Rubbettino: Cinema
Il cinema tra le colonne. Storia, metodi e luoghi della critica cinematografica in Italia
Denis Lotti
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2020
pagine: 200
Da almeno un secolo, in Italia, coesistono esperienze eterogenee di critica cinematografica, che disegnano un percorso discontinuo tra passato e presente, tra stampa cartacea e Internet. Dopo un compendio di storia della critica, rivisitata dai pionieri sino ai giorni nostri, l'autore analizza metodi, forme e stili della recensione cinematografica prendendo in esame un ampio ventaglio di quotidiani, periodici, testate, blog e social network. In appendice è presente una antologia di testi scelti, esemplari della vivacità del dibattito italiano sul cinema dall'epoca del muto sino a oggi.
Francis Ford Coppola. Un sogno lungo il cinema
Vito Zagarrio
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2020
pagine: 376
l libro analizza l'opera di Francis Ford Coppola, uno dei massimi Autori del cinema americano, tra New e New-New Hollywood. Un regista che ha avuto un enorme successo internazionale e la cui parabola appare oggi in declino, anche se dai film meno fortunati o apparentemente minori emergono testi sempre molto interessanti. Coppola ha firmato capolavori come Il padrino e i suoi sequels - che hanno molto a che fare con un "mito" italiano -, o come Apocalypse Now - che resta un turning point nel cinema americano e un imprescindibile modello di film sul Vietnam. Il volume racconta i film di questo grande regista che ha oscillato "mercurialmente" tra film "commerciali" (a volte su committenza degli Studios) e film personali (spesso con la produzione indipendente della sua Zoetrope). Affronta le sue ossessioni tematiche e stilistiche, lo mette a confronto con altri grandi registi, come Capra, Bertolucci, Syberberg, Kurosawa e Kubrick.
Cinema e storia 2019. Numero speciale. The Other Side of the Seventies. Media, politica e società in Italia
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2019
pagine: 253
I Settanta sono per lo più conosciuti come gli anni di piombo, della violenza brutale che apre le porte al progressivo ripiegamento sul privato che contrassegnerà il decennio successivo. Questo numero speciale di "Cinema e Storia" fa luce sull'altra faccia dei Settanta, rinunciando alle convenzionali scansioni temporali sinora utilizzate dagli storici e soprattutto alla visione tradizionale di un decennio caratterizzato in prevalenza dal terrorismo o dalla violenza politica. Si tratta di un periodo che ha visto una profonda riflessione sul tema dei diritti e che ha rappresentato la stagione più incisiva dell'esperienza riformatrice italiana, con una serie impressionante di riforme varate dal Parlamento, nonché dell'unico decennio della storia repubblicana in cui la forbice tra le classi sociali si assottiglia sensibilmente. È inoltre un'epoca contraddistinta dall'esplosione di variegati fenomeni culturali, libertà creativa, liberazione sessuale ed emancipazione femminile. Nei Settanta si afferma un nuovo protagonismo della società civile, accanto all'emergere dei primi segnali dell'individualismo, considerato un tratto distintivo degli anni Ottanta. Ci troviamo di fronte, in definitiva, a un decennio complesso, al crocevia tra il precedente e il successivo, che sfugge a inquadramenti e definizioni univoche, e che pertanto non può essere letto attraverso una lente unica. Il presupposto scientifico è che la storia politica e quella attraverso gli audiovisivi non bastino a spiegare la complessa realtà di un'epoca e non possano dare risposte esaurienti senza dialogare tra loro tramite un confronto serrato capace di illuminare ulteriormente un tormentato periodo del nostro recente passato.
È stata Roma. La criminalità capitolina dal «poliziottesco» a Suburra
Matteo Santandrea
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2019
pagine: 214
Grazie al successo di Romanzo Criminale e Suburra anche la delinquenza romana ha potuto godere di una forte attenzione internazionale nel più generale contesto della produzione cinematografica e televisiva contemporanea incentrata sul tema della malavita. Ma in che modo film, documentari e serie televisive, a partire dal poliziesco degli anni Settanta, hanno saputo ritrarre e raccontare banditismo e malaffare nella Capitale? Il quadro che si andrà a tracciare mostrerà come il roman crime movie, che qui si propone quale etichetta classificatoria di un'ormai corposa filmografia, abbia costantemente attinto alla cronaca per edificare o rifondare "romanzi criminali" in cui realtà e finzione si mescolano di continuo, dando vita a una galassia fatta di violenza e sacralità, di omicidi e grandi affari, di misteri, scandali e degrado fortemente connessa al luogo dell'azione. Si esamineranno dunque i percorsi, i mutamenti e le diverse forme di rappresentazione di una produzione variegata intenta ad affrontare coi propri mezzi e il carico della sua influenza la "mala" sanguinaria e affaristica che, oggi come allora, dal Libanese a Samurai, attanaglia le strade millenarie della città eterna.
Biografie della nazione. Vita, storia, politica nel «biopic» italiano
Giacomo Tagliani
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2019
pagine: 173
Andreotti, Berlusconi, Moro, Mussolini: ciascuno incarnazione di una specifica immagine del potere, tutti protagonisti di film che hanno segnato l'immaginario recente. Il cinema biografico è in continua espansione e il, mondo della politica cattura sempre di più il suo interesse, soprattutto in Italia. Anziché considerarlo un semplice fenomeno commerciale, questo libro propone di pensare il biografico-politico come l'espressione più tipica del cinema contemporaneo: è qui infatti che si possono comprendere con chiarezza gli incroci tra estetica e politica, le strategie di costruzione del senso comune, le forme di autorappresentazione di una comunità nazionale. E se l'intreccio originale di vita, storia e politica definisce il carattere peculiare del pensiero italiano, il cinema biografico-politico è allora il luogo più fecondo per riflettere sulla memoria storica e sul futuro della nazione.
Cinema e storia. Volume Vol. 1
Libro
editore: Rubbettino
anno edizione: 2018
pagine: 220
Lo studio delle audience ha attraversato come un basso continuo tutta la storia della ricerca sul cinema. Tema di sfondo, accessorio rispetto ad un'analisi concentrata sul film: sui suoi autori, sui suoi contenuti, sulle sue estetiche, sul suo funzionamento. Lo spettatore era insomma sempre dietro le spalle dello studioso: attento a quanto accadeva sullo schermo, ma assai meno a chi affollava (fino a un certo punto almeno) le sale. Da questa posizione liminale, la riflessione sulle audience cinematografiche ha guadagnato negli ultimi anni un'inedita rilevanza. Più il dispositivo cinema, inteso come apparato tecnologico e come insieme di testi e di pratiche di fruizione, si allontanava dal canone classico, più gli studiosi si rivolgevano allo spettatore, unico elemento della formula a restare, se non stabile, almeno identificabile. Ecco così un fiorire negli ultimi anni di ricerche sui pubblici di cinema: quelli occidentali, su cui già si comincia a lavorare negli anni Ottanta, complice la svolta revisionista della ricerca storica in ambito cinematografico, e quelli non occidentali, verso cui spingono le prospettive della world history; gli spettatori che ancora vanno in sala e quelli che vedono i film in televisione o sugli schermi dei propri laptop; gli spettatori di un tempo e quelli di oggi. Il numero 1/2018 di 'Cinema e Storia' è dedicato proprio a questo tema: negletto per molto tempo, oggi oggetto di un recupero energico che ne fa un campo di sperimentazione di metodi, letture, approcci. I saggi qui contenuti offrono uno spaccato prezioso delle sensibilità, degli oggetti e delle tecniche di ricerca storica sui pubblici di cinema. Completa la rivista la sezione Stile libero con una conversazione con Ermanno Olmi, un saggio sul musical, uno sulla fabbrica della storia e uno sul dialetto romano nel cinema; oltre alle segnalazioni cinematografiche ed editoriali dell'ultima stagione.
Il doppio sogno di Stanley Kubrick. Dalla Traumnovelle ad Eyes Wide Shut
Libro
editore: Rubbettino
anno edizione: 2017
pagine: 280
Tratto dalla "Traumnovelle" di Arthur Schnitzler, l'ultimo film di Stanley Kubrick, "Eyes Wide Shut", alla sua uscita, quasi vent'anni fa, è stato abbastanza maltrattato dalla critica. Sorte non infrequente per le opere del maestro americano. Nel caso specifico si trattava dell'opera estrema: Kubrick moriva poco prima dell'uscita del film nelle sale. Troppo complicato, non necessario, fuori tempo e fuori luogo? O forse, molto semplicemente doloroso e disturbante. Certo poco compreso e troppo frettolosamente liquidato. L'importanza di questa nuova edizione è dettata dal fatto che era e rimane profonda la convinzione che il nucleo narrativo, tanto della novella di Schnitzler che del film di Kubrick, sia ancora, e lo sarà probabilmente ancora a lungo, uno dei nodi fondamentali del comportamento degli esseri umani.
Il cinema e i film. Le vie della teoria in Italia
Roberto De Gaetano
Libro
editore: Rubbettino
anno edizione: 2017
pagine: 155
Esiste una via italiana alla teoria del cinema? E come si colloca rispetto alla tradizione teorica del nostro novecento? Questi sono alcuni degli interrogativi che vengono posti nel volume di Roberto De Gaetano, che delinea una mappa del pensiero teorico del cinema in Italia a partire dai suoi rapporti con l'estetica e la filosofia (anche straniera). Dalle influenze del neoidealismo di Croce e Gentile su Barbaro e Chiarini alla fenomenologia di Zavattini, passando per le idee anticipatrici di Galvano della Volpe e l'eterodossia della posizione di Pasolini, il volume arriva agli ultimi decenni, segnati dalla trasformazione della semiotica, dai suoi innesti con la sociologia, con l'estetica e l'ermeneutica e ad autori quali Garroni, Grande, Montani e Casetti.
Sotto le stelle del '44
Stefano Vanzina
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2017
pagine: 196
Steno alias Stefano Vanzina (1917-1988). Il personaggio "io" di questo diario: umorista, sceneggiatore, regista. Suo padre Alberto, giornalista, originario di Arona, era emigrato a Buenos Aires dove aveva fondato un giornale Italiano e sposato nel '15 Giulia Boggio prima di tornare in patria. Morto Alberto nel '20, la vedova si trovò in ristrettezze e visse a lungo con II figlio Stefano (nato a Roma il 19 gennaio 1917) in varie pensioni. Ancora giovanissimo Steno frequentò l'Accademia di scenografia e il Centro sperimentale di cinematografia, entrando contemporaneamente a far parte della redazione del bisettimanale umoristico «Marc'Aurelio» dove scriveva e disegnava vignette. Nel cinema penetrò con altri redattori del giornale sceneggiando in collaborazione i film di Macario “Lo vedi come sei... Lo vedi come sei?!” ('39), “Il pirata sono io!” ('40), “Non me lo dire!” ('40). Entrato nell'ambiente, spesso a fianco di Mario Mattali del quale fu anche aiuto regista, collaborò con Cesare Zavattini per il copione “La scuola del timidi” ('41) e firmò altre sceneggiature. In “Soltanto un bacio” ('42) di Giorgio C. Simonelli, con Valentina Cortese e Otello Toso, figurò come attore. Nel dopoguerra sceneggiò moltissimi film per Camerini, Freda, Matarazzo, Borghesio e altri. Esordì nella regia in coppia con Mario Monicelli e insieme, in quattro anni, fecero otto film, tra i quali quattro di Totò, incluso il classico “Guardie e ladri” ('51) con Fabrizi. Iniziò a lavorare da solo con “Totò a colori” ('52) e continuò a un ritmo instancabile. Gli si attribuiscono circa 70 titoli. Sposato nel '48 con Maria Teresa Nati, che lavorava nel giornale del Partito d'Azione, ne ebbe due figli: Enrico (1949, produttore e sceneggiatore) e Carlo (1951, regista). Alla signora Nati, scomparsa nel 1993, si deve il ritrovamento del diario. Prefazione di Enrico e Carlo Vanzina.
Cinema e storia. Volume Vol. 1
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2016
pagine: 240
Nella storia del cinema italiano gli anni Cinquanta si impongono come il decennio più lungo del secolo breve. Cominciano, infatti, già nel 1948 e si prolungano compatti fino alle soglie del 1960. Da un lato, intrecciano la storia del cinema con quella della neonata Repubblica italiana, che vede concretarsi i risultati più significativi del laborioso processo di ricostruzione post-bellica proprio nel 1948, quando la parabola del neorealismo conosce la consacrazione ufficiale e al tempo stesso registra le prime avvisaglie di una crisi destinata a monopolizzare il dibattito critico e non solo quello - per tutti gli anni Cinquanta. Dall'altro, a fronte di un inizio anticipato così denso e coeso, l'intero decennio procede all'insegna dei complessi scenari della Guerra Fredda, le cui ripercussioni condizionano variamente la politica interna e la gestione politica della cultura. È in questo clima rovente che prende avvio il faticoso cammino verso il miracolo economico, accompagnato dalle prime avvisaglie di una modernità nostrana e dall'emancipazione di un pubblico che al neorealismo preferisce da sempre melodrammi, commedie e soprattutto i divi d'oltreoceano. Questo numero di "Cinema e Storia" cerca di restituire la complessità di una stagione culturale che occupa un posto centrale nella storia dell'Italia repubblicana, la cui eredità è a ben vedere ancora viva e quanto mai attuale.
Anime nere dal libro al film
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2015
pagine: 207
Perché "Anime nere", il film di Francesco Munzi liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, ha riscontrato così tanto successo? Come è stato possibile per il regista romano girare in Aspromonte e ad Africo, luoghi della 'ndrangheta, inaccessibili e infrequentabili? E come è stato possibile per il regista portare davanti e dietro la macchina da presa, attori non professionisti, scoprendo veri e propri talenti? Tredici lunghissimi minuti di applausi al Festival di Venezia e ben nove David di Donatello, il più prestigioso riconoscimento per un film italiano. Qual è il segreto che sta dietro il successo internazionale di questo piccolo grande film? Il libro, oltre a rispondere a queste domande attraverso i racconti dello scrittore e del regista, offre la lucida analisi di Goffredo Fofi, le immagini dal set, le voci dei tanti protagonisti, la sceneggiatura originale, le reazioni della critica e due racconti degli anni '20 sull'Aspromonte e Africo di Umberto Zanotti Bianco.
Umanesimo e rivolta in Blade Runner. Ridley Scott vs Philip K. Dick
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2015
pagine: 240
"Il mio romanzo diventerà una livida, gigantesca accozzaglia di androidi in scadenza che uccidono gli umani, nel mezzo di un caos mortale - il tutto estremamente emozionante da vedere. Al confronto, il mio libro risulta noioso". Così Philip K. Dick, in un testo del 1981, a proposito di "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", quando il suo romanzo stava per diventare un film "da quindici milioni di dollari". Si può concordare, in parte ci sembra legittimo, con Dick: Blade Runner, è innegabile, non ha molto da spartire con il testo da cui prende le mosse, resta però il fatto che quella gigantesca accozzaglia di androidi in scadenza, cioè Blade Runner di Ridley Scott, ha segnato una frattura nel modo di fare e intendere il cinema di fantascienza." Umanesimo e rivolta in Blade Runner. Ridley Scott vs Philip K. Dick" quinto volume della serie "corpo a corpo" è dedicato a questi due capolavori della science fiction, e, come di consueto, si caratterizza per l'approccio libero da vincoli disciplinari e per l'ampia e differenziata provenienza dei contributi. Come al solito non c'è nessuna pretesa di dare risposte definitive, e meno che mai quella di stabilire "meglio il libro, meglio il film".

