Luni Editrice
Chi ben comincia... Gli esordi fulminei nella narrativa del Novecento
Massimo Romano
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 320
«Forse, in fondo, il primo libro è il solo che conta, forse bisognerebbe scrivere quello e basta»: così scriveva Italo Calvino
Memorie olimpiche
Pierre de Coubertin
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 240
Gli Scritti olimpici di Pierre de Coubertin restituiscono la voce di un autore che non pensò i Giochi come semplice spettacolo
Mendel e la memoria dei libri
Stefan Zweig
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 48
Per anni, nella penombra di un caffè viennese, Jakob Mendel vive come un astro immobile: non possiede quasi nulla, ma sa tutto
La collezione invisibile
Stefan Zweig
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 48
La collezione invisibile di Stefan Zweig è un testo breve, quasi pudico, capace però di aprire un varco in una questione enorm
Un uomo sulla via della mano vuota
Kenji Tokitsu
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 320
Chi è Kenji Tokitsu? Molti lo dipingono come un capace Maestro di arti marziali, altri come un letterato prestato alle discipl
Il ramo d'oro. Studio della magia e della religione
James George Frazer
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 384
Studiato e discusso da oltre un secolo come uno dei maggiori contributi all'antropologia culturale e alla storia del mito e de
L'incoerenza dell'incoerenza dei filosofi
Averroè
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 76
L’incoerenza dell’incoerenza dei filosofi – Tahâfut at-Tahâfut – qui presentato nella traduzione e cura di Massimo Campanini, composto nel 1179-80, è la risposta di Averroè al celebre attacco che al-Ghazālī (grande teologo persiano) scrisse contro i “filosofi” con il libro Incoerenza dei filosofi (in particolare Avicenna e la tradizione aristotelica). Il bersaglio non è soltanto una disputa fra scuole, ma il problema decisivo del pensiero medievale: quale rapporto lega la verità rivelata alla verità raggiunta dall’intelletto? Averroè sostiene che la filosofia, quando procede per dimostrazione, non è una minaccia per la fede: è piuttosto uno strumento legittimo per comprendere l’ordine del reale e, indirettamente, la sapienza del Creatore. L’opera entra nel vivo delle questioni più controverse: l’eternità del mondo, la natura della conoscenza divina, il nesso fra causa e miracolo, l’immortalità e l’intelletto. Averroè contesta le argomentazioni di al-Ghazālī punto per punto, distinguendo ciò che appartiene alla dialettica e alla retorica da ciò che può essere fondato su prove rigorose. Al tempo stesso, chiarisce che i testi sacri parlano a diversi livelli di comprensione: la lettera guida la comunità, l’interpretazione razionale (quando necessaria) evita contraddizioni apparenti e preserva il senso profondo. Ne emerge un libro di rara lucidità, che non oppone semplicemente “ragione” e “religione”, ma propone una gerarchia dei metodi e un’etica della lettura: pensare esige disciplina, competenza e responsabilità. Ancora oggi queste pagine mostrano come una civiltà possa discutere le proprie fondamenta senza rinunciare né al rigore intellettuale né alla serietà spirituale.
Sulla bibliofilia
Léon Duranville de
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 96
Che cos’è, davvero, la bibliofilia? Un semplice collezionismo di rarità, o una forma di conoscenza? In Sulla bibliofilia Léon de Duranville risponde a questa domanda non così banale come può sembrare, con un saggio breve e affilato, che unisce tono brillante e precisione concettuale. Il libro attraversa la “psicologia” del bibliofilo e, insieme, la materia concreta del libro: edizioni, tirature, qualità tipografica, carta, legature, provenienze, annotazioni, esemplari di pregio. Duranville mostra come il valore non sia riducibile al prezzo: nasce dalla storia dell’oggetto, dalla sua integrità, dalla sua rarità documentabile e dal suo posto nella tradizione editoriale. L’autore distingue con finezza il bibliofilo dal semplice accumulatore: non basta possedere, occorre saper riconoscere. Per questo la bibliofilia si avvicina alla bibliografia e alla filologia: richiede criteri, confronto tra stati e varianti, attenzione ai segni materiali che fanno di un volume un testimone unico. Il testo qui tradotto è una piccola teoria della cultura del libro: un invito a considerare il volume come forma, memoria e “presenza” del testo nel tempo. Letto oggi, Duranville aiuta a capire perché la passione per le prime edizioni, per i libri illustrati, per le copie d’autore o di provenienza non sia un vezzo elitario, ma un modo di custodire la storia della lettura. In un’epoca di smaterializzazione digitale, questo classico ricorda che ogni biblioteca è anche un ritratto: del gusto, dell’intelligenza e della cura con cui si sceglie ciò che vale la pena tramandare. Il volume, tradotto da Corrado Vatrella, è impreziosito da una introduzione di Antonio Castronuovo, grande esperto di bibliofilia, che incastona il testo di Duranville nella vastissima produzione francese della seconda metà dell’Ottocento dedicata al mondo del libro.
Il quaderno rosso
Benjamin Constant
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 64
A quarantacinque anni, Constant progetta di scrivere un’autobiografia, di cui questo Quaderno è il primo nucleo, rimasto però interrotto. Il racconto della sua infanzia e giovinezza termina poco prima della sua partenza per la Germania, nel febbraio 1788, dove il padre lo aveva finalmente sistemato e dove lo aspettavano un impiego a corte e il matrimonio, con tutte le responsabilità della vita adulta. Fino a quel momento, però, il giovane Constant vive un’esistenza agitata e girovaga. Orfano di madre, con un padre che in fondo non sa bene che farsene di lui, sballottato da un precettore all’altro, da un paese all’altro, è un ragazzo geniale e curioso, sprezzante e insofferente, imprevedibile e assetato di libertà. Constant rievoca con l’ironia disincantata del suo stile inconfondibile quel periodo della sua vita così anarchico, senza legami, trasgressivo. Come sempre, è il protagonista e allo stesso tempo l’osservatore divertito della propria esistenza. Le sue imprese giovanili sono folli, a volte tragicomiche, ma mai irrimediabili. I temi e i protagonisti fanno intravedere all’orizzonte le vicende del suo capolavoro, Adolphe, ma non è ancora arrivato il momento della maturità: il giovane e impulsivo Constant sfida le convenzioni, suo padre, l’autorità e si butta a capofitto nella vita, senza rimorsi. Scritti verso il 1812, dopo avere attraversato la Rivoluzione francese e l’avvento di Napoleone, questi ricordi di gioventù sembrano gettare un ultimo sguardo nostalgico a un mondo ormai cambiato per sempre.
Adolphe
Benjamin Constant
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 112
Pubblicato nel 1816, Adolphe è la storia di un folle amore, un’analisi, in anticipo sui suoi tempi, dei paradossi e delle contraddizioni di una relazione. Il protagonista, Adolphe, è in cerca di emozioni e decide di innamorarsi, soprattutto per sfuggire alla sua noia esistenziale. Ma il rapporto che inizia con Ellénore, forse più per soddisfare la propria vanità che per convinzione, presto si trasforma in un legame ossessivo per entrambi. Constant svela poco a poco, con tocchi rapidi, ma capaci di rivelare tutte le sottigliezze dei giochi psicologici, il destino di una passione assoluta, esclusiva, che finisce, quasi suo malgrado, per sfidare le convenzioni sociali e l’autorità. Ma mentre i suoi protagonisti sono trascinati da un’emotività estrema, lo stile di Constant rimane sempre sobrio, concentrato solo sull’essenziale. È questa lucidità uno dei segreti che rendono il romanzo sempre attuale e ne hanno fatto un punto di riferimento per gli scrittori moderni. Per i suoi personaggi ambigui e inquieti, per il suo individualismo, Constant fu criticato dai suoi contemporanei; il Romanticismo era agli inizi, e il libro andava del tutto controcorrente rispetto al gusto del tempo. Il romanzo fu probabilmente ispirato dalle sue relazioni con diverse donne che furono fondamentali nella sua vita, soprattutto quella con Madame de Staël; ma Adolphe supera qualsiasi autofiction, per comporre un capolavoro di osservazione sociale e psicologica, in cui la protagonista Ellénore, si rivela come uno dei più grandi personaggi femminili della letteratura occidentale.
Primavera e altri scritti
Li Dazhao
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 240
Nei primi decenni del Novecento la Cina vive una crisi profonda: l’impero è crollato, il paese è spezzato dai signori della guerra, l’ingerenza straniera umilia ogni aspirazione di rinascita. In questo scenario, la voce di Li Dazhao si leva come quella di un pensatore che cerca, insieme, una nuova filosofia della storia e una nuova idea di uomo. Primavera e altri scritti raccoglie alcuni dei testi più significativi di questo protagonista del Movimento Nuova Cultura e del Quattro Maggio: saggi in cui l’immagine della “primavera” diventa metafora di una giovinezza che non è solo età anagrafica, ma forza storica capace di spezzare immobilismi millenari. Li riflette sul destino della Cina, sul rapporto tra individuo e collettività, sull’incontro tra tradizione confuciana, democrazia moderna e socialismo, sul dovere di trasformare la sofferenza nazionale in energia creativa. La sua scrittura, intensa e visionaria, tiene insieme il tono del manifesto, del discorso politico e della meditazione morale. In queste pagine si avverte con chiarezza il passaggio dalla nostalgia per un passato perduto all’urgenza di costruire un futuro diverso, in cui libertà, eguaglianza e dignità non siano soltanto parole importate dall’Occidente, ma esperienze vissute. Con la traduzione dal cinese di Claudia Pozzana, Primavera e altri scritti introduce per la prima volta in italiano un grande pensatore che ha segnato in profondità l’immaginario politico e filosofico della Cina contemporanea; Li Dazhao dialoga idealmente con gli altri protagonisti di quel lungo Novecento in cui le idee sono state, nel bene e nel male, una potenza capace di cambiare il mondo.
Ritratto dell'artista da cucciolo e altri racconti
Dylan Thomas
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2026
pagine: 176
In Ritratto dell’autore da cucciolo Dylan Thomas raccoglie una serie di racconti i quali, più che ricostruire “la sua” infanzia, mettono alla prova un’idea di formazione. Swansea e la provincia gallese diventano un laboratorio di voci: compagni di scuola, parenti, bottegai, predicatori, aspiranti poeti. Il protagonista – spesso un alter ego, spesso una maschera – attraversa episodi di educazione sentimentale e linguistica in cui la realtà quotidiana si trasforma, senza sforzo apparente, in teatro dell’immaginazione. Da un punto di vista critico, il libro può essere letto come un “romanzo di formazione a frammenti”: ogni racconto funziona da capitolo autonomo, ma la continuità è garantita dal lavoro sul ritmo, dalla costruzione dei personaggi e da una memoria che non vuole essere documento, bensì invenzione controllata nella quale la sua vena irruente e visionaria trova forme e tempi più distesi e aperti. Thomas mescola comico e crudele, idillio e imbarazzo, e soprattutto porta nella prosa la competenza del poeta: allitterazioni, ritorni fonici, impasti di immagini che fanno sentire la frase prima ancora di capirla. Ritratto dell’autore da cucciolo è un classico “laterale” perfetto: introduce Thomas senza mitologie biografiche, mostrando come nasce una voce. È un libro che parla agli studiosi (per la sua idea di autobiografia come costruzione letteraria) e ai lettori nuovi, perché si legge con piacere immediato: rapido, brillante, eppure carico di risonanze, come un racconto che continua a suonare anche dopo l’ultima pagina. Nell’insieme si avverte la matrice orale dell’autore: ogni scena sembra pensata per essere detta ad alta voce, con cambi di registro e una sapienza teatrale del dettaglio. La “cucciolaggine” del titolo non è nostalgia, ma energia che senza irriverenza alcuna si rifà alla lezione del Ritratto dell’artista da giovane di James Joyce: la fase in cui l’io impara i codici sociali e insieme scopre come disobbedirgli con la scrittura. In controluce, il Galles di Thomas non è folclore, ma un paesaggio mentale dove lingua, classe, desiderio e religione si intrecciano e producono attrito, cioè letteratura.

