Donzelli: Saggine
Breve storia dell'abuso edilizio in Italia dal ventennio fascista al prossimo futuro
Paolo Berdini
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 166
Nel 1985, pochi mesi prima dell'approvazione della famosa legge Galasso sulla tutela del paesaggio italiano, il Parlamento approva la prima legge di condono edilizio proposta da uno degli ultimi governi di centrosinistra. Si disse che sarebbe stato il primo e l'ultimo. Dopo nove anni, nel 1994, il primo governo Berlusconi porta in approvazione il secondo condono edilizio. Anche allora si disse che sarebbe stato l'ultimo. Nel 2003 un altro condono proposto dalla stessa maggioranza. Finora sono tre le leggi di condono edilizio approvate dal Parlamento, e per quanto possa sembrare strano non è stato fornito all'opinione pubblica nessun rendiconto su quante domande siano state presentate, quanti edifici siano stati condonati, quanti ettari di terreno agricolo siano stati divorati dalle costruzioni, quale sia il bilancio economico delle tre leggi. Dal primitivo abusivismo di "necessità", quello cioè di un paese povero che faticava a diventare moderno, siamo infatti passati all'iniziativa dello Stato stesso per cancellare ogni regola. Nel 2009 il governo Berlusconi annuncia il "piano casa" con cui si possono aumentare i volumi degli edifici a prescindere da qualsiasi regola urbanistica. Nello stesso periodo, per la preparazione dei mondiali di nuoto e del G8 alla Maddalena, si sperimenta il modello di deroga persino rispetto alle regole paesaggistiche e di tutela dei corsi d'acqua. Fenomeni di questo tipo sono impensabili e sconosciuti in tutti gli altri paesi europei.
Il politico come cinico. L'arte del governo tra menzogna e spudoratezza
Antonio Funiciello
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 181
Che il politico sia cinico e che sia cinica la politica è probabilmente un'ovvietà. La scoperta dell'acqua calda, si potrebbe dire. Cinica la postmodernità, ciniche la globalizzazione e la crisi finanziaria, cinici i detrattori della contemporaneità, cinici i suoi pochi difensori. La politica diventa, così, cinica per definizione, nella diffusa percezione di sé che trasmette tra balbuzie e impotenza. Il guaio, per l'arte politica, è che davvero, a partire dalla modernità, essa è divenuta cinica, ma almeno quanto il cinismo, a partire dalla sua greca accezione originaria, è divenuto politico. Più che di politica cinica è di nuovo cinismo politico che si dovrebbe parlare: di una pratica dell'arte politica che ha impresso un'accelerazione vertiginosa al miglioramento delle condizioni oggettive di vita degli uomini, rendendo lo sguardo cinico sul mondo il soggetto protagonista di questo prodigioso progresso. Politico come cinico è colui che, facendo la politica, tiene fissa una tenace idea di giustizia e s'industria a creare unità di amicizia intorno a essa. Da qui il riscatto positivo del protagonismo cinico e, dunque, della sua sostantività e della sua soggettività, contro la banale oggettività in cui vorrebbero confinarlo gli araldi della verità. Chiunque faccia la politica e sappia vedersi mentre la fa, e chiunque assista da vicino chi in essa impegna la sua esistenza, scoverà in questo libro il potenziale salvifico del cinismo politico.
Discorsi per Roma capitale
Camillo Cavour
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 110
In tempi di celebrazioni e di anniversari, può essere utile gettare uno sguardo meno frettoloso e ideologico alle questioni che costituirono i nodi fondativi del processo di formazione dello Stato italiano. Innanzitutto per evitare di dare per scontato un percorso che si presentava, agli occhi dei suoi protagonisti, come qualcosa di molto più complesso e aperto di quanto a noi oggi non sembri. E in secondo luogo per ricordarci che il rapporto tra il nostro passato e il nostro presente, per poter produrre quelle conseguenze identitarie e civili che a ragione e autorevolmente si auspicano, deve partire da una ricognizione scrupolosa e leale dei dati di realtà degli eventi di cui si vuol fare la celebrazione. Questo piccolo libro che oggi si ripubblica vide la luce per la prima volta nel 1971. Edito senza particolari clamori, raccoglieva tre discorsi pronunciati nel 1861, nel nuovo Parlamento italiano appena costituitosi, dal primo presidente del Consiglio del Regno d'Italia. In esso il lettore troverà una testimonianza diretta del genio politico e diplomatico di Cavour; scoprirà quanto fosse variegata e divisa l'opinione degli uomini del Risorgimento attorno alla "questione romana"; troverà l'origine concettuale, se non immediatamente politica, della soluzione che nel tempo avrebbe finito per prevalere, e che Cavour seppe compendiare nella formula "libera Chiesa in libero Stato". (Con un saggio introduttivo di Pietro Scoppola)
Fatti in cerca di idee. Il sistema italiano delle imprese tra desideri e realtà
Raffaele Brancati
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 187
Tutti si affannano a desiderare il "sistema paese" in un certo modo: con molte grandi imprese, con settori high tech, con specializzazioni di avanguardia, con grandi aperture ai mercati internazionali. Il fatto è che non si considera abbastanza la nostra struttura industriale per quella che è. I dati presentati in anteprima in questo volume costituiscono l'anticipazione e il commento di una delle più grandi indagini conoscitive sulle imprese italiane - ne sono state interpellate più di 25.000 - condotta da un folto gruppo di studiosi raccolti intorno alla Met, un centro di ricerca indipendente. I risultati sono davvero sorprendenti. I soggetti più esposti ai pericoli della crisi non sono affatto le microimprese "stagnanti", ma piuttosto proprio quelle medie imprese innovative che riempiono i sogni dei nostri analisti. Si giunge così a una prima conclusione, solo apparentemente paradossale: c'è una parte "opaca" dell'impresa italiana che è quella cui è affidata la tenuta del sistema. E si tratta anche di quella parte che meno beneficia di politiche pubbliche. La politica industriale è, del resto, la grande assente, nel nostro paese. Tutti ne parlano, molti ne segnalano l'inefficacia, ma quasi nessuno si preoccupa di come sia quantitativamente povera, e soprattutto qualitativamente male organizzata.
Le statistiche. Come e perché. A cosa servono, come si usano
Alberto Zuliani
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 201
Ogni giorno veniamo subissati da centinaia di dati statistici. Quotidiani, telegiornali, talk-show si rimpallano l'informazione statistica curiosa, quella al margine, di cui si servono per esporre punti di vista qualche volta arbitrari, anziché assumerla nella sua completezza a sostegno di tesi o ipotesi. Su internet, d'altra parte, vengono continuamente rielaborati e aggiornati milioni di dati e vi transitano come fossero ugualmente credibili, ma non è così. Come orientarsi? Come distinguere le buone dalle cattive statistiche, quelle prodotte da istituzioni competenti rispetto a quelle tratte dai sondaggi d'opinione? Come imparare a usare i dati per fare le proprie valutazioni e scelte? Fin da piccoli impariamo a classificare, a prendere decisioni in base alle esperienze passate e all'informazione che ne deriva. Assumiamo, quindi, senza accorgercene, un atteggiamento statistico. Ma di fronte all'indice del costo della vita, all'andamento del Pil, a quello della disoccupazione, arretriamo e ci rifiutiamo di capire, oppure accettiamo i dati in modo acritico, senza pensare che essi ci offrono elementi di valutazione sulle azioni dei governi, ci aiutano nelle decisioni personali, ci consentono di fronteggiare incertezza e rischio. Il libro di Alberto Zuliani si propone come uno strumento per imparare a orientarsi, a discriminare fra le diverse fonti, a individuare quelle più affidabili, cercando di comprendere potenzialità e limiti delle statistiche.
Né uniti né divisi. Le due anime del federalismo all'italiana
Marcello Fedele
Libro: Libro in brossura
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 192
Siamo entrati nel terzo millennio ma restiamo il paese dei mille campanili. I comuni erano 8382 nel 1871 e oggi se ne contano più di ottomila, mentre le province sono quasi raddoppiate. Negli anni settanta sono arrivate le regioni, seguite da centinaia di comunità montane e da migliaia di organismi minori. Troppo Stato, troppi costi della politica. Sfuggiremo mai alla trappola del localismo in cui a suo tempo cadde anche il processo unitario? Non è detto. L'attuazione del Titolo V sta moltiplicando le ragioni di conflitto tra i diversi poteri locali, oltre che tra autonomie e Stato. Un intreccio del genere non esiste nel federalismo europeo, che ovunque subordina il localismo ai governi regionali. Si ritrova invece in Brasile o in Messico, dove i comuni sono costituzionalmente garantiti. Quale direzione prenderà da noi il cambiamento? Prevarrà il centralismo di Tremonti tipico del federalismo tedesco e austriaco, oppure il municipalismo di Bossi presente nel modello latino-americano? Per ora queste due prospettive politiche si sono rafforzate reciprocamente, ma la partita più importante è ancora in corso, perché la riforma non entrerà a regime prima del 2016. Benvenuti, dunque, nel nuovo decennio, incerto e inevitabilmente conflittuale. Saranno solo i prossimi anni a dirci quale delle due anime è destinata a prevalere. Oppure se entrambe saranno costrette a capitolare.
Le trappole dell'identità. L'Abruzzo, le catastrofi, l'Italia di oggi
Costantino Felice
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 193
Mai prima del 6 aprile 2009 l'Abruzzo aveva conosciuto tanta notorietà internazionale: potenza non solo distruttiva di un terremoto. Ma qual è l'immagine dell'Abruzzo rimbalzata da un capo all'altro della terra, nei giorni e nelle settimane seguiti al sisma? Quali le trame narrative - il discorso pubblico - che vi hanno intessuto sopra il potere e l'informazione? Raramente, secondo lo storico abruzzese Costantino Felice, si è assistito a un'esplosione di stereotipi identitari così enfatica e insistita. Lo slogan di un «Abruzzo forte e gentile» è stato quello più supinamente reiterato e condiviso, ma anche l'immagine del pastore dannunziano e del cafone siloniano hanno fatto la loro parte. Nel corso dei secoli, infatti, la presenza di una natura particolarmente aspra e ostile ha indotto a declinare la storia dell'Abruzzo, e del Sud Italia in genere, in base ai difficili processi d'interazione tra uomo e ambiente. Ma in che misura l'imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono derivate hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne può desumere una peculiare identità regionale? Con l'occasione del terremoto, Felice ripercorre criticamente, con sintesi d'impianto storico rapide ma meditate, le principali tappe del lungo e tormentato dibattito intorno a un nodo cruciale: i presunti tratti identitari di una comunità quale retaggio dei quadri ambientali e delle sedimentazioni culturali.
Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere
Stefano Bartolini
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 305
Viviamo in paesi ricchi, ci siamo affrancati dalla povertà di massa e abbiamo accesso ai beni di consumo, all'istruzione, alla sanità, a una vita più lunga e sana. Eppure ognuno di noi avverte nell'aria il serpeggiare di un'insoddisfazione diffusa, di un malessere e un disagio psicologico che si esprimono in una dolente e ostinata litania: la mancanza di tempo. Viviamo di corsa in mezzo a individui frettolosi. E a mancare è prima di tutto il tempo delle relazioni con gli altri, sacrificate sull'altare del benessere materiale, che conosce due soli imperativi: lavoro e consumo. Siamo più ricchi di beni e sempre più poveri di relazioni. Ecco perché siamo sempre più infelici. È questo il quadro confermato dagli studi di varie scienze sociali sulla "felicità" nei paesi a più alto grado di sviluppo. Ma davvero per divenire più ricchi economicamente dobbiamo per forza essere poveri di relazioni interpersonali, di benessere, di tempo, di ambiente naturale? Davvero non esiste un'altra strada? Parte da queste domande l'analisi di un economista che da anni studia il tema della felicità nelle società avanzate. Perché i paesi ricchi non riescono a coniugare sviluppo economico e benessere? Perché i dati evidenziano che la felicità non è migliorata dal secondo dopoguerra, e anzi in certi casi, come negli Stati Uniti, è addirittura peggiorata? Ad attenderci in queste pagine è dunque un viaggio attraverso le cause e le soluzioni dell'insoddisfazione contemporanea.
L'agricoltura europea e le nuove sfide globali
Paolo De Castro
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 141
L'esaurimento delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, la generale instabilità all'origine della crisi energetica e alimentare del 2008, la crescita demografica, l'aumento dei consumi e la loro nuova composizione sono elementi con effetti potenzialmente dirompenti sulla salute e la capacità di approvvigionamento alimentare di larga parte della popolazione mondiale. Una nuova scarsità di risorse alimentari, acqua ed energia mette fortemente in discussione la sostenibilità della crescita demografica ed economica. In tale contesto, all'attività agricola da un lato si chiede di produrre di più, dall'altro di ridurre il suo impatto ambientale contribuendo, in quanto responsabile della gestione di oltre un terzo della superficie terrestre, alla lotta al cambiamento climatico. Sfide impossibili da affrontare senza un nuovo protagonismo delle politiche destinate al settore e ai territori rurali. La Politica agricola comunitaria ha già compiuto passi importanti nel sostenere un ruolo attivo degli agricoltori nella produzione di beni pubblici. Oggi deve completare il cammino intrapreso. Scopo di queste pagine è proporre concrete ipotesi di lavoro, per stimolare il dibattito sul futuro ruolo delle Politiche agricole comunitarie, e lanciare una piattaforma su cui avviare una fase innovativa per l'agricoltura, in grado di costituire le basi per il benessere delle prossime generazioni.
La libertà solidale. Scritti 1942-1945
William Beveridge
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 193
Mai come in tempi di crisi ci si interroga sulle origini, le finalità e 1 valori fondanti delle democrazie moderne. Da qui la straordinaria attualità del pensiero di Beveridge, che da liberale "anomalo" gettò le basi del welfare contemporaneo. Chiamato nel 1941, in piena guerra, da Churchill a elaborare una riforma delle assicurazioni sociali, Beveridge andò ben oltre: analizzando i nodi scoperti del rapporto tra gli individui, le loro condizioni materiali, le loro aspettative e le istituzioni, mise mano a un cantiere che ha innovato alla radice le forme e i metodi dell'intervento statale nell'economia e nella società. Il suo progetto venne divulgato a livello internazionale già nell'autunno del 1942, e a partire dalla Gran Bretagna la riorganizzazione in senso moderno dello Stato sociale è diventata una parola d'ordine in tutto il mondo: coniugare democrazia liberale e protezione sociale si può e si deve. Per questo, lo Stato ha il compito di garantire a ogni cittadino una completa tutela sociale, che lo possa accompagnare per tutta la vita, affrontando i rischi e le congiunture meno favorevoli. Soltanto in questo modo potranno svilupparsi quel senso di responsabilità e quella serenità pubblica e privata senza i quali la fiducia nelle istituzioni è destinata a vacillare pericolosamente.
Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi
Gianfranco Viesti
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 136
Negli ultimi anni si è affermato con forza il "teorema sul Mezzogiorno": tante risorse, tutte sprecate; classi dirigenti inadeguate; carenza di "capitale sociale". Da qui, una convinzione: meno risorse arrivano al Mezzogiorno, meglio è. E da questa convinzione trac origine un'azione del governo Berlusconi che, per la prima volta nella storia repubblicana, ha operato un colossale taglio dei trasferimenti al Sud, eliminando qualsiasi politica di sviluppo. Ma la cancellazione della questione meridionale è la cartina di tornasole dell'incapacità della politica italiana di pensare al futuro dell'intero paese, di valorizzare il lavoro e i talenti di tanti giovani e di tante donne che sono fuori dal mercato del lavoro. Sull'altro fronte, il centrosinistra non sembra avere una strategia alternativa. Eppure, proprio a partire dalle aree del paese più in difficoltà, la sinistra potrebbe provare a ripensare se stessa e a darsi obiettivi ben più ambiziosi.
Paura di cambiare. Crisi e critica del concetto di cultura
Francesco Erspamer
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2010
pagine: 169
La cultura è il prodotto di una precisa contingenza storica: la presa di coscienza della modernità. Al trauma provocato dall'apparizione di un tempo illimitato e perennemente in progressione, dunque destinato prima o poi a dimenticarsi di noi e di tutto ciò che per noi è importante, si reagì feticizzando la storia, l'origine, fondando su di esse l'identità - ciò che resta identico. Soprattutto, si reagì attivando un discorso sul passato, in cui interpretazione e commento fossero, programmaticamente, più importanti di creazione e innovazione. In questo senso cultura è un concetto abbastanza recente, come del resto la parola che usiamo per esprimerlo: esiste più o meno da un secolo e mezzo. La sua forza gravitazionale è enorme: nulla sfugge alla sua attrazione. Si parla infatti di cultura scientifica, di cultura nazionale, di cultura di massa, di cultura popolare. Ma questa forza è anche la sua condanna. Perché un sistema che include ogni cosa è inevitabilmente chiuso, autoreferenziale, bloccato. Consente solo riciclaggi, rimescolamenti di materiali già a disposizione, investigazioni del già noto. Questo libro intende mostrare che tale visione nostalgica e totalizzante non fa bene alla cultura: invece di renderla onnipotente ne limita l'impatto e ne inibisce le ambizioni. Ne fa uno strumento reazionario, che oggettivamente favorisce i movimenti conservatori, da sempre esperti nell'incanalare le paure del nuovo e della libertà.

