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Cani bastardi

Cani bastardi
Titolo Cani bastardi
Autore
Argomento Narrativa Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
Collana Le falene, 5
Editore NEM
Formato
Formato Libro Libro: Libro in brossura
Pagine 199
Pubblicazione 12/2020
ISBN 9788888903606
 
15,00

"È solo, Saro. Patrizia se ne occupa senza alcun affetto. Il mondo l'ha dimenticato e l'ha chiuso in quel seminterrato rosicchiato dalla penombra e dallo squallore. Nessuno vuole avere a che fare con Saro perché Saro è l'allegoria della miseria e della nullità. Tutti lo schivano. Tutti lo ignorano. È un'ombra grigia tra le ombre nere, è il rumore di sottofondo della vita, che tutti cercano di eliminare o di coprire con suoni più melodiosi. Il suo suono stride, cigola. È una vecchia carcassa arrugginita che ancora si regge in piedi a fatica. Che ancora si trascina producendo scintille di fastidio nella vita di chi è restato. Nella vita di Patrizia." Ci sono libri che difficilmente ci lasciano perché l'autore, prima ci rende spettatori silenti della narrazione e, poi, ci introduce in un film interiore che vogliamo veder scorrere davanti ai nostri occhi fino alla fine, anche se procura colpi forti e diretti. Cani bastardi è uno di questi libri. Gli unici esseri di cui Saro sembra capace di prendersi cura sono i suoi cani, mentre Patrizia trascina una convivenza forzata in nome di un debito al quale non vuole sottrarsi. Spostandosi da un protagonista all'altro, Marta Morotti mette in scena un racconto crudo, e si addentra nell'anima di persone azzannate dalla vita, che si rialzano come possono (e a volte non possono). Ad emergere è la fragilità umana, in particolare quella femminile, la lunga scia di dolore che nemmeno il tempo riesce a medicare. «Le anime nude sono sempre cose miserabili» scriveva F.S. Fitzgerald. Marta Morotti disegna il mondo delle sue anime nude. Il gioco di prospettiva con cui ha costruito il suo romanzo e che ci costringe a continui capovolgimenti, ci dice che la realtà deve sempre essere osservata da più punti di vista. In qualche modo sembra suggerire che, anche nelle vicende più abbiette, dovremmo forse porci domande, abituarci a guardare dal punto in cui si trova l'altro, allungare lo sguardo nel tempo e infine chiederci: ma qual è la realtà?
 
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