Luni Editrice
Shin jin mei
Sosan
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 240
Lo Shin Jin Mei qui commentato da Deshimaru è una delle opere fondamentali dello Zen, e la tradizione lo attribuisce a Sosan, in cinese Seng ts’an (Gemma del Sangha) ovvero Sengcan, il maestro che nel 551 incontrò il secondo patriarca Eka (o Huike), che lo designò come suo successore e gli ordinò non di andare a insegnare, ma di restare in meditazione sulle montagne. Morì nel 607, dopo più di vent’anni di eremitaggio e di vita errante. Gli studi più recenti sono propensi a considerare lo Shin Jin Mei come una compilazione di massime Ch’an della Scuola del Nord fondata da Doshin (Daoxin), il successore di Sosan. Alcuni studiosi ritengono, anzi, che Doshin sia il vero autore del testo. Le ricerche storiche e le loro conclusioni, per quanto indispensabili, sono però estranee alla bellezza e alla profondità dei versi. Come sempre, solo il commento di un maestro autentico può spiegare il senso di un testo antico e i suoi passaggi più oscuri. Non è con la ricerca intellettuale o filologica o con l’erudizione che si può comprendere quest’opera, ma attraverso la pratica della meditazione e le spiegazioni di una persona che l’ha praticata assiduamente, come Taisen Deshimaru. Il suo commento diventa parte integrante del testo originale e fa di questo libro una delle opere più profonde e illuminanti mai scritte sull’essenza non solo dello Zen, ma del buddhismo in sé. E poiché si tratta di una comprensione che avviene con tutto l’essere, si esprime anche nella bellezza delle calligrafie e dei dipinti con cui Deshimaru stesso ha voluto integrare il testo.
I libri in Cina prima dell'invenzione della carta
Edouard Chavannes
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 80
Un viaggio ai confini del mondo 1865-1868
Francesco Ammannati, Silvio Calzolari
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 224
Il codice dell'apprendista samurai
Daidoji Yuzan
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2018
pagine: 112
Questo Codice, o potremmo dire manuale per i samurai, di Daidoji Yuzan, ha una particolarità rispetto a tutti gli altri codici del Budo: si rivolge ai giovani che hanno appena iniziato la carriera militare, ancora inesperti, costretti a confrontarsi con le regole della gerarchia e con i compagni d'arme più anziani. L’autore, che aveva novantadue anni quando scrisse il testo, parla soprattutto a loro, passando in rassegna tutti gli aspetti della vita in cui un samurai deve essere all'altezza del suo compito e del suo nome, dando consigli per ogni situazione. Dall'alto della sua esperienza e della sua età avanzata, l’autore possiede una visione lucida e disincantata della classe militare a cui lui stesso appartiene. Dalle sue parole traspare, in molti passaggi, la descrizione di una società che non sempre corrispondeva a quell'immagine ideale prescritta dalla Via dei guerrieri. Il "Codice dell’apprendista samurai" vuole essere perciò una guida ma anche una critica, tanto più necessaria in un’epoca di cambiamenti sociali come quella in cui fu pubblicato il libro. Nell'era Tokugawa la classe dei samurai dovette adattarsi a ridefinire il proprio ruolo in un paese ormai completamente pacificato, dove le guerre non erano nulla più che un ricordo e i militari dovevano esprimere i loro valori, la loro ragion d’essere, in modi completamente nuovi; per questo motivo è diventato un testo che ha avuto sempre molti lettori, proprio perché dava più di una risposta all'ambiguità del ruolo dei guerrieri in quel nuovo contesto sociale. Ancora oggi la concretezza e la chiarezza dei suoi contenuti rendono applicabili e urgenti le sue riflessioni anche per i lettori moderni perché il passare dei secoli non ha cancellato l’attualità di questo libro.

