Bollati Boringhieri: Saggi.Storia, filosofia e scienze sociali
Storia del folklore in Europa
Giuseppe Cocchiara
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2016
pagine: 576
"Tra le popolazioni barbare e le civili non ci sono abissi ma trapassi: in questi trapassi è l'essenza del folklore, che diventa scienza quando si integra con l'etnologia". Prima che uno statuto disciplinare riuscisse a catturare l'"indole" del folklore, ed etnologi e folkloristi insigni come Giuseppe Cocchiara perimetrassero l'oggetto dei loro studi, dirimendone le combattute relazioni con mitologia, storia delle religioni, letteratura e filologia, dovettero trascorrere secoli di travaglio di pensiero e ricerche. Irriducibile all'esotico o al pittoresco di maniera, il grande alveo delle tradizioni popolari - fiabe, leggende, proverbi, canti, ma anche costumi, usi, credenze - cominciò a svelare il segreto del suo "continuo morire per un eterno rivivere", ossia della sua perenne rielaborazione, quando l'Europa acquisì consapevolezza storico-critica di se stessa nel confronto sconvolgente con il Nuovo Mondo appena scoperto. Da allora, l'identità culturale europea si cimentò con quanto "di più intimo" potesse racchiudere, ossia il "primitivo a casa propria". Cocchiara risale instancabilmente lungo le infinite diramazioni che da Montaigne arrivano a Tylor, da Vico a Frazer, dai romantici a Pitrè. Accorpa, distingue, illumina genealogie, e soprattutto mette in rapporto la riflessione sul folklore con le correnti filosofiche, scientifiche e letterarie che si sono susseguite.
La parte maledetta preceduto da La nozione di dépense
Georges Bataille
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2015
pagine: 224
«L'interesse che si attribuisce di solito ai miei libri è di ordine letterario … non li si può infatti classificare in un genere definito in anticipo». La consapevole inclassificabilità delle opere di Georges Bataille tocca il vertice con La parte maledetta (1949): un saggio di economia politica che con «ardito rovesciamento» scalza in radice le cognizioni basilari su cui poggia quella che viene ritenuta la scienza triste, per disvelarla come scienza tragica. Al «miserabile» principio acquisitivo dell'utile, che secondo gli economisti governerebbe la produzione, la conservazione e il consumo, Bataille antepone la dissipazione improduttiva, il bisogno di distruggere, il gesto dilapidatorio delle ricchezze di cui testimonia il potlàc, lo scambio arcaico studiato dagli etnologi e non riducibile a convenzionale antenato del commercio. È nella depénse - oggetto di un breve scritto (1933) che Bataille continuò a ritoccare, denunciandone il valore strategico per il suo pensiero - che si compie la catastrofe della ragione utilitaria. Un argomentare che «sconvolge e toglie allo spirito il riposo» ripercorre la storia della civiltà umana attraverso le nozioni di eccesso, sacrificio, dispendio e orgia. Perché «non è la necessità ma il suo contrario, il "lusso", che pone alla materia vivente e all'uomo i loro problemi fondamentali». Introduzione di Franco Rella.
Breve storia della morte
William M. Spellman
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2015
pagine: 254
"La pietra fu usata prima per i sepolcri che per le abitazioni". Con arguzia epigrafica le parole di Miguel de Unamuno riaffermano una verità incisa su millenni di storia umana: la paradossale antecedenza della morte sulla vita. Dalla consapevolezza della fine biologica, stigma della nostra specie, muovono infatti le civiltà per allestire il loro apparato materiale e immateriale, i monumenti che sfidano la caducità, le grandiose visioni religiose che prefigurano l'inconoscibile, i sistemi di pensiero che elaborano il senso della finitezza, i codici morali che regolano la condotta personale e il vivere associato. Senza l'onnipervasività della morte non esisterebbe nulla di tutto ciò. William M. Spellman rende omaggio a questa signoria insieme drammatica e feconda, ripercorrendone i tempi e i modi dal Paleolitico a oggi. Convoca concezioni dell'aldilà e idee di immortalità, incarnata, disincarnata, sociale, ossia affidata al solo ricordo, e reincarnazione, teorie mortaliste, pratiche di congedo dei morenti, culti degli antenati, riti funerari, espressioni del lutto. Ma il grandangolo di Spellman inquadra anche un'assenza. Adesso, nel pieno di una "rivoluzione della mortalità" che ha invertito la spaventosa percentuale di morti premature o violente tipica dell'intera vicenda dell'uomo, è proprio il morire a venire occultato culturalmente. Negare la morte non ci aiuterà a vivere meglio.
Giuseppe Dossetti. Un innovatore nella Democrazia Cristiana del dopoguerra
Fernando Bruno
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 350
"Se Dossetti avesse continuato a fare politica, la DC si sarebbe spezzata". È l'explicit lapidario che Gianni Baget Bozzo appose nel 1977 a una storia iniziata quattro decenni prima e conclusa da tempo. Quando venivano scritte queste parole, Giuseppe Dossetti era ormai un monaco di sessantaquattro anni votato allo studio e alla preghiera. Ma nell'immediato dopoguerra, da laico, fu il protagonista di una stagione di rinnovamento che coinvolse le forze più vive del cattolicesimo politico italiano e il partito in cui cercarono rappresentanza. Sembrava che di quel tentativo si conoscesse ogni singola mossa, ogni retroscena. Non è così. Lo si scopre nel saggio di Fernando Bruno, che ha il merito di guardare all'intera vicenda da un punto di osservazione finora non abbastanza messo a profitto: la rivista "Cronache Sociali" (1947-51), organo politico quindicinale del gruppo dossettiano, ossia della sinistra democristiana nella sua espressione più alta e sognoficativa. Gli articoli di Dossetti, Lazzati, La Pira, Caffè, le grandi inchieste, l'osservatorio interno e internazionale erano modelli di un giornalismo civile, colto e incalzante, dove veniva allo scoperto l'alternativa alla leadership di De Gasperi. Al tatticismo degasperiano risucchiato nella "manovra governativa" e nel "patteggiamento di gabinetto", e sospinto a destra, Dossetti contrappose un'azione "formativa e suscitatrice, in strati sempre più vasti, di uno slancio collettivo vitale".
Rivolte del pensiero. Dopo Foucault, per riaprire il tempo
Mario Galzigna
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 174
Tra le insegne del nostro tempo c'è la "disperanza". Neologismo che capta, meglio del lessico convenzionale dell'afflizione, un'atmosfera collettiva della mente: non tanto il tetro scoramento che impiomba il cielo sopra di noi, quanto l'idea ormai assuefatta della sottrazione di futuro. Contro questa mansuetudine arresa allo stato di cose, il pensiero può e deve tornare alla sua vocazione insorgente, spaesante e sovvertitrice. In un saggio che riparte dalla tessitura di saperi e pratiche cara a Foucault, Mario Galzigna rianima un esercizio riflessivo che sembrava ormai consegnato agli archivi, anche a quelli della rivolta. La sua prosa di passione si innerva con le invenzioni concettuali, i regimi discorsivi, le forme estetiche e le oltranze di insorti illustri. Con i "nodi" polisemici a cui ricorre poeticamente lo psichiatra Laing per condensare le ambivalenze dell'identità, innovando l'orientamento terapeutico. Con le trasgressioni libertine alla Diderot, giochi dell'intelletto poi umiliati in malattie dell'anima o ridotti a perversioni da curare. Con le disgiunzioni creative di Magritte, che fa convivere sulla stessa tela "la chiarezza dell'ombra e l'ombra della chiarezza". Con il teatro della crudeltà di Artaud, dove la parola si dilata nel gesto e rompe l'involucro che la separa dalla vita. Tutte figure affratellate dall'attitudine a destabilizzare scenari chiusi, consolidati.
Le ragioni del dolore. Etnopsichiatria della depressione
Piero Coppo
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2005
pagine: 163
Depressione, panico, ansia, fatica cronica: si tratta di malattie in diffusione epidemica, o piuttosto dell'epidemia di determinate diagnosi e prescrizioni? Di un fenomeno davvero inedito, o di nuovi nomi dati a sofferenze antiche? L'approccio etnopsichiatrico rende oggi finalmente possibile un esame a tutto campo (storico e geografico) della questione. Coppo percorre le tappe cruciali della depressione in Occidente, dalla figurazione della malinconia nella Grecia antica alla costruzione della moderna nosografia, indugiando su momenti e connessioni interessanti, come la casuale scoperta dei primi farmaci antidepressivi e il loro ruolo nella definizione psichiatrica del disturbo.
Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx
Roberto Finelli
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2004
pagine: 320
Secondo la vecchia marxologia il passaggio dell'idealismo di Hegel al materialismo di Marx rappresentava il tradursi di una teoria del divenire, prima confinata nel piano astratto dell'Idea e dello Spirito, nell'agire reale degli esseri umani e delle loro relazioni in un orizzonte storico concreto. Questo studio propone una lettura del rapporto tra Hegel e il primo Marx segnata da una strutturale subalternità del giovane intellettuale al grande filosofo di Stoccarda. Rispetto alla concezione hegeliana del soggetto che diventa se stesso in rapporto con l'alterità, la filosofia della soggettività di Marx, modulandosi solo sul tema dell'eguaglianza e della organicità del genere umano, opera una regressione attraverso il materialismo di Feuerbach.
La forza dello sguardo
Umberto Curi
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2004
pagine: 248
Consegnato a parole, miti, filosofie, letterature e arti, il primato della vista si identifica da sempre con il possesso del sapere e l'esercizio del potere. Se in greco antico il lessico del vedere e quello del conoscere sono tutt'uno e se per il Platone de "La Repubblica" è filosofo "chi ama lo spettacolo della verità", l'equivalenza di teoria e visione, che fonda e attraversa l'intera metafisica occidentale, non ha nulla del dato acquietante, anzi si configura come una drammaturgia che è urgente interrogare. Un excursus dai grandi personaggi tragici a Freud, dalla mitologia classica alle testimonianze figurative più tarde, dai dialoghi platonici a Orwell, in cui l'autore indaga le ragioni che rendono lo sguardo così potente.
Il ritorno dell'etnocentrismo. Purificazione etnica «versus» universalismo cannibale. Mauss. Volume Vol. 1
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2003
pagine: 217
Questo volume è il primo di una serie che, a cadenza semestrale, proporrà in Italia, opportunamente scelti e integrati, i contenuti dei numeri monografici della « Revue du MAUSS » (Mouvement anzi-utilitariste dans les science, sociale,). Grazie all'impostazione che ha saputo dar loro il direttore Alain Caillé, i densi fascicoli della rivista uniscono la tempestività della pubblicazione periodica alla consistenza del libro, formula che si è pensato di riprodurre nel nostro paese, dove il movimento antiutilitarista si è appena costituito in associazione. In questo primo volume dell'edizione italiana della «Revue du MAUSS» viene affrontato il problema del ritorno dell'etnocentrismo che, soprattutto a partire dal 1989 (caduta del Muro di Berlino), si è tradotto nei paesi dell'Est e del Sud del mondo in episodi spesso sanguinosi di purificazione etnica. In questa situazione la tendenza al relativismo culturale ben presente alle origini del MAUSS anche attraverso il riferimento all'antropologia di Karl Polanyi e di Marshall Sahlins, deve prendere le distanze dal multiculturalismo euforico e irresponsabile che accompagna la mondializzazione. Senza per questo ricadere in un universalismo cieco che in definitiva imporrebbe la norma occidentale, apparentemente neutra - il mercato, i diritti dell'uomo - al resto del mondo, rivelandosi per quello che è: un paradossale etnocentrismo occidentale.
Giustizia senza limiti. La sfida dell'etica in una economia globalizzata
Serge Latouche
Libro: Libro rilegato
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2003
pagine: 281
Nelle prime due parti del libro Serge Latouche mette a confronto l'apologetica della società di mercato realizzata dalla scienza economica con l'ingiustizia del mondo che evidentemente svuota di contenuto ogni pretesa morale dell'economia. In quanto condividono il medesimo immaginario economico liberismo e marxismo sono oggetto della stessa critica radicale, che si estende alla degenerazione dello stato sociale di matrice socialdemocratica. Nella terza parte del libro Latouche abbozza i tratti di quel che potrebbe significare una società giusta nel contesto di un mondo devastato dall'economia, insieme unificato e diviso dal mercato.
Bioeconomia. Verso un'altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile
Nicholas Georgescu-Roegen
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2003
pagine: 256
La teoria bioeconomica rappresenta il primo e forse più rigoroso tentativo di articolare l'economia alle scienze della vita. Come risulta dalle carte di Georgescu-Roegen, egli intendeva, negli ultimi anni della sua vita, pubblicare un volume dal titolo Bioeconomics che ragionevolmente doveva costituire una prima sistematizzazione di questa concezione economica alternativa al mainstream. Com'è noto, egli non riuscì a portare a termine tale progetto. Il presente volume intende riprendere questa sfida, pubblicando una raccolta dei più significativi contributi di Georgescu-Roegen nell'ambito della bioeconomia (compresi alcuni testi dattiloscritti inediti), ma, soprattutto, cercando di offrire alla teoria bioeconomica un carattere di maggior sistematicità, integrandola con gli sviluppi più significativi che si sono avuti in tempi recenti in particolare nella biologia e nella teoria dei sistemi complessi. Il volume vuole inoltre recuperare lo spirito originale che animava la teoria bioeconomica. Questa infatti, per nulla incline ai facili compromessi legati alle teorie dello sviluppo durevole o sostenibile che tanto hanno affascinato accademici e tecnocrati, cercava risposte rigorose e coerenti agli ideali di un'economia giusta e compatibile con le leggi fondamentali della natura, ideali che oggi riemergono con rinnovato slancio dalla società civile.

