SE: Testi e documenti
Considerazioni sulla storia universale
Jacob Burckhardt
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 280
"Burckhardt è stato a buon diritto universalmente lodato per i caratteri della sua esposizione, ma anche per la capacità di trasporre in forma letteraria complessi materiali storici e di trasformare l'indagine scientifica in arte. Egli non avrebbe potuto concludere nulla, affermò una volta, se avesse dovuto trasferire sulla carta 'un'immagine tratta dalla propria interiorità'; ogni pensiero doveva essere rapportato 'a qualcosa di esterno'. Per questo motivo Burckhardt riteneva anche di essere incapace di ragionamenti filosofici. Eppure non era un narratore. Le sue descrizioni rivelano fin nell'impianto che egli privilegia l'apparato concettuale, la riflessione e la comparazione. Nel complesso, il suo modo di procedere è tipico della ritrattistica più che dell'epica, per cui Burckhardt non riproduce i processi ed il succedersi degli avvenimenti, ma immobilizza l'evento, scelto il più delle volte con uno spirito drammatico, per metterne a nudo la natura alla maniera del ritrattista, capace di fissarla nitidamente, di coglierne i tratti essenziali. Tutto quel che si trova in secondo piano e ancor più dietro, sullo sfondo, non è meno significativo degli attori che campeggiano davanti, 'testimoni di primo grado nel processo'. Erwin Rohde, l'amico di Nietzsche, ha definito con acume lo stile di Burckhardt 'riflessivo nell'esposizione'." (Dallo scritto di Joachim Fest)
L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica e altri scritti
Walter Benjamin
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 117
"L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica", lungi dall'esaurirsi in una filosofia della crisi, sembra configurarsi come una filosofia dell'avvenire, come un gesto inaugurale che, mettendo dietro di sé un'epoca del mondo, si lancia, con entusiasmo, verso "l'inconnu" di una rivoluzione tecnologica le cui frontiere restano non facilmente determinabili, ma i cui effetti vanno ben oltre l'analisi delle cause della crisi delle vicende economico-politico-sociali del tempo. Probabilmente, questo testo di Benjamin è quello in cui più apertamente l'angelo della storia che, secondo l'immagine benjaminiana, ha normalmente lo sguardo rivolto verso il passato, gira i propri occhi spalancati verso il futuro, lasciando per un istante l'insieme di macerie a cui il progresso è ridotto se guardato retrospettivamente, per aprirsi invece a una visione abbagliante dell'avvenire, non solo di ciò che è accaduto e sta ancora avvenendo sotto i nostri occhi estraniati, ma anche di ciò che deve ancora manifestarsi del tutto, essendo celato dietro l'orizzonte che si approssima." (Dallo scritto di Federico Ferrari)
Il codice di Perelà
Aldo Palazzeschi
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 224
"Strano destino quello del "Codice di Perelà": uno dei vertici assoluti della narrativa italiana del Novecento, eppure destinato a tutt'oggi a rimanere un capolavoro per 'happy fews'; anche se l'autore stesso nel 1958 non aveva mancato di dichiarare senza ambagi la sua predilezione per l'opera: "Perelà è la mia favola aerea, il punto più elevato della mia fantasia". Se da una parte va considerato un esempio precoce di antiromanzo, dall'altra va letto come una favola allegorica: allegoria di una società e allegoria dell'impossibile opera di salvazione universale tentata, con la sua sola presenza e come 'malgré lui', dal protagonista, Perelà, l'uomo di fumo. Non per niente l'opera ricalca in alcuni punti salienti la vita di Cristo. Favola allegorica; romanzo ermetico che preclude gelosamente il proprio segreto; farsa, opera buffa, romanzo aperto, antiromanzo; opera impegnata sia pure indirettamente con le tensioni sociali del proprio tempo; libera fantasia poetica: coi suoi diversi piani e i molteplici suoi elementi, "Il Codice di Perelà" sembra respingere le interpretazioni onnicomprensive. Ma solo queste saranno all'altezza di un romanzo così vario, ricco e profondo: un libro che non smette di crescere col tempo che lo separa dalla sua apparizione." (Dallo scritto di Luciano De Maria)
Dostoevskij
György Lukács
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 164
"Per Lukács, l'opera di Dostoevskij può essere letta come un unitario commento al paolino 'è terribile cadere nelle mani del Dio vivente'. Nel mondo abbandonato da Dio (il mondo del romanzo) ogni contatto con la trascendenza non può essere altro che un contatto devastante per la creatura e naturalmente per le istituzioni. Già l'etica luciferina si nutriva della 'demonia' di chi afferma d'essere meglio dei propri dèi e dunque tendenzialmente della distruzione dell'esistente. Ora, nell'epos dostoevskijano 'la demonia ha acquistato senso', non è più fuga nell'artificiale totalità del soggetto, ma affermazione della volontà di trasvalutazione di tutti i valori, distruzione dell'esistente, che sul piano etico significa principalmente crisi delle 'istituzion' (Gebilde) dell'etica kantiana: "Dimostrare che non solo la seconda etica paraclitica ma anche quella luciferina deve trascendere la giustizia (il saggio, l'eroe tragico, amor dei intellectualis inconfutato!)". Chi ha visto Dio, o chi è incarnazione di Dio sulla terra, come il popolo russo, non può che "andar oltre il diritto e l'etica" anche se ciò dovesse significare il sacrificio della propria anima. Non a caso nello studio su Dostoevskij si elabora tutta una fenomenologia di figure che incarnano questo ideale riconducibile all'idea dell'inevitabilità del peccato in un mondo che è incarnazione somma di Satana." (dallo scritto di Michele Cometa)
Aforismi sulla radice degli ortaggi
Zicheng Hong
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 128
"Aforismi sulla radice degli ortaggi", testo affascinante ed enigmatico, sin dal titolo, apparve in Cina nel XVII secolo, e la figura stessa del suo autore, Hong Zicheng, è avvolta nel mistero e nella leggenda. Al crocevia delle tre grandi correnti spirituali (confucianesimo, taoismo e buddhismo) che dominarono, con alterne vicende, in Cina nel corso della dinastia Ming (1368-1644), quest'opera "sincrética" testimonia sia l'altissimo grado a cui erano giunte la filosofia e la letteratura, sia la profonda crisi, morale e sociale, che caratterizzò il tramonto dei Ming. Quel che costituisce il fascino e la complessità di questo testo è la sua ambiguità, quel continuo alternarsi di osservazioni sulla vita sociale e meditazioni mistiche, di riflessioni mondane e precetti religiosi, di considerazione per i rapporti umani ed esortazione al distacco dal mondo, di rispetto per la ragione e affermazione del primato del cuore. L'elemento unificante è lo stile: concisione, leggerezza, ritmo, discrezione, suggestione fanno degli "Aforismi sulla radice degli ortaggi" una delle opere più alte della letteratura classica cinese.
Carteggio (1888-1911)
Gustav Mahler, Richard Strauss
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 224
Gustav Mahler e Richard Strauss ci appaiono, e probabilmente sono, due artisti diversissimi, due uomini quasi senza tratti in comune, due caratteri tali da escludersi l'un l'altro. La saggistica musicale ha accentuato, dal canto suo, la diversità, enfatizzandola anche là dove le due nature, a uno sguardo attento, si rivelerebbero confinanti o addirittura comunicanti. Più di trent'anni fa Luigi Rognoni, presentando la memorabile traduzione italiana delle Erinnerungen di Alma Mahler, contrappose frontalmente i due musicisti: Strauss il grande attuale, Mahler il grande inattuale, beniamino dei tempi il primo, anzi, rappresentativo come pochi di una maniera d'"integrarsi" nella propria epoca, respinto dai contemporanei il secondo, l'uomo che disse "il mio tempo verrà" e il cui tempo, nel 1960, pareva non essere ancora venuto. Se le memorie di Alma non fossero divenute in questi trent'anni un cult-book anche in Italia, e se i lettori già non sapessero di chiacchieratissimi episodi in cui Mahler e Strauss furono a contatto, instaurando un rapporto forse non di amicizia ma certo di attenzione e di alta stima, con divergenze e convergenze, l'idea di un epistolario Mahler-Strauss apparirebbe improbabile. In realtà, Mahler e Strauss si scrissero lettere, e nessuna di esse è insignificante; alcune dure, o incalzanti, o nervose. La ricercatrice viennese Herta Blaukopf le ha rintracciate viaggiando per il mondo, individuando archivi e collezionisti privati.
Amedeo Modigliani e altri scritti
Anna Achmàtova
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 176
Questo volume comprende alcuni degli scritti in prosa di Anna Achmatova (1889-1966): scritti critici e di memoria. Ritroviamo qui le stesse caratteristiche dello stile dell'Achmatova poetessa: limpidezza della lingua, ricchezza della sostanza letteraria ed esistenziale, intensa partecipazione emotiva filtrata attraverso il rigore della parola. Le prose critiche costituiscono capitoli diversi, interiormente legati, di un libro ideale, mai compiuto, dedicato a Puskin, che fu veramente il grande maestro e il grande ispiratore di Anna Achmatova. Di carattere memorialistico sono gli altri scritti, dedicati a poeti e traduttori insigni, tutti momenti fondamentali della cultura russa, con una eccezione: Amedeo Modigliani.
L'eternità attraverso gli astri
Louis-Auguste Blanqui
Libro
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 128
Secondo le parole di Walter Benjamin, contenute in "Parigi, capitale del XIX secolo", "questo scritto presenta l'idea dell'eterno ritorno dieci anni prima di Zarathustra; in forma appena meno patetica e con una estrema potenza d'allucinazione". Nelle parole del grande rivoluzionario, ormai prigioniero a Fort du Taureau, il documento di una storica sconfitta e di una "rassegnazione priva di speranza" si converte nella più feroce critica a uno dei miti fondatori dell'epoca moderna: quello che lega insieme storia e progresso. Il "nuovo", al quale ogni idea di progresso, sia essa liberale o rivoluzionaria, si affida, è qui impietosamente colto sullo sfondo di una visione del cosmo come infinita ripetizione. (Fabrizio Desideri)
Il significato dell'idealismo
Pavel Aleksandrovic Florenskij
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 174
"Il significato dell'idealismo" per un verso appare un testo limpido e trasparente come un cristallo, per un altro si mostra sigillato ed ermeneuticamente complesso. Solleva una questione critica riguardante l'interpretazione e la comprensione dei "luoghi" originari del pensiero filosofico, nel loro inesauribile riproporsi. È un'opera filosofica di zampillante vigore sorgivo, nella quale si rincorrono folgoranti intuizioni logiche, estetiche, ontologiche e mistiche. Dalla loro forza originaria prorompe una luce inattesa che giunge a rischiarare, almeno per un istante, l'oscurità di quelle domande eterne che inquietano il cuore dell'uomo. Forse si tratta di uno degli scritti filosofici più emblematici del pensatore russo, che ne riflette la peculiarità del sincretismo formale e del "pensiero nomade", oltrepassando i confini tra culture, lingue ed epoche, ma sempre alla ricerca insonne dell'unità sostanziale. Tutto in Florenskij è orientato verso l'unità sostanziale, l'unisostanzialità; tutto è teso a modellare una Weltanschauung integrale, definita nelle sue varie accezioni ("medievale", "ecclesiale", "trinitaria") come antidoto alla "malattia mortale del secolo", che si manifesta nelle diverse forme di specialismo, nella frammentarietà dell'esistenza e della cultura." (Dalla Postfazione di Natalino Valentini)
Meghaduta il nuvolo messaggero
Kàlidàsa
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 136
"Meghaduta (Il nuvolo messaggero)", capolavoro della lirica sanscrita, è forse l'opera più riuscita di Kàlidasa, grande drammaturgo e poeta lirico dell'India del Nord, vissuto nel V secolo d.C. È una storia d'amore vissuta nel ricordo di uno yaksa, uno spirito vegetale, servo del dio Kubera, che per la negligenza dimostrata nel compimento dei suoi doveri è stato esiliato per un intero anno, nella solitudine del monte Ràmagiri, lontano dalla sua adorata giovane sposa e dalla splendida città di Alaka, dove vivevano felicemente insieme. Sono già trascorsi otto mesi e la disperazione dello yaksa è al culmine. I quattro mesi di separazione che restano sembrano interminabili, finché nella sua mente si fa luce una piccola speranza: affiderà il suo messaggio appassionato al primo nuvolo del monsone, che in un baleno lo porterà verso il nord insieme al suo carico d'acqua, di vita rinnovata, di totale cambiamento naturale. Il nuvolo, di bellezza perfetta nella sua forma di fiore di loto, sarà latore di questa supplica inconsueta, di questa rassicurazione amorosa ad una fanciulla che piange d'amore e di nostalgia, in una piccola casa lontana. Indicando il cammino verso l'amata, inizia così il viaggio immaginario di ritorno, con un tuffo nella memoria, sulla scia di un volo propiziatorio di stormi, gru e cigni in festa nel cielo per l'arrivo del monsone, inizio della stagione degli amori." (B. Neroni)
Il briccone divino
Paul Radin, Károly Kerényi, Carl Gustav Jung
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2012
pagine: 176
Burlone spesse volte burlato, singolare divinità fallica, forza istintiva della natura, il "dio Briccone" (trasfigurazione del coyote) è l'astuto e maldestro personaggio di questo libro, che presenta e commenta un ciclo mitico degli indiani Winnebago (Sioux). Il Briccone è una divinità che satireggia con i suoi atti le istituzioni e le credenze religiose dei suoi adepti: è natura cieca che crea, riproduce e distrugge, ed è insieme vittima - negli episodi di più marcato umorismo - del suo stesso slancio vitale. Dopo la narrazione delle 49 avventure del dio, tre grandi studiosi analizzano dal punto di vista mitico, psicologico, storico ed etnologico il grande ciclo del Briccone divino. Infatti un saggio di Paul Radin illustra la storia e la cultura dei Winnebago, inquadrandole nella cornice delle tribù indiane del Nord-America; C. G. Jung scopre il filo psicologico che unisce il ciclo del Briccone ad altre figure mitiche e religiose in aree culturali differenti; Karl Kerényi chiarisce infine analogie e diversità tra la mitologia occidentale e quella degli indiani nordamericani.

