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Mondadori: Soggettive

Padre quotidiano

Padre quotidiano

Gianni Amelio

Libro: Libro in brossura

editore: Mondadori

anno edizione: 2018

pagine: 157

«Ethem mi venne incontro per salutarmi, ma non come faceva di solito, accostando le guance per tre volte. Adesso mi tenne stretto, mi si aggrappò addosso. Poi gli uscì una frase che forse mi aveva già detto altre volte, e c'era la parola bir, figlio. L'assistente tradusse sottovoce, perché anche a lui suonava strano quello che doveva ripetere: "Fino a oggi è stato figlio mio. Da domani sarà figlio tuo".» Durante le riprese di Lamerica, nel 1993, Gianni Amelio riceve da Ethem Zekaj, padre del giovane albanese il cui sguardo riempie l'ultima immagine del film, una proposta sconcertante che è, insieme, un ordine e una preghiera, e ha il potere di risvegliare in lui, il «regissore» italiano, le tracce di un'antica ferita, l'assenza di un altro padre - il suo - conosciuto troppo tardi. Fra slanci emotivi e incomprensioni, reciproca diffidenza e imprevedibili affinità, in un dialogo che vive soprattutto di silenzi, il rapporto con Ethem, personaggio chiave della storia, si fa sempre più profondo. E Amelio racconta come abbia deciso di adottare quel ragazzo, onorando l'atto d'amore di un padre pronto a separarsi da suo figlio per dargli un futuro meno incerto. La narrazione di questa esperienza intima acquista nelle pagine del libro un profondo respiro corale: l'apprendistato di padre putativo è scandito dalle fasi della travagliata lavorazione del film e dal ritratto di un'Albania ancora schiacciata dalle macerie della dittatura, tanto lontana dall'Italia di allora e tanto simile alla Calabria del dopoguerra, dove Amelio ha vissuto la sua infanzia. Sospeso fra due paesi, due caratteri, due culture, "Padre quotidiano" rievoca gli anni inquieti in cui si aprì la stagione delle migrazioni via mare, che continua a riversare sulle coste italiane il suo carico di dolore e di morte. Ma il ricordo viene qui addolcito, quasi purificato, dalla nascita di un legame affettivo che sfida i pregiudizi e s'impone con la forza necessaria per arginare l'indifferenza comune. Una vicenda personale diventa simbolica, scava a fondo nel privato, anche con durezza, fino a raggiungere un'emozione che ci coinvolge tutti.
18,00

Il peso della neve. Storia della nostra famiglia sotto la valanga di Rigopiano

Il peso della neve. Storia della nostra famiglia sotto la valanga di Rigopiano

Adriana Parete, Giampiero Parete

Libro: Copertina morbida

editore: Mondadori

anno edizione: 2018

pagine: 196

«Il buio in cui eravamo immersi diventava sempre più nero. Gli ultimi ad arrendersi sono stati due signori la cui voce ci arrivava dalla sinistra del divano. "Aiuto, cazzoooo!" hanno urlato. Ma invano. Una trave ha scricchiolato, un altro mucchio di neve è caduto a terra. "Mamma, perché non vengono a prenderci?" "Non lo so." "Ma ci avevano trovati..." "Non lo so." "Dici che non ci hanno sentito?" "Ma sì che ci hanno sentito. Magari adesso sono un po' stanchi, Gianfi. Chissà quanto avranno scavato... Vedrai che si riposano un attimo, dormono un paio d'ore, poi ci vengono a prendere. Noi tanto stiamo bene, no?" "Veramente io sto morendo di freddo, mamma." "Be', è normale... Siamo in montagna." "Già. E Ludovica?" "Starà certamente bene anche lei, Gianfilippo... Ne sono sicura." "Già... Mamma?" "Sì?" "Ti va di dire un Padre Nostro insieme a me?"» Adriana e Gianfilippo Parete sono mamma e figlio. E stanno per morire insieme alle altre ventinove persone rimaste intrappolate fra le macerie dell'hotel Rigopiano, il 18 gennaio 2017. Al culmine di un breve sciame sismico, una valanga si è staccata dal monte Siella, nel cuore dell'Abruzzo, e ha travolto il piccolo resort di lusso a fondo valle. In un secondo, 120.000 tonnellate di pietre, ghiaccio e neve hanno spazzato via tutto, come fosse un castello di carte. Molti non sono morti sul colpo, ma dopo una lenta agonia. I soccorsi, partiti in ritardo, non sono riusciti a raggiungere tempestivamente il luogo del disastro e così le macerie dell'hotel Rigopiano si sono trasformate in una gigantesca trappola per topi. Questo libro è la storia in presa diretta di cosa è successo dentro quella trappola nelle drammatiche cinquanta ore che seguirono la valanga. A raccontarla è la famiglia Parete - mamma, papà e due figli - i quattro protagonisti di quello che i giornali hanno chiamato il «miracolo di Rigopiano». Ma ogni cosa ha un prezzo, anche i miracoli. «Da tutto questo» ricorda oggi Giampiero, il papà, «ho imparato quanto è difficile svegliarsi ogni mattina oppressi dall'obbligo di ringraziare Dio, spaventati dalla prospettiva di incrociare lo sguardo di qualcuno che magari là sotto ci ha lasciato la madre o un figlio, oppure angosciati dall'unica vera domanda che continuo a farmi ogni volta che ripenso a quella montagna: perché noi?».
18,00

L'ultima ragazza. Storia della mia prigionia e della mia battaglia contro l'Isis

L'ultima ragazza. Storia della mia prigionia e della mia battaglia contro l'Isis

Nadia Murad, Jenna Krajeski

Libro: Copertina morbida

editore: Mondadori

anno edizione: 2017

pagine: 348

Nell'agosto 2014 la tranquilla esistenza di Nadia Murad, ventunenne yazida del Sinjar, nell'Iraq settentrionale, viene improvvisamente sconvolta: con la ferocia che li contraddistingue, i militanti dello Stato Islamico irrompono nel suo villaggio, incendiano le case, radunano i maschi adulti uccidendone 600 a colpi di kalashnikov e rapiscono le donne, caricandole su autobus dai vetri oscurati. Per Nadia e centinaia di ragazze come lei, giovanissime e vergini, inizia un vero calvario. Separate dalle madri e dalle sorelle sposate, scontando l'unica colpa di appartenere a una minoranza che non professa la religione islamica, vengono private di ogni dignità di esseri umani: per i terroristi dell'ISIS saranno soltanto sabaya, schiave, merce da vendere o scambiare per soddisfare le voglie dei loro padroni. L'abisso della prigionia, gli stupri selvaggi, le torture fisiche e psicologiche, le continue umiliazioni, insieme al dolore per la perdita di quasi tutti i parenti, vengono raccontati da Nadia - miracolosamente sfuggita agli artigli dei suoi aguzzini - con parole semplici e dirette, e proprio per questo di straordinaria efficacia. Le tremende sevizie le hanno lasciato cicatrici indelebili sul corpo e nell'anima, ma anziché ridurla al silenzio, cancellandone l'identità, l'hanno spinta a farsi portavoce della sua gente e di tutte le vittime dell'odio bestiale dell'ISIS. Oggi Nadia è una donna libera, che ha scelto con coraggio di denunciare al mondo intero il genocidio subito dal suo popolo, non per invocare vendetta, bensì per chiedere giustizia, affinché i colpevoli compaiano di fronte alla Corte penale internazionale dell'Aia e vengano giudicati e condannati per i loro orrendi crimini contro l'umanità. Ma il suo messaggio è soprattutto un pressante invito a non lasciarsi sopraffare dalla violenza e a conservare intatta, sempre e comunque, la fierezza delle proprie radici, e una struggente lettera d'amore a una comunità e a una famiglia distrutte da una guerra tanto assurda quanto spietata.
20,00

Endurance. Un anno nello spazio, una vita di scoperte

Endurance. Un anno nello spazio, una vita di scoperte

Scott Kelly

Libro: Libro in brossura

editore: Mondadori

anno edizione: 2017

pagine: 470

Il 27 marzo 2015, dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, viene lanciata la navicella Sojuz TMA-16M, destinazione ISS, la Stazione Spaziale Internazionale che dal 1998 orbita a 400 chilometri dalla Terra. A bordo, oltre ai due cosmonauti russi Michail Kornienko e Gennadij Padalka, c'è l'astronauta statunitense Scott Kelly. Non è certo la sua prima missione, ma questa volta dovrà compiere un'impresa mai realizzata da un americano: trascorrere un anno intero nello spazio e sottoporsi a test medici sugli effetti dei voli interplanetari di lunga durata. Un'avventura straordinaria, costellata di momenti indimenticabili – emozionanti passeggiate nello spazio, stupefacenti aurore boreali, albe e tramonti mai visti –, ma eccezionalmente impegnativa dal punto di vista psicofisico. Lassù, infatti, viaggiando a una velocità di 28.000 chilometri orari, Kelly e gli altri membri dell'equipaggio che si sono avvicendati al suo fianco in quei dodici mesi, tra i quali l'italiana Samantha Cristoforetti, si misurano quotidianamente con sfide estreme: isolati da tutto e da tutti, devono affrontare le conseguenze dell'assenza di gravità, il rischio che il più piccolo inconveniente possa trasformarsi in tragedia, il disagio della convivenza forzata in ambienti claustrofobici e, soprattutto, l'irrimediabile lontananza dagli affetti più cari. Ma oltre al toccante elenco delle cose «terrestri» di cui ha sentito maggiormente la mancanza, il racconto di Kelly trabocca di autentico entusiasmo per la spedizione e di quell'amore per la conoscenza che lo ha spinto a sperimentare per un anno la propria capacità di sopravvivenza in condizioni pressoché proibitive, contribuendo così a rendere sempre più concreta e prossima la realizzazione di un altro grande sogno dell'umanità: il viaggio su Marte.
22,00

The operator. Il colpo che uccise Osama bin Laden e i miei anni con i Navy SEAL

The operator. Il colpo che uccise Osama bin Laden e i miei anni con i Navy SEAL

Robert O'Neill

Libro: Copertina morbida

editore: Mondadori

anno edizione: 2017

pagine: 408

Nella notte fra il 1º e il 2 maggio 2011, mentre nella situation room della Casa Bianca il presidente Barack Obama seguiva in un silenzio carico di tensione una delle operazioni militari più segrete della storia, a dodicimila chilometri di distanza, in un compound di Abbottabad, nel Pakistan occidentale, un raid dei Navy SEAL, le forze speciali della marina degli Stati Uniti, metteva fine alla vita di Osama bin Laden, il terrorista più ricercato al mondo. La tragedia dell'11 settembre - una ferita ancora aperta nella carne viva di un'intera nazione - sembrava finalmente avere trovato giustizia. Fin dal giorno dopo, però, le circostanze della morte del capo di al-Qaeda suscitarono innumerevoli interrogativi e contribuirono ad alimentare le tante teorie del complotto. Chi erano gli uomini che avevano portato a termine la missione? Chi l'aveva pianificata? Se bin Laden era davvero morto, chi, materialmente, aveva premuto il grilletto? In The Operator Robert O'Neill, il Navy SEAL dal cui fucile partirono i colpi letali, risponde a queste domande ripercorrendo le varie fasi dell'operazione e ricostruendo, quasi in presa diretta, gli ultimi istanti di vita dello «sceicco del terrore». Il racconto di O'Neill, però, muove da lontano, dall'infanzia trascorsa a caccia di cervi nei boschi del Montana alla decisione di arruolarsi e di sottoporsi all'addestramento più duro, spietato e selettivo del mondo per essere ammesso nel corpo d'élite per eccellenza della marina militare americana. Quindi il dispiegamento in Iraq, alla ricerca dei terroristi, poi in Afghanistan, nella guerra contro i talebani. Quasi diciassette anni di carriera, quattrocento missioni, un succedersi ininterrotto di operazioni condotte sempre nella massima segretezza. Ma O'Neill non racconta solo la guerra. Anzi. Il suo sguardo si sofferma piuttosto su tutto ciò che «precede» il combattimento vero e proprio: la meticolosa, quasi maniacale pianificazione, l'addestramento continuo ed estenuante, lo stress emotivo dell'attesa. E poi l'angoscia, che si ripresenta, puntuale, al momento di lasciare la famiglia. Come pure le tante ore di noia trascorse nelle basi militari di mezzo mondo, tra eccessi, spacconate, bevute colossali ed epiche sfide alla playstation. Per arrivare, infine, a quel compound di Abbottabad, quando, nel visore notturno a infrarossi, compare l'ombra dell'uomo che da dieci anni rappresenta il peggiore incubo dell'America.
22,00

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