Robin Edizioni: Biblioteca del vascello
Roma moderna
Arturo Calza
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2020
pagine: 328
"Il fascino di Roma non è soltanto nelle sue rovine: è nei tesori dell’arte che i secoli hanno accumulato; è nella severa, nobile, armoniosa bellezza del suo aspetto pittoresco e del suo paesaggio; è infine nello spirito di religiosità che esalta i cattolici di tutto il mondo quando possono varcare le porte della Città Santa. Ma il visitatore non può non essere un poco disgustato dalle cose nuove che si sovrappongono alle vecchie. Colui che vien da lontano a vedere questa città dei suoi sogni, il cui nome per tanti anni ha nutrito ed esaltato la sua cultura o i suoi ideali d’arte o la sua religione, vede necessariamente con dolore tutte queste «modernità» che turbano la sua ammirazione e attentano al suo entusiasmo. Che importa a lui che ci sia il Parlamento del regno d’Italia, quando ci son le rovine della Curia Giulia? E che si apra la Via Nazionale o il Tritone, quando c’è la Via Appia? In queste considerazioni è tutta la polemica, italiana e straniera, sulla nuova edilizia romana. La capitale d’uno Stato di trentacinque milioni d’abitanti non può restar un museo o un luogo di scavo: i seicentomila cittadini che vivono entro la città di Roma hanno pur diritto di avere le comodità che la vita moderna offre ai cittadini di tutto il mondo; e non hanno né possono avere soltanto l’ufficio di custodi di rovine e di opere d’arte. Roma, capitale d’Italia, ha saputo nobilmente temperare i doveri che le venivano dalla sua storia e dal suo nome, con quelli, non meno alti e certi e precisi, che le imponevano il suo ufficio e la sua dignità di Sede del Governo italiano. E come Roma l’abbia fatto noi verremo esponendo in questo libro, in cui, non senza ricordi di cose antiche o mal note o generalmente dimenticate, si fa menzione appunto di quello che di più degno e importante Roma ha fatto dal 1870 fino ad oggi (1911), per la sua edilizia, per la sua monumentalità, per lo sviluppo della sua multiforme vita di capitale d’Italia." (A. C.)
Identità scomparse
Jenny Brunelli
Libro
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 160
Un orfanotrofio coatto. La storia terribile di un’infanzia negata. Un intreccio di vite che cercano la propria identità dentro a quella follia che siamo abituati a chiamare realtà. E se è Giuseppe Ungaretti ad apparirvi strano, non fidatevi delle apparenze, mai!
Liriche del primo Novecento ungherese. Testo ungherese a fronte
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 272
Le traduzioni delle liriche del primo Novecento ungherese non sono nate con particolari intenzioni. Erano i segnali della purezza di un passato che non poteva essere rimosso, neppure nei suoi aspetti tragici. Momenti di umanità e anche di sua assenza. Gli Amici Eterni dovevano essere presenti.
Miss Meredith
Amy Levy
Libro
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 160
Amy Levy (1861-1889), poetessa, saggista e narratrice femminista dell'età vittoriana, apparteneva a una famiglia della borghesia ebraica di Londra. Lasciata l'università, viaggiò a lungo in Europa, in Germania, Svizzera e Italia. Nella sua breve esistenza scrisse tre libri di poesie (Xantippe and Other Verse, A Minor Poet, A London Plane-Tree), saggi e novelle, tra le quali Cohen di Trinity e Wise in her Generation, e tre romanzi, The Romance of a Shop; Reuben Sachs: A Sketch e Miss Meredith. Morì suicida, all'età di ventisette anni, nella casa londinese dei suoi genitori. Con "Miss Meredith", pubblicato appena un anno dopo "Il carteggio Aspern" di Henry James, Amy Levy affronta in modo assai personale e con uno scioglimento inaspettatamente felice il 'tema internazionale' così caro al grande scrittore americano. "Miss Meredith" è tradotto in italiano da Elisabetta Parri.
I thriller sconosciuti: V. V. Trappole e tradimenti-Dietro la maschera o il potere di una donna-Un moderno Mefistofele
Louisa May Alcott
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 512
Louisa May Alcott dedicò (per gli amanti delle sorelle March, forse, “sacrificò”) buona parte del suo talento letterario a inventare trame violente e morbose. Lo fece per necessità economica (erano ben pagate dalle riviste), per indole femminista (le protagoniste dei suoi racconti sono donne che gli uomini li usano, in barba al maschilismo vittoriano) e per divertimento (era appassionata lettrice di storie gotiche e anche la cronaca nera del tempo la incuriosiva). Alla giovane scrittrice di Concord – piccola cittadina del Massachusetts assordata dagli echi puritani della troppo vicina madrepatria inglese – non mancavano i motivi per cercare rivincite. Il ferreo moralismo e il maschilismo che si annidavano dietro una facciata di buone intenzioni progressiste avevano smorzato sul nascere la rincorsa al successo letterario di Louisa, che si definiva “una triste vittima delle rispettabili tradizioni di Concord”. Stanca di “sfornare letteratura amena come pappa morale per i giovani”, prese a scrivere per suo diletto opere minori imbastendo trame da far invidia a Stephen King. Droghe, ipnotismo, frodi, patti col diavolo, persino un genio del male che manipola vite umane come se fossero pedine su una scacchiera. Alcuni romanzi furono pubblicati sotto pseudonimo, alcuni erano troppo audaci perfino per il più coraggioso dei tabloid dell’epoca, il Frank L Leslie’s Illustrated Weekly, e non sono mai stati stampati. Scrisse racconti gotici e thriller psicologici fitti di immagini di vendetta e violenza e spesso disseminati di elementi soprannaturali in clandestinità, usando un altro nome, fino al 1868. Ma, raggiunto il successo con storie permeate di buoni sentimenti, tutto questo finì. A. M. Barnard non sarebbe stata d’accordo. Se invece di un incorporeo pseudonimo fosse stata una scrittrice in carne e ossa non avrebbe accettato di essere messa da parte per lasciare spazio a un’interminabile saga popolata da ragazzine e ragazzini perbene. Non per niente la scrittrice, nel 1862, annotava nel suo diario: “Anche quando appaiono sciocchi, i miei racconti non sono male!”.
Due ballate e una visione: La ballata del vecchio marinaio-Il corvo- La ballata di Reading Gaol. Testi originali a fronte
Samuel Taylor Coleridge, Edgar Allan Poe, Oscar Wilde
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 128
Eufemio Maria Andreasi è l’ultimo discendente – in 25a generazione – di una famiglia originaria di Mantova e trasferitasi nel primo Novecento, dopo alterne vicende (compreso un passaggio in Argentina), prima in Sicilia e poi a Torino. Amante da sempre della poesia (ha tentato anche la composizione in proprio) è soprattutto nelle traduzioni, dall’inglese, francese e spagnolo, che ritiene di aver dato il meglio di sé. Giunto ora abbondantemente all’età della pensione, ha pensato di dare alle stampe almeno una parte dei molti lavori svolti, che sottopone ora all’attenzione dei lettori.
La vita di Vasilij Fivejskij
Leonid Andreev
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 120
Leonid Andreev (1871-1919) può essere considerato uno dei maggiori scrittori russi del Novecento, sensibile interprete della crisi spirituale che attraversa la Russia e l’Europa tra i due secoli. Nei suoi libri rivela un acuto spirito di osservazione e capacità di penetrazione psicologica. Sa percepire il passaggio tra il vecchio mondo, che ha esaurito i propri valori, e il nuovo, ancora oscuro e confuso. "La vita di Vasilij Fivejskij" appartiene a un genere letterario tipico della tradizione russa: la povest’, componimento in prosa che occupa una posizione intermedia tra il racconto e il romanzo: la narrazione è incentrata sul protagonista, la personalità e la sorte del quale si svelano in una progressione di episodi. La figura principale, in questo caso, è quella di padre Fivejskij, pope di campagna, attraverso il quale Andreev ci presenta la lacerazione della coscienza religiosa come conseguenza dell’assurda crudeltà della vita umana. Un tema non casuale che l’autore integra con un “pessimismo storico”, lontanissimo da ogni messaggio di speranza: i personaggi andreeviani sono spaventati dalla vita, rannicchiati su se stessi, solitari, estranei e indifferenti a tutto e tutti. Il "Fivejskij" ha subito attirato l’attenzione dei critici, che l’hanno accolto come l’opera più matura di Andreev.
Il padre Ubu alla guerra e nel Paese dei soviet
Ambroise Vollard
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 152
Alfred Jarry aveva frequentato la galleria di Ambroise Vollard, il grande collezionista e mercante di arte moderna, e nella cave di questa celebre galleria di rue Laffitte erano nati i due "Almanacchi del Padre Ubu", il burattino usurpatore del trono di Polonia a imitazione del Macbeth shakespeariano. Nello stesso spirito della satira di Jarry, dopo la morte precoce dello scrittore, Vollard riprese il personaggio del “mostruoso fantoccio” che aveva fatto scandalo nelle serate del dicembre 1896 al Théâtre de l’OEuvre, mettendolo a confronto con gli eventi che avevano sconvolto il mondo nei primi decenni del Novecento: il grande massacro della prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa ormai avviata verso la dittatura di Stalin. Le due opere, "Le Père Ubu à la guerre" e "Le Père Ubu au pays des Soviets", furono pubblicate a Parigi negli anni Venti, con le illustrazioni di Jean Puys e George Rouault.
Gli schiavi. Testo francese a fronte
Han Ryner
Libro
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 120
Gli Schiavi, un atto unico pubblicato nel 1910, può essere considerato una perfetta sintesi del pensiero di Ryner, in bilico tra anticlericalismo e amore per il cristianesimo delle origini, pacifismo e rivendicazioni sociali, primato della filosofia e riconoscimento delle passioni umane. In questo testo corale emerge il filosofo e veggente Stalagmus, portavoce dell’autore e della sua dottrina individualista, ma anche personaggio contraddittorio e rivoluzionario. All’indifferenza e all’atarassia raccomandata dai pensatori antichi contro le passioni e i turbamenti delle folle che ci circondano, si sostituisce nel filosofo un crescente sentimento di rabbia contro le ingiustizie umane, rese palpabili dalla visione del futuro dell’umanità e delle lotte di potere. Senza ignorare le tendenze e le mode della scena contemporanea, Ryner cercò, anche in questo testo teatrale, di recuperare il dialogo filosofico dell’antichità, portando dispute e ragionamenti sulla scena: un teatro più da leggere che da rappresentare, forse, mosso dalla profonda convinzione che la rivoluzione interiore del singolo preceda ogni cambiamento collettivo.
La falce
Edoardo Calandra
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 200
Edoardo Calandra, nato a Torino l’11 settembre 1852, prima di scoprire la sua vocazione narrativa fu pittore e fece lunghi soggiorni di studio in Francia e in Germania. Successivamente volle dedicarsi soprattutto all’attività di narratore e, per un certo periodo e senza grande fortuna, anche di autore teatrale. Condusse vita, come ha scritto G. Contini, di «gran signore discretissimo», fra Torino e la casa di campagna di Murello. Morì a Torino il 28 ottobre 1911. Autore di romanzi e racconti che si situano tra i capolavori della narrativa italiana dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento ("Vecchio Piemonte", "La bufera", "A guerra aperta", "Juliette"), Calandra ha avuto pochi, ma appassionati e convinti ammiratori sia fra i critici (Benedetto Croce in primo luogo e poi, per citarne solo alcuni, Pancrazi, Getto, Cajumi) sia fra gli scrittori, da Verga e De Roberto, suoi amici, fino a Mario Soldati, che dichiarò una volta «affetto filiale» e «venerazione» per il grande e dimenticato narratore piemontese. Nel romanzo "La falce", uno dei libri meno conosciuti dello scrittore, pubblicato in volume nel 1902 e mai più ristampato, è possibile cogliere con evidenza alcuni dei temi profondi intorno a cui egli ha costantemente, e persino ossessivamente, lavorato.
Un messaggio dal mare
Charles Dickens, Wilkie Collins
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 224
"Un messaggio dal mare" è una storia nautica frutto della collaborazione tra Charles Dickens e Wilkie Collins. Ne è protagonista il capitano americano Silas Jorgan, giunto in un villaggio del Devon per consegnare a un giovane pescatore il messaggio in bottiglia trovato su un’isola deserta. Per sciogliere l’enigma contenuto nel misterioso messaggio, il capitano accompagna il pescatore attraverso le brughiere della Cornovaglia fino a raggiungere una remota locanda, dove ascolta storie di panciotti, di rapine, di naufragi, di spettri e di follia narrate da un gruppo di bizzarri personaggi... Naturalmente, come nella migliore tradizione dickensiana, il lieto fine non può mancare, e la soluzione del mistero viene fuori da un cappello, come dal cilindro di un prestigiatore. Con il saggio introduttivo di Marco Catucci "Dickens e l'uomo di mare".
Sulle vie più battute
Hamlin Garland
Libro: Libro in brossura
editore: Robin Edizioni
anno edizione: 2019
pagine: 336
A ovest di un'America ottocentesca ma proiettata al futuro, industriale, metropolitana, bancaria, elegante, capitalistica e sociale, vive - e vive ancora, oggi come allora - una genia di abitatori della prateria: solitari, timorati, preda di tempeste e siccità, il cui futuro è solo la propria conservazione in vita. È quel Midwest rurale e sconfinato delle fattorie, dei pascoli e delle terre spietate, dei farmer e dei piccoli allevatori rimasti a piantonare la pianura immensa e desolata. "Main-Travelled Roads" fu pubblicato nel 1891, quando Hamlin Garland aveva appena ventinove anni ma già aveva ben conosciuto entrambe quelle Americhe tanto diverse. Dapprima furono sei racconti, poi raggiunsero il numero di undici, che quest'edizione raccoglie. Storie delicate ed esistenze faticose, amori commoventi e quotidianità frustrate, paesaggi entusiasmanti e luoghi selvaggi, qui si svolge l'azione di questo esempio di letteratura e soprattutto ancora oggi avvincente lettura. Precursore del verismo americano, vincitore del Pulitzer, Garland non focalizzò la sua attenzione sui disagi del modernismo cittadino, preferendo invece raccontare di quei poveri di spirito isolati e dispersi nella sterminata campagna americana: tematica che da allora non ha più abbandonato i migliori scrittori americani i quali, proprio da questo libro, col Midwest si trovano sempre a dover fare i conti. Tradotto e curato da Andrea B. Nardi, accompagnato da un suo saggio introduttivo, "Main-Travelled Roads" ritorna in vita: Sulle vie più battute.

