Marinotti
Dacci oggi il nostro pensiero quotidiano
Fulvio Papi
Libro: Copertina morbida
editore: Marinotti
anno edizione: 2003
pagine: 272
A ognuno di noi è accaduto nella vita quotidiana di assumere determinati comportamenti, di esprimere giudizi, di avere opinioni, di usare parole. Sono fatti che accadono per lo più "senza pensarci". Qualche volta, tuttavia, ci fermiamo, ci viene un sospetto che si trasforma poi in alcune domande: sarà vero? sarà giusto? sarà ben detto? ma di preciso di che cosa si tratta? Spesso passiamo oltre questi dubbi perché la vita preme e il tempo è scarso, persino per riflettere. In questo volume l'autore, uno dei più famosi filosofi italiani, interroga, ascolta e trasforma in consapevolezza le nostre inquietudini, analizzando temi che ritornano nella vita di sempre: la felicità, la vergogna, l'indifferenza, la libertà, il dolore, il coraggio.
Il farmaco della democrazia. Alle radici della politica
Umberto Curi
Libro: Copertina morbida
editore: Marinotti
anno edizione: 2003
pagine: 262
Secondo la rilettura del mito di Prometeo contenuta nel Protagora di Platone, sussiste un nesso indissolubile, evidenziato già dalla comune radice etimologica, fra i termini, e i conseguenti concetti, di città, politica e guerra. Le parole greche per designare rispettivamente la guerra (polemos), la città (polis) e la politica (Politikè techne) derivano infatti dalla medesima radice indoeuropea -ptol". Da questa comune origine linguistica si arriva a spiegare come fra i tre termini vi sia una così stretta connessione anche dal punto di vista filosofico. In questo libro Umberto Curi analizza le molte relazioni che connettono la guerra alla politica, mostrando fino a che punto la prima possa essere considerata il "destino" cui tende la seconda.
La morte del denaro. Una rivoluzione possibile
Pierangelo Dacrema
Libro: Copertina morbida
editore: Marinotti
anno edizione: 2003
pagine: 236
Che al centro dell'economia vi sia il denaro sembra uno di quegli assiomi che rientrano nel novero delle ovvietà. Ma la storia ci ha insegnato che là dove l'uomo ravvisa un'ovvietà spesso si nasconde la cristallizzazione di un errore. Accade così che un economista di vaglia, sovvertendo i sacri fondamenti della sua scienza, osa pronunciare l'eresia suprema: il denaro è uno strumento antiquato, e come tale va abbandonato. L'acuminata riflessione di Pierangelo Dacrema perviene a scenari di sorprendente concretezza. Il denaro, oggetto oscuro e ingovernabile, meta e ossessione degli sfruttati non meno che degli sfruttatori, può essere abolito.

