Il Nuovo Melangolo
Lettera sull'astrologia
Mosè Maimonide
Libro
editore: Il Nuovo Melangolo
anno edizione: 1994
pagine: 80
In difesa di me stesso
Fëdor Dostoevskij
Libro
editore: Il Nuovo Melangolo
anno edizione: 1994
pagine: 96
Il 23 aprile 1849 Dostoevskij venne arrestato con l'accusa di appartenere al circolo "intellettual-politico" fondato da Petrasevskij. Dostoevskij rimase nella fortezza di San Pietro e Paolo a Pietroburgo per otto mesi. Condannato a morte, ebbe commutata la pena capitale in 4 anni di lavori forzati e 4 anni di servizio militare obbligatorio. Sono qui riprodotti due documenti: una specie di memoria scritta (databile 6 maggio 1849) che la commissione d'inchiesta pretese dopo un primo interrogatorio e il verbale d'interrogatorio del giugno dello stesso anno. Gli inquirenti tentarono di provare l'esistenza di una setta segreta, ma non ci riuscirono e dovettero concludere che si trattava di una "congiura di idee" e di qui la grazia concessa a tutti i condannati.
Monte Ignoso
Paola Masino
Libro
editore: Il Nuovo Melangolo
anno edizione: 1994
pagine: 226
Emma, la protagonista, vaga di notte per la grande casa, illuminando con una candela i quadri di soggetto biblico appesi alle pareti. Alla tragedia e alle figure che tormentano la sua vita ossessionata dal sesso vissuto solo come violenza, Emma contrappone la purezza della sua maternità, unica realtà di cui è fiera, ma che le sarà negata con la morte dell'unica figlioletta Barbara, anch'essa vinta dalle visioni della madre. La Masino, accusata dal regime fascista di non saper pensare come una donna, per anni considerata solo come la custode dell'opera del suo compagno Bontempelli, oggi torna a far parlare di sé come di un'autentica scrittrice.
La melanconia dell'uomo di genio
Aristotele
Libro
editore: Il Nuovo Melangolo
anno edizione: 1994
pagine: 50
Il mito nazi
Jean-Luc Nancy, Philippe Lacoue-Labarthe
Libro: Copertina morbida
editore: Il Nuovo Melangolo
anno edizione: 1994
pagine: 57
Questo saggio di Lacoue-Labarth e Jean-Luc Nancy tenta di delineare la genesi filosofica ed estetica del mito nazi. Dalla fine del Settecento la cultura tedesca ha cercato di individuare, ora nella lingua, ora nel pensiero, ora nell'arte, il terreno sul quale costruire la propria identità nazionale alla luce di un confronto con gli altri stati europei. Gli autori mettono in luce il ruolo svolto dal richiamo costante al modello archetipo della Grecia (non solo quella classica ma della Grecia arcaica, dei miti e dei misteri oscuri e violenti) e il modo attraverso cui questo processo ha trovato lo sbocco necessario nella costruzione artificiosa del mito razzista fondato sulla parola d'ordine «terra e sangue».

