Bollati Boringhieri: Saggi.Storia, filosofia e scienze sociali
I nazisti della porta accanto. Come l'America divenne un porto sicuro per gli uomini di Hitler
Eric Lichtblau
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2015
pagine: 315
Il Premio Pulitzer Eric Licthblau ci regala con questo libro la ricostruzione di fatti che credevamo di conoscere, ma che nessuno prima di lui aveva raccontato nei particolari. Eric Lichtblau ha controllato meticolosamente documenti inediti e ha raccolto preziose testimonianze, ricostruendo i fatti di una storia vera che ha dell'incredibile. Leggendo queste pagine si ha l'impressione di avere davanti agli occhi la sceneggiatura di un film di fantaspionaggio: la storia di come l'America divenne un rifugio sicuro per gli uomini di Hitler. È ampiamente noto che dopo il crollo del Terzo Reich migliaia di gerarchi nazisti trovarono rifugio in Sudamerica. Criminali di guerra come Mengele, Eichmann, Priebke, Barbie e numerosi altri fuggirono indisturbati, avvalendosi dell'assistenza di una misteriosa ed efficiente organizzazione, nome in codice Odessa, che operava in tutta Europa anche con l'aiuto di alte autorità ecclesiastiche e della Croce Rossa. Si sospettava che dopo la guerra molte centinaia di nazisti si fossero insediati indisturbati anche negli Stati Uniti. Incredibilmente, molti di loro, benché riconosciuti come criminali di guerra, furono reclutati dall'FBI e dalla CIA e utilizzati come informatori negli anni della Guerra fredda. A molti furono ribaltate le imputazioni a loro carico grazie all'intervento diretto del capo dell'FBI, J. Edgar Hoover.
Il libro dei secoli. Mille anni di storia e innovazioni
Ian Mortimer
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2015
pagine: 485
La storia dell'umanità è costellata di avvenimenti in continuo mutamento e di punti di svolta epocali: i viaggi di Colombo, le novantacinque tesi di Lutero, l'invenzione della stampa, la Rivoluzione francese o lo scoppio della bomba atomica non sono che pochi esempi degli eventi che hanno marcato una discontinuità evidente rispetto al passato. Ma se dovessimo dire quale fra questi, - o quale secolo negli ultimi mille anni di storia -, sia stato più significativo degli altri, non avremmo modo di dare una risposta univoca e chiara. Come si misura, e cosa significa in definitiva il cambiamento nella storia? lan Mortimer si è dedicato alla risoluzione di queste domande, intrecciando mille storie con arguzia, competenza e grande smalto narrativo. Davvero Internet ci ha cambiato la vita più della penicillina? Il Rinascimento è stato più importante dell'invenzione dei bottoni? La peste nera ha causato più o meno vittime delle armi da fuoco? La capacità di rendere viva e palpabile la storia è la caratteristica di quest'opera, sia nel quadro immenso della "grande storia" - quella dei grandi imperi e dei grandi re - sia nel microcosmo della tranquilla "storia locale", dove le novità arrivano, magari in ritardo, ma arrivano e modificano la quotidianità di ogni singolo individuo.
Il fantastico laboratorio del dottor Weigl. Come due scienziati trovarono un vaccino contro il tifo e sabotarono il Terzo Reich
Arthur Allen
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2015
pagine: 373
In questa storia tutto inizia coi pidocchi. Per noi, oggi, questi animali sono solo insetti fastidiosi, per quanto rivoltanti, ma per l'umanità intera, fino a poco tempo fa, "pidocchio" significava "tifo", e tifo significava morte certa, soprattutto per la gente povera ammassata nei quartieri più luridi delle città e per i soldati nelle trincee. Gli eserciti europei erano alla disperata ricerca di un vaccino, dal momento che il tifo aveva decimato le truppe di tutte le nazioni durante la Prima guerra mondiale e si voleva impedire un'altra disastrosa epidemia in vista di un nuovo conflitto. Che, come sappiamo, giunse puntuale nel 1939. Il laboratorio più avanzato sul tifo era quello di Rudolf Weigl, un brillante ed eccentrico professore polacco di Leopoli. Il suo vaccino aveva ottenuto grandi consensi negli anni venti, e quando i nazisti occuparono la città si interessarono immediatamente a quel laboratorio miracoloso, pressati com'erano da nuove epidemie di tifo tra le truppe del fronte orientale. Il laboratorio di Leopoli divenne così un luogo privilegiato, e Weigl decise di approfittarne, ospitando intellettuali e oppositori del regime, e riuscendo a far pervenire di nascosto il suo vaccino ai ghetti ebraici, rifilando nel frattempo alla Wehrmacht una versione indebolita e inefficace del siero.
Le virtù della menzogna. Politica e arte dell'inganno
Martin Jay
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 265
«Washington non sapeva dire le bugie, Nixon non sapeva dire la verità, e Reagan non sapeva la differenza». La vecchia facezia mette allo scoperto la tensione agonistica tra verità e menzogna che attraversa la cultura politica, non solo americana. Dalla storiella edificante illustrata in copertina – un piccolo George Washington che ammette virilmente al cospetto del padre di essere stato lui ad abbattere con l'accetta l'albero di ciliegio – alle dichiarazioni di George W. Bush sulle armi di distruzione di massa irachene, va in scena qualcosa di più dell'alternanza tra limpide condotte e infingimenti plateali: a scorrere sul teatro politico è l'intera drammaturgia del pensiero occidentale intorno al governo della cosa pubblica. Grande storico delle idee, Martin Jay aggira le scarne dicotomie sincerità/doppiezza, moralismo/realismo, rettitudine/impudenza per sondare i rapporti meno convenzionali che il culto della verità, la sua distorsione deliberata e le arti del potere intrattengono tra loro. E comprova che, dall'antichità a Leo Strauss e Hannah Arendt, fustigatori e apologeti dell'inganno muovono da nozioni differenti del «politico» come dimensione specifica dell'operato umano. Se il fronte dei rigoristi arruola, non senza una certa promiscuità, Agostino, Kant e Rousseau, illuministi e romantici, è la parte avversa a fare mostra della maggiore ambivalenza concettuale, irriducibile alla sola astuzia celebrata dal suo eroe eponimo Machiavelli. L'artificio in politica infatti può appellarsi alla solennità della «nobile menzogna» platonica, trovare giustificazione nell'ipocrisia sociale rispettosa dei protocolli del tatto e del decoro, trincerarsi dietro la ragion di Stato, eludere il biasimo attraverso un uso ironico del mendacio, oppure presentarsi come virtuoso baluardo della pluralità di opinioni di fronte al carattere dispotico, monologico della verità. Abbandonando ogni pregiudiziale correttismo ideologico, Jay riconosce che la politica «non sarà mai una zona interamente libera dalla menzogna, una sfera di autenticità, sincerità, integrità, trasparenza e giustizia». E «in fin dei conti è una buona cosa».
1177 a.C. Il collasso della civiltà
Eric H. Cline
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 267
Vennero dal mare. Sappiamo il loro nome e poco altro: li chiamiamo "Popoli del Mare" e al loro arrivo caddero regni millenari e l'intera Civiltà del Bronzo collassò repentinamente. Dopo, seguirono solo lunghi secoli bui. L'Età del Bronzo era stata un'epoca di fiorenti commerci, di evoluzione tecnica e culturale, di rapporti diplomatici internazionali, di sottili equilibri politici. A lungo si è pensato che il mondo di tremila anni fa fosse un luogo primitivo, con un'economia ridotta su breve scala, ma gli ultimi decenni di scavi archeologici hanno invece portato alla luce un mondo incredibilmente organizzato e vasto, sorprendentemente simile al nostro, tanto da poterlo definire "globalizzato". Il quadro archeologico ci restituisce un'organizzazione solida e funzionale, che sembrava intramontabile, come la nostra, ma che cadde di schianto. Lo stagno, necessario per ottenere il bronzo delle armi e degli utensili, proveniva dall'Afghanistan, il rame da Cipro: come il petrolio di oggi, erano le merci più ambite, e sul loro commercio era fiorita un'intesa internazionale che coinvolgeva tutti i grandi imperi del Mediterraneo e della Mezzaluna fertile. I nomi dei regni antichi evocano avvenimenti lontani - Egizi, Ittiti, Assiri, Babilonesi, Mitanni, Minoici, Micenei, Amorrei, Ugariti, Cretesi, Ciprioti, Cananei -, ma le loro vicende sono così "moderne" che la loro storia suona ormai come un monito rivolto al nostro mondo.
Il filo d'oro. Storia della scrittura
Ewan Clayton
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 400
"Questa, ha scritto Ewan Clayton, presentando il suo libro, è la storia degli uomini che hanno cambiato la scrittura; e siccome noi siamo gli eredi delle scelte che loro hanno fatto, questa è anche la nostra storia". Il filo d'oro della comunicazione scritta, la più antica e persistente delle tecnologie umane, si è dipanato lungo tutto il percorso dell'umanità per oltre tremila anni. Parte dalle pareti rocciose di Wadi el-Hol, nell'Alto Egitto, e da lì passa ai pezzi di coccio, al papiro, alle architravi marmoree, alla pergamena, alle tavolette di cera, alla carta cinese, fino ad arrivare allo schermo pixellato del computer e sui muri delle periferie metropolitane. Ogni parola, tracciata da chiunque, con qualsiasi mezzo e su qualsiasi superficie, ha mostrato chiaramente la storia che l'ha preceduta e dialogato in maniera serrata con il suo tempo e la sua società. Questo è "Il filo d'oro": l'epopea di quel miracolo culturale che è la parola scritta, da sempre strumento insuperabile di comunicazione e motore del progresso culturale, scientifico e politico dell'umanità. Stiamo vivendo un periodo di svolta e di grandi cambiamenti tecnologici. Eppure mai come ora gli uomini hanno scritto con tanta abbondanza, e in questo loro gesto, forse inconsapevolmente, continuano a tramandare, adeguandoli al loro tempo, segni che sono figli di una storia lunga e sfaccettata, che poi è la nostra storia.
Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico: La critica della rivoluzione dai profeti ebraici al socialismo-La reazione...
Domenico Losurdo
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: XIX-1234
Forse in nessun filosofo come in Nietzsche si intessono e aggrovigliano - con un'eccedenza di pensiero che sfida gli esegeti - aspetti brutali e benefici motivi demistificatori, un'oltranza politica da cui trasuda il peggio dell'Ottocento giudeofobo e una potenza di controcanto che manda in frantumi il mito cristiano-germanico. Nietzsche è tutto questo: ribelle solitario, filosofo viandante, illuminista antirivoluzionario, soprattutto teorico del radicalismo aristocratico. Impossibile, se non sacrificando la storia, ridurlo a un'etichetta univoca. Eppure le interpretazioni si sono fortemente polarizzate tra orrore e grandezza. Gli accusatori hanno brandito la genealogia diretta dei capisaldi del nazismo dal suo "superuomo", ed emesso così una sentenza inappellabile; i difensori hanno orchestrato un'ermeneutica dell'innocenza fondata su una lettura allegorica di alleggerimento, in cui le sue posizioni più estreme sono apparse soltanto libera espressione di un mondo vitale oltreumano. In questo saggio, Domenico Losurdo persegue invece l'unica strategia non mutilante. Prende alla lettera i principi spietati dell'aristocraticismo antidemocratico di Nietzsche ma, invece di proiettarli sulla fosca progenie che li ha rivendicati, li riannoda al loro variegatissimo contesto ottocentesco. Non eludere le ombre inquietanti di Nietzsche contribuisce a ristabilire la verità, ma è anche il solo modo di esaltarne le luci dissacranti, sottraendolo alla sbiadita unilateralità dei suoi apologeti.
La ragione flessibile. Modi d'essere e stili di pensiero
Giovanni Bottiroli
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 372
Con le arti marziali l'intelligenza filosofica spartisce fin dai suoi inizi l'attitudine strategica e agonistica, la destrezza accorta e dirimente. Tuttavia delle ingegnose movenze del sapiente guerriero, della sua duttilità mentale nello sciogliere enigmi e nell'irretire o eludere gli avversari, non reca traccia l'apparato categoriale né della logica classica, da Aristotele a Kant, né di quelle postclassiche. La loro impostazione, pur rivoluzionata nel tempo, si regge ancor sempre sull'alleanza tra leggi supreme e un'idea incrollabile di univocità, che depaupera la potenza del pensiero restringendolo a procedure livellari e inferenze rigide. Contro questa rigidità ormai esausta, ma finora non scalfita, Giovanni Bottiroli schiera persuasivamente gli argomenti di una logica allargata, in cui la flessibilità sia ragion d'essere, modo di operare e scopo, e ottenga il primato che le spetta tra le categorie. Nasce così un pensiero modale che non scinde il "che cosa" della metafisica occidentale dal "come". Perché pensiamo in molti modi, ossia attraverso stili diversi e combattenti, ed è proprio lo stile - che un noto adagio di Frege liquidava come affare di sarti e calzolai - a inoculare il principio di instabilità che ci fa comprendere l'eterogeneità della mente, il pluralismo logico, il linguaggio della densità nell'arte, il conflitto insito nell'identità.
Muri. Un'altra storia fatta dagli uomini
Claude Quétel
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 264
Quando non sono quelli delle case, i muri sono quasi sempre "strumenti politici". L'esempio più noto è quello che incarnò la guerra fredda: il Muro di Berlino. Ma nella storia del mondo le barriere politiche esistono fin dai tempi più antichi, ed è abbastanza eloquente che non siano mai state tanto numerose come ai giorni nostri. Muri imperiali come la Grande Muraglia cinese o il Vallo di Adriano, muri di separazione come quello tra Israele e i Territori e la Striscia di Gaza, muri dei ghetti e di segregazione - quelli all'interno dei quali vivono i cittadini bianchi del Sudafrica, le peacelines di Belfast o il recente e criticatissimo muro "anticrimine" di via Anelli, a Padova -, muri "di contenimento" come quello che corre lungo il confine del Texas e del Messico, muri di difesa come la Linea Maginot o il Vallo Atlantico, muri commemorativi, e tantissimi altri. Una lunghissima serie di muri corre e s'interseca senza quasi soluzione di continuità lungo tutta la storia umana, e il libro di Claude Quétel ne ripercorre le origini e talvolta la fine, come dimenticare la notte berlinese del 9 novembre 1989 e le picconate di gioia che iniziarono a scalfire il Muro?, ne ricostruisce minuziosamente le vicende, ne rileva puntualmente le conseguenze e talora le ferite dolorose, i danni insanabili, restituendoci con il suo sguardo una originale storia dell'umanità, consapevole che in attesa di un radioso avvenir senza barriere i muri hanno ancora, purtroppo, un brillante futuro.
Bachofen
Furio Jesi
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2005
pagine: 127
Giudicato un avventurista dagli antichisti, ascritto alla «storiografia afilologica» da Croce, a lungo bandito dagli studiosi accademici, Johann Jakob Bachofen era destinato a trovare accoglienza soprattutto presso filosofi e mitologi, da Nietzsche a Benjamin, da Kerényi a Dumézil. Del coltissimo giurista di Basilea che trattava l'antico en amateur, rivolgendogli uno sguardo sovrano, Furio Jesi iniziò a tradurre l'opera più discussa, II matriarcale, che gli parve accamparsi nella cultura europea con una centralità paragonabile alla nietzschiana Nascita della tragedia. Questo saggio, risalente al 1973 e pubblicato ora per la prima volta da Andrea Cavalietti insieme con altri materiali esegetici, doveva costituirne l'introduzione. Mentre indaga le diverse ragioni della rinascita di interesse per Bachofen in Benjamin da un lato e nel pensiero reazionario di Klages o Dacqué dall'altro, e sulla scorta di entrambe le letture affronta la scienza bachofeniana del simbolo e del mito, Jesi mette a punto la propria officina teorica e convoca implicitamente i propri maggiori, individuati tra coloro che sanno accedere alla religiosità delle origini senza boria storicistica.
Etnopsicoanalisi. Temi e protagonisti di un dialogo incompiuto. Volume Vol. 1
Roberto Beneduce, Bertrand Pulman, Élisabeth Roudinesco
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2005
pagine: 165
Nei primi decenni del Novecento la psicoanalisi ha lanciato la sua sfida alle scienze umane e sociali. Con Freud diventa però imperioso riflettere non solo sugli oggetti del conoscere (sogno, sintomo, inconscio, simbolo, rituale ecc.) ma anche sul soggetto e il desiderio del conoscere. L'antropologia, che cercherà di affrancarsi sempre più dall'ombra del colonialismo, accoglie la sfida rivisitando le proprie strategie ma anche interrogando i limiti di alcuni concetti (l'Edipo) in altre culture e correggendo taluni abusi lessicali (la nozione di feticcio, ad esempio). Nell'avviare con la psicoanalisi un dialogo spesso segnato da conflitti, essa incorpora tuttavia una nuova sensibilità metodologica. La svolta ermeneutica porterà a compimento questo processo, mentre nuove sfide emergono nei contemporanei contesti della ricerca (la postcolonia, la violenza della storia) o della cura (i processi migratori e l'etnopsichiatria clinica).
Antropologia della cura. Volume 2
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2005
pagine: 345
Qual e il senso del male e quale l'uso sociale della malattia? Dove originano i poteri della cura? A queste domande l'antropologia, in particolare quella orientata in senso psicoanalitico, ha cercato di rispondere a partire dall'analisi delle strategie diagnostiche e terapeutiche proprie di altre culture (tecniche divinatorie, confessioni di atti di stregoneria, terapie rituali). Lo studio dei differenti universi della cura ha posto però in luce non solo peculiari rappresentazioni del corpo e dei processi psichici, direttamente intrecciate a filosofie locali della persona. Esso ha mostrato anche l'impatto di precisi eventi storici, l'evangelizzazione per esempio, che hanno portato a una complessa rielaborazione dei sistemi di pensiero autoctoni o "tradizionali", già erosi dai processi della colonizzazione. Le ricerche descritte in questo volume ci introducono in questo orizzonte di temi e interrogativi, e ci svelano i numerosi malintesi che assediano oggi la cura dell'altro, dello straniero.

