse un grido, o addirittura una delirante maledizione. In questa seconda raccolta antologica, Gridi e preghiere in forma di poesia, creazione di persone detenute che frequentano il Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa nel carcere di Opera, si raggiunge spesso quell’intensità di vissuto e di espressione che fa mirabilmente, della preghiera, poesia.” (dalla prefazione di Madre Maria Ignazia Angelini)
Limite del vero
François Nédel Atèrre
Libro
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 100
"Se un'influenza di letture dell'altro secolo è palpabile, questa non può essere vista come un elemento negativo o frenante. L'autore maneggia il materiale poetico con una naturalezza e con una profondità necessarie a fare dell'ottima poesia, interessante, moderna, intelligente. Il quotidiano attraversa e sostiene l'impalcatura dei versi con gli oggetti, le azioni e alcune parole chiave come luce – porte – serrature, fuoriescono dal ritmo metrico. Le sei sezioni del testo ben si legano e amalgamano tra loro grazie anche alla presenza degli elementi della Natura; Natura che non diviene mai un contenitore passivo di azioni ma assume, spesso, un ruolo di comprimario dell'Io narrante. Nei versi appare un “tu”, un complemento a cui affidare la non-retorica delle domande, un filo di speranza contro il disgregarsi degli eventi, del tempo. C'è molta descrizione di attimi, talvolta pare di assistere a un ragionamento anagogico: «Littera gesta docet, quid credas allegoria. Moralis quid agas, quo tendas anagogia». Un senso morale straniante e quasi di accompagnamento, un indicare senza premere sulla ferita che le cose mostrano. Non credo di esagerare se dico che ci sono momenti di scrittura sinestetica." (dalla postfazione di Giulio Maffii)
La pazienza della radice
Myrna Bongini
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 86
"La poetica di Myrna Bongini è fatta di attenzione e di cura silenziosa delle piccole cose quotidiane, ricordate sempre dentro una memoria che le porta più in profondità, che le rende vive dentro il medesimo battito del presente. Molti sono i testi di questo volume in cui siamo messi di fronte a piccoli avvenimenti, episodi, sguardi con parole intense con cui la poetessa rinomina il suo mondo ed è capace di conquistarci alla sua realtà: non racconta, non descrive semplicemente la vita che scorre, ma ce ne fa partecipi con un'abile tessitura, con una costruzione spesse volte cinematografica, anche nei testi più brevi. [...] non si tratta di una poesia chiusa dentro un minimalismo nostalgico (bensì) di una poesia che non ha paura di incrociare lo sguardo di chiunque, che affronta il dolore e ascolta il grido di ogni cosa. C'è una venatura d'orgoglio, l'espressione di una forza di volontà e di memoria che dice di un atteggiamento fiero della parola e del cuore, capaci appunto di stare di fronte alle cose e di attraversarle con una grandissima dignità. [...] La commozione di Myrna Bongini nasce da una matura consapevolezza che le fa stringere a sé e in sé il respiro del mondo: niente in realtà è chiuso fuori da quella porta, niente si sottrae al suo sguardo, tutto ciò che può ferire e tutto ciò che può curare vivono insieme dentro quella compassione di cui la sua poesia è umile, gentile e fiera manifestazione." (dalla prefazione di Corrado Bagnoli)
Ridatemi gli occhi
Calogero Consales
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 118
«'Sono rimaste solo le briciole della mia vita/ e io le raccolgo con cura giorno per giorno..." Sono due versi di una delle tante poesie del quotidiano che Calogero, nel suo lungo percorso di solitudine e sofferenza, affida alla scrittura, in cui ha trovato, in tanti anni di Laboratorio di poesia nella Casa di detenzione di Opera, una compagna consolatoria, un'amica a cui confidare sentimenti che si alternano, nostalgia, malinconia, disperazione, e nel profondo una piccola luce, la speranza, candela che nella sua pur tremula fiamma lo aiuta ad andare avanti nell'ultimo tratto di percorso. 'Ciò che mi resta per respirare e vivere/ la speranza!' [...] Il carcere, cimitero vivente, fortezza di angosce senza fine, la vita è fuori, e dentro, nelle celle, il tempo si consuma giorno dopo giorno in rimpianti, dolore, in un inutile ma comprensibile tormento per ciò che è accaduto e avrebbe potuto non accadere, per la sofferenza e le perdite causate ad altri, che come una cascata il cui scrosciare è eterno si riversano sul condannato. 'Sì, ho buttato la vita', pochi attimi e la vita non ti appartiene più, perdi i colori, la luce, perdi affetti e perdi la speranza e tutto ciò che è stato un desiderio o il sogno di un bambino, di un ragazzo, la sua futura strada nel mondo, si è perduto. 'Mi sento come se mi fossi smarrito/ in un deserto...', il viaggiatore con intorno il vuoto e nessun riferimento, nessun sentiero tracciato, nessuna voce, nessuna oasi in lontananza, e il buio si avvicina.» (dalla prefazione di Erminia Dell'Oro). Postfazione di Silvana Ceruti e Alberto Figliolia.
Il lato oscuro del centauro. 100 anni di Primo Levi
Luca Artioli
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 92
"L’opera di Luca Artioli è un pellegrinaggio poetico attraverso la vita di un uomo. Quest’uomo è Primo Levi. Il selciato di una simile strada è fatto di vetri rotti e va percorso a piedi nudi. Impossibile non ferirsi. Chi tenta di raccogliere tutti i vetri per ricomporli è un filosofo. Chi vi cammina a lato e li osserva è uno storico. Mentre chi vi passa sopra, consapevole di non potersi ferire mai abbastanza per arrivare fino in fondo al dolore, questi è un poeta. Coloro che nella propria incommensurabile sofferenza hanno detto «io là (ad Auschwitz) c’ero», hanno anche ammesso di non riuscire a comprendere. Perché, dunque, dovrebbe riuscirvi chi là non è mai stato? Né filosofo, né storico, né poeta possono spiegare l’inspiegabile. Ma qui non si tratta solo di comprendere, piuttosto di non dimenticare. Così il filosofo, lo storico e il poeta non possono tacere. Luca Artioli è tra coloro che non vogliono dimenticare i ricordi di chi là c’era. Ma di fronte a ciò che per la sua disumanità sfugge alla comprensione umana, vi sarà sempre qualcosa che non si può o non si sa dire. 'Il lato oscuro del centauro' è proprio ciò che Primo Levi non ha scritto. Né mai alcuna mano scriverà." (dalla premessa di Serse Cardellini)
Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi
Libro
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2018
pagine: 233
"Per la prima volta Magazzeni, Mormile, Porster e Robustelli abbandonano il territorio vasto e variegato dell'anglofonia e compongono una selezione che, a partire dal medesimo perimetro tematico della 'Tesa fune rossa dell'amore', attinge a testi nati in lingua italiana [...]. Ne deriva, per chi vorrà leggere il libro inserendolo nel percorso delle curatrici, una pluralità di possibili confronti, dalle "variazioni generazionali" che si possono intravedere dagli anni Sessanta a oggi, alle diverse posture fra autrici di lingua madre italiana e autrici che hanno scelto l'italiano come lingua letteraria, ai differenti archetipi che segnano in questo campo la poesia di lingua inglese (dove hanno ruolo centrale le fiabe popolari) e la poesia di lingua italiana (segnata dall'influsso della religione). È una lettura ricca e nutriente, quella di Matrilineare [...]" (Dalla prefazione di Maria Teresa Carbone)
All'orizzonte, i fari
Anna Maria Di Brina
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2018
pagine: 113
«Sempre all'orizzonte risplendono/ i fari.» L'immagine misteriosa del faro, simbolo antico di speranza e d'approdo, ma anche meta irraggiungibile, oggetto di un desiderio teso inevitabilmente all'altrove, introduce con forza iconica a questa silloge di Anna Maria Di Brina. Come cogliere, con la potenza originale della parola, il tempo acceso dei sentimenti, degli slanci, di intuizioni e memorie? Come trasferire il fluire tumultuoso e cangiante della vita nella musica limpida, sperimentale e giocosa del verso? Anna Maria Di Brina raccoglie la sfida e con gli strumenti in dote ai poeti — il ritmo e le immagini — propone al lettore un viaggio che diviene esperienza conoscitiva di grande fascino e profondità. La varietà dei temi, dal dialogo con gli alberi, a storie di incontri e addii, a fotografie multicolori di istanti e metamorfosi, al ruolo salvifico della poesia, si esprime in un'ampia gamma di ritmi e di richiami sonori. Nella sua ricerca l'autrice risale con grazia alle origini della poesia contemporanea: rintracciabili all'orecchio attento sono echi e richiami ai classici e ai moderni, da Pascoli a Montale, da Caproni ad Antonia Pozzi. Prefazione di Michele Tortorici.
Le fate ingorde
Emanuela Botti
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2018
pagine: 69
"Donne come fate, ma fate ingorde che, dopo millenni di silenzi costretti, rivelano la loro "ingordigia", ossia le loro vere attese, i loro riposti pensieri. Spingono e rendono necessario ogni componimento una volontà e un bisogno di far chiaro, che portano alla causticità, fin quasi all'asprezza. Ne deriva che il corpo femminile, troppo a lungo cacciato nel peccaminoso o sollevato alla santità, è sentito e visto e riconosciuto nelle sue voglie, nei suoi umori. Senza smettere di appartenere alla grazia e alla leggerezza. Come per costruire una dignità sempre negata. Superare il rancore e la rabbia, pretendere un nuovo modo di esistere, sostituire agli artigli, necessari per combattere, ali di farfalla. La scrittura come ritrovamento di un sé amabile e contento. L'amore, la sensualità goduta, anche sofferta. E, dopo la liberazione, lo scioglimento; e i piaceri e le sofferenze di chi ama e nell'amore attende, pretende, si delude, s'affanna e chiede ancora." (dalla prefazione di Elio Pecora)
Donne e poesia per la cultura di pace. Premio letterario Fidapa BPW Italy. Prima edizione 2018
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2018
pagine: 388
"Mi piace ricordare che la nostra Federazione nacque nel 1929 come cenacolo di artiste e professioniste, federandosi solo in seguito con la BPW internazionale. La vocazione artistica pertanto ci è congeniale; a essa abbiamo inteso rivolgerci in questo biennio per ricercare talenti, come Diogene l’uomo, e per estrarre, con arte maieutica, la genialità femminile che invade ogni ambito culturale. Nella nostra meticolosa e indefessa ricerca abbiamo scoperto l’affinità di nostre molte socie con le muse Clio, Erato e Calliope, per citare quelle più affiliate con le diverse forme di poesia. In una fase storica in cui la solidarietà, la connivenza pacifica è stata soppiantata da un’aggressività individuale che non riconosce validi motivi psicologici e da una tendenza ad acuire i conflitti, interpersonali, familiari, internazionali, possano tali divinità ispirare le nostre poetesse per additare la via dell’amore, il sentiero della pace, strumenti per unire in armonia tutti gli uomini del mondo. Le pagine che seguono rappresentano i sogni, le ambizioni e soprattutto la speranza di un mondo migliore. Non è una costruzione idilliaca per immergerci in una dimensione surreale, che alla fine può solo illudere gli uomini, ma un edificio dove ogni mattone è un’accorata denuncia, alternata a un messaggio di un benefico cambiamento, tante rappresentazioni pittoriche in un orizzonte, dove un sole, nascente e carico di energia, annuncia il nuovo giorno che verrà." (dall’introduzione di Caterina Mazzella)
I gerani di Iskra
Stefano Bolognesi
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2018
pagine: 73
"La gente dei paesi, della periferia, la gente che ha perso chissà quale cielo o sogno, o li ha trovati in chissà cosa o chi: ecco, 'I gerani di Iskra' di Stefano Bolognesi è una galleria di ritratti di individui che hanno certamente in comune una quasi sacrale appartenenza a una stirpe straordinaria. Sono uomini e donne il più delle volte sbagliati, almeno per il giudizio del mondo. Sono uomini e donne spostati, che vivono o hanno vissuto un'epopea personale fatta di viaggi e di ritorni, di guerre e di sconfitte. Sono campioni — a modo loro — di una quotidiana realtà di disfatte e di sghembe bellezze. Interpreti di una sorte talvolta in equilibrio precario fra la verità e la finzione, animati sempre da un qualche strano fuoco o segnati da capricciosi sortilegi, ci appaiono come i personaggi di una fiaba che viene prendendo forma negli occhi dell'autore. E forse questo è il punto più alto del libro: non tanto e non solo la capacità di raccontare lo strabiliante esistere di creature così fragili e forti, ma piuttosto ciò che sta all'origine, ovvero la docilità dello sguardo di chi osserva e scrive. Bolognesi accoglie i suoi eroi fin dentro le stonature più evidenti, li tiene in un abbraccio che sa di riconoscenza e di riconoscimento insieme. Riconoscenza nei confronti di una realtà che sa essere così strampalata e vera. Riconoscimento invece di ciò che, nel fondo del loro cuore indifeso, risulta completamente anche nostro." (dalla postfazione di Corrado Bagnoli)

