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Lubrina Bramani Editore

Vorrei ricordare per sempre. Fare memoria in Valle Seriana. Raccontare il tempo del Covid-19

Vorrei ricordare per sempre. Fare memoria in Valle Seriana. Raccontare il tempo del Covid-19

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 512

La Giunta del Sistema bibliotecario della Valle Seriana, in rappresentanza dei 43 Comuni che lo costituiscono, ha sostenuto il progetto Fare Memoria fin dal suo primo abbozzo, condividendone pienamente le finalità e il valore profondo rappresentato dallo sforzo plurale di raccogliere le testimonianze dei cittadini così duramente colpiti da un evento senza precedenti. La realizzazione del volume Voglio ricordare per sempre conferma quale importante occasione di rielaborazione del dolore e dello smarrimento sia stata per chiunque si sia sentito coinvolto in un racconto che da personale si è trasformato in un arazzo collettivo. Ciascuno ha contribuito alla restituzione di una memoria corale che resterà indelebile, non soltanto per le gravissime perdite subite. La rete di solidarietà spontanea, di affetto e di vicinanza che si è instaurata anche tra sconosciuti è stata determinante nel portare sollievo e speranza, oltre che nel sottolineare quanto una comunità unita anche nei momenti più drammatici sia più forte dei singoli che la abitano.
18,00 €

Le avventure di Puffo Smanettone

Le avventure di Puffo Smanettone

Alberto Mazzoleni

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 284

Dopo aver raccontato, nella raccolta "Il papà non è un cretino è solo molto sfortunato", gli episodi più significativi "su gomma", Alberto Mazzoleni torna a svelare, sempre con sincerità, altre avventure della sua vita. Senza un particolare filo conduttore, a vicende singolari e divertenti si alternano i curiosi ricordi meno "politicamente corretti" che, per scrupolo, l'autore ha contrassegnato con un bollino sotto al titolo. Alcuni fatti sono accaduti ad amici e conoscenti, ma Mazzoleni ha ugualmente voluto narrarli, soprattutto per il contesto nei quali si sono svolti, garantendone l'assoluta veridicità. I capitoli non rispettano l'ordine cronologico e qualche data potrebbe essere approssimativa. Si avverte che, se qualcuno dovesse trovare analogie con esperienze personali delle quali si era dimenticato, magari volutamente, non dovrà sentirsi obbligato a inserirle nel proprio "curriculum vitae".
20,00 €

La collezione di Antonio Piccinelli (1816-1891)

La collezione di Antonio Piccinelli (1816-1891)

Luca Brignoli

Libro: Copertina rigida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 444

La passione per il collezionismo d'arte ha sempre contraddistinto, specie nel XIX secolo, le famiglie più abbienti di area bergamasca. Se le raccolte di Giacomo Carrara, Guglielmo Lochis e Giovanni Morelli sono note a chiunque abbia dimestichezza con quell'affascinante materia che è la storia del collezionismo, un episodio meno conosciuto ma comunque portante per le raccolte orobiche e lombarde è il caso di Antonio Piccinelli (1816-1891). Nel corso di più di trent'anni di attività, il gentiluomo - esponente di una famiglia attiva nel Risorgimento e nell'imprenditoria lombarda - radunò nella quadreria della villa di famiglia a Seriate, alle porte di Bergamo, una collezione di oltre duecento opere, di cui si presenta la ricostruzione in questo volume. Morto il fondatore, a partire dalla fine dell'Ottocento iniziarono le vendite dei dipinti ad opera del nipote Giovanni Piccinelli e del figlio di quest'ultimo, Ercole, detto Tuccio. La parentesi più nera era appena dietro l'angolo, quando il secondo marito di Antonia Piccinelli (figlia di Giovanni), Giacomo Siffredi, si impossessò illecitamente di alcuni dipinti ricevuti in usufrutto alla morte della consorte, donandoli al comune di Imperia, provincia di cui era originario. Se una parte della raccolta resiste ancora nelle proprietà dei discendenti, la gran parte dei capolavori una volta sulla sponda del fiume Serio adornano oggi i musei di mezzo mondo: da Giovanni Cariani all'Accademia Carrara al Parruccone di Fra' Galgario a Brera, da Ambrogio Bevilacqua al Castello Sforzesco fino a una rara tavola di Antonio Maria da Carpi a Budapest. Tra i dipinti che solcarono l'Oceano Atlantico era presente anche la gemma della collezione, la Madonna con il Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano di Lorenzo Lotto: rifiutata dallo Stato italiano nella vicenda dell'eredità Contini Bonacossi, oggi fa bella mostra di sé alla National Gallery of Canada di Ottawa.
90,00 €

Una presenza che sfugge

Una presenza che sfugge

Durim Taçi

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 228

Una cronaca scritta in tre settimane da Bergamo, la città più colpita in Europa dal Covid-19, ma gli eventi coprono tutto il nostro continente in un arco temporale di sessant'anni, a partire dal 1961, data di costruzione del Muro di Berlino. Lo scrittore Donat Dora lascia Bergamo poiché si sente "costretto" a riprendere un viaggio in compagnia di Marta, una sua vecchia conoscenza, che vuole raggiungere Berlino a ogni costo. Quando Donat rientra a casa, sempre nel picco della pandemia, non trova nessuno. Mancano la moglie, la figlia e il padre anziano. Cerca di mettersi subito sulle loro tracce, ma all'ultimo momento viene raggiunto nella sua abitazione da un ospite inaspettato, Artur, un detenuto al quale sono appena stati concessi gli arresti domiciliari in custodia cautelare.
14,00 €

Breve storia del casoncello

Breve storia del casoncello

Leonardo Bloch

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 192

Dalla prefazione di Pier Carlo Capozzi: «Si fa presto a dire Casoncello. Il difficile, per noi curiosi dalla nascita, è sapere da dove viene, perché si chiama così, a chi è venuta l'idea, da quale angolo del nostro pianeta, che ingredienti ha sempre raccolto nel suo delizioso fagottino di pasta. A questo complicato cimento ha messo mano il mio fraterno amico Leonardo Bloch, che compone con me e altri due sodali, entrambi di nome Stefano, la congrega dei "Moschettieri", quattro innamorati della scrittura e del buon cibo. Il mio percorso di vita ha fatto in modo che entrassi in contatto con diversi intenditori (e moltissimi presunti tali) di cultura enogastronomica. Ma uno come Leo è irraggiungibile, e non lo scrivo perché mi ha regalato l'onore di questa prefazione. È un conoscitore, profondissimo e appassionato, di quello che ti arriva in tavola e nel bicchiere. E ne capisce, che è poi quello che fa la differenza in un mondo infarcito di critici autoreferenziati, dove il termine "esperto" viene spacciato molto più della polverina bianca a Medellin. E la cartina di tornasole di quello che penso è facilmente rintracciabile in quella serata in cui invitò il resto dei Moschettieri a casa sua. "Accontentatevi, andrò io ai fornelli".» Icona culinaria della fascia di territorio lombardo racchiusa tra Adda e Mincio, il casoncello fa le sue prime apparizioni già nel basso medioevo, ma la sua storia affonda le radici addirittura nella gastronomia della Grecia classica. Questa monografia ripercorre, con un ampio corredo di riscontri filologici, le vicende del più antico tortello la cui presenza sia tutt'oggi vitale nella cucina della Penisola, fornendo chiarimenti determinanti a molti degli interrogativi rimasti sino ad ora senza risposta. Ma lo spettro dell'analisi si allarga a più riprese all'intero comparto delle paste ripiene, poco esplorato dalla storiografia gastronomica, contribuendo a ricostruire diverse tra le tappe cardinali che ne hanno scandito il percorso evolutivo.
15,00 €

Viveka Assembergs. Passio continua. Ediz. italiana e inglese

Viveka Assembergs. Passio continua. Ediz. italiana e inglese

Giuliano Zanchi, Marcella Cattaneo, Paolo Sacchini

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 80

La Via Crucis di Viveka Assembergs, frutto di un importante gesto di committenza che la lega alla memoria di Giovanni XXIII, il papa di Manzù e della Pacem in terris, prende il suo posto in questo vasto flusso di continuità, iscrivendosi in particolare nella tradizione moderna della scultura che il Novecento ha reso emblematica come sede dei valori umanistici e delle qualità plastiche, gli uni inscindibili dalle altre. Forma hominis nel tempo della decostruzione segnica delle avanguardie, la pratica scultorea, che da Rodin, da Medardo, da Giacometti, da Moore e da altri profeti della disciplina ha difeso i suoi spazi congiuntamente alle sue densità esistenziali, prova a sopravvivere anche in questa modernità «post qualsiasi cosa» come un gemito dell'uomo che non si arrende alla rimozione dei suoi tratti spirituali. Bisognerà pur confessare, pur mettendoli in mostra e trasfigurandoli nella materia, che l'uomo non si riduce ai suoi dolori e che persino attraversarli costituisce un'impresa dal sapore mai così eminentemente umano; siamo anche quello che ci tocca patire. Il resistente esercizio della scultura, soprattutto quella che ancora mantiene debiti nei confronti delle sue ascendenze novecentesche, onora questa necessità più di altre esperienze contemporanee, inclini a esibire il male nella sua banalità, inesorabile e nuda. Con la materia fra le dita e il saldatore in mano, Viveka Assembergs, completa ancora una volta il vecchio canone della Via Crucis in obbedienza a una committenza esplicita e confessante, ma senza nascondere tratti di molte passioni personali, intense e dolenti, che infiltrano le loro radiazioni in un lavoro che, alla fine e forse proprio per questo, senza inutili compiacimenti esoterici e senza vane ansie di eccentricità, parla la lingua del presente; non perché meramente attuale, ma perché eminentemente reale. La sua Via Crucis.
25,00 €

La vita movimentata di Nicola Pezzoli Garibaldino della Val Seriana

La vita movimentata di Nicola Pezzoli Garibaldino della Val Seriana

Andrea Cammelli

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 168

Queste pagine nascono dallo studio di un epistolario messo in salvo e conservato per diverse generazioni nella casa della famiglia Pezzoli a Songavazzo; la fitta corrispondenza tra padre e figli, sommata a quella tra fratelli, ha permesso di ricostruire in modo abbastanza approfondito la storia vissuta da un componente della famiglia, Nicola Pezzoli, che è stato lontano da casa per diversi periodi e per svariati motivi tra il 1855 e il 1866, nel pieno delle battaglie risorgimentali. L'ho seguito a Bergamo al collegio Valsecchi, poi a Padova, Pavia e Parma durante gli studi alla facoltà politico - legale, negli anni in cui si radicalizzano i suoi ideali; infine in Camicia Rossa sulle Alpi, al tempo della terza guerra d'indipendenza, che combatte come volontario al seguito di Garibaldi e del colonnello Cadolini in Lombardia e Trentino. È una storia ricca di riferimenti storici con la Padova controllata dall'Austria negli anni '50, la Pavia dei fratelli Cairoli nella primavera del 1860, l'Italia alle prese con la terza guerra d'indipendenza del 1866; allo stesso tempo le conversazioni e le divergenze col padre e col fratello ci mettono a contatto diretto con le dinamiche interne di una famiglia borghese della metà dell'800. Prefazione di Chiara Frugoni.
15,00 €

L'ora d'aria del ritardatario

L'ora d'aria del ritardatario

Nicolò Riggio

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 276

"La prima cosa che suscita l'attenzione di chi comincia a leggere L'ora d'aria del ritardatario, opera prima e postuma di Nicolò Riggio narratore, è la scrittura: fantasiosa, lussureggiante di immagini; ritmica e lirica, punteggiata di eleganti endecasillabi; ricca di parole desuete o derivate dal dialetto siciliano; caratterizzata dal gusto dell'elencazione e dunque sovrabbondante di toponimi ma anche di nomi di pesci, di piante, di tutto un lessico specifico dell'artigianato e della pesca. Una scrittura che il lettore di buona memoria non tarderà a riconoscere come ispirata alle opzioni per una scrittura "alta", lirica e divagante, prediletta da alcuni tra i più raffinati scrittori siciliani del secondo Novecento: da Stefano D'Arrigo a Vincenzo Consolo a Gesualdo Bufalino. Alla loro lezione Nicolò Riggio si lega con la fedeltà del lettore consumato, talché non mancano nel romanzo diversi omaggi, sotto forma di soluzioni strutturali analoghe o di citazioni intertestuali esplicite o implicite: tali echi possono riguardare l'onomastica (il personaggio di Ciccina Cicciò rimanda alla Ciccina Circè di Horcynus Orca), le situazioni (per il suggestivo funerale del delfino il pensiero corre ancora al romanzo di D'Arrigo), il rapporto tra i grandi avvenimenti storici e la storia "minore" della povera gente che non lascia traccia del suo involontario soggiorno sulla terra (dove la pietas bufaliniana è più che un ricordo, anzi è una presenza costante) ma (e a tal proposito è più evidente il modello consoliano) anche la strutturazione complessa del testo: priva di linearità narrativa, piena di flash backs e flash forwards, non estranea all'espediente della narrazione in parallelo, inoltre arricchita da "appendici" e scritture riportate, in verso e in prosa". (Dalla prefazione di Giuseppe Traina)
15,00 €

Essere umani. Diario di sopravvivenza poetica ai tempi del coronavirus

Essere umani. Diario di sopravvivenza poetica ai tempi del coronavirus

Nicola Crippa

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

"Esseri Umani è la testimonianza in presa diretta dei primi quindici mesi di pandemia. Una resa poetica dell'essere umano illuminato dalla luce del coronavirus filtrata con le lenti dell'arte e della ricerca interiore. Filo conduttore del libro l'arte, appunto, e l'amore. Non l'amore in senso romantico o relazionale, ma l'amore come vibrazione vitale, che accomuna ogni essere vivente. E quindi nella fattispecie l'amore vissuto dagli esseri umani del biennio 2020-2021, gli esseri umani della pandemia. Un libro sotto forma di diario, dunque, e un diario sotto forma di terapia. Terapia umana. Era il primo marzo 2020 quando ho iniziato a scrivere questo libro. Già nell'intento il volume voleva essere una riflessione poetica sul mondo, e intendevo dargli una connotazione molto personale proprio per fare fluire al meglio ciò che pensavo senza che sapessi di pensarlo. Per questo motivo ho scelto la forma del diario, o meglio, del diario poetico. Il presente libro è quindi da intendersi come un tentativo di resa poetica dell'essere umano immerso in un mondo in trasformazione da covid. L'essere umano qui messo in luce è l'essere umano che accomuna me alle altre persone, convinto come sono che la profondità umana sia più assimilabile a un oceano silenzioso e immoto nelle sue costanti onde che a un qualcosa di unico e diverso dagli altri umani. Questo libro è quindi una testimonianza di come io come essere umano abbia vissuto il periodo della pandemia. Argomento comune dell'opera è la poesia, o meglio, la riflessione sulla poesia da parte di un libero professionista della scrittura creativa che cerca di inquadrare meglio il suo - amato - mestiere. Inizialmente, credevo di scrivere solamente la prima delle quattro parti di cui è composto il libro. La prima parte può essere letta come un commentario creativo dei quadri esposti a una mostra tenuta a Bergamo nel mese di dicembre 2019. Nei capitoli della seconda parte passo dal diario alla raccolta a posteriori di racconti, poesie e riflessioni composte nei mesi successivi all'avvento della pandemia. Qui l'attenzione converge sul tema dell'amore, carattere fondante dell'essere umani, chiedendosi "Come l'amore ha subito gli effetti delle quarantene?" La terza è invece la parte centrale del libro, quella più appassionata, a tratti arrabbiata e a tratti compassionevole. È la parte centrale non dal punto di vista numerologico ma da quello tematico: rappresenta una sorta di sintesi hegeliana delle prime due parti, una sintesi che mi restituisce un riflesso di persona più matura in seguito agli shock che ho vissuto nel periodo marzo-dicembre 2020. Infine, la quarta e ultima parte del volume è dedicata al ruolo giocato dalla scrittura creativa nella messa in luce dell'essere umano. A seguito di una mia riflessione si trovano alcuni dei componimenti degli studenti dei miei corsi, e i loro scritti sono tesi a illuminare ancora di più l'umano del periodo pandemia". (N. Crippa)
14,00 €

La mobilità della matrice-The mobility of the matrix

La mobilità della matrice-The mobility of the matrix

Sara Benaglia

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 96

"Questo testo presenta un'analisi femminista della riproduzione come forza strutturante che definisce il femminile in relazione alla biopolitica, alla sfera sociale e allo stato nazionale. Ripercorre la genealogia storica della costruzione del femminile attraverso un'esplorazione della divisione mitica dei ruoli maschile e femminile nella procreazione: quelli della forma e della materia. Negli antichi libri di scienza scritti in latino, il termine "matrice" è sinonimo di utero. Per questo motivo ho deciso di mantenerlo nella mia scrittura, anche se qui il termine non si riferisce solo all'organo. Piuttosto si collega alla riproduzione fisica della logica dell'"equivalente generale" delineata dal filosofo Jean-Joseph Goux. La matrice è stata storicamente separata dal corpo della donna, ridotta a contenitore biologico e posta sotto la responsabilità della storia delle scienze della vita, in particolare dell'embriologia. La riduzione del corpo della donna a un'intelligente incubatrice e la concezione della madre come una macchina hanno comportato prima una svalutazione del corpo materno, e poi la cancellazione del soggetto nella madre. Questa è, inoltre, l'archeologia sessuale che riflette la battaglia tra idealismo e materialismo. La separazione tra l'utero e la donna, come descritto nel primo capitolo, è stata operata dai medici. La medicina ha giocato un ruolo fondamentale nella repressione delle donne e nel sostenere una precisa ideologia del loro ruolo: in anatomia la matrice è stata a lungo considerata un "animale dentro un animale" - cioè un organo di natura mobile. L'utero è diventato una sorta di terreno di competizione tra gli scienziati per il controllo del corpo femminile e del suo potere riproduttivo. Nel secondo capitolo, analizzo questo passaggio esaminando il modo in cui la civiltà impone un costume disciplinare al corpo femminile. La monopolizzazione della violenza fisica da parte dello Stato esclude le donne dall'esercizio di tale potere delegato, e rimodella l'habitus sociale in cui esse operano. Il corpo femminile viene confinato nei vestiti che lo stringono e lo immobilizzano, mentre il corpo maschile viene ridisegnato come motore umano. Questa disciplina limita la capacità delle donne strutturando per loro una incapacità fisica. Il terzo capitolo è dedicato alla costruzione della "differenza" nella "transizione al capitalismo", che ha trasformato profondamente la riproduzione della forza lavoro. La persecuzione delle donne durante la caccia alle streghe del XVI e XVII secolo è una forma di terrorismo attuata con l'obiettivo finale di naturalizzare il "lavoro femminile" e di rinforzare economicamente la trasformazione delle donne in proprietà privata. Infine, nell'ultimo capitolo, la maternità surrogata e lo sfruttamento dell'utero sono introdotti attraverso un immaginario "futurista" e un femminismo che muove i primi passi dal miraggio dell'ectogenesi. Questa spinta anglosassone, da Shulamith Firestone in poi, ha visto nella tecnologia una forma di liberazione dalla naturalità. L'utero è stato investito di un'essenza "macchinica" all'interno di un movimento progressista che non ha scosso le colonne su cui si fonda l'inferiorizzazione delle donne, ma che ha tutt'al più abbracciato la loro forma patriarcale, sfruttando geografie considerate "inferiori" e sconfiggendo le stesse lotte femministe attraverso posizioni reazionarie e conservatrici, ben rappresentate dal femminismo neoliberale. Lo scopo di questo testo è capire come la riproduzione della vita determini una riproduzione dell'economia e viceversa, nella prospettiva di un femminismo intersezionale che considera le oppressioni multiple (attraverso il genere, la razza e la precarietà del lavoro), al fine di ripensare la società sulla base dei bisogni collettivi delle più oppresse".
15,00 €

Il cinema di Clint Eastwood. A partire dal ciclo di lezioni di Bruno Fornara

Il cinema di Clint Eastwood. A partire dal ciclo di lezioni di Bruno Fornara

Pietro Bianchi

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 196

Il 31 maggio 2020 Clint Eastwood ha compiuto novant'anni. Ma già prima era un "grande vecchio", se a questa formula associamo un'idea di saggezza e preveggenza, di "classicità". C'è chi queste doti le assomma vivendo una vita particolarmente densa e piena, pare che a Clint questo sia toccato. Molte sono le cose che mi piacciono di lui. Almeno dieci, come i dieci comandamenti. La prima che mi piace di lui è il pragmatismo. I suoi sono personaggi del "fare", evitano le pose amletiche, agiscono e nell'azione stessa trovano spesso la risposta al dubbio: sul bene e sul male, sul giusto e l'ingiusto. Accettano di sporcarsi le mani in quella che per comodità definiamo "realtà" e perciò accettano il rischio, calcolano l'insuccesso. Nessuno di loro pecca di astensionismo o di accidia. La seconda cosa che mi incanta è che le sue creature non credono nella salvezza a prescindere, nel lieto fine, nel premio alle buone intenzioni. Guardano in faccia il Destino, lo soppesano e lo sopportano. Seguono il motto antico: "quando viene il dolore, reggilo e astieniti dal metterlo in scena (substine et abstine)". La terza cosa è la virtù della tenacia dei suoi eroi. Vanno avanti. Non perché sono ostinati e rigidi (se fosse così non sarebbe una gran cosa questa virtù) ma perché credono che almeno questo si possa fare: tenere dritta la schiena sotto i colpi. A me viene in mente la Ginestra, che è una bellissima poesia del Leopardi (conviene rileggerla): la ginestra non è stupida, sa che appena il Vesuvio dà uno scrollone, lei finirà distrutta ma nonostante questo continua tenacemente a fare quel che può fare: profuma. Fino alla fine. La quarta è Maggie Fitzgerald. Tutto di lei mi piace. Ma più di tutto il fatto che sa di essere una persona differente, singolare. E giunta a un certo punto della sua vita decide di essere fino in fondo quel che è. La quinta che mi attrae è che gli piace la vita. Si vede proprio. Talmente tanto che della vita accetta anche la morte. La morte così è "solo" l'altro lato della medaglia. La sesta cosa sono gli occhi dell'Ispettore Callaghan. Anzi: la faccia tutta di Clint, scolpita. Scalfita. Erosa. Ma quando sorride.... La settima. Sa fare domande, esistenziali. Ma le fa per via di racconto, di storia. Mai di predica. Non è petulante. E mentre tu guardi, lì nel buio della sala, capisci che è di te che si sta parlando. L'ottava è che è un anticonformista: la società di massa gli sta stretta. Basta pensare a Richard Jewell, una vera parabola sulla facilità dei pregiudizi, sulla fragilità del singolo contro le architetture del potere. La nona è quando alla fine di Gran Torino Walt Kowalski decide di diventare la Vittima. Così esce dalla storia ed entra nel mythos. La decima è questo libro: val proprio la pena di leggerlo. (dalla prefazione di Alessandra Pozzi)
14,00 €

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