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Donzelli: Saggi. Storia e scienze sociali

L'acciaio in fumo. L'Ilva di Taranto dal 1945 a oggi

L'acciaio in fumo. L'Ilva di Taranto dal 1945 a oggi

Salvatore Romeo

Libro: Libro in brossura

editore: Donzelli

anno edizione: 2019

pagine: 304

Per anni gli sviluppi del «caso Ilva» hanno occupato le cronache nazionali, per anni si è discusso del destino del siderurgico, costruito a Taranto nei primi anni sessanta e ancora oggi ritenuto «strategico» per il paese. Per anni la fabbrica, grande quasi quanto la città, è stata al centro di uno scontro tra proprietà, sindacati, associazioni ambientaliste, magistratura e politica. Per capire come si è giunti a una delle più gravi crisi industriali e ambientali della storia d'Italia occorre ricostruire il rapporto fra Taranto e il siderurgico partendo dalle sue origini e ripercorrendone l'evoluzione. Pensata come fattore propulsivo per lo sviluppo del paese, e del Mezzogiorno in particolare, l'acciaieria ha assunto da subito una posizione preminente nei confronti del contesto locale. Le trasformazioni innescate dal suo insediamento hanno sollecitato una dialettica intensa: l'impatto economico e ambientale della fabbrica, il modello di sviluppo ad essa legato, la stessa organizzazione del lavoro sono stati messi in discussione da ampi strati della società ionica in nome di un'industrializzazione attenta ai bisogni del territorio. In seguito, la crisi dell'impresa pubblica e la sconfitta del movimento operaio hanno trasformato Taranto in una delle punte avanzate del nuovo corso liberista. Con l'«era Riva» fra lo stabilimento e il contesto circostante si è aperta una cesura. In questo quadro è esplosa l'emergenza degli ultimi anni, che ha assunto la forma di un conflitto fra ambiente e lavoro, fra fabbrica e città. Uno stallo per il quale ancora non si intravede una via d'uscita. Con un'analisi appassionata e ben documentata, Salvatore Romeo ripercorre una vicenda in cui storia economica e storia d'impresa, storia urbana e storia ambientale, storia politica e storia sociale si intrecciano facendo emergere il racconto di una città e della sua interazione con la fabbrica.
27,00

Ambasciatori. Diplomazia e politica nella Venezia del Rinascimento

Ambasciatori. Diplomazia e politica nella Venezia del Rinascimento

Guillaume Alonge

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2019

pagine: 276

Cosa fa l'ambasciatore del re di Francia nella Venezia del Cinquecento: il diplomatico, l'umanista, l'eretico, l'uomo d'affari, la spia? Grazie alla sua posizione geografica strategica e alla sua rete commerciale, Venezia fu una porta verso 1'«Altro», inteso sotto l'aspetto politico, culturale e religioso. Punto di osservazione privilegiato di questo mondo aperto fu l'ambasciata francese nella città del doge. Gli inviati francesi progettarono un'intesa politica e militare - scandalosa all'epoca - tra il re Cristianissimo e il peggior nemico della Cristianità, il sultano Solimano il Magnifico. Artefici di quell'«alleanza empia» furono perlopiù vescovi, che misero la loro cultura e il loro spirito tollerante a servizio di una politica spregiudicata. Basato su un ricco ventaglio di fonti - dalle corrispondenze private e ufficiali ai documenti inquisitoriali, dai racconti di viaggi alle cronache cittadine, dai libelli alle dediche degli umanisti -, il volume fa emergere la figura degli ambasciatori come uomini di frontiera a cavallo tra confessioni religiose e fedeltà politiche, attori di una circolazione di saperi, informazioni e libri nell'Europa del primo Cinquecento. Valenti umanisti e appassionati di antichità greco-romana, essi contribuirono infatti alla riscoperta da parte della corte di Francia dei tesori degli Antichi, dell'arte e della letteratura rinascimentale italiana. Uomini di cultura, ma anche uomini di potere, che attraverso il reclutamento di informatori e di spie, l'arruolamento di condottieri, la messa in circolazione di false notizie tentarono di condizionare l'andamento delle guerre d'Italia. Con rara ampiezza di sguardo e maestria di dettaglio, Guillaume Alon-ge ci conduce fin dentro i segreti di una delle corti più raffinate dell'Europa del Rinascimento, illuminando - come scrive Sergio Luzzatto nella sua prefazione - «il battutissimo spazio veneziano di una luce sorprendente». Prefazione di Sergio Luzzatto.
30,00

Dall'Africa all'Europa. La sfida politica delle migrazioni

Dall'Africa all'Europa. La sfida politica delle migrazioni

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 406

Le migrazioni internazionali sono il tema che domina animatamente il dibattito e l'agenda politica in Italia e in Europa. Partiti e movimenti definiscono le proprie identità a partire dalle risposte da dare a questa sfida e su di essa accrescono o perdono il proprio consenso elettorale: principî e valori di destra e sinistra sono messi alla prova su questo stesso tema. In Europa si consumano strappi e si accentuano differenze; le società cambiano profondamente e la vita di tutti noi è attraversata dagli effetti delle migrazioni, che creano opportunità, rischi e tensioni. Al contempo, molto poco si sa e si dice di quello che le migrazioni sono come fenomeno globale, a partire dai paesi di origine dei flussi. Questo volume - il primo della serie degli «Annuari europei» realizzati dal CeSPI - è un tentativo di rispondere in modo organico e con analisi dettagliate a un simile deficit di conoscenze. I saggi, scritti da studiosi italiani e africani, di diversa formazione intellettuale, affrontano il tema da una prospettiva non a tesi, evitando immagini stereotipate, riunendo voci fra loro anche eterogenee, ma accomunate dall'intento di raccontare il volto attuale delle migrazioni, tanto in Europa quanto in Africa. Prefazione di Piero Fassino.
32,00

Il vampiro e la melanconia. Miti, storie, immaginazioni

Il vampiro e la melanconia. Miti, storie, immaginazioni

Vito Teti

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 378

«I vampiri, assumendo connotati diversi, ritornano, prima o poi. Anche i libri sui vampiri - così sperano i loro autori - hanno una qualche possibilità di ritornare, di non morire». Così Vito Teti introduce il ritorno di questo libro in una nuova edizione completamente rivisitata, a chiudere idealmente quel «trittico della melanconia» che comprende Il senso dei luoghi e Quel che resta. Ma ogni ritorno è anche una novità, e così è per questo saggio, che si arricchisce di un ampio capitolo e di un ricco apparato iconografico che segue l'immaginario del revenant nelle sue rappresentazioni antiche e declinazioni contemporanee. La figura del vampiro offre elementi di riflessione per approfondire il passaggio del mondo occidentale alla modernità. Se, nelle società tradizionali, il vampiro folklorico non può essere separato dalla paura del ritorno, perturbante e pericoloso, dei defunti, proprio l'Occidente colto e illuminato settecentesco è l'ambito in cui è possibile cogliere l'origine del complesso fenomeno storico del «ritorno» dei vampiri. Nel momento in cui melanconia e rovine si apprestano a raccontare i contrasti del lento affermarsi del moderno - che esorcizza alterità, malattia, follia, morte -, il vampiro rinasce nella letteratura come metafora di figure ambivalenti, ponendo così le basi per «contagiare» gli aspetti culturali caratterizzanti la tradizione occidentale contemporanea, dalla psicoanalisi al cinema, ai fumetti e a internet. L'inedito capitolo finale riannoda il filo di una riflessione sul sentimento dei luoghi, addentrandosi nell'esplorazione delle recenti metafore, positive e negative, del vampiro all'inizio del nuovo millennio. Il vampiro che abita le rovine postmoderne - dal Muro di Berlino a Baghdad, dalle Torri Gemelle alle macerie dei terremoti - e incarna paure legate all'angoscia della fine del mondo ci ricorda la necessità di ristabilire un dialogo con i defunti, senza espellerli come vampiri distruttivi, ma riconoscendoli come parte integrante della comunità dei viventi. In questo senso, il libro afferma una filosofia «contro la morte», cogliendo spunti là dove la metafora del vampiro sembra aprire a un diverso rapporto con l'altro e a un riconoscimento della diversità.
34,00

La mafia. Centosessant'anni di storia

La mafia. Centosessant'anni di storia

Salvatore Lupo

Libro: Libro in brossura

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: XVI-412

Se c'è un autore che ha dedicato allo studio delle organizzazioni criminali mafiose, tra Sicilia e America, libri che hanno rappresentato il punto di riferimento per gli storici, gli operatori di giustizia, il ceto politico, un più vasto mondo intellettuale e il grande pubblico, questi è senz'altro Salvatore Lupo. La sua "Storia della mafia", pubblicata per la prima volta nel 1993, è rimasta per oltre vent'anni uno strumento insostituibile per larghi strati di lettori italiani e stranieri, grazie anche alle numerose traduzioni in tutto il mondo. Era giunto per l'autore il momento di compiere un nuovo sforzo di sintesi dell'intera materia, facendo tesoro degli studi passati, della documentazione e delle testimonianze nel frattempo venute alla luce. Partendo da questa consapevolezza, il libro ricostruisce centosessant'anni di storia della mafia. Parla della mafia siciliana e insieme della sua figlia legittima, la mafia americana. Ne coglie le interrelazioni, le reciproche interferenze. Pone i conflitti tra cosche, fazioni e gruppi affaristici in questa dimensione transcontinentale. La mafia ha rappresentato un fenomeno criminale caratterizzato da una costante essenziale: quella di definirsi e di essere percepita in stretta correlazione con gli strumenti, le ideologie, le culture delle sfere istituzionali e degli apparati repressivi che con alterne fortune l'hanno combattuta. In altri termini, la mafia non si può studiare, e non si può capire, se non in rapporto con l'antimafia. Questo legame consente di considerare i successi della mafia, o viceversa le sue sconfitte, come punti di osservazione utili per cogliere da un'ottica originale la grande storia. Ciò vale per l'America a proposito dell'emigrazione italiana, del proibizionismo, del New Deal. E vale altrettanto per l'Italia di fine Ottocento, del fascismo o del secondo dopoguerra, fino ad arrivare agli anni ottanta e novanta e alla complessa vicenda investigativa e giudiziaria che condusse agli assassini dei giudici Falcone e Borsellino. Il maxi-processo di Palermo segna una delle sconfitte più gravi subite dall'organizzazione criminale mafiosa. Da lì parte una nuova fase su cui Lupo getta per la prima volta lo sguardo: un'altra storia.
30,00

Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante

Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante

Mariamargherita Scotti

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 291

Erede di una delle più importanti dinastie industriali d'Italia, Giovanni Pirelli (1918-1973) rifiuta il ruolo di imprenditore nell'azienda di famiglia per intraprendere un'altra strada, e dedicarsi alla scrittura. L'esordio narrativo è del 1952, con "L'altro elemento"; seguono la raccolta "L'entusiasta" (1958) e il romanzo di fabbrica "A proposito di una macchina" (1965). Intellettuale complesso e affascinante, Pirelli imbocca percorsi insoliti e mai scontati, a cominciare dalla pubblicazione delle "Lettere di condannati a morte della Resistenza" (italiana ed europea, 1952 e 1954), curate insieme a Piero Malvezzi. Ricostruendone la vita, il volume - frutto di una lunga ricerca condotta in numerosi archivi, in particolare nell'archivio personale di Pirelli, accessibile in tutta la sua ricchezza, e attraverso molte testimonianze orali - illumina aspetti originali, a tratti tormentati e controversi, del suo lavoro e dei suoi posizionamenti politici, dalla militanza nel Partito socialista alle esperienze nella Nuova sinistra. Al centro di molteplici iniziative culturali e politiche, curioso ed eclettico, sperimenta teatro, musica e cinema. Dai primi anni Sessanta la sua attenzione si focalizza sui movimenti anticoloniali: mediatore delle opere di autori come Frantz Fanon in Italia, intrattiene rapporti con altri leader ed esponenti di quei movimenti, come Cabral, Neto e Franqui, e viaggia molto, in Africa, a Cuba, negli Stati Uniti, in Cina. Un instancabile impegno, un'incredibile rete di relazioni con alcuni tra gli intellettuali più influenti del suo tempo. La morte improvvisa interrompe bruscamente le attività di Pirelli. Da subito l'eterogeneità dei suoi interessi e rapporti si traduce in una memoria polifonica e contesa: ed è a questa molteplicità di voci e di sguardi che il volume dà spazio, evitando di irrigidire una figura così complessa in una maschera, e proponendo invece al lettore, in maniera originale e feconda, nuove scoperte e nuovi interrogativi.
27,00

Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti

Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti

Massimo Castoldi

Libro: Libro in brossura

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 200

Fin dall'insorgere del fascismo vi fu una parte della classe magistrale, fieramente risoluta nel proprio compito, disposta a combatterne con ogni mezzo la propaganda. Per questo tra 1921 e 1945 molte maestre e molti maestri furono costretti a lasciare l'insegnamento, conobbero il confino, caddero vittime della violenza fascista e poi, anche, di quella nazista. Nei primi anni del secolo, dalla fondazione dell'Unione magistrale nel 1900 all'istituzione del Sindacato magistrale aderente alla Confederazione generale del lavoro nel 1919, i maestri avevano acquisito sempre più consapevolezza del loro ruolo di educatori e di operatori sociali, non ritenendosi più soltanto sacerdoti laici con la missione dell'educazione nazionale. Sentivano di dover partecipare in modo attivo alla vita socio-culturale dell'Italia, nella lotta contro l'analfabetismo, nella creazione di una coscienza civica e unitaria, ma anche nello sviluppo del socialismo o del cattolicesimo popolare, che, sebbene in conflitto tra loro, si fondavano sulla medesima necessità di un'istruzione diffusa. Se il fascismo guardò alla scuola elementare come al luogo di formazione e di costruzione della coscienza del nuovo bambino soldato fedele al regime, molti maestri ne contrastarono il linguaggio e i modelli culturali, educando i bambini a principi alternativi: patriottismo, e non nazionalismo, solidarietà, fratellanza e libertà, anziché violenza, razzismo e cieca obbedienza. Le dodici storie qui raccontate rappresentano modalità differenti di opposizione alla cultura dominante, da quelle più aperte e frontali a quelle più calcolate e addirittura dissimulate. Uomini e donne, socialisti, cattolici, liberali o semplicemente patrioti, questi maestri testimoniano che la loro battaglia silenziosa fu possibile, nonostante tutto, e che è stata, ben oltre la sfida e la ribellione, una vera lezione di Resistenza civile.
23,00

I sensi e il pudore. L'Italia e la rivoluzione dei costumi (1958-68)

I sensi e il pudore. L'Italia e la rivoluzione dei costumi (1958-68)

Liliosa Azara

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 229

«Tutta colpa della Merlin»: è questa l'accusa che ricorre nel dibattito pubblico in seguito all'approvazione della legge del febbraio 1958 che abolisce in Italia la regolamentazione della prostituzione. Sui giornali e per le strade non si parla d'altro, e in fin dei conti la legge è un ottimo pretesto per cominciare ad affrontare, in maniera sempre più diretta, un argomento rimasto a lungo tabù. Sono gli anni in cui si discute dello scandalo delle prostitute che, non più murate nelle case chiuse, circolano liberamente e sono considerate un pericolo per la morale degli italiani: il contatto con le «veneri vaganti», si dice, può corrompere i minori, provocare una recrudescenza della sifilide, la proliferazione del «terzo sesso», e in sintesi produrre una decadenza morale. Sono anche gli anni in cui clamorosi casi di cronaca portano alla luce l'esistenza di altre modalità messe in atto per proseguire uno sfruttamento delle donne che la legge Merlin non ha potuto frenare del tutto. Attraverso lo studio di carte processuali, atti parlamentari, fonti d'archivio inedite e articoli di giornale, il volume racconta il periodo a cavallo tra l'approvazione della legge e la rivoluzione del '68. Un periodo di grande fermento, di cambiamenti e innovazioni in ogni campo, incluso quello della moralità e della sessualità, in cui però spesso il «vecchio» fatica a cedere il passo al «nuovo»: ingenti risorse emotive e istituzionali sono profuse per dimostrare che gli italiani non sono ancora pronti a celebrare la fine di una sessualità «irreggimentata», che si ritiene tuteli la famiglia borghese tradizionale. Il caso della «Zanzara», scoppiato al Liceo Panini di Milano, mostra però come le spinte propulsive verso il nuovo esercitate dalle giovani generazioni siano inarrestabili: seppure arginata sotto i colpi di una legislazione penale in cui persistono elementi del regime fascista, poco si potrà fare per arrestare la marea. I gusti, le abitudini, i desideri degli italiani stanno ormai mutando, con buona pace della buoncostume.
24,00

Rischio Italia. L'economia italiana vista dall'America (1970-2003)

Rischio Italia. L'economia italiana vista dall'America (1970-2003)

Franco Modigliani

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 252

Franco Modigliani non è stato solo uno dei più grandi economisti del Novecento, è stato anche un intellettuale a tutto tondo, interessato alla cultura, all'arte, alla tutela del patrimonio storico e culturale; è stato anche uno strenuo difensore della libertà e dei diritti civili. A partire dagli anni sessanta, per oltre quattro decenni ha guardato alle vicende dello sviluppo economico e alle trasformazioni della società italiana, esercitando un costante ruolo di osservatore critico, pungolando con indipendenza di giudizio sia le istituzioni economiche sia il mondo della politica. Rigore scientifico, intransigenza, difesa del bene comune hanno sempre contraddistinto la sua attività di uomo pubblico. Questa forte tensione etica si manifesta in un preciso stile d'intervento in cui si sommano il gusto per la provocazione, la curiosità intellettuale, la passione per l'eresia e il rifiuto di ogni ortodossia (incluse quelle di tipo economico). Gli articoli qui raccolti documentano questa sua attività. Sotto le lenti del riformatore finiscono tutti i principali nodi irrisolti del Bel Paese: dalla questione tributaria alla riforma previdenziale, dalla disoccupazione al controllo della spesa pubblica, dalla politica dei redditi al costo del lavoro. L'ampio saggio introduttivo del curatore traccia un profilo inedito del grande economista, mettendo in luce come la sua formazione sia stata segnata dal particolare percorso compiuto dentro le istituzioni scientifiche in cui s'incrociano gli esuli europei arrivati negli Stati Uniti negli anni tra le due guerre.
30,00

Il Piano Marshall. Alle origini della guerra fredda

Il Piano Marshall. Alle origini della guerra fredda

Benn Steil

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 548

Quando, il 5 giugno 1947, il segretario di Stato George C. Marshall annunciò in un discorso all'Università di Harvard l'ambizioso progetto di ricostruzione dell'Europa che avrebbe preso il suo nome, fu subito chiaro che quella mossa era un punto di svolta nella politica americana verso il continente europeo e per gli equilibri internazionali. Alla fine della seconda guerra mondiale, crollato il progetto di Roosevelt di un «mondo unico» che comprendesse anche l'Urss, si fece avanti con il presidente Truman l'idea di un mondo diviso in due schieramenti. Il conflitto aveva lasciato un'Europa al collasso e sotto la minaccia dell'Unione Sovietica di Stalin: di fronte all'instabilità del Vecchio continente e alla politica di espansione della sfera d'influenza sovietica, gli Usa decisero di fare dell'Europa occidentale il baluardo contro il comunismo. Ma per risanare un'Europa devastata economicamente e socialmente occorreva una nuova strategia che legasse sicurezza economica e militare, promuovendo la ricostruzione con fondi americani di un'Europa unita e capitalista, supportata sul piano militare da una solida alleanza dei paesi occidentali. Con un avvincente ritmo narrativo che intreccia storia politica ed economica, e attingendo a un'inedita documentazione tratta da archivi americani, russi ed europei, Benn Steil ricostruisce la storia del Piano Marshall ponendolo all'origine stessa della guerra fredda, e mostrando come l'inasprimento dei rapporti Usa-Urss fu una conseguenza della determinazione di Stalin a contrastare il Piano e la nascita delle due istituzioni che ne furono diretta emanazione, l'Unione europea e la Nato. Questo libro è un utile strumento per comprendere il processo che ha condotto all'attuale stato delle relazioni economiche e politiche internazionali, come segnala Alberto Quadrio Curzio nella prefazione, e in un momento in cui da più parti si invoca un nuovo «Piano Marshall» per risolvere i problemi del mondo, quella del vecchio piano, dell'originale, è una storia che merita di essere raccontata. prefazione di Alberto Quadrio Curzio.
38,00

Un diritto per gli imprenditori. Il diritto commerciale dalle codificazioni ottocentesche al Codice civile del 1942

Un diritto per gli imprenditori. Il diritto commerciale dalle codificazioni ottocentesche al Codice civile del 1942

Raffaele Teti

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 193

A differenza di altre discipline giuridiche, l'evoluzione del diritto commerciale non è stata oggetto di studi approfonditi. Eppure seguire il percorso di questa branca del diritto risulta di particolare importanza in quanto mette in luce i conflitti tra gli interessi dei diversi soggetti economici. Attraverso la lettura di testi legislativi, dei progetti di riforma e dei contributi della dottrina, il libro segue le varie tappe del diritto commerciale, ossia il diritto privato della borghesia capitalistica, dal primo Codice di commercio, quello francese del 1807, che rappresentò il modello per la maggior parte delle codificazioni europee, fino al Codice civile italiano del 1942. Se il "Code de commerce" non conteneva una disciplina dei contratti commerciali, con il primo codice dell'Italia unita (1865) si assiste al progressivo affermarsi di regole diverse da quelle previste dal Codice civile e idonee a soddisfare le esigenze di celerità degli scambi e di tutela del credito proprie delle attività produttrici di nuova ricchezza. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'attenzione viene rivolta ai dibattiti sulla riforma del diritto commerciale, in un periodo in cui lo sviluppo della grande impresa industriale sollevava problemi inediti e faceva emergere nuovi interessi meritevoli di tutela. Successivamente, sotto il fascismo, si aprirà un'ampia discussione su come avrebbe dovuto essere il nuovo diritto commerciale nell'ordine giuridico del regime fascista. L'autore infine analizza il Codice del 1942, che realizzerà l'unificazione all'insegna della «commercializzazione del diritto privato»: quelle che un tempo erano regole riservate ai soli rapporti commerciali diventavano regole generali per i rapporti privati.
25,00

Un figlio per nemico. Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi

Un figlio per nemico. Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi

Filomena Fantarella

Libro: Copertina morbida

editore: Donzelli

anno edizione: 2018

pagine: 165

Il 28 dicembre 1908 un violento terremoto rase al suolo Messina. Gaetano Salvemini, che allora insegnava lì, sopravvisse a quella sciagura, ma non gli furono risparmiati né la moglie, né la sorella, né i cinque figli che per settimane cercò tra le macerie. In molti accorsero per aiutarlo in quella dolorosa ricerca. Tra questi Fernande Dauriac, che diventerà sua amica e poi compagna di vita. Nel 1916, Fernande e Gaetano si stabilirono a Firenze con Jean e Ghita, i figli che Fernande aveva avuto dal primo marito. A loro Salvemini era molto legato, specie a Jean, un ragazzo vivace e appassionato di politica, che considerava come un figlio. Questo legame sarebbe stato per Salvemini all'origine di una seconda tragedia familiare: Jean, in seguito alle vicende meticolosamente ricostruite in questo libro, finirà per aderire al nazismo, e diventerà nella Francia occupata dai tedeschi il «Führer della stampa collaborazionista» (proprio così venne definito). Questa scelta lo portò nel 1944 a riparare in Germania, da dove esortò allo sterminio della Resistenza francese. Arrestato nel 1945, l'anno seguente sarà processato e giustiziato come traditore. Chi c'era quel giorno, quando Salvemini seppe della fucilazione di Jean, ricorda lo sforzo che egli fece per trattenere le lacrime, e gli sentì dire: «ho voglia di morire». Filomena Fantarella racconta questa storia, colmando così una grave lacuna nella vita privata di uno dei maggiori protagonisti del Novecento italiano. Lo fa attraverso l'analisi di lettere inedite, da cui emerge un dramma familiare che si intreccia strettamente con quello della catastrofe fascista. La lettura di quei fogli dimenticati offre un reticolo nuovo attraverso il quale traguardare la complessa vicenda umana di Salvemini.
25,00

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