Quasi nessuna manifestazione di protesta degli ultimi anni ha fatto a meno di un capo di abbigliamento simbolo o di un insieme vestimentario per dare forma visibile a rivendicazioni politiche e sociali di ogni genere. Segni vestimentari facilmente identificabili e memorizzabili sono diventati oggi elemento indispensabile di una cultura della protesta efficace da un punto di vista sia simbolico sia comunicativo e mediatico. Oggetti tessili o capi vestimentari "fotogenici" e di forte impatto estetico, come ad esempio i pussy hats, i berretti fucsia delle rivendicazioni femministe americane, caratterizzano una nuova politica estetica che nasce spesso in strada, ma diventa virale via internet, mobilitando così alleanze translocali e di rapida diffusione. Il libro si sviluppa intorno alla tesi che gli abiti della protesta allarghino enormemente il campo semantico e il ruolo sociale e politico dell'abbigliamento contemporaneo, generando nuove modalità e nuovi spazi reali e virtuali di azione politica attraverso il corpo rivestito.
L'abito della protesta. I segni vestimentari e la politica estetica della strada
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| Titolo | L'abito della protesta. I segni vestimentari e la politica estetica della strada |
| Autori | Antonella Giannone, Christina Threuter |
| Collana | Cultura, moda e società, 7 |
| Editore | Mimesis |
| Formato |
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| Pagine | 124 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791222331201 |

