Poesia
Poemetti della sera
Aldo Nove
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2020
pagine: 96
Quella di Aldo Nove è ancora una volta una poesia «massimalista» che affronta i temi della vita e della morte, e della generazione: i rapporti e gli affetti familiari, da cui sempre si parte, si sciolgono nelle ere geologiche e nelle «onde senza fine da cui proveniamo», mantenendo lo stesso calore emotivo. Il sentimento panico è fortissimo: «Il giorno della mia morte ... canteranno con me i fiumi, le pietre, ogni atomo canterà e avrà la mia voce ... E credo e so che ogni differenza è apparente, e il giorno della mia morte tornerà niente... Il giorno della mia morte sarà il giorno del mio matrimonio con ogni istante. Nulla sarà più distante». Il libro raccoglie poesie scritte dal 2015. Privilegiata è la forma del poemetto che permette di ritmare la pulsazione e il respiro di tutte le forme viventi. Versi brevi, incalzanti, molto rimati o assonanzati, incastonati in forti strutture anaforiche. Ne deriva una sorta di preghiera laica a metà fra il salmo e il rap, perfettamente aldonoviana.
Ora tocca all'imperfetto
Cesare Viviani
Libro: Copertina morbida
editore: Einaudi
anno edizione: 2020
pagine: 136
Nell'ampio e prestigioso percorso di Viviani, varie fasi si sono susseguite, anche con evidenti diversità formali ma con una sotterranea, fortissima coerenza, che significava soprattutto desiderio di bellezza, di eticità, di esattezza. L'imperfezione di cui si parla nel nuovo libro è una condizione «tra», sempre in bilico tra due opposti. Tra la giovinezza e il tempo della fine, tra l'amore e la rinuncia, tra il ruggito dell'animale feroce e il trofeo appeso sopra il camino, tra la luce e il buio, tra il noto e l'ignoto, tra il futuro e il passato. Anche la ricerca di una salvezza dall'incombere del tempo e dal non senso che da lì si sprigiona passa per poli opposti: protezione chiesta da un lato agli avi e ai reperti archeologici, dall'altro alla continuità dei discendenti e alla vitalità dei bambini. Simbolo di questa età fragile, che è una condizione esistenziale ancor più che una congiuntura anagrafica (semmai gli anni permettono di percepirla meglio), è un cancelletto spinto dal vento. In queste tremule oscillazioni sta la più vera natura di ciò che è umano, ben lontano da qualsiasi idea di perfezione. Certo, fare i conti col tempo, quando il tempo si riduce, è più doloroso: soprattutto non c'è più spazio per illusioni di nessun tipo. Nemmeno per quelle estetiche. Il libro di Viviani ha il passo poetico di un percorso nella verità.
Quando non morivo
Mariangela Gualtieri
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 118
Prima persona plurale del verbo essere: «siamo» è la voce verbale che attraversa tutta la nuova raccolta di Mariangela Gualtieri. Una voce, per l'appunto, prima ancora che una forma. Una voce che parla da non si sa dove e pronuncia l'essere e l'esserci come evidenza e nello stesso tempo come mistero. Né punto di partenza né punto di arrivo, ma consapevole e accidentato percorso. Gli approcci più che definitori sono tentativi di collocazione: «siamo nel calmo della nuvola turchina», «Siamo qui. Siamo dentro un mattino assolato». Ma soprattutto sono indicazioni di stati d'animo: «Siamo confusi», «siamo stupidi un poco». Di sicuro non siamo soli. Un'altra presenza costante del libro (e non solo nella seconda sezione, ad essi dedicata) è quella degli animali. Fratelli, ma anche qualcosa di più: sorta di angelici anelli di congiunzione con quanto si cela dietro la parola «siamo» e il verbo essere. E anche i cuccioli umani, ai quali è dedicata un'altra sezione, sono creature speciali, più immediatamente partecipi di quei cicli naturali intorno ai quali ruota, come una preghiera, la scrittura della poetessa romagnola. Ma senza essere troppo francescana, senza dimenticare che il male esiste e che quella umana è una «specie con orchi». D'altra parte, anche nelle poesie più introspettive le pulsioni sono del tutto contrastanti, in un'alternanza di estasi e smarrimento. Il filo rosso del libro resta comunque quello del sentimento panico (ancora una volta «siamo», tutto, insieme) che attraversa le varie sezioni e tocca forse il suo vertice nel Requiem finale.
Variazioni sul barile dell'acqua piovana
Jan Wagner
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 174
La poesia di Jan Wagner è caratterizzata da una crepitante sequenza di immagini e di parole che si ricongiungono tutte fra loro, ma non immediatamente. C'è lo spazio di una sospensione e, quasi sempre, di una sorpresa. Il gioco delle analogie e dei salti di senso non è spericolato: lascia sempre una porta alla trasparenza dei possibili significati. Il tono meditativo, in una linea audeniana-larkiniana, si nutre spesso di materiale quotidiano e tende alla leggerezza (nel senso di Calvino) e all'ironia piú che alla sapiente sentenziosità. Tra gli spunti poetici ricorrono gli animali: cavalli, asini, koala... Risultano affascinanti per la loro enigmatica inerzia che nasconde però un'idea di tenacia, di persistenza nonostante condizioni sempre meno favorevoli ai non umani (e forse anche agli umani). Cosí come personaggi forti sono i vagabondi, i clochard e i centauri che si incontrano in alcune poesie, repellenti da un lato, affascinanti dall'altro, in un gioco di contrasti che a Wagner piace e su cui costruisce molta sua poesia.
Purgatorio
Dante Alighieri
Libro: Copertina morbida
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 600
Quando nel 2013 uscì l'Inferno commentato da Saverio Bellomo, tutti lo indicarono come una delle migliori edizioni moderne della Commedia. Non debordante nelle note ma sempre puntuale nelle questioni essenziali, intertestualità quanto basta, innovazione con equilibrio. Ogni canto aveva una premessa con tutti i chiarimenti sulla sua struttura e sulle fonti, storiche o letterarie. E, alla fine del canto, una nota discorsiva concentrava la parte piú critica focalizzata sui nodi di senso piú problematici e su chiavi di lettura inedite, spesso illuminanti. L'efficacia di questo modello di edizione è apparsa lampante, tanto da essere ripresa da altri studiosi per altri autori. Su questo stesso modello Bellomo ha lavorato per anni al Purgatorio, che era in dirittura d'arrivo quando lo studioso ci ha lasciati inaspettatamente il io aprile del 2018. Alla conclusione del lavoro mancavano solo tre canti e l'introduzione, e una revisione generale. A tale compito ha provveduto Stefano Carrai che, oltre a essere anche lui un esperto studioso di Dante, era amico fraterno di Bellomo. L'edizione di questa seconda cantica vuole essere anche un omaggio alla memoria dello studioso prematuramente scomparso, figura indimenticabile per tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Giardino della gioia
Maria Grazia Calandrone
Libro: Copertina morbida
editore: Mondadori
anno edizione: 2019
pagine: 196
Una grande energia espressiva caratterizza questo nuovo libro di Maria Grazia Calandrone. Un'energia dirompente che corrisponde, peraltro, alla capacità di rapportarsi con il reale in modo reattivo, singolare e diretto, e che le consente di offrire una testimonianza vitale sulla molteplicità aperta in cui vive la sua esperienza. E sulla materialità dell'esserci, sulla sua presenza e sul suo vuoto, tra vita e pseudovita, nelle innumerevoli variabili dell'amore (che «sprofonda gli amanti / nella radiosità del mondo vero»), della gioia e del dolore, della sessualità e della morte. Tutto questo nella vicenda quotidiana e insieme nell'avventura, misera e mirabile al tempo stesso, dei corpi, nella «pasta di pane» dell'«affabile carne umana», in un mondo che appare, nelle sue contraddizioni, «radioso e gentile - e così / bello, privo di senso: perfetto». Maria Grazia Calandrone compie poi una serrata indagine sul male, con le sezioni dedicate a casi di cronaca nera. Ma si muove in profondo anche di fronte alla realtà storica del nostro tempo, come nel poemetto-reportage sulla Bosnia. L'autrice non si affida al frammentismo delle impressioni, ma ogni volta costruisce un organismo testuale libero eppure di interna e controllata coerenza, nei singoli capitoli come nella ricca unità del libro che qui ci propone. In virtù, poi, di una sensibilità di stile e forma, si muove sulla pagina usando un metro molto duttile, variabilissimo, che va dalla parola-verso alla totale apertura della prosa poetica.Giardino della gioia è un'opera che impone Maria Grazia Calandrone come una delle figure di maggior rilievo nella poesia del nostro tempo.
Vicino alla dimora del serpente
Ottavio Fatica
Libro: Copertina morbida
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 166
«Tutto il peso del mondo - sta nel cranio che l'acrobata - al cornicione ostende». Non è un caso che la figura dell'acrobata segni, fin dalle poesie iniziali, la nuova raccolta di Ottavio Fatica. La sua poesia è una sfida sempre sul filo dell'invenzione linguistica, ma l'immagine del funambolo, o quella simile del «tuffatore in bilico - sul ciglio del crepaccio» in altre poesie, è anche fortemente simbolica, fra la vocazione a sondare il cielo e il tonfo «nelle feci del presente» sempre in agguato. La raccolta si snoda all'interno di una contraddizione, quasi una gabbia ontologica: perché le « splendide parole» sono le cose più preziose che abbiamo, ma «il bello è che la verità - sta tutta nel non detto». E d'altra parte se siamo «in libertà sulla parola» significa, a seguire il 'pun' nei due sensi, che la lingua è il nostro spazio di libertà, ma che la nostra condizione è comunque una sorta di libertà vigilata e infrangere «il muro», «la coltre», «la crosta», insomma, uscire dallo stallo delle esistenze è impossibile. Dunque quella di Fatica è una poesia che concentra il massimo di esuberanza e di sfida ma sottintende o addirittura pretende lo scacco, lo smacco, la disfatta. E la malinconia sotto la risata del clown.
Questa parola fidata. Testo inglese a fronte
Emily Dickinson
Libro: Copertina morbida
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 213
Dopo "Centoquattro poesie" e "Uno zero più ampio", Silvia Bre prosegue con questo terzo libro nel suo corpo a corpo con la poesia di Emily Dickinson. Un impegno traduttorio basato su un grande rispetto del testo e del ritmo originale, a cui la poetessa romana aderisce cercando di non togliere e di non aggiungere nulla. Ma c'è un'adesione più profonda, di tipo empatico, che permette di riprodurre il più possibile le ambiguità e i molteplici significati delle parole e dei versi del testo inglese. La scelta di questa terza centuria di poesie è stata fatta come sempre dalla traduttrice, nel segno del suo personale scandaglio delle vastità dickinsoniane. Ma i temi della Dickinson ci sono tutti, in primis la natura e la morte, annunciate e intrecciate fin dalla prima poesia "Ancora non l'ho detto al mio giardino".
Poesie
Alberto Moravia
Libro: Copertina rigida
editore: Bompiani
anno edizione: 2019
pagine: 208
Alberto Moravia si è dedicato alla poesia da ragazzo. Erano poco noti i testi poetici più tardi, scritti tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Le ottantatré poesie di questa raccolta, in gran parte inedite, allargano gli orizzonti dello sguardo artistico di un autore di cui tanto è stato detto e scritto, e che pure non smette mai di affascinare la critica e i lettori. Sono testi intimi che dialogano con il resto della sua opera perché attraversati da una riflessione sulla letteratura avviata in una fase matura della vita. Vi tornano costanti alcuni temi tipicamente moraviani - l'eros, il viaggio, il rapporto tra natura e storia, il passato e la memoria - affrontati nella forma di un diario personale in cui riprendere contatto con la parte più giovane di sé. Moravia si abbandona alle emozioni, le libera in versi narrativi che rinviano ai grandi argomenti metafisici, a cominciare dal tempo, per parlare poi del mondo, della passione, degli amori: a esplicita dimostrazione del suo profondo interesse per la poesia, manifestato anche come autore di racconti e romanzi in cui versi isolati o interi componimenti contribuiscono alla costruzione della trama.
Belluno. Andantino e grande fuga
Patrizia Valduga
Libro: Copertina morbida
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 117
Dopo sette anni di silenzio, Patrizia Valduga pubblica un nuovo libro di versi: è un poemetto intitolato alla città dove passa le sue vacanze e dove la scorsa estate è scaturito da un improvviso Galgenhumor (l'umorismo di chi sta per essere impiccato, l'allegria dei disperati), consuntivo dei quindici lunghi anni vissuti senza Raboni. Nel fluire delle quartine di settenari e di endecasillabi ecco dunque Belluno, la piazza e le montagne che vede dalla finestra, e i nomi dialettali delle montagne formano un primo catalogo, un'orgia fonetica (si percepisce qui l'importanza che ha avuto per la poetessa aver tradotto Carlo Porta) che si fa subito filastrocca o litania; ecco il catalogo impietoso dei suoi fidanzati, che prendono la parola per accusare o per difendersi: «E non parlate tutti quanti insieme. Mi rompete la metrica, imbecilli. Ho nella testa qualcosa che mi preme... e non trovo nessuna rima in illi». Ma «come una voce dentro la sua voce», nella sua assenza Raboni è presente più che mai, e si sdoppia in Joharmes di Dreyer e si risdoppia in Don Giovanni di Da Ponte... Una Valduga così in presa diretta non si era mai vista: questi versi dell'umorismo e dello strazio si vanno facendo sotto i nostri occhi, mettono in versi il loro farsi versi, continuano a farsi il verso, si travestono da altri versi, per arrivare con la più grande semplicità e naturalezza a fare un appello per il grande poeta scomparso e a dare l'ultima parola a un saggio su di lui, sigillo di un sodalizio di vita e di poesia che non può non continuare nel tempo.
Opere. Testo inglese a fronte
John Keats
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2019
pagine: CCXXII-1477
Più di Byron e Shelley, Keats rappresenta l'alto ideale dello spirito romantico che si incarna, con energia inesausta, non solo nell'intero corpus delle sue poesia, ma anche nelle numerose lettere rivolte ora ai familiari, ora ad amici editori, intellettuali e poeti. Definito con sprezzo agli esordi poeta "cockney", volgare, e mai del tutto apprezzato fino al momento della morte precoce, Keats ha profuso in poesia una capacità naturale di immaginazione, riflettendo con tutta la sua persona sul senso della poesia, tra affanni e momenti di più breve esaltazione. Arricchito dalla profonda e partecipata curatela di Nadia Fusini, il Meridiano offre al lettore tutte le poesie dell'autore nella nuova versione poetica di Roberto Deidier, che affianca le già note traduzioni di Viola Papetti dei grandi poemi Endymion e Hyperion, e del capolavoro «Sleep and Poetry», di grande impatto musicale e sensoriale. Completa l'opera la più ampia selezione di lettere ad oggi pubblicata in Italia, scelta e tradotta da Nadia Fusini.
L'occhio del monaco. Testo originale a fronte
Cees Nooteboom
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2019
pagine: 79
Trentatré poesie, tutte con lo stesso schema metrico. Ognuna è la descrizione di un sogno. Immagini ricorrenti provengono dal luogo dove sono state scritte: una piccola isola del Mare del Nord battuta da un forte vento e illuminata da un faro isolato. Un'isola reale ma anche archetipica: scenario ideale per il flusso di materiali onirici. Così le immagini surreali – angeli, conigli, la vecchia madre scomparsa da anni, ecc. – si mescolano alle dune e ai venti dell'isola, a navi di passaggio, alla luce ritmica del faro che entra nel sogno. E non si sa più che cosa è sogno e che cosa è isola. Ma la differenza – questo lo si capisce bene – non ha alcun senso.

