In questo saggio Kenneth Einar Himma rilegge una delle tesi più influenti, discusse e controverse della filosofia giuridica contemporanea - la tesi del diritto come "ragione escludente" proposta dallo studioso oxoniense Joseph Raz -, al fine di mostrarne la fondamentale irrilevanza pratica. Attraverso una ricostruzione rigorosa delle distinzioni tra ragioni soggettive e oggettive, motivanti e giustificative, di primo e di secondo grado, Himma sostiene che il corretto impiego delle regole oggettive del ragionamento pratico non impone affatto il ricorso a ragioni escludenti per determinare la condotta da adottare. Himma ritiene che la forza normativa delle prescrizioni obbligatorie derivi unicamente da tre fonti irriducibili di valore - morale, prudenziale ed estetico - e che questa architettura renda superflua l'idea che esse generino ragioni di secondo grado capaci di derogare o "silenziare" ragioni concorrenti e precedenti di primo grado. Ciò rappresenterebbe - per Raz - la tipica fenomenologia delle norme giuridiche che rendono superflue le regole morali, escludendole per l'appunto dal ragionamento pratico qui rilevante. Ne scaturisce una critica radicale: le ragioni escludenti di secondo grado non svolgono alcuna funzione deliberativa indispensabile e risultano, sul piano concettuale, ridondanti.
L'irrilevanza pratica delle ragioni escludenti. Una critica filosofica
| Titolo | L'irrilevanza pratica delle ragioni escludenti. Una critica filosofica |
| Autore | Kenneth Einar Himma |
| Collana | L'Europa del diritto, 29 |
| Editore | Edizioni Scientifiche Italiane |
| Formato |
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| Pagine | 52 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9788849562439 |

