SE
Diario del seduttore
Søren Kierkegaard
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 160
"Kierkegaard ha distinto tre momenti ideali nel ritmo del suo pensiero: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso. "Il Diario del seduttore" appartiene agli scritti più tipici del momento estetico e costituisce insieme al geniale commento del "Don Giovanni" mozartiano - uno dei capitoli centrali di "Enten-Eller" (1843) o "Aut-Aut". Nello sviluppo della filosofia esistenziale kierkegaardiana, che è una filosofia della scelta tra diverse possibilità di vita, i primi due momenti vengono superati, sotto la spinta della noia, della malinconia, o dell'imperscrutabile fede, per sfociare nell'unico stadio che abbia validità assoluta: quello religioso. Kierkegaard ha infatti dichiarato che le sue opere estetiche non sono che una maschera, una scenografia letteraria che fa da sfondo a quella che è la sua vocazione dominante e unica di scrittore religioso. Dobbiamo credergli? Questa interpretazione coincide anche con l'immagine che la tradizione storica ha fissato di Kierkegaard, ma, pur nell'ipotesi che negli scritti estetici Kierkegaard si celi, con un'abile regia, dietro una maschera, vale la pena di chiedersi perché e come egli abbia indossato quella maschera. Nell'estetica di Kierkegaard non incontriamo teorie sul bello o sull'arte, bensì figure di gaudenti e di esteti che vogliono gustare dalla vita il massimo piacere, creando un'opera d'arte dalla loro stessa esistenza." (Dalla postfazione di Remo Cantoni)
Il pensiero del fuori
Michel Foucault
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 80
"Il pensiero del fuori è il controcanto di Le parole e le cose. Se nel secondo di questi libri, infatti, Foucault analizzava, in modo mirabile, le strutture che permisero l’instaurarsi di un mondo tendente a definire, catalogare, ordinare, stabilire limiti, confini, mappature, nella più snella, ma non meno pregnante, riflessione/confronto con la scrittura di Maurice Blanchot, egli cerca di cogliere come le pratiche del discorso siano mutate e come le parole e le cose abbiano assunto un nuovo senso. Ciò che è mutato è il rapporto alla libertà. [...] Si tratta dunque di scrivere la libertà, di far sì che nella scrittura sia la libertà stessa a scrivere o, detto in altri termini, che la scrittura sia un atto di libertà e di liberazione. E Foucault, parlando dell’esperienza del fuori, indica esattamente una possibilità di svolta per il soggetto e per la sua liberazione." (Dallo scritto di Federico Ferrari)
La conquista di Costantinopoli
Geoffroy de Villehardouin
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 160
"Che fra i cronisti francesi del Medioevo Villehardouin sia da considerarsi il politico, il realista per eccellenza, è idea manualisticamente diffusa e avallata dalla nettezza del suo racconto - che non indulge mai alla descrizione, al pittoresco - e dalla sobrietà del suo dettato, spoglio di ogni artificio [...]. Detto questo, è già detto anche che non siamo in presenza di un testo anodino, di un racconto puro e semplice, scritto per il solo piacere del narrare, bensì di un'esposizione fatta a ragion veduta e con uno scopo ben preciso: una sorta di risposta ad un processo che si immagina intentato contro i crociati del 1202, che mancarono completamente il loro scopo, o meglio quello che si considera per definizione lo scopo di una crociata. [...] Questa quarta crociata è infatti tipica della risoluzione del fatto ideologico-mistico in un fatto di conquista e colonizzazione. Occorreva in qualche modo giustificare l'allentamento dell'idea-forza, della tensione alla liberazione del Santo Sepolcro, legittimare questa nuova fisionomia della crociata latina [...]. Questo è dunque l'impegno che Villehardouin assume: dimostrare che questo contegno era il solo possibile, farsi avvocato difensore dei crociati e fornire loro una giustificazione politica. [...] Concetto d'onore, reciproca fedeltà d'armi e sentimento cristiano sono i princìpi che governano la sua narrazione e sorreggono il suo giudizio: in base ad essi, ci dice Villehardouin, lo svolgimento della crociata non poteva essere che quello che fu. Il racconto che ne esce è teso, essenziale: da questo suo angolo visuale di avvocato difensore, Villehardouin ha una visione prospettica degli avvenimenti di cui, tralasciando l'occasionale, coglie le coordinate lineari: il suo assunto costituisce il punto di fuga unico in fondo al suo quadro." (dallo scritto di Fausta Garavini)
De amore
Andrea Cappellano
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 208
“Con il “De amore” di Andrea Cappellano è come se un nuovo patto venisse stipulato fra l’uomo e la donna. Dalla decadenza del peccato originale, di cui ultime e vistose tracce sono facilmente reperibili nella coeva letteratura misogina, si passa ad un nuovo genere di rapporto dominato dalla figura enigmatica e «tirannica» di Amore. Le responsabilità della vita morale scendono, in un certo qual senso, dal cielo alla terra, e l’uomo riscopre le radici del bene nel suo rapporto solitario con la donna. L’operazione non poteva non comportare rischi, e non solo per ciò che riguarda l’aspetto materiale delle sanzioni secolari. L’opinione pubblica infatti non era ancora matura per un tale ribaltamento dei valori comunemente accettati, ed era quindi necessario che l’amore profano portasse in sé tutte le stigmate e i segni di riconoscimento dell’amore sacro. […] La solitudine delle coppie più celebri della letteratura «cortese», dagli amanti della tradizione trobadorica ad Abelardo e Eloisa, Tristano e Isotta, Ginevra e Lancillotto, e così via, è il durissimo scotto pagato per portare alla luce una società finalmente aperta a quelli che oggi definiremmo i diritti del cuore: esperienza questa indubbiamente più femminile che maschile, almeno in rapporto alla media dell’erotismo medievale. […] Una volta accettato il principio di ritirare la delega dei poteri a chi per secoli ne aveva ricevuto una sia pur legittima investitura, e una volta ingabbiata nella teologia la figura paterna intervenuta a riscattare il mondo in uno dei momenti più tragici nella storia della civiltà greco-latina, è ovvio che l’uomo e la donna, nuovi Adamo ed Eva, fossero costretti a ripiegarsi su se stessi, a cercare in sé l’energia necessaria a preservare le istituzioni umane dal caos e dal disordine di un mondo retto dalle sole forze dell’istinto.” (Dallo scritto di D’Arco Silvio Avalle)
Alchimia. Significato e visione del mondo
Titus Burckhardt
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 176
«Dall’“Illuminismo” ai giorni nostri era uso considerare l’alchimia come la forma primitiva della chimica moderna. Per questo la maggior parte degli studiosi che si sono interessati ai suoi testi non vi ha visto altro che le primissime tappe delle scoperte chimiche successive. È vero che tale letteratura trasmette, a margine, alcune esperienze artigianali riguardanti la preparazione dei metalli, dei colori e del vetro, esperienze che si possono talvolta ricostruire con l’aiuto della tecnologia moderna; l’alchimia propriamente detta, tuttavia, la “Grande Opera” descritta dagli autori ermetici, si colloca su tutt’altro piano; nonostante le espressioni metallurgiche di cui questi autori si servono, la natura delle operazioni in questione non è identificabile con quella della chimica. Dal punto di vista della scienza moderna, tali operazioni o procedimenti non sono solo aberranti, ma decisamente assurdi. Se ne è voluto concludere che un insaziabile desiderio di fabbricare l’oro abbia immerso quegli stessi alchimisti, che erano peraltro orefici, vetrai o tintori esperti, in una ricerca assolutamente chimerica, dove le fantasie si mescolavano inestricabilmente con un empirismo fin troppo ingenuo. Ora, se così fosse, l’opera alchemica tradirebbe a ogni passo l’arbitrarietà e sarebbe interamente frutto d’improvvisazione. Ma non è così; il magistero degli alchimisti comporta in modo manifesto un principio unitario; lungi dal presentarsi come una vaga avventura, esso possiede tutte le caratteristiche di un’“arte”, vale a dire di una dottrina e di un metodo tramandati da maestro a discepolo, i cui aspetti generali, a quanto si può giudicare dalle sue descrizioni simboliche, sono sostanzialmente gli stessi dall’antichità ai tempi moderni e dall’Occidente all’estremo Oriente».
La comunità inconfessabile
Maurice Blanchot
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 112
«Blanchot scrisse "La comunità inconfessabile" in risposta all'articolo che avevo pubblicato con il titolo La comunità inoperosa, mentre stavo già lavorando per ampliarlo in un libro. Fui colpito da questa risposta, anzitutto perché l'attenzione così marcata da parte di Blanchot dimostrava l'importanza del tema, non soltanto per lui ma, attraverso di lui, per tutti coloro che sentivano una necessità imperiosa, anche violenta, di rimettere in questione quel che il comunismo aveva occultato così potentemente come l'aveva fatto sorgere: l'istanza del «comune» – ma anche il suo enigma o la sua difficoltà, il suo carattere non dato, non disponibile, e in questo senso il meno «comune» del mondo. […] Ciò che è inconfessabile, non è indicibile. Al contrario, l'inconfessabile non finisce di essere detto o di dirsi nell'intimo silenzio di coloro che potrebbero ma non possono confessare. Immagino che Blanchot volesse intimarmi questo silenzio e quel che significa: ordinarmelo e farlo entrare nella mia intimità, come l'intimità stessa – l'intimità di una comunicazione o di una comunità, l'intimità di una sorta d'opera intima più nascosta di ogni inoperosità – rendendolo possibile e necessario ma senza lasciarsi dissolvere in esso». (Dallo scritto di Jean-Luc Nancy)
La ribellione delle masse
José Ortega y Gasset
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 256
«C'è un fatto che, bene o male che sia, è decisivo nella vita pubblica europea dell'ora presente. Questo fatto è l'avvento delle masse al pieno potere sociale. E poiché le masse, per definizione, non devono né possono dirigere la propria esistenza, né tanto meno governare la società, questo significa che l'Europa soffre attualmente la più grave crisi che popoli, nazioni, culture possano patire. Questa crisi si è verificata più d'una volta nella storia. La sua fisionomia e le sue conseguenze sono note. Se ne conosce anche il nome. Si chiama la ribellione delle masse". Il libro di Ortega y Gasset, "La ribellione delle masse", appartiene a quella categoria di opere nelle quali meglio viene riconosciuto lo sforzo che un'epoca compie nel desiderio di decifrarsi, di vedere in sé i segni del proprio destino»
Timore e tremore
Søren Kierkegaard
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 160
«Quale dev'essere il rapporto dell'individuo col reale? E quale il suo rapporto col tempo? Questi i due problemi di Kierkegaard in "Timore e tremore". Questi due problemi sono collegati fra di loro, e collegati strettamente alla vita stessa di Kierkegaard. Presi nel loro rapporto con quella vita, con l'individuo ch'egli fu, essi significano: potevo io sposare la mia fidanzata? [...] Dovevo sposarla, quando sentivo in me, accanto ai miei sentimenti religiosi, altri sentimenti dei quali non sempre sono padrone e che mi fanno paura? Dovevo sposarla, finalmente, quando sentivo tanto profondamente che, nel momento stesso in cui sarebbe divenuta mia moglie, essa avrebbe cessato di essere l'ideale fanciulla che io amavo, per prender posto nel reale, mentre il suo ricordo soltanto mi sarebbe stato prezioso, mentre ella mi sarebbe stata preziosa, ma solo nel passato? [...] Kierkegaard considerava Timore e tremore come il suo libro migliore; sarebbe bastato, diceva, per rendere immortale il suo nome. Mai la sua «dialettica lirica», la sua arte di far sentire sopra di noi i caratteri specifici di quella sfera religiosa, al di sotto della quale egli pretende rimanere, ci hanno commosso tanto profondamente. Né mai (ce lo dice lui stesso) un suo scritto fu legato più intimamente ai suoi più personali conflitti». (Dallo scritto di Jean Wahl)
L'erotismo
Georges Bataille
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 256
«Da lungo tempo gli uomini parlano senza paure e apertamente di erotismo. Ciò di cui parlo è cosa ormai nota. Ho voluto semplicemente ricercare, nella diversità dei fatti descritti, una coesione. Ho tentato di fornire un quadro coerente di un insieme complesso di atteggiamenti umani. È questa ricerca di un insieme coerente che differenzia il mio tentativo da quelli della scienza. La scienza studia un problema isolato. Accumula lavori specialistici. Io ritengo che l'erotismo abbia per gli uomini un senso che la metodologia scientifica non è in grado di cogliere. L'erotismo può essere fatto oggetto di indagine solo se, indagando su di esso, si indaghi sull'uomo. In particolare, l'erotismo non può essere considerato indipendentemente dalla storia del lavoro, non può essere considerato indipendentemente dalla storia delle religioni. Ecco la ragione per cui i capitoli di questo libro spesso si allontanano dalla realtà sessuale. D'altra parte ho trascurato problemi che ad alcuni sembreranno non meno importanti di quelli da me trattati. Ma io ho sacrificato tutto alla ricerca di un punto di vista dal quale risulti l'unità dello spirito umano». (Georges Bataile)
Libri profetici
William Blake
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 208
«La natura della mia Opera è Visionaria e Immaginativa» scrisse William Blake. E ancora: «Un Profeta è un Visionario, non un Dittatore Arbitrario». Per questo nei complessi e «oscuri» poemetti di Lambeth, così fortemente toccati da una fascinazione gotica pur restando ancorati alle strutture del neoclassicismo (come la pittura di Blake testimonia), ciò che traspare immediatamente è la messa in crisi della tendenza ordinatrice e normativa della ragione e il ricorso a un serrato processo dialettico nel rovesciamento polemico degli stessi termini etici di Bene e Male. «La stessa Legge per il Leone e per il Bue è Oppressione». Il senso dell'atteggiamento profetico risulta chiaro anche dalla complementarità degli aspetti visivi e fonici che i poemetti esibiscono, dall'accentuazione retorica delle parole come delle figure, dalla costruzione di una mitologia privata – e tuttavia Blake sembra rifiutare sempre di assumere su di sé un ruolo da oracolo totalmente irrazionale. I suoi modi non si associano né a quelli del profeta biblico né a quelli della Sibilla. Nel tentativo di interpretare il destino dell'uomo egli legge il passato secondo archetipi, ma lo interessa il presente. Il raccordo è con la realtà dei fatti. Si può pensare a uno dei frammenti postumi di Nietzsche: «come uno spirito d'uccello profetico, che guarda all'indietro quando racconta ciò che verrà», Blake fece coincidere apocalisse e rivoluzione: fu un giacobino. Malgrado i suoi riferimenti siano la Bibbia e la Cabbala, Swedenborg, Böhme, gli studi esoterici, e quindi una visione eterodossa rispetto a quella che caratterizzava ufficialmente il suo tempo, Blake intese perfettamente che «le oscure fabbriche di Satana» del paesaggio industriale contemporaneo erano costruite a immagine di una filosofia meccanicistica di cui erano il prodotto, e fu nel suo giudizio più «illuminato» di qualche troppo rigoroso illuminista. L'acceso e tortuoso simbolismo dei «libri profetici», pazientemente composti a mano negli anni più difficili della Rivoluzione francese, mitizza con drammatico impeto neoromantico, ma anche con lucidissima intuizione critica, problemi ancora vivi e irrisolti.
Il romitaggio della dimora illusoria
Matsuo Bashô
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 96
"Gli haikai sono fastidiosi, come erbe sul sentiero della vita" confidò Bashó a Inen. Sembra inoltre che talvolta si lasciasse sfuggire con i discepoli parole dileggianti gli haikai. Parole del tutto logiche in un uomo che aveva abbandonato il mondo e che considerava la vita un sogno incessante. Ma non v'è dubbio che nessuno si appassionò con altrettanto fervore a simili "erbe sul sentiero". Perciò potrebbe essere lecito domandarsi se tale affermazione non sia che un vezzo. Tohó racconta: "Il vecchio affermò che v'è sempre qualcosa da imparare. "Quando compongo non v'è spazio, neppure per un capello, tra me e il tavolino, e i pensieri fluiscono rapidi, non ho più dubbi. Ma quando mi allontano dal tavolino, non sono altro che cartacce" ammonì poi con severità. Proseguì dicendo che talvolta comporre era come tagliare un grosso albero. Bisognava essere capaci di colpire al limite dell'elsa con un fendente, come quando si spacca in due un melone. Come quando si affondano i denti in una pera". Con tale impeto si espresse Bashò, quasi stesse insegnando l'arte della spada. Non sono certamente, le sue, parole di un uomo che ha abbandonato il mondo e che considera gli haikai un gioco. (Dallo scritto di Ryunosuke Akutagawa)
Induismo e buddhismo
Ananda Kentish Coomaraswamy
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 120
In Induismo e buddhismo Ananda K. Coomaraswamy illumina, con la profondità e l'immensa erudizione che caratterizzano tutta la sua vasta produzione, gli insegnamenti originari e la sostanza della concezione filosofica di queste due grandi religioni, di cui traccia la storia riferendosi ai loro miti, alle loro tradizioni rituali, alle rispettive dottrine e scritture sacre. In tal modo egli intende mostrare come induismo e buddhismo esprimano verità universali «che nessun popolo e nessuna epoca possono rivendicare come esclusivamente proprie». E sebbene Induismo e buddhismo sia suddiviso in due parti, incentrate sull'analisi delle rispettive religioni, Coomaraswamy afferma con forza l'identità dei loro concetti essenziali. «Le fonti buddhiste e brahmaniche sono state qui distinte:» scrive infatti Coomaraswamy nell'avvertenza «forse sarebbe stato preferibile trattare l'argomento in modo complessivo, senza fare distinzione tra buddhismo e brahmanesimo. In effetti sarebbe ormai giunto il momento di scrivere una summa della philosophia perennis basata con imparzialità su tutte le fonti ortodosse. Sono stati citati inoltre testi platonici e cristiani al fine di rendere più chiaro, tramite il ricorso a contesti più familiari, il contenuto di alcune dottrine indù, e per sottolineare il fatto che la philosophia perennis (Sanātana Dharma, Akāliko Dhammo) è sempre e ovunque identica a se stessa. Queste citazioni non sono intese come un contributo alla storia della letteratura; non mirano a suggerire prestiti di dottrine o simboli fatti in una direzione o nell'altra, né un'origine indipendente per idee analoghe, bensì una eredità comune risalente a un'epoca di molto antecedente ai nostri testi e che sant'Agostino definisce "la saggezza che non fu creata, ma che ora esiste, che è sempre esistita e sempre esisterà"».

