ABE
Eleonora d'Aragona e Costanza di Capua. Le due mogli napoletane di Ercole d'Este duca di Ferrara
Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2025
pagine: 228
"Questo libro contiene più di una storia da leggere d'un sol fiato, sembra un romanzo, ma non lo è. E nella vicenda dello Zio della sposa che ama la nipote, sfidato a duello da Ercole, c'è tutto il Rinascimento da leggere, da gustare, da amare. Come tutte le cose belle che finiscono presto, non pote' quella vicenda protrarsi alla lunga, specie per una serie di pettegolezzi che portarono il fatto a conoscenza dello zio della ragazza, il quale si infatuò anch'egli della bella nipote, peggiorando la posizione degli sposi segreti. - Fra tanto la cameriera piena di dolore per essere stata per il favore che la sua nemica aveva con Altobella licentiata, desiderando di ritornare alli servigi della padrona, pregò e fe' pregare il signor Galeazzo Pannone che si fosse interposto con sua sorella a volerla pigliare massimamente che per leggiera occasione era stata licentiata. Non mancò Galeazzo di passar l'officio con sua sorella, acciò la pigliasse in sua casa, ma tutto fu in danno per causa del favor che teneva con quella, la sua nemica. E perché era alquanto appariscente e di vista, Galeazzo portò gl'occhi addosso, fece pensiero di tenerla a suo piacere, massimamente che viveva da soldato senza donna in casa. Era Galeazzo bravo e coraggioso et a più d'una prova s'era fatto conoscere per tale. Onde appresso del Re Alfonzo era salito in grand'estimazione e da quell'haveva ricevuto molte onorate mercedi. Posto dunque ad effetto il suo pensiero, se la prese in sua casa, godendola amorosamente e con gran piacere di quella, la quale non contenta degl'abbracciamenti del padrone, volle assaggiare quelli d'un servo che Galeazzo teneva fra gl'altri al suo serviggio. Di fiorita gioventù di maniere, e di volto gratioso e bello a paro di qualunque altro col quale scherzando licentiosamente più di quello si conveniva, diede materia a Galeazzo di accorgersi de loro amori, e non volendo incrudelire contro di loro amori, fattole insieme sposare, se li tolse di casa. Fra tanto Galeazzo teneva stretta prattica con Altobella, sua sorella, di conseguire per sposa a Costanza e tenendo il matrimonio per sicuro, n'aveva anco procurato la dispenza da Nicolò V Sommo Pontefice qual'esso Galeazzo era caro per molti serviggi a pro della chiesa prestati, ma benché sua sorella avesse condisero al matrimonio, con tutto ciò trovò tanta repugnanza la cagione, stava il più confuso e malcontento uomo del mondo. E la povera Costanza vedendosi da sua madre, perseguitata a volerla forzare a sì fatte nozze, si può considerare come stasse dolente. Per la qual cosa ne cadde infermo a letto con pericolo di lasciarvi la vita, era publica per la città e per la corte così la pretenzione di Galeazzo come il continuo martellare che si faceva a Costanza dalla madre e dalla Contessa di Caserta, sua zia, acciò desse il consenso alle nozze. Non restò alla ragazza, nonostante il tradimento, di chiedere aiuto al grande amore della sua vita. E riecco la figura di Ercole spuntare nella cronaca d'amore. Ercole decise allora la sua vendetta verso lo Zio della moglie, suo violentatore e vigliacco traditore, avendola lasciata nelle braccia del suo servo. Insomma questa fu la risoluzione e, trovatolo una mattina nell'anticamera del Re, toccò all'amato prendere di petto la situazione."
Rinascenza rurale, le zone interne dal medioevo all'età moderna: rinascita nella evoluzione del mondo contadino nel Sannio Agreste
Enzo Pacca
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2024
pagine: 128
Un tempo molto, molto lontano, quando il mondo era dominato dalla magia e di notte intorno al fuoco sfavillante danzavano le janare, i boschi erano abitati dagli spiriti e nel silenzio delle tenebre si udivano gli ululati dei lupi mannari, al centro di tutto questo meraviglioso regno della fantasia e dell'incanto vi era il contadino. Il contadino era un uomo dedito al lavoro della terra, un vero custode della natura. Viveva in una piccola casetta rustica, circondata da campi rigogliosi e prati ammantati di fiori colorati. Il suo era amore per la terra e tutto ciò che essa offre era senza limiti, così come la sua saggezza e il suo spirito di osservazione. Ogni giorno, si alzava all'alba e si incamminava verso i campi, pronti ad accogliere i raggi del sole e a donare alla terra tutto il suo amore e i suoi sforzi. Piantava semi, curava le piante, raccoglieva frutti e verdure, sempre rispettando il ritmo della natura e ascoltando i suoi segreti. Ma la sua saggezza andava oltre il semplice lavoro del campo. Era un uomo di grande generosità e gentilezza, che spesso veniva consultato dagli abitanti del villaggio per i suoi consigli preziosi. La sua connessione con la natura gli permetteva di interpretarne i segni, di leggere nei venti e di comprendere i bisogni degli animali che lo circondavano. Il contadino rimane sempre umile e fedele ai suoi principi. Lavora la terra con passione e amore, considera ogni pianta e animale come un dono prezioso da preservare. Nonostante i tempi fossero cambiati e la magia iniziasse a sfumare nel mondo, il contadino rimase un faro di speranza, un ricordo vivente dell'antica connessione tra l'uomo e la natura. E così, anche quando il vento smise di portare il canto delle janare e i lupi mannari si ritirarono nel buio, il contadino continuò a diffondere la sua magia attraverso il suo lavoro e la sua gentilezza.
Sant'Agnese nel 1754. 29° Catasto Onciario della provincia di Principato Ultra, 69° dei Catasti del Regno di Napoli
Paolo Muscetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2024
pagine: 158
Il casale di Sant'Agnese, oggi frazione di San Giorgio del Sannio, in passato fu uno dei molti casali di Montefusco «sempre riportato per casale nelle antiche situazioni e nelle antiche carte; e costituiva un suffeudo della baronia di Montefusco» , apprendiamo dal Ricca41 che già in epoca angioina era presente il casale di Sant'Agnese «che il Serenissimo Re Ladislao con suo privilegio spedito in Napoli a' 16 decembre 1412 confirmò a Giovanni Sant'Agnesa sito nelle pertinenze della sua Terra di Montefusco della provincia di Principato Ultra Contado di Montorio» che viene definito feudo il cui possesso è antico «quod dicitur feudum Sanctae Agnesis tentum , et possessum antiquitus , et ab eo tempore». Sempre dal Ricca veniamo a conoscenza che nel Cedolario del 1500 si tassò Marino di Sant'Agnese per detto casale di S. Agnese, da Marino il feudo passò al figlio Ferdinando, la cui madre Maria de Mari come tutrice pagò il rilevio alla Regia Corte. Ferdinando trapassò senza eredi e la sorella Ippolita ereditò il feudo di Sant'Agnese sui cui pagò il rilevio al fisco nel 1529. Ippolita Sant' Agnese portò in dote il feudo a Pietro Sellaroli , patrizio beneventano e così il feudo passò alla famiglia Sellaroli di generazione in generazione pagandone ogni volta il rilevio da Giovan Camillo, poi al figlio Tommaso fino a Fabrizio Sellaroli che ne pagò il rilevio nel 1609, successivamente per istanza dei creditori, il Tribunale del Sacro Regio Consiglio vendette il feudo di Sant' Agnese a Camilla Griffo della città di Benevento, alla morte di quest'ultima nel 22 ottobre del 1656, il feudo passò a suo figlio primogenito Giovan Battista Sellaroli che soddisfece il rilevio del castello di Sant'Agnese. Il 1656 sarà ricordato come l'anno in cui si verificò una grave epidemia di peste che ebbe conseguenze devastanti sulla demografia e sull'economia, non solo nel Regno di Napoli ma anche in gran parte dell'Europa. Concentrandoci sul Principato Ultra, si registrò un significativo calo demografico stimato intorno al 40%. Sant'Agnese, ad esempio, vide una diminuzione dei fuochi da 24 a 17, mentre altri comuni più grandi come Apice subirono una riduzione del numero dei fuochi da 450 a 209. Questo volume, oltre al profilo storico, riscrive rigo per rigo, in una sintesi fedelissima, opera dell'Ingegner Muscetta, il Catasto Onciario del piccolo paese, con tutti i nomi antichi delle frazioni, le vie, le chiese e tutti gli abitanti, uno per uno, dal più vecchio al più giovane e traccia un nuovo solco nella vera Montagna dei Casali beneventani di San Giorgio del Sannio di Benevento..
Conte Rogerio. Sovrano della Calabria
Virgilio Iandiorio, François Delolme
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2024
pagine: 148
Questo libro è particolare, fin dalle sue prime pagine. Nella prefazione, l'autore del XVII sec., che conosciamo solo con le iniziali L.L.B., si rivolge a un importante personaggio della nobiltà, la Marchesa di Montfort, e le offre il suo romanzo come una sorta di consolazione. Il suo amato marito è appena morto dopo una lunga malattia. All'inizio si possono riconoscere i segni caratteristici del romanzo cavalleresco. Questa colorazione medievale trova il suo punto d'origine nei riferimenti alla storia reale: Rogerio è esistito veramente. Nacque nell'XI secolo in Normandia, aiutò il fratello a prendere possesso della Calabria, conquistò addirittura tutta la Sicilia a scapito degli Arabi. La scelta del luogo però non è casuale: è di grande importanza. La Calabria non è ovunque. Evoca l'altrove e l'esotismo. Questa regione , infatti, racchiude come in un modellino tutti gli antagonismi del Mediterraneo. Nell'incontro di Rogerio e Marianna la futura sua sposa, che è un po' il succo del libro, la questione fondamentale è "chi sono io per te e chi sei tu per me". Quest'opera richiama un certo tipo di racconti edificanti: una principessa non conosce le sue origini, vive in un convento, incontra un principe, riacquista il suo vero status. Più tardi, suo marito viene fatto prigioniero. Attraversa molteplici peripezie per trovarlo e salvarlo. Un racconto appassionante su un tema: il ruolo svolto dalla donna, la sua capacità di far sentire la sua presenza in una società, che oggi si definirebbe tout court patriarcale.
The King's Lovers, Ferdinand I of Naples: marriages of interest and the «bâtardises» politics
Arturo Bascetta
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 164
Intrigues and love affairs of King Ferrante I shake up the Renaissance. It is the restless and fascinating court of the kingdom of Naples. The history of the ruler is woven with the entanglements of his political marriages and the unbridled passions for the contentious lovers that deeply marked his realm. Naples saw the protégé of the House of Aragon emerge as an icon of strength and cunning. However, behind the majesty of his patrimony lie the intricate love affairs that colored his private life and influenced political decisions. Isabella of Chiaromonte, Princess of Taranto, is his bride. Rather than the harmony of marriage, the king preferred to venture into an intricate labyrinth of secret relationships and passions, a parallel world intertwined with official life. The affair with Diana of Sorrento, as significant and tumultuous as his life; Joan Caracciolo, the forbidden lady; and then Eulalia Ravignano: from all of them he had love and children for the sole purpose of disproportionately expanding the power of the House of Aragon to the detriment of the nobility. To bastard children, however, he always preferred legitimate ones, to whom he entrusted the highest powers. However, from his second marriage to his cousin Joan, the Infant of Aragon, he had only the ill-fated Giovannella. A brief interlude for a few skirmishes and here is King Ferrante again in the saddle of his passions and entanglements. Pierpaolo Tavino
La rocca delle streghe. Racconti e novelle dei vecchi beneventani: filastrocche e nenie dell'antica Valle Beneventana e dei Maccabei, lì dove nascono le streghe
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 188
Usi e costumi del popolo e storie vere, cioè di episodi, sconosciuti ai più che rallegrano anche gli animi dei grandi. Il calendario dà un senso reale, di movimento, di vita, di continuità a cose che, se elencate soltanto (proverbio, detto, canto, racconto), avrebbero avuto un tanto di irreale e di effimero, perdendo, per la statica freddezza, l'originale valore che invece viene rafforzato e suggellato dalle storie: parole come "bardascia", che oggi ritroviamo in voga tanto a Pietrastornina, ex casale sofiano, quanto in un quartiere di Spoleto, e come "quatrana", che non hanno un equivalente etimologico italiano se non nella parola "ragazza". Ma "bardascia" ha una storia diversa, deriva dal francese "bardache", dallo spagnolo "bardaja", e prima ancora dall'arabo "bardag" e significa "schiava", mentra la 'quatrana' si rifà alla neonata che gattona, ormai sostituita dal classico 'guagliona' anche a S.Martino Valle Caudina e Pannarano. Purtroppo, però, casi come questo sono più unici che rari. Nonostante ciò, siamo riusciti a riunire abbastanza materiale orale da farne una pubblicazione che si rifà più alla tradizione sabatina, quella che trae origine dall'area dei Maccabei, racchiusa fra i casali di Montefusco e del Partenio, per tornare in città da Ponte Sabato. Al centro della nostra attenzione è comunque l'uomo, più che Benevento, o se volete le donne, quelle con le loro illusioni nate per alleviare le sofferenze di ogni giorno, per dare colore a una vita spesso monotona e grigia. In epoche diverse, si sono avuti vari insediamenti umani: opici, sabelli, sanniti, romani, beneventani; ognuno dei quali, con una propria cultura, una propria religione, arricchendoci di usi e costumi non sempre comuni. Chi ci ha tramandato questa storia, fatta di riti, superstizioni, oltre che di avvenimenti, sono i vecchi. Ecco il vero capitolo, sconosciuto a molti, ancor vivo grazie alla memoria storica degli anziani della Valle Beneventana, ai paesi del 'Noce' che non c'è, alla... Rocca delle streghe. Riti magici, filastrocche, cattiverie e libri di magia nera, ma anche fatti accertati, che si rifanno a papi, re e briganti. Noi abbiamo strappato alla storia - e poi ricucito a parte - tanti piccoli pezzi, anche laddove, per la caratteristica versione dialettale, risultava impossibile trascriverli, eliminando accenti e apostrofi, presentando i racconti nella massima autenticità, riportandone il "colore" e il "calore" di una frase, seppur legata indissolubilmente all'esposizione orale, all'espressione di un volto, dove gli errori di esposizione delle parole fanno parte del gioco. È questa la risultante di un capitolo che solo momentaneamente abbiamo chiuso e che in un futuro non molto lontano ci ripromettiamo di riunire, in un solo grande volume allargato ai paesi del Calore, con l'ausilio di un infinito aiuto degli anziani che mai si stancheranno di raccontarci del passato. Ecco allora il nostro sforzo, questo, sperando di aver almeno in parte esaudito il desiderio dei giovani, di sapere delle cose degli avi; e quello dei vecchi, di voler lasciare un segno in nome della tradizione. Essa parte dalla Rocca, che è poi il castello dell'Urbe Benevento, quello nato dopo il sisma del 1348, per amministrare i feudi sofiani che andavano da Tocco Caudio a Tocco di Montemiletto, dalla Serra di Prata alla Serra di San Bartolomeo in Galdo. È l'originaria provincia ducale di Santa Maria della Valle Beneventana fatta rifondare da Bernardo Deucio, nunzio inviato dal pontefice di Avignone per ridisegnare le arcidiocesi: Napoli da una costola di Nola, Sorrento da Salerno, Benevento dall'ex Principato di Puglia. Forse fu la Rocca a sprigionare il mito delle janare, più che il noce. Sicuramente divenne il fortilizio del potere dello stato pontificio, quello che i capitani generali del Regno di Napoli, pur avendo sede a Palazzo d'Aquino, non vorranno mai conquistare. Un libro di vera «mavanaria» beneventana.
Grazie a te di niente. Una senilità senza condizioni
Antonio Sasso
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 118
"Grazie a te di niente", di Antonio Sasso, è un'opera scritta di getto dallo stile ruvido ma funzionale, che nasce dalla necessità di diffondere un messaggio con vorticosa forza. Questo metodo concede al lettore la possibilità di aprire una finestra nelle nostre menti. È il punto di vista di chi ha vissuto con sacrifico e passione la propria vita e ora ha la possibilità di creare in noi una profonda riflessione. È un libro dalle molteplici complessità che si sofferma sulla dialettica tra generazioni; dialettica che non deve solo essere scontro, ma opportunità di crescita. È il mezzo con cui le divergenze generazionali possono assottigliarsi, e le storie dei personaggi, in questo senso, ci permettono di empatizzare con un vissuto non nostro, ma impossibile da ignorare. Altro tema centrale è la scoperta del proprio io alle porte della senilità: l'analisi tra alti e bassi di un età che non deve essere vista come vuota, priva di emozioni, ma traboccante di sentimenti e nuove esperienze. È l'era in cui ci si sente liberi dalle costrizioni di una società contemporanea che ci vuole sempre più vincolati ad uno schema produttivo, senza lasciar spazio agli affetti e alle cose semplici. La senilità è metafora del ritorno alla natura ed al benessere che solo le cose sincere possono regalarci.
Carapelle in capitanata profilo storico sul comune della Puglia piana
Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 100
"Mi sono accinto a raccontare di Carapelle come può fare un archeologo quando inizia uno scavo in un sito dove si presume che ci siano stati degli insediamenti. Si cercano nelle cose ritrovate , gli indizi utili per raccontare delle vicende storiche. Gli indizi, però, non sempre sono numerosi e non sempre molto chiari. Mi sono riproposto di far raccontare a loro, agli indizi, le loro vicende, con le loro parole, non attribuire ad essi le parole che noi vorremmo che dicessero, o i fatti che noi vorremmo sentire raccontare. Non siamo mica in uno studio televisivo, quelli delle inchieste e dei commenti sui fatti di cronaca, dove ognuno se la canta e se la suona come gli pare. Perciò ho cominciato col riportare storie realmente accadute e riferite in atti degni di fede, il racconto di uno storico del XV secolo (Giovanni Pontano) la relazione di un avvocato del XVII secolo (Eliseo Danza) con riferimento ai luoghi della Puglia Piana, dove è ubicata la città di Carapelle che porta lo stesso nome del fiume che scorre vicino. L'attenzione al popolamento delle aree della Puglia Piana, come veniva anche chiamata la Capitanata, ci riporta a momenti della storia antica e soprattutto a quella medievale. Quanta gente abitava questi luoghi? Come vivevano? Domande a cui si può rispondere con la storia di millenni, in cui si sono visti incrementi demografici e depauperamento. Ed è la nostra storia. Venendo a tempi a noi più vicini, arriviamo alle opere di bonifica del territorio (Storia delle bonifiche di Raffaele Ciasca), e all'insediamento nelle aree così recuperate con nuovi abitanti e nuovi abitati. La formazione recente di autonomia comunale segna la nascita di Carapelle. Ma è superfluo parlare di quello che tutti possono vedere con i propri occhi. Anzi potrebbero essere proprio gli abitanti di Carapelle a raccontarci la loro storia di questi anni, di più di mezzo secolo di storia. Perché è la loro. V.I."
Salerno città del papa. L'urbe nello stato della chiesa governata da Lucrezia Borgia e Alfonso d'Aragona sposi
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 228
"Osservarlo ed ascoltarlo, già la prima volta, fu un tutt'uno e conseguenza del fatto rivelatorio. Un fluire incandescente di pensieri, sillabe, frasi e parole il manifestarsi del logos; come immaginavo avvenisse sotto i portici dell'Accademia di Atene, tra allievi frenetici e solenni cattedratici maestri. Come avveniva per le frequentazioni nel foro, da parte d'indomabili giureconsulti o di stupefacenti curiosi, arrivando ad rostra, estasiati davanti ad epigoni di un Cicerone o di un Ortensio e anche di Antonio Oratore. Fiammeggiare di perifrasi e splendore di metafore, con metonimie d'anguille viscide, similitudini lunghe come di treni, carichi di alabastri. Il divenire dei metri sui piedi della poesia, mutata in musica da miti viventi di arpe d'avorio o tube celestiali: scrivere per ogni artista della penna d'oca o di computer è un disco verde verso infiniti azzurri, spalancati da occhi viperini. La dolcezza di una chitarra, in mano a Garcia Lorca, un calendario sfogliato da Leopardi. Per Arturo Bascetta è dare ascolto alla voce di dentro, alla tarantola che gli rode le visceri. Un ineludibile comandamento dello spirito. Non so dove gli derivi, ma certamente Arturo ha la scorza dello storico. Presumo ambiziosamente la vocazione l'abbia colto, in qualche stellata pausa serale del suo soggiorno nei campi Flegrei, dove Virgilio è di casa, ma anche Omero è un fantasma di sogni ellenici. A sentire Croce, però, lo storico locale non ha bisogno d'ispirazione, nè di modelli. E'. Come Iddio e come la Musa Clio. Arturo dell'amore per i suoi paesi di montagne innevate o aspre rocce, di monconi e moncherini d'alberi, di capre lanose e di lupi accesi nel buio profondo delle notti ululanti, ne ha fatto una religione. Incanta con le sue argomentazioni, Arturo. Non solo bravo giornalista, testardo nel servire la sua devozione di pennaiolo che butta sudore e stenti per realizzarsi, ma anche storico e scrittore brillante. Non era nato a fare lo storico, vi dirà. Invece, sa di spacciare bugie. Egli è uno storico, da mandare in brodo di giuggiole anche il più asettico lettore, il meno influenzabile editore. Storico locale, urliamolo con Croce. Cioè vero storico. Gli altri ci guarderanno e ci commiseranno? Non lo credo. Perché il grande Frodoto incominciò con i logoi, che recitava, tutto compito e partecipe, ad Atene, finì con il diventare il massimo degli storici, insieme a Tucidide. Quest'ultimo più scrittore o narratore, meno storico/geografo/militare come l'autore delle lunghe battaglie di popoli di Ellade e di Asia, e dell'invasione persiana. Io, qualcosa, vorrei dirla per contrastare Arturo; «che ce lo troviamo dappertutto?» Per quanto riguarda però l'età moderna, ad andare a spulciare registri e documenti, Arturo Bascetta è capace di strabiliare, è veramente un folletto imprendibile."
Alfonso II d'Aragona. Il re lascivo. Storie di donne e di bastardi del tiranno impudico di Napoli
Arturo Bascetta
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 176
I capitoli amorosi sui sovrani aragonesi, tratti dalla cinquecentina di silvio corona, che a quanto pare vede per la prima volta la luce in una collana dedicata, sono il cuore della stesura, pubblicata a capitoli in forma fedele all'originale, che arricchiscono questo volume. Il piacere di ritrovare materiale inedito a distanza di 1500 anni è incommensurabile per chi fa questo lavoro, mirando a editare testi sempre più oggettivi. Pertanto, sebbene ancora presi dall'euforia per il manoscritto ritrovato, pubblichiamo anche gli amori di Re Alfonso II, aggiornati alla trascrizione dalla cronaca rinvenuta, che arricchiscono la biografia del terribile erede di Re Ferrante. La trascrizione del manoscritto originario di silvio corona differisce di poco, soprattutto nel linguaggio del copista, da quello successivo a firma di silvio e ascanio corona, probabilmente letto e posseduto da minieri ricci, allorquando fece l'ultimo inventario della sua biblioteca. La copia settecentesca rinvenuta appare meno fedele perché susseguente, ma paree coincidere nei contenuti, almeno quelli relativi agli amori della corona, con quella un tempo posseduta dallo storico. Questa trascrizione b, però, sembra essere più insistente a riguardo degli amori lascivi, quasi a sottolinearne la gravità dei peccati commessi, appartenenti al secolo precedente, e lasciando un'ombra negativa sui sovrani aragonesi in piena Inquisizione.
Il generale di Napoli: Don Giovanni d'Austria, il figlio di Carlo V Imperatore a Granada, Lepanto e Bruxelles nel manoscritto inedito di Corona
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 118
Prima non c'era e adesso c'è. Il manoscritto di Silvio Corona di fine Cinquecento vede la luce a stampa tipografica, sebbene diviso in capitoli per l'elevato numero di episodi amorosi e non riferiti ai suoi protagonisti. Stavolta Bascetta ha riletto e trascritto in volgare il capitolo, mai dato alle stampe, dedicato a Don Giovanni d'Austria. La nascita da madre vergine, fatta risposare dall'amato Imperatore Carlo V all'avvocato di provincia, è un buon inizio per la trama sottile portata avanti da Corona, e poi dal figlio Ascanio, nell'altra copia letta e perduta della biblioteca di Minieri Riccio, che differisce in diversi episodi dall'originale trascritto da Bascetta. E' la storia del piccolo Jeromin, canzonato dal figlio del fratellastro Re delle Spagne, Filippo II, perito in prigione per volere dello stesso genitore che seguì le volontà testamentali di Carlo V: Don Giovanni non si tocca. Un motto che valse per chiunque e che presto lo vide alla guida degli eserciti imperiali, sopratutto quelli dei popoli italici e degli amati napoletani. E così, il garzone del balio camerario, cresciuto nell'ombra e come in una favola, si trasforma da servitore a servito e diviene signore del finto padre. Bellissimo, ricchissimo e potentissimo, Don Giovanni ci mise poco, stando all'affascinante cronaca del Corona, a scalare tutte le tappe degli uomini d'arme, a danno della carriera da Cardinale, che pure avrebbe perseguito, e a cui rinunciò per non diventare di sicuro papa. Gli amori perduti di belle milanesi e focose napoletane, proprio in questa cronica, che è il trionfo del Rinascimento, vengono però offuscati da due guerre che volgono al termine. La conquista di Granada con la cacciata dei Mori, dopo 600 anni, è un punto di arrivo inimmaginabile per un giovane di 21 anni. Ma è soprattutto è la deportazione dei vinti a Castiglia, ovvero la consegna dell'Andalusia ai coloni di Galizia e Asturia per il ripopolamento di quei territori, strappati ai Maomettani e da ricristianizzare, a fargli guadagnare le eccessive simpatie del Papa. Proprio per l'operazione compiuta egli merita il vessillo del Vaticano per un'ultima Crociata contro gli infedeli, che bruciano credenti e miscredenti nelle mandre dei loro stessi maiali. Glielo consegna in S.Chiara uno dei più invidiosi diplomatici, il nunzio apostolico Granvelle, che presto odierà a morte, appena sarà indicato proprio a Viceré di Napoli. Intanto c'è la missione delicata da portare a termine per cacciare i Turchi, alleati dei barbari africani, infedeli che non intendono abbandonare il Salento, ovvero l'ex Calabria Ultra di una volta. Ma Don Giovanni, ora Capitano generale di terra, ora Ammiraglio di mare, è ormai il cavaliere più potente d'Europa. Tanto è vero che mentre i Veneziani s'accordano a Leuca per evitare la battaglia di Otranto, lui, alla guida della flotta, composta per la quasi totalità da Napoletani, fionda su Lepanto e ottiene la vittoria più famosa del tempo contro gli Ottomani. Un temerario viaggio, da Messina a Marsala e da Marsala sulle coste africane, gli fa riconquistare l'antica Lilibeo dei Romani, dove nasce il Porto d'Austria a lui dedicato. La vita scorre e l'eroe di Corona corre a visitare la sorella Margherita, sposa a L'Aquila. E' tempo di godere dei festeggiamenti a lui riservati, da Parma a Vigevano, anche se cominciano le prime perdite proprio in Calabria. L'omicidio mancato del Viceré, e qualche occhiatina di troppo alla moglie del sindaco di Napoli, gli procurano l'odio che lo porta a esiliarsi in Procida prima di ripartire per la conquista di Tunisi e dell'Albania. La voglia di riscatto e la sua potenza sono tali da rinunciare alla corona albanese. Depone anche le armi dell'amore per la baronessa, per la bella Diana di Sorrento e per Donna Zenobia. Rinuncia perfino all'affetto per la figliola Giovanna, frutto degli intrighi, affidata alle monache di S.Chiara.
Delitto a Spaccanapoli di Carlo Gesualdo: l'assassinio di Maria d'Avalos e Fabrizio Carafa
Sabato Cuttrera, Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 136
La collana sugli omicidi del secolo si arricchisce con la ricostruzione del doppio omicidio di Spaccanapoli, un altro giallo che turbò l'Italia dell'epoca, per chiuso velocemente per ammissione dei colpevoli assolti dal Viceré. Ma l'epoca in cui assistiamo al prolificare dei delitti d'onore è pregna di amanti uccisi dall'acqua tofana, per via dei costumi leggiadri che imperversano non solo a Spaccanapoli e Piombino, luoghi dei primari omicidi, ma in tutti i posti che si rinvengono fra copie e originali di manoscritti diversi, da quelli dei Corona alle sentenze, ma anche negli studi di tanti storici. Certo è che la via alla «Informazione» ufficiale sulla «misera morte» degli amanti D'Avalos-Carafa viene spianata da una miriade di indizi sulla bellissima Principessina di Venosa, corteggiata perfino da Giulio Gesualdo, zio del marito prossimo assassino, padrone di una miriade di feudi, da Gesualdo a Calitri, poi ereditati dal musico-assassino dopo la sua morte. Carlo infatti non possedeva che poco, essendo il genitore ancora padrone del Principato di Venosa. E fu proprio lo zio spione, amante solitario della bella moglie del nipotino, a spianare la via della vendetta, confinando al consanguineo il posto di Chiaia dove gli amanti copulavano. Carlo appare smarrito, benché spesso a riposo nel suo stesso palazzo, dove il corpo della moglie veniva di nascosto posseduto dal Duca d'Andria. Almeno fino a quando ebbe predisposta l'imboscata, in accordo con altri cavalieri e parenti, pronto a profanare la reputazione della nobile famiglia legata al Vaticano, e non solo per la figura dello zio del Cardinale Alfonso, finito anch'egli additato per istigazione alla tragedia. La casata, l'amore focoso, il Palazzo d'Andria e le serenate di Fabrizio sotto casa mentre Carlo dorme, fanno delle cronache e degli atti ufficiali riportati in questo testo una ricerca degna di tal nome che annulla l'amicizia fra le famiglie e punta a spiegare la storica vendetta del giovane che trascorreva le sue serate col prete musicista e la sua corte di armigeri, erari e servitori, pronti a uccidere per il padrone. Le serrature bloccate, la scusa di andare a caccia, l'amante a letto e in camicia da donna, e le grida sulle corna in Casa Gesualdo: gli elementi del giallo napoletano ci sono tutti per offrire al lettore l'ora della fine: le pugnalate del mandante sui corpi senza vita. La «Informazione» tratta dalla Vicaria, il processo scritto sulla scena del crimine, i testimoni, i tre esecutori materiali, e l'assoluzione finale di tutti, col placet del Viceré, riassumono questa storia nel dolore di una madre, costretta a spegnere la sua gioia davanti alle atrocità commesse dal nipote assassino della fanciulla più bella di Napoli.

