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Più che rubare l’acqua

Più che rubare l’acqua
Titolo Più che rubare l’acqua
Autore
Argomento Narrativa Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
Collana Nuove voci. Strade
Editore Gruppo Albatros Il Filo
Formato
Formato Libro Libro: Libro in brossura
Pagine 368
Pubblicazione 02/2023
ISBN 9788830669109
 
14,90 €

 
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Ne L'Urlo di Munck è magistralmente evidenziata l'angoscia esistenziale dell'artista, così come l'urlo disperato di una donna col "pancione" svela a Valentina la tragicità del "furto" di una bottiglia d'acqua. Tragicità come risultato di vite vissute in balia di "argomentazioni" o "schematizzazioni" teorizzate in termini di "globalizzazione" e "finanziarizzazione" e sbandierate come "progresso" illimitato e globale (ossia per tutti) e che ha invece prodotto una globale, tragica crisi umanitaria devastante e di difficile soluzione se non con immediati, globali (anche i predatori) e doverosi "sacrifici". Valentina, figlia indesiderata ("stai attento": sollecito di sua madre al padre e da lui sempre disatteso) in conflitto con lei che le rimanda la "colpa" di esistere, trova nel giornalismo una possibilità di vita. In missione per un reportage sul collegio femminile in Afghanistan, il "caso": l'irruzione predatoria di soldati, la trova in colloquio con le ragazze e (creduta una di loro) è rapita e costretta allo stesso destino. Un "inferno" da dove solo le "precauzioni" della famiglia di Karima, una studentessa con cui si relaziona, riuscirà a liberarle. La "segretezza" di Karima e famiglia (le daranno anche la somma necessaria per gli scafisti) rende possibile il "ritorno". L'imbarco, difficile, complicato, problematico: terrificante impatto con il trafficante. Poi il trambusto, la pressa. Il pestaggio per l'imbarco: il terribile nubifragio: i tuoni del cielo e del mare, gli strilli, Il gommone che "balla", le spinte, le doglie, le urla della donna, le sue. Il primo vagito e il pianto di una creatura, nella tragicità del momento è la "speranza" che si fa "vita". Vale giura: si "occuperà di "lei". E il gommone sbanda, acqua a secchiate ed è buio, oblio... Il risveglio a Lampedusa. Risveglio nebuloso con dubbi e indecisioni nell'Indolente ricerca di un "segno" che le indichi la "strada". La "bellezza" le si presenta quale senso e rifugio. A casa, in agguato, la "fatica di vivere" la travolge: la nonna, il padre, la sorella coinvolti e ghermiti da linguaggi "mielati", comportamenti e leggi incompatibili con responsabilità, uguaglianze sociali ed efficienze organizzative. Il disimpegno, la noncuranza e il solipsismo imperante soffocano ogni possibilità di cambiare la società in meglio. Torna sui suoi passi e nell'inganno ritrova la "consapevolezza di sé, l'impegno, l'importanza di accogliere l'altro da sé, di ritrovare il "noi". "Nessuno nasce buono o cattivo né lo diventa da sé". Ora, l'obiettivo di Vale è ritrovare la bambina nata a compimento di un nuovo "avvento". Incontro a delusioni e pericoli, e con l'aiuto e le premure di Simone, riprende il viaggio e le ricerche. Il caso a farle da guida, non manca di fronteggiarla con oscurità e flash sino a ché, in pieno possesso di sé, non trasmuta il "caso" in destino. "Destino" quale "valore/dono" di "vita".
 

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